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sabato 12 ottobre 2019

Ironia, satira o sarcasmo?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle opere di Fabio Magnasciutti (qui il link del sito).


 “Numquid redditur pro bono malum? 
Si potrà forse ripagare il bene con il male?”
(Geremia 18,20).

Fabio Magnasciutti
In questi nostri tempi “di magnifiche sorti e progressive”  mi pare che tutti noi si viva in un labirinto di confusioni linguistiche, con le conseguenti falsificazioni e fraintendimenti. Parole quali ironia satira sarcasmo vengono usate non sempre a proposito, assumono significati polivalenti e perdono la loro originale identità: confusione non solo linguistica tra termini disinvoltamente formulati, coniugati e piegati a cavalcare i  più svariati atteggiamenti.
Amo l’ironia, mi piace la satira perché le associo ad emozioni e sentimenti che condivido: misura limite pudore amore indulgenza tenerezza sincerità rimprovero pianto pietas, velata collera di melanconia.
Aborro il sarcasmo che associo alla farsa aggressiva, l’irrisione arrogante, superba derisione, immodesta sfrenatezza e tragicomico narcisistico delirio d’onnipotenza.

domenica 6 ottobre 2019

Allarme pianeta. Salvare il mondo prima di cena.

Post di Rosario Grillo.

Il globo terrestre
L’attuale pontefice ne ha fatto tema della sua enciclica Laudato sii.
La Terra è in pericolo! Da ogni parte sale l’imperativo: salviamo il pianeta!

Premessa.
L’incarnazione ci dice, tra le altre cose, di cessare la separazione tra corpo e spirito. Ne parliamo - forse ne dobbiamo tenere conto, nelle argomentazioni relative all’ambiente.

Lo shock.
Sono stato scosso dalla lettura di una recensione del libro di S. Foer, che ci riporta ai momenti salienti, “magici”, nei quali si catalizza un consenso, inteso come convergenza di sentimenti volontà ed azioni, sulle scelte comportamentali decisive, da definire rivoluzionarie.
Così è stato, per portare un esempio chiarificatore, per il consenso sul divieto del fumo nei locali pubblici.
Bisogna appunto risalire alla forza di tenuta e di coesione che aveva avuto il piacere del fumo (1), per saggiare la qualità rivoluzionaria. Così comprendere, con opportuna indagine storica, la discendenza dalla inclinazione consumistica, che non aveva solo un movente individuale, ma una più vasta aggregazione di fattori predisponenti.

giovedì 3 ottobre 2019

La complessa figura di San Francesco.

Nikolaj Konstantinovič Rerich
(pittore russo vissuto tra il 1874 e il 1947), 
San Francesco 
(1932).





In occasione del 4 ottobre 2019, festa di San Francesco, riproponiamo alcuni post, pubblicati in questi anni, ponendo sotto il link dell'articolo una breve didascalia.

❋❋❋❋❋❋❋❋

✴️ Post di Rosario Grillo: Francesco, povertà e dialogo ecumenico.
Oriente ed Occidente in chiave teologica ed ecumenica, nelle figure di San Francesco e papa Francesco.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroSan Francesco di Padre Balducci.
Una rilettura di San Francesco tra istituzione e rinnovamento evangelico.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroUmanesimo francescano ed ecologia.
Il rapporto di San Francesco con la natura si innesta in una visione dell’uomo e della convivenza sociale responsabile che permette di ripensare – in modo non settoriale - l’odierno “problema ecologico”.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroJ. M. Bergoglio e la scelta del nome Francesco. 
La scelta del nome Francesco, da parte di Jorge Mario Bergoglio, è il primo manifesto programmatico.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroLa pazzia di Don Chisciotte e di San Francesco. 
Sulla scorta del saggio di José Antonio Merino vengono presentati due modelli esistenziali affini, per certi versi, e opposti, per altri: Don Chisciotte e San Francesco, due pazzi di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroItinerari francescani... e non solo. Tempo di vacanza. 
Le nostre vacanze...

✴️ Post di Rossana RolandoSan Francesco di Nietzsche e di Giotto. 
San Francesco nella descrizione di Nietzsche e negli affreschi della Basilica superiore di Assisi, con riferimento particolare a “La predica agli uccelli”.

lunedì 30 settembre 2019

La cultura della gentilezza.

Testo della relazione tenuta da Gian Maria Zavattaro in occasione della Settimana della gentilezza ad Albenga. 

Rosa Elisa Giangoia e Gian Maria Zavattaro,
Palazzo Peloso Cepolla, 
Albenga, il giorno 27 settembre

Rivolgiamo un sentito ringraziamento a Martina Isoleri, al Sindaco di Albenga Riccardo Tomatis ed alla Giunta per la bellissima iniziativa (così come anche a tutti gli organizzatori degli eventi della settimana).





✴️La settimana della gentilezza.
Parlare della gentilezza pensando ad un’etica delle virtù, o anche solo ad un’etica del rispetto delle regole, non è certo di moda: c’è chi direbbe che è anacronistico, anzi “moralistico” (1). Beh, proviamo a correre insieme questo rischio, unendoci idealmente a tutti coloro che vogliono richiamare l’attenzione sull’importanza della gentilezza per rendere più abitabile il nostro mondo con la settimana della gentilezza, la nostra 2019: giorni di concretezza operativa, coinvolgente esperienza di comunità e accoglienza reciproca, in cui a tutti è liberamente offerta la possibilità di ritrovarsi insieme, divertirsi, pulire ed abbellire lietamente la città, discorrere riflettere, insieme confermarsi o riconvertirsi alla gentilezza e negli altri 358 giorni dell’anno provare a praticarla, per non prenderci in giro reciprocamente.

sabato 28 settembre 2019

Cinque Terre e luoghi montaliani.

Post di Rossana Rolando. 

Ma sempre che traudii
la tua dolce risacca su le prode
sbigottimento mi prese
quale d'uno scemato di memoria
quando si risovviene del suo paese.
(Eugenio Montale, da Mediterraneo)
 
Volastra, 
inizio sentiero per Corniglia
Partiti da Manarola con un piccolo pulmino siamo arrivati a Volastra. La Cinque Terre card, comprata a La Spezia, dove abbiamo deciso di soggiornare, permette di utilizzare il treno (appena a 7 minuti da Riomaggiore), il bus, i servizi, girellando piacevolmente tra un paese e l’altro.
E’ settembre, con la sua luce decisa, il cielo fondo, l'aria sottile, da bere a grandi sorsi.
Arrivati a Volastra, si diparte un sentiero in costa, stretto sul mare, tra gli ulivi e i vigneti coltivati, assiepati in fasce, lungo terrazzamenti contenuti da muri a secco. Si procede, per circa un'ora, stupiti da tanta laboriosa bellezza, frutto di una armoniosa sinergia tra la terra e la mano benefica dell'uomo, godendo di un nitore che non è solo racchiuso nell'azzurro terso del cielo e del mare, apparentemente incontaminato, ma si estende al terreno battuto del tortuoso viottolo, pulito e perfettamente curato, in ogni sua piega. Infine si discende verso Corniglia, ormai all'interno del bosco, lungo ripidi pendii, per un'altra ora circa.

domenica 22 settembre 2019

Risvolti del nichilismo.

Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti di Edward Burne-Jones, pittore inglese preraffaelita, vissuto tra il 1833 e il 1898.

Edward Burne-Jones, 
Hero, sacerdotessa di Afrodite, 
dea della bellezza e dell'amore
Sento attrazione per il misticismo ma confesso di non aver facilità a sintonizzarmi con un’esperienza mistica. È la triste conferma della pochezza della mia fede!
Nell’ordinario - Kierkegaard avrebbe detto: nel generale - s’intende esperienza, solo ed esclusivamente come sequenza di fenomeni. Invece qui, esperienza chiama in causa il sentimento della vita.
Il percorso che i mistici ci propongono in exemplum è la scarnificazione fino alla radice, all’inizio: al Nulla. Nichilismo, in questo caso, è prendere le mosse dal Nulla, aver con-fidenza con il Nulla (1). Arturo Paoli, figura esemplare di Cristiano, sinteticamente ma con fulminea lucidità, descrivendo il suo cammino di conversione, ne parla attingendo alle parole di un filosofo, B. Welte: “non si deve dimenticare che fare l’esperienza del nulla è diverso dal non fare nessuna esperienza. Chi fa l’esperienza del nulla fa veramente un’esperienza, incontra cioè qualcosa che lo colpisce, lo sconvolge e lo trasforma. Ed è appunto per questa ragione che gli uomini cercano di sottrarsi a tale esperienza” (2).

mercoledì 18 settembre 2019

Persona e festival della filosofia.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Festival della filosofia, 2019
✴️ E’ appena terminato il festival della filosofia di Modena-Carpi-Sassuolo (13, 14 e 15 settembre 2019), sul tema della Persona, visto da numerose angolazioni (a riprova della preganza e dellurgenza filosofica del tema). 
Insieme ad alcuni video relativi all'evento, riproponiamo una breve riflessione su Mounier, padre di una tra le molteplici prospettive personaliste, e alcune sue citazioni.

✴️ Per Mounier ogni  persona è costitutivamente aperta al mondo ed agli altri, tanto che, al limite, essere significa amare e  la comunità è propriamente “persona di persone”. La vita personale è raccoglimento di sé, intimità, conversione; ma insieme è apertura al “tu”, impegno che  vive con realismo ed “ottimismo tragico” sia il polo profetico sia il polo politico. Solo la scelta fedele per qualcosa che valga la pena della vita  caratterizza la libertà di ognuno. La tensione della civiltà personalista e comunitaria è l’invenzione di un’avventura in cui ogni persona, sotto volti sempre inattesi, vive ed è compresa come unica ed insostituibile, in cui  esiste solo nella misura in cui esiste per gli altri: società di cui oggi  intravediamo appena i contorni.

venerdì 13 settembre 2019

L’estate, l’alunno ideale e l’XI libro delle "Confessioni".

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Davide Bonazzi (qui il sito)

Davide Bonazzi, 
Tempo circadiano
Sto parlando dell’alunno ideale (ce ne sono ancora a rendere bello l’insegnamento), quello che, nonostante le faticose ore di lezione, nelle lunghe mattinate scolastiche, partecipa – non sempre con la stessa intensità emotiva, ma partecipa – e ad un certo punto il suo sguardo si accende, sente il trasporto dell’insegnante mentre spiega, entra in comunicazione empatica, formula interrogativi che sollecitano e aiutano il procedere del discorso, si pone in dialogo - anche quando non interviene esplicitamente - capisce che si sta toccando un punto cruciale, avverte il fascino della conoscenza… ecco, è l’alunno ideale, a cui si insegna e da cui si impara.
Mettiamo il caso che l’alunno ideale, nel mare di compiti da svolgere durante le vacanze estive - chissà cosa pensano i docenti quando predispongono i compiti per le vacanze… - in questo mare, dicevo, mettiamo il caso che l’alunno ideale abbia avuto in consegna la lettura dell’XI libro delle Confessioni di Agostino. A parte la gradita brevità (solo 37 pagine, nell'elegante edizione, con testo latino a fronte, della Città Nuova) non si comprende come l’insegnante di filosofia abbia potuto affidare una simile lettura per l’estate - coraggio o temeraria incoscienza?

domenica 8 settembre 2019

La freccia ferma, Elvio Fachinelli.

Post di Rosario Grillo.

Elvio Fachinelli, 
La freccia ferma
Premessa.
Il volume misura la superficie di un corpo. Possono però esserci dei casi nei quali, contraendosi lo spazio, la consistenza ovvero la capacità di contenere non diminuisce anzi tende ad aumentare.
A questa specie appartiene un libro, di formato ridotto, che in sole duecento pagine tocca svariati argomenti, mantenendo un filo comune.
Il libro è: La freccia ferma di Elvio Fachinelli, piccola biblioteca Adelphi, 1992.
L’autore, psicanalista, concepisce il titolo pensando alla freccia di Zenone di Elea, che, scoccata, a fil di logica, in fedeltà ai requisiti eleatici dell’essere (unità, indivisibilità, immutabilità, uno-tutto), non raggiunge la meta e resta ferma.

L’ossessione.
Fachinelli studia principalmente il comportamento dell’ossessivo e rileva che in lui si concentra un insieme di casi clinici: ripetizione, spostamento, bipolarismo. (1).
La metafora della “freccia ferma” è lo specchio del tempo che si nega al divenire, al mutamento, e più ancora al progresso.
Nella disamina del comportamento ossessivo, tutt’al più, esso può inclinarsi nel verso di una circolarità: tempo ciclico o ruota del tempo.

mercoledì 4 settembre 2019

Incontro di sguardi.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle opere di Antonello da Messina (1430-1479).

Antonello da Messina, 
Ritratto di Ignoto
L'inferno sono gli altri
(Sartre)
L'uomo è per l'uomo un Dio
(Spinoza)
Lo sguardo degli altri è il più sicuro rivelatore di me stesso
(Mounier)

L’altro giorno per strada ho incrociato una persona mai vista prima (un signore che camminava, come mia moglie ed io, in un sentiero di montagna); per una breve frazione di tempo ci siamo guardati, ci siamo scambiati un lieve sorriso ed ognuno ha proseguito il suo cammino. Fugace incontro, come infiniti altri, che questa volta però ha lasciato il segno e mi ha sollecitato a notturne riflessioni sullo sguardo mio e dell’altro.

domenica 1 settembre 2019

Imparare a lasciar andare.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle illustrazioni di Gianni De Conno.

Gianni De Conno, 
Il buon viaggio
“Imparare a vivere è imparare a lasciar andare”¹: una massima che trovo in un capitolo del bel libro di Adriano Labbucci, Camminare².
Il taglio sapienziale del monito è già contenuto nel termine ripetuto dell’ “imparare”, applicato alla totalità della vita, ben al di là dei singoli rami del sapere. Vivere, in quest’ottica, non coincide con il mero dato di esistenza, ma è piuttosto il risultato di uno sforzo, è un’arte acquisita nel tempo, giorno dopo giorno.
Perciò, a vivere, si impara.
Ma la mia attenzione è attratta dal successivo “lasciar andare” che richiama i sinonimi dell’abbandonare, trascurare, mollare la presa e associa “l’imparare a vivere” con un progressivo esercizio di sottrazione.

mercoledì 28 agosto 2019

Ci vuole un "nuovo Rinascimento".

Post di Rosario Grillo
Immagini delle opere di Paul Klee (1879-1940).

Paul Klee, Perso
Ritorno sulla “torre di Babele” (1), un po’ per registrare il decadimento della parola, un po’ con la speranza di smuovere ad un “ritorno alle origini”.
Nuovo Rinascimento potrebbe essere, se si concepisse come: il ritorno alle origini. (2)
La mia istanza parte dalla constatazione di un abbrutimento - in gran parte con la forma di uno slang, insieme social e giovanile - del linguaggio, sviato dalla sua vocazione naturale.
Sappiamo bene che, nella storia, il linguaggio ha voluto e saputo piegarsi alla funzionalità, mantenendo ben ferma la “bussola” del significante primo: nominare gli enti. Ed è appunto qui che s’innesta il verso biblico della Genesi 2, 19-24 che, senza forzature, si presta ad essere comparato a molti altri episodi delle tradizioni antiche.
A chiarimento e come monito/esortazione, metto in nota l’articolo che porta a riflettere sulla brutta caduta di stile del lessico giovanile, ormai scaduto in un insieme di parole mozze: codice identitario che segna una netta frattura generazionale.

sabato 24 agosto 2019

Brucia la terra.

Post di Gian Maria Zavattaro.

E' peggio che villano, è criminale infliggere una ferita non necessaria all'albero che ci nutre o ci protegge. 
I vecchi alberi sono i nostri genitori, e forse genitori dei nostri genitori. [...] 
Guardati dall'uomo che abbatte un albero per raggiungere i frutti!
(Henry David Thoreau, Ascoltare gli alberi).

Incendio del 2013,
Foresta nazionale in California.
La preoccupazione ecologica ormai da tempo si è trasformata in problema politico e fa parte della consapevolezza collettiva della relazione  tra l’agire dell’uomo e gli squilibri del mondo naturale. Riflettere sull’ecologia è la premessa per parlare sensatamente di ogni tipo di inquinamento, del  verde in città, degli incendi dolosi, del traffico, dell’inceneritore, della speculazione edilizia, delle aree dismesse, dei rifiuti urbani…
Nella cultura attuale si scontrano, senza possibilità di incontro, due visioni del mondo antagoniste. Una, di gran lunga  dominante, è “il principio Babilonia”, così definito da Enrique Dussel (1): la morale sociale  della dissipazione, distruzione, desolazione della terra  che segna tutti noi con un marchio che rischia di divenire indelebile (cfr. Apocalisse 8, 7).

martedì 20 agosto 2019

Prima la libertà, poi la sicurezza. L'ultimo messaggio di Àgnes Heller.

Post di Rossana Rolando
Fotografie tratte dalla pagina facebook di Francesco Comina, scrittore e amico di Àgnes Heller (con gentile autorizzazione).

Àgnes Heller e Francesco Comina
Ad un mese dalla morte di Àgnes Heller (19 luglio 2019) è stato reso noto il documento inedito da lei consegnato all’European Forum Alpbach e letto il 18 agosto, in quella stessa sede, con il titolo “Libertà e sicurezza” (qui il link). Lo scritto, elaborato dalla grande filosofa ungherese, trae forza non solo dalle argomentazioni che porta e dall’estrema attualità del messaggio, ma anche dalla sua coerenza con un’esperienza biografica che ha conosciuto  le pagine più buie del Novecento (dai ghetti antisemiti ai regimi comunisti dell’Est europeo) mantenendo intatto il coraggio di vivere e lottare per il libero pensiero, svincolato da ogni omologazione (per una breve ed efficace presentazione della vita si può leggere l'articolo di Cristiana Dobner su "Prospettiva Persona".).

sabato 17 agosto 2019

"Grande spazio" e competizione geopolitica. Dietro le quinte di un'indagine.

Post di Rosario Grillo
Vignette di Stefano Rolli

Vignetta di Stefano Rolli
Se non si è stati distratti dal divertissement estivo, si conoscono di sicuro i contorni della indagine moscovita sui “lati obliqui” della diplomazia leghista.
Lasciando liberi il lavoro della magistratura e della ipotizzata commissione d’inchiesta, a noi è demandato il compito di entrare nello scrigno dei reconditi disegni culturali (o semi culturali) agitati da quell’esponente russo, Aleksandr Dugin, protagonista assiduo degli incontri sia in Russia che in Italia. Si viene così a sapere (1) che l’intesa tra il suddetto Dugin e l’americano Steve Bannon, promoter della rivoluzione conservatrice e suprematista, è molto forte e può costituire il sottofondo di una vocazione sovversiva a carattere geopolitico.
È bene chiarire con cura i presupposti, che si devono far partire dalla dottrina di “grande spazio” enunciata da Karl Schmitt.

martedì 13 agosto 2019

Fermiamo il cinismo che avanza.

Post di Gian Maria Zavattaro
Vignette di Stefano Rolli (con gentile autorizzazione).

Vignetta di Stefano Rolli
Premessa. Il cinismo è entrato prepotentemente nella politica italiana: un modo di vivere (essere-pensare-agire) la relazione con gli altri nell’ottica strumentale del dominio.  E’ un comportamento che si può e si deve giudicare ed a mio avviso ripudiare alla luce dei principi costituzionali, lasciando ai singoli cittadini il giudizio sulle persone che oggi in Italia, anche in seguito alle ultimissime vicende politiche (probabile crisi di governo dagli esiti ancora imprevedibili), visibilmente lo stanno incarnando.

Il cinismo in politica non è che il sintomo e l’espressione del generale vuoto nella cultura e nella società: segno terribile della tragedia di un popolo ingannato e di una gioventù preda di false guide. "Tutto è permesso" è la sua  formula: nella ridda di maschere che indossa e cambia può dire tutto ed il contrario di tutto, non si riconosce sottoposto a nulla, tranquillamente  vive la convertibilità degli opposti, ogni atto viene giustificato perché mai contraddittorio rispetto al nulla.  
Chi è dunque il cinico? Un millantatore: vende i suoi calcoli di parte come bene comune; non crede nei consensi ottenuti attraverso la ragione, ma attraverso l'occulta manipolazione dei social media e del sondaggio teleguidato; alla ragione sostituisce la seduzione delle pulsioni pilotate,  alla verità intera l'inganno delle menzogne e delle mezze verità, la  brutalità impudente che irride l'avversario, la violenza verbale che allude-prelude a ben altre violenze (1) e persino la spudoratezza di esibire il rosario o l’invereconda invocazione alla Vergine Maria. Perché tutto fa brodo e tutto, comprese le persone, è strumentale ai propri interessi ed ambizioni. 
Vignetta di Stefano Rolli
Obiettivo: mettere le mani in modo permanente sul maggior numero di voti da sfruttare. Per questo va bene il sarcasmo come modalità relazionale, va bene il linguaggio lubrico (scurrile triviale volgare), va bene il continuo frastuono seduttivo in perenne campagna elettorale, va bene la martellante manipolazione dei “professionisti dell’inganno” per imporre i propri slogan ed oscurare i veri decisivi problemi del vivere sociale. Così addomestica il popolo e trasforma il governo democratico in “signoria politica” (dei “pieni poteri”!).
Attraverso il sarcasmo: modalità relazionale di noncuranza e  disprezzo degli “altri”, i nemici, verso cui si convogliano sentimenti irrazionali di astio rancoroso (l'U.E., l'opposizione...) e, nel caso dei migranti, si emanano drastiche radicali soluzioni, distorcendo con toni concitati la realtà e distogliendo l’attenzione dai veri problemi.   
Attraverso il frastuono delle parole e delle menzogne. Le uniche parole che conosce sono quelle che fanno rumore, contrabbandate come linguaggio che elimina le distanze tra la gente ed i nuovi governanti; linguaggio dai  meccanismi sapientemente dosati da seduttori e manipolatori di mestiere; linguaggio malioso, che incide sulle pulsioni profonde dell’irrazionale e dell’inconscio e conquista l’opinione pubblica più fragile; linguaggio del dire senza dire, nella odierna situazione di  grande incertezza; linguaggio che non solo distoglie dal guardare in faccia la realtà, ma fa in modo che  un linguaggio diverso sia rimosso per autocensura collettiva, respinto da un indotto riflesso condizionato.
Vignetta di Stefano Rolli
La menzogna diventa difficilmente smascherabile: la notizia falsa, ripetuta miriadi di volte nello stesso giorno, assume per ciò stesso veridicità nel continuo fluire di messaggi e immagini. La reiterazione martellante non solo conferisce veridicità a notizie, promesse e propositi ma li fa percepire come fatti realizzati. Non solo: anche la ripetizione enfatizzata di una notizia in sé vera (es. delitto reale compiuto  da  “un clandestino”) diventa falsa quando si trasforma in “tutti i clandestini  sono delinquenti”. E non importa la parallela notizia del delinquente “italiano”…
Menzogna è indurre a credere come esistente una realtà che non esiste; sondare gli umori della propria maggioranza, scegliere quanto risponde alle sue attese e spacciarlo come bene ed interesse  nazionale; trasformare  con retorica prosopopea iniziative di corto respiro o al limite della costituzionalità in successi clamorosi; stordire i creduli con promesse irrealizzabili; canalizzare rabbia e rancori sociali contro capri espiatori impossibilitati a difendersi (es. i “migranti”!). Sistema menzognero che fa leva su due fattori: accettazione sociale della menzogna politica assicurata da truppe cammellate compiacenti verso la menzogna amica; la complicità dei media: di qui il loro controllo e progressiva colonizzazione. Si aggiunga l’incorreggibilità della notizia falsa nell’attuale sistema dei media. 
Così si diffonde la percezione dell’insicurezza, si approva e si celebra “il decreto sicurezza bis” senza colpo ferire.   
Vignetta di Stefano Rolli
Ma la vera tragedia nazionale è l’affermarsi della “signoria politica”, il cui segno ben visibile sono: l'agonia-esautoramento fattuale del Parlamento, non più luogo dove si legifera, si progetta e si costruisce insieme la casa comune nella ricerca di nobili compromessi  che tengano conto di tutte le parti in causa, ma non-luogo, strumentalmente  attivo solo per il voto di fiducia (il che significa essere ostaggi nelle mani di chi deciderà dei candidati prossimi); lo stravolgimento della divisione dei poteri legislativo esecutivo  giudiziario a favore della volontà di chi comanda; l'oltraggio ed il disprezzo della Costituzione, dei “doveri inderogabili di solidarietà” e delle norme del diritto internazionale.
Tragedia emblematicamente espressa giorni fa dall’annuncio della fine del governo espletato in un comizietto preelettorale di parte, in spregio alla Costituzione e al Parlamento, unico luogo legittimato. Dietro le nuove probabili imminenti elezioni è ben visibile il disegno di un fatidico 2022, in cui sostituire all’ingombrante Presidente della Repubblica, il  gentiluomo Mattarella strenuo difensore della Costituzione, un'accomodante figura.
Dossetti  nel 1994  uscì dal suo silenzio monacale con un accorato appello ai cattolici in difesa della Costituzione, in quella che non esitò a chiamare la “notte” della politica italiana. Nel citare Is 21: 12, la sua proposta era ricostruire le coscienze "in tanto baccanale dell'esteriore" e riscoprire “l'uomo interiore”, che vive secondo le virtù cardinali della fortezza temperanza prudenza e giustizia e, per il credente, “l'uomo salvato e potentemente rafforzato dall'azione dello Spirito di Dio” (2).
Vignetta di Stefano Rolli
Non esistono scorciatoie per uscire dalla “notte” oggi ancor più profonda: “notte” della  perdita del senso della comunità, del dilagare della  cultura dello scarto, della corruzione dilagante, della metamorfosi del potere di governo in “signoria politica”.  Non c'è scampo. 
Occorre attendere l’alba non come  sforzo generoso  di pochi, ma in unione con tutte le persone di buona volontà, al di là delle appartenenze politiche, ognuno testimoniando nel quotidiano la realtà della comunità e fraternità, parole obsolete in questi giorni di privazione, praticando la scelta di accogliere ogni persona, qualunque sia la sua condizione.
Attendere l’alba nel ripudiare la violenza ed ogni forma di sopraffazione, nell’indignarci sino alla collera ben sapendo che l’amore, più forte dell’odio, va oltre la giustizia e sa  perdonare, dimenticare, ricominciare.
Attendere l’alba nel  continuare a credere e sperare in un mondo nuovo dove far regnare la vera pace che riconcilia ed unisce le persone, senza sottrarsi agli inevitabili conflitti, ma  lottando  con cuore puro e mani pulite, centrati sul bene degli altri, sulla sorte dei poveri e delle sterminate folle dì diseredati e migranti.
Attendere l’alba, per me credente, è ascoltare e diffondere  la voce profetica di papa Francesco, che troppo spesso si ha l’impressione che  non venga vissuta né intesa  come libera attenta e profetica voce del Vangelo da professi cristiani immersi nel silenzio o, peggio, nel rifiuto mortale.   

Vignetta di Stefano Rolli
Note
1. cfr. La violenza è vicina di Raniero La Valle in http://ranierolavalle.blogspot.com/2019/07/la-violenza-e-vicina.html . La conclusione che se ne deve trarre è che l’intera azione di governo, se sopravvivrà, è fondata sul falso conclamato di una fiducia che non c’è. Essa viene simulata solo ai fini del calcolo sulle tattiche più utili per la conservazione del potere. Naturalmente secondo le regole formali governo e democrazia possono funzionare lo stesso, quello però che dai vertici del sistema si diffonde e discende fino ai rami più bassi della società è il senso di una corruzione profonda per cui tutto è lecito e ogni cosa, ogni “difesa”, è legittima per il proprio tornaconto, nella vita privata non meno che in quella pubblica. In questo contesto assume valore fortemente simbolico l’abbandono, da parte del magistrato che ne era stato incaricato, dell’ufficio di Autoritá per la lotta alla corruzione: quel tempo in cui la si credeva possibile, egli dice, è passato, la cultura è cambiata, la corruzione è il nostro destino. Ma noi possiamo accettare questo? Attenzione, su questa strada la violenza è vicina”.
2. cfr. qui: “Mi gridano da Seir: Sentinella quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?  La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte; se volete domandare, domandate,  convertitevi, venite". (Indice: La sentinella interpellata,1 Nessun rimpianto per il giorno precedente, 3  - La notte va riconosciuta per notte, 7 - La notte delle comunità, 12  L’illusione dei rimedi facili e delle scorciatoie per uscire dalla notte, 18  - Convertitevi!, 25  - L’uomo interiore, 29 -  L’uomo nuovo e la Città dell’uomo, 33). Cfr. pure G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia 21, 1-12), Commemorazione di G. Lazzati nell’anniversario della morte, Milano 18/5/1994, ed. S. Lorenzo, RE 1994. Cfr. inoltre Saluto di don Giorgio Scatto, priore della comunità monastica di Marango di Caorle…….. qui

venerdì 9 agosto 2019

Cancellare per salvare. Emilio Isgrò.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Emilio Isgrò (per gentile autorizzazione). Qui il sito.

Emilio Isgrò, 
Libro cancellato, 1964
Emilio Isgrò e la parola. Afferma Pascal: “I nostri sensi non percepiscono nulla di ciò che è estremo: il troppo rumore ci assorda, la troppa luce ci abbaglia, troppa distanza e troppa prossimità impediscono la vista, troppa lunghezza e troppa brevità del discorso lo rendono oscuro...” (Pensieri, 72). La notazione riguarda ogni dimensione esistenziale e si applica in modo particolarmente efficace nell'ambito della comunicazione odierna. 
Il troppo non permette di riconoscere più nulla. Una marea di immagini produce assuefazione e incapacità di vedere.  Un profluvio di parole impedisce di leggere o ascoltare, rendendo vano il discorso.  Per salvare la comunicazione è necessario eliminare l’eccesso, scarnificare il linguaggio, come fanno i pittori e i poeti. La visione e la parola allora diventano nuovamente significative, parlano davvero, riemergono dall’abitudine dello sguardo e dal rumore di fondo. In questo orizzonte si pone il gesto artistico delle cancellature di Emilio Isgrò, artista siciliano di fama internazionale che ha fatto del linguaggio della cancellatura l’idea portante di tutta la sua produzione. In particolare la crisi del linguaggio verbale ha costituito il motivo ispiratore delle cancellature.

martedì 6 agosto 2019

L'arte della narrazione. Walter Benjamin.

Post di Rosario Grillo.


Walter Benjamin, Il Narratore, 
Einaudi, 2011.
La maestria - intendo l’arte di incantare - non è di tutti.
Fa specie riconoscerla in  W. Benjamin, autore il più delle volte ostico ed oscuro.
C’è necessità, prima di tutto, che sia intesa non come ricercata tecnica, ma come una dote naturale. Volendo ancora soffermarci sopra: è un tratto comune alla intellighenzia ebrea.
Benjamin, volle il caso, si muoveva tra la necessità di “scrivere per vivere” e l’intuizione di improvvisi bagliori: immagini e concetti gravidi di profonda verità.
Improntata nel 1936, un’operetta, Il narratore, nel pieno di una riflessione da cui scaturiranno le Tesi sulla filosofia della storia e i Passages.
L’opera è addirittura commissionata, e deve essere un saggio sul romanziere russo Leskov.

venerdì 2 agosto 2019

Ieri “Fu la cristianità”. Oggi il tempo della metanoia spirituale.

 Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini dei dipinti di Edvard Munch (1863-1944)

Edvard Munch, 
Golgotha
“Non possiamo essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel mondo, etsi Deus non daretur”. Si pone allora “il problema che non mi lascia tranquillo: quello di sapere cosa sia veramente per noi oggi il Cristianesimo o anche chi sia Cristo” (Dietrich Bonhoeffer).

Sulla via del crepuscolo della vita, nella mia inquieta esperienza di fede, mi sforzo di capire l’identità di questo tempo di satura secolarizzazione, cogliere la mentalità delle generazioni più giovani, penetrare nelle loro attese e speranze, vivere le ansie teocentriche e gli aneliti autentici dei cristiani di oggi, essere compagno di strada in qualche modo di chi soffre, nel coraggio e nello sforzo di “sapere cosa sia veramente per noi oggi il Cristianesimo o anche chi sia Cristo”. 
Dal punto di vista politico - relativamente alla situazione italiana - questo tentativo di capire si trova di fronte  all'interrogativo di tanti: come si concilia la fede di un cristiano con le posizioni di una destra sovranista, populista, xenofoba e quant'altro?

domenica 28 luglio 2019

Primo Levi con Repubblica. Non solo un fumetto.

Post di Rossana Rolando.

Repubblica, 26 luglio 2019
E’ uscito laltro ieri per Repubblica il “graphic novel” - sorta di “fumetto” - dedicato a Primo Levi, in occasione del centenario della sua nascita (31 luglio 1919). Il testo – già edito da BeccoGiallo nel 2017 -  è stilato con intima partecipazione da Matteo Mastragostino, scrittore e sceneggiatore lecchese, e le tavole grafiche sono affidate alla sapiente matita di Alessandro Ranghiasci, disegnatore romano.

La scelta di Repubblica è felice per diverse ragioni:

⭐ In primo luogo, perché il graphic novel si ambienta in una scuola elementare di Torino – la Rignon - frequentata da Levi nella sua infanzia e rivisitata nella finzione del racconto: egli ritorna lì, chiamato dalla maestra, per narrare la propria storia, in un periodo che precede di poco la sua morte (11 aprile 1987).
La scuola è il luogo privilegiato della memoria, della resistenza all’usura del tempo e alla banalizzazione del passato. Ad un bambino che in un primo momento paragona il lager alla scuola, in mezzo alle risatine  inconsapevoli dei compagni, Primo Levi rivolge un deciso, severo “No”. E rimette subito in chiaro le dimensioni e le distanze: da un’aula si entra e si esce; si hanno libri, vestiti, cibo; in un’aula si impara ad essere liberi, ad aprire la mente e il cuore: a questo servono le lezioni. Il lager è il luogo dei vestiti a righe che riducono tutti al numero impresso sul braccio, delle scarpe dure e spaiate, del freddo e della fame; soprattutto è lo spazio chiuso delle recinzioni - fisiche, mentali, spirituali - oltre le quali non vi è nulla.