“La virtù che amo di
più - dice Dio - è la speranza.
La fede
non mi stupisce. Non è stupefacente. Sì, io risplendo a tal punto
nella mia creazione, che, per non vedermi, questa buona gente dovrebbe essere cieca.
nella mia creazione, che, per non vedermi, questa buona gente dovrebbe essere cieca.
L’amore -
dice Dio - non mi stupisce. Queste povere creature sono così
infelici:
come
potrebbero non avere pietà l’una dell’altra, a meno che non abbiano un cuore di
pietra.
Che
questi poveri figli vedano come vanno le cose e credano che domani andrà
meglio.
Questo è
stupefacente”
(Ch
.Pèguy)
Ripropongo una riflessione personale su ciò che la
prima
guerra mondiale ha rappresentato per tante famiglie, come la mia.
Il 4 novembre è per me un giorno di
trepida mestizia, unita ad una pervicace speranza. Non riesco a provare altri
sentimenti. Questo post vuole essere un tributo, tenero come un abbraccio
fraterno, alle miriadi di morti, in ogni parte del mondo, a causa delle guerre
di ieri e di oggi.
guerra mondiale ha rappresentato per tante famiglie, come la mia.
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| Redipuglia, Cimitero Militare (Collezione Umberto Fabiani) |
Secondo le stime della gran parte
degli storici il totale dei morti nella prima guerra mondiale, tra militari e
civili, è compreso tra i 15 e i 17 milioni, di cui circa 1.200.000 italiani
(militari e civili).
Tra loro anche mio nonno paterno, morto sul Carso
cent’anni fa (dicembre 1916), lasciando una vedova ventiquattrenne, mia nonna,
e due bimbi piccoli, mio padre e mio zio. Da allora la mia famiglia è stata
segnata per decenni, e lo è per certi versi ancora oggi, da questo tragico e
per noi assurdo e inconcepibile lutto. Così è stato per centinaia di migliaia
di famiglie in Italia e per milioni nel mondo.
Non ho nessuna voglia di celebrare il 4 novembre sotto altra forma se non quella di ricordare il pianto di vedove ed orfani prematuramente privati degli affetti più cari da un’ “inutile strage”, che nulla sembra insegnare a noi uomini e donne del 2016. Non è questione di essere o non essere pacifisti. Certo, mi dichiaro e voglio essere pacifico (operatore di pace, dal lat. pacifĭcus, comp. di pax-pacis ‘pace’ e il suffisso -ficus, der. di facĕre ‘fare’), ma non pacificato dalle guerre di ieri e di oggi.
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| Dalle doline del Carso (Collezione Claudio Granella) |
Non ho nessuna voglia di celebrare il 4 novembre sotto altra forma se non quella di ricordare il pianto di vedove ed orfani prematuramente privati degli affetti più cari da un’ “inutile strage”, che nulla sembra insegnare a noi uomini e donne del 2016. Non è questione di essere o non essere pacifisti. Certo, mi dichiaro e voglio essere pacifico (operatore di pace, dal lat. pacifĭcus, comp. di pax-pacis ‘pace’ e il suffisso -ficus, der. di facĕre ‘fare’), ma non pacificato dalle guerre di ieri e di oggi.




















