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venerdì 13 dicembre 2013

“Babilonia” e “Gerusalemme”: due principi ispiratori.


La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. 
Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra.
(Messaggio di Capriolo Zoppo della tribù di Duwamish
 al presidente degli USA Pierce, 1854).


La preoccupazione ecologica...
La preoccupazione ecologica  ormai da tempo si è trasformata in problema politico e fa parte della consapevolezza collettiva della relazione  tra l’agire dell’uomo e gli squilibri del mondo naturale. Riflettere sull’ecologia è la premessa per parlare sensatamente di ogni tipo di inquinamento, del  verde in città, degli incendi dolosi, del traffico, dell’inceneritore, della speculazione edilizia, delle aree dismesse, dei rifiuti urbani ….


La relazione tra l'agire dell'uomo...
...e gli squilibri dell'ambiente ...
Nella cultura attuale si scontrano, senza possibilità di incontro, due visioni del mondo antagoniste. Una, di gran lunga  dominante, è “ il principio Babilonia” (così definito da Enrique Dussel): la morale sociale  della dissipazione, distruzione, desolazione della terra  che segna tutti noi con un marchio che rischia di divenire indelebile (cfr. Apacalisse 13, 16).

Principio Babilonia 
è il principio della distruzione.
L’altra è il “principio  Gerusalemme”, per il quale la terra non appartiene all’uomo: è l’etica comunitaria  che vuole passare dalla produttività alla convivialità, che si guarda bene dall’esecrare il progresso, che  ha fede nell’homo faber, ma rifiuta il modello dello sfruttamento sregolato delle risorse  e dell’uso spregiudicato delle tecnologie, con le conseguenti  ritorsioni contro la vita,  messa a repentaglio in ogni  sua forma. 

Principio Gerusalemme 
è il principio del rispetto.
Il principio Babilonia è  la concezione strumentale  della natura, separata dall’uomo. E’ l’atteggiamento predatorio che  lo stesso linguaggio entrato in uso comune sembra emblematicamente sottolineare (il suolo “si sfrutta”, le montagne sono  “soggiogate”,  i fiumi “regolati”, “si penetra nelle foreste vergini”…): linguaggio maschilista che da tempo ha prodotto la giusta collera dell’ecofemminismo. E’ la distruzione della terra, non più “sorella” ma materia sfruttabile e distruttibile all’infinito, redditizia per la crescita del tasso di profitto; è la forma arrogante di conquista e di dominazione non solo economica ma anche culturale, le cui formule sono così sintetizzate da Bateson: “noi contro l’ambiente – noi contro altri uomini – è la singola spa o multinazionale che conta – possiamo avere un controllo unilaterale dell’ambiente – viviamo all’interno di una frontiera che si espande all’infinito – il determinismo economico è una cosa ovvia e sensata – la tecnica ci permetterà di attuarlo”.

Il dominio che distrugge ...

... l'uomo e la natura...
Il  nesso uomo - società - ambiente non è solo un problema politico o economico ma coinvolge i valori essenziali della vita umana. 
 
... si tratta di riprendere la rotta ...
Oggi è  il tempo di nuove proposte in nome dell’etica  della responsabilità. 
 
... e di riscoprire la terra madre e sorella...

Ma questa espressione è molto vaga e deve essere chiarita: chi è responsabile? Di fronte a chi e di che cosa?  Verso i propri simili e per il tempo dell’umanità che si intravede? Verso le future generazioni? Verso i propri contemporanei è indiscutibile; verso le generazioni future è più problematico perché la responsabilità è per definizione personale e non un generico auspicio collettivo del rispetto. L’etica del dovere, della pietas, dell’empatia come partecipazione alla sofferenza di un’altra creatura, come solidarietà, è un  impegno ed una scelta del singolo, di ognuno di noi. Questo impegno è  il segno del nostro futuro ed insieme l'unica garanzia che ci può preservare dal pericolo, ricorrente e permanente, di un mondo che in ogni momento potrebbe rivoltarsi e travolgerci. 

... forse possiamo ancora salvarci?
Tutte le immagini riproducono opere di Joseph Mallord William Turner (1775 - 1851, pittore inglese).

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.   


















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