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venerdì 27 dicembre 2013

Identità nomadiche oggi.


La metafora del viaggio...
Martinus Rørbye


Siamo tutti nomadi. Siamo tutti di passaggio, in viaggio, in movimento, in continua trasformazione. Il nostro  è un pianeta nomade ed ognuno di noi è contrassegnato dalla sua  “identità nomadica”: ognuna  diversa, divergente, spesso opposta rispetto alle altre …. 
... siamo nomadi, siamo tutti in viaggio ...
Martinus Rørbye


C’è chi banalmente esprime il suo nomadismo  nello shopping dei mega-supermercati o nelle carrellate virtuali di internet: un consumo frenetico di merci o di “mi piace”,  ricerche  compulsive, vagabondaggio di chi sente nell’intimo del suo vivere la propria precarietà,  fluttuante nell’“uno, nessuno, centomila”.
  ... uno, nessuno, centomila ...
Martinus Rørbye
C’è  il nomadismo dei migranti che molti interpretano come l’inizio di apocalittiche transumanze, che sconvolgeranno e ridurranno il mondo  ad una congerie di  branchi di meticci.
C'è il nomadismo dei migranti...
Martinus Rørbye


C’è il nomadismo eco-turistico di chi gira  a piedi in bici in moto in caravan, visita  il mondo e scopre, ma solo per sé e quanti lo accompagnano, meraviglie sconosciute agli autoctoni.

Ci sono i pellegrini che vanno a Gerusalemme o a Roma o a Compostela e fanno del loro pellegrinaggio un simbolo vivente della loro fede:  metafora del cristiano,  nomade  che  vive fino in fondo l’impegno dell’incarnazione, nel mondo ma senza essere  del mondo,   come  suggerisce  la “Lettera a Diogneto”.
... il nomadismo dei pellegrini...
Martinus Rørbye


Ed ancora tante altre forme di nomadismo odierno …

Che cosa dire di queste difformi e contrastanti identità nomadiche del nostro tempo?  C’è qualcosa che le accomuna?
... difformi e contrastanti identità nomadiche ...
Martinus Rørbye

Forse  il fatto  che siamo tutti viandanti, di passaggio come passaggio è la vita degli uomini, stranieri ed insieme ospiti, ospitanti ed ospitati.

Ma tra ospitalità e ostilità il passo è breve e l’hospes può diventare hostis: come succede oggi a molti di noi,  ossessionati dai migranti che sbarcano  a Lampedusa, viandanti-stranieri, nemici-amici, accolti e maledetti e respinti.
...tra ospitalità e ostilità...
Martinus Rørbye

Ospitalità-ostilità: una dialettica presente sin dall’antichità L’ospite era, sì,  sacro e  l’ospitalità la più fulgida virtù, ma lo straniero, proprio  perché tale, non aveva diritti: preda da cacciare, uccidere, sacrificare, espellere e ridurre in schiavitù. 

Anche  nel nostro mondo nomade di oggi ospitalità e diritto predatorio, filia e fobia si contendono il primato: i viandanti stranieri, i migranti, e più in generale gli “altri”, toccano la nostra insicurezza e richiamano la nostra labilità;  la loro esistenza e la loro presenza entrano in competizione con noi e possono provocare lo scivolamento dell’ospitalità in ostilità: il territorio diventa inaccessibile, quello nazionale e quello, intorno a noi, che ognuno considera suo terreno esclusivo. Così ci si trincera, gli altri diventano stranieri ovvero estranei, i migranti sono accolti e poi respinti, perché negati, privi del  passaporto o del permesso di soggiorno, segni emblematici del diritto alla territorialità.
... gli stranieri, gli altri...
Martinus Rørbye


Eppure siamo tutti nomadi, tutti di passaggio, in viaggio. Come l’Odisseo omerico o l’Ulisse dantesco od Abramo.
Ma oggi non ci sono  né Omero né Dante né Lévinas a leggere le nostre divergenti ed opposte  “identità nomadiche”, a trasfigurare storie ed  ansie ed il cammino di ognuno in figure poetiche e tragiche o eroiche come quelle di Ulisse e di Abramo.
Interrogarci ancora ...
Martinus Rørbye


E perché non interrogarci allora su  che cosa  possiamo ricavare oggi  dal nomadismo di Ulisse e di Abramo?


Martinus Rørbye è stato un pittore danese vissuto tra il 1803 e il 1848.

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.







1 commento:

  1. Rossana Rolando29 dicembre 2013 16:01

    Trovo suggestivo il commento di Luca Palazzo al post precedente (Essere nomadi e saperlo) perché, se intendo bene, suggerisce un’interpretazione particolare del nomadismo, in chiave sociale e psicologica. Nomade è colui che si trova ad essere altro da sé, peregrinando da un personaggio all’altro, perché costretto a portare quelle maschere che la società, gli altri, il super-io gli impongono. In questo viaggio fuori di sé l’identità del soggetto risulta continuamente negata in una dispersione per la quale l’io non è mai presso se stesso, ma sempre alienato, prigioniero di qualcosa o di qualcuno che è altro da sé. Né Ulisse, né Abramo: l’uscita dall’io non lo conduce ad intraprendere il viaggio del ritorno presso di sé né a dirigersi verso un altrove, verso una terra promessa che lo liberi definitivamente dalle catene dell’io. La dispersione e la solitudine è l’esito del nomadismo di pirandelliana memoria. E’ questa l’interpretazione che meglio si adatta all’uomo contemporaneo, nomade perché ha perduto le radici della propria identità così come una meta verso la quale proiettarsi?

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