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lunedì 30 dicembre 2019

Il secondo Io. Una storia di Capodanno.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni dell'artista coreano Jungho Lee (qui il sito), con gentile autorizzazione.

Jungho Lee, La stanza del Pensiero, 2015
La strada che volevi prendere
La lettera che volevi scrivere
L’uomo che volevi salvare
Il posto che volevi occupare
La donna che volevi seguire
La parola che volevi sentire
La porta che volevi aprire
L’abito che volevi indossare
La domanda che volevi porre
La camera d’albergo che volevi avere
Il libro che volevi leggere
L’occasione che volevi cogliere¹

Jungho Lee, Conoscenza di sé
Dodici immagini di un viaggio nel vecchio anno che ben rappresentano diramazioni non scelte del proprio esistere, possibilità non attraversate, mondi non esplorati: la strada che non hai intrapreso, la lettera che non hai scritto, l'uomo che non hai salvato, il posto che non hai occupato, la persona che non hai seguito, la parola che non hai sentito, la porta che hai lasciato chiusa, il vestito che non hai indossato, la domanda che non hai posto, la camera d'albergo che non hai avuto, il libro che non hai letto, l’occasione che hai perduto…
Per dodici volte avresti voluto, ma un impedimento è intervenuto e ha reso impossibile il compimento di quella volontà. Il viaggio nel passato può avere il sapore di un imperfetto mai realizzato: quello che "volevi" fare e non hai fatto.

E’ la situazione descritta in un racconto di Walter Benjamin, dal titolo Il secondo Io. Una storia di Capodanno su cui riflettere².

giovedì 26 dicembre 2019

Presepe.

Post di Rosario Grillo.

Martina Peluso
Tu, l'al di là di tutto: come è possibile lodarTi?
Come potrà inneggiarti la parola? Nessuna parola, infatti, può esprimerti. Come ti contemplerà l'intelletto? Nessun intelletto, infatti, può percepirti. Tu solo sei ineffabile, poiché le parole a Te devono l'origine. Tu solo sei inconoscibile, poiché i pensieri a Te devono l'origine. Tutto canta Te, sia ciò che ha voce sia ciò che non l'ha. Tutto rende a Te onore, sia ciò che ha intelletto sia ciò che non l'ha.
Comuni sono i desideri di tutti gli esseri, comuni i gemiti che completamente circondano Te. Te supplica, con pietosa preghiera, il tutto. A Te si dirige un inno silente: lo pronunciano tutti gli esseri che intellettualmente contemplano ciò che Tu hai creato.
È solo per Te che tutto permane. È solo per Te che tutto cammina nell'universale moto. Di ogni cosa Tu sei compimento: Uno, Tutto, Nessuno, anche se non sei né unico né tutti. A Te è ogni nome: come chiamare Te, il solo che non si può nominare? Qual intelletto, figlio del cielo, penetrerà i veli che si stendono sopra le nubi?
Sii benigno, Tu, l'al di là di tutto: come possibile lodarti? (Gregorio Nazianzeno).

“La Vita infatti si manifestò (1,Gv.1,2).

Martina Peluso
Scrivere del presepe è pleonastico... è certamente ripetitivo quando, di recente, ne ha parlato il Santo Padre, dopo averlo celebrato nel luogo del primo presepe a Greccio, voluto da Francesco d’Assisi nel 1223.
Il Papa si è soffermato, anche, a lasciare una Lettera apostolica (Admirabile signum del 1 dic. 2019) per confermare l’evento e suggerire le sue considerazioni.
L’istinto contrario lancia il dubbio che l’iniziativa e l’insistenza siano a rimorchio della difesa che provocatori interessati e “tradizionalisti”, ancorati al passato e al dettato meramente dogmatico, da un po’ di anni, nella conflittualità della politica smarrita e delle “correnti agitate” che abitano la Curia, hanno intavolato sulla necessità del presepe.

lunedì 23 dicembre 2019

S. Natale 2019. I nostri auguri.

Martina Peluso, 
Natività
Natale è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri, cercando di fare umilmente il proprio dovere”
(papa Francesco).

Come ogni anno vogliamo evitare il rituale compulsivo di auguri seriali. Preferiamo provare a far nostro l’invito di Papa Francesco di vegliare nella notte, sperare in un mondo migliore, prendersi cura degli altri e cercare di fare umilmente il proprio dovere. Allora volentieri, a ognuno di noi e di voi,
auguriamo un Natale pieno di gioia
ed un Nuovo Anno  ricco di  bene, dove ...
1.  vegliare nella notte, vivere lo stupore per il mistero dell’Incarnazione, di  Dio che si fa uomo grazie alla libera scelta di una giovane ebrea, Maria madre di Dio; percepire la Sua presenza e riconoscerLo nei migranti e nelle persone più fragili, deboli, ferite, escluse, abbandonate. Perché sono loro a rivelarci le situazione del mondo ed a tenerci vigili nella notte della povertà, della distruttività disumana, delle guerre, delle violenze verbali sui social media, delle  violazioni dei diritti umani, dei disastri ambientali, dei  pochi che accumulano potere e denaro a danno dei molti.

giovedì 19 dicembre 2019

Il desiderio di scrivere.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Beppe Giacobbe, con gentile autorizzazione (tratte dalla pagina facebook).

Beppe Giacobbe, 
copertina del libro 
di Gian Luigi Beccaria, Il pozzo e l'ago
Ho recentemente acquistato due libri, entrambi appena usciti: il primo è una raccolta di poesie di Emily Dickinson, La mia lettera al mondo, magistralmente tradotte da Andrea Sirotti; il secondo è un saggio di Gian Luigi Beccaria, Il pozzo e l’ago, dedicato al mestiere di scrivere¹. Ad essi farò riferimento in questo post, anche direttamente, nella scelta di citazioni particolarmente suggestive.

Questa è la mia lettera al mondo
che non ha mai scritto a me
(Emily Dickinson)². 

Sono stata attratta, in ambedue i libri, dal tema della scrittura, caro anche alla filosofia contemporanea, per la centralità che ad essa ha voluto conferire il filosofo Jacques Derrida, giocando sullo scarto che la scrittura presuppone rispetto alla relazione interpersonale: “Si scrive per comunicare qualcosa a degli assenti”³; perché gli assenti sono presenti... i morti vivono (absentes adsunt... mortui vivunt). La scrittura non soltanto si costruisce intorno a un vuoto (l’assenza del destinatario), ma prefigura anche l’assenza di chi scrive. Come afferma Pennac: L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale.

sabato 14 dicembre 2019

Declino della NATO.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Fuad Aziz (dalla pagina facebook, per gentile concessione).

Fuad Aziz
Non è tanto che si è concluso il viaggio in estremo oriente del Papa (1) e scarso seguito ha lasciato il suo discorso pronunciato nelle tragiche località di Hiroshima e Nagasaki. Eppure le sue parole sono state vibranti (2) sostenute sulla convinzione che “dovremmo aver cura della nostra casa comune”.
Come d’abitudine è bastato affibbiare l’appellativo: “profetiche”, alle sue parole, per annullarne l’impatto. Non eranoflatus vocis”, anzi si agganciavano ad un concetto alto di pace.
“La costruzione della pace nella verità e nella giustizia significa riconoscere che molto spesso sussistono differenze, anche spiccate, nel sapere, nella virtù, nelle capacità inventive, nel possesso di beni materiali (da Pacem in terris),” però ciò non potrà mai giustificare l’intento di imporre agli altri i propri interessi particolari”.

domenica 8 dicembre 2019

Verità e bellezza. L'ideale di una duplice salvazione.

Post di Rossana Rolando.
Immagini delle opere di Jean-Baptiste-Siméon Chardin.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
I contrassegni dell'arte
La conclusione dell’Ode sopra un’urna greca di John Keats concilia il mondo della conoscenza (la verità) con la sfera estetica (la bellezza), nella convinzione che l’arte sia in grado di introdurre nel mondo vero, al di là dell’immediato e del contingente. La verità, sottratta allo sguardo superficiale, si rivela nell’opera d’arte, uscendo dal suo nascondimento:
“«Bellezza è Verità»,
«Verità è Bellezza». Questo a voi,
sopra la terra, di sapere è dato:
questo, non altro, a voi, sopra la terra,
è bastante sapere.”
Lo stesso legame si ritrova nella celebre poesia di Emily Dickinson, laddove bellezza e verità costituiscono i due lati della stessa realtà (“loro sono una cosa sola”), due volti dell’unico ideale per cui val la pena vivere e morire (“Morii per la bellezza – ma non m’ero ancora abituata alla mia tomba quando un altro, morto per la verità – fu adagiato nel sepolcro vicino”).
La suggestione dei versi lascia intatti molti interrogativi.

giovedì 5 dicembre 2019

5 dicembre, giornata mondiale del volontariato.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Sono uno Scout,
adoro viaggiare, amo la strada,
mi piace sentirmi una persona nel mondo
in grado di camminare
e mettersi a disposizione degli altri
(Gianpaolo Longhi, vincitore 
del premio volontario internazionale 2019).

Immagine di pubblico dominio, 
tratta dall'archivio dell'Ente federale 
per la gestione delle emergenze
Il volontariato è un mondo tanto silenzioso quanto indispensabile, una realtà tanto sommersa quanto splendida, una preziosa risorsa la cui profonda valenza culturale è il dono gratuito, senza reciprocità: non si dona per ricevere, semmai si  dona perché anche altri  donino.
Il linguaggio del dono si riferisce ad un modello critico ed alternativo rispetto al mercato, è il modo di comunicare di tante persone  che dedicano parte del proprio tempo, delle proprie competenze e risorse personali per intervenire sulla realtà territoriale. Testimoni concreti della solidarietà tra generazioni, partecipano della  vita della comunità cittadina, pienamente consapevoli che ogni luogo presenta estese zone d’ombra, sacche di povertà e di esclusione sociale che spesso non si vedono ma che non possono essere ignorate.

martedì 3 dicembre 2019

Domande sull’etica civile.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle sagaci vignette di Mauro Biani, noto illustratore di numerose testate italiane (qui il sito instagram), con gentile autorizzazione.

Mauro Biani, 2019
Riprendo da un’angolatura diversa e complementare il tema morale sviluppato con passione dall’amico Rosario nell’ultimo suo post (qui). Lo faccio senza pretese, come uno che sa di essere “debole in filosofia, ma non nell’amore per essa” e che non ama respirare l’aria irridente di coloro per i quali l’etica civile è obsoleto residuato e inciampo ai propri affari.
Forse è opportuno capire subito di che cosa stiamo parlando. Provo a partire dall’etimologia: “etica” dal gr. ἔθος ethos, lat. mos=abitudine, costume, consuetudine, pratica di vita, usanza. Ma anche “etica”  dal gr. ἦθος (con la e lunga,eta): norma, regola di vita, convinzione-comportamento pratico delle persone nella società, insieme di valori implicanti decisioni valide per sempre, a prescindere da qualunque conseguenza. A quest’ultimo significato intendo fare riferimento. L’aggettivo “civile” - termine introdotto da M. Vidal, “teologo di frontiera” - denota, tramite la connessione e l’apporto di elementi fondanti le buone pratiche ovunque presenti, un possibile paradigma morale fondato sul convivio delle differenze, come dovrebbe essere per la stessa vita democratica.
Nel disincanto delle ideologie, nella frammentazione degli egoismi e nella diaspora dei valori è possibile oggi un’etica civile e - suo corollario - del servizio sociale? E’possibile insieme costruire e riconoscere un minimo morale condivisibile e condiviso in cui coniugare diverse istanze morali e attraverso cui salvaguardare la convivenza civile in una società democratica e  pluralista?

giovedì 28 novembre 2019

In difesa della morale.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Eleni Debo (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Eleni Debo, 
Coscienza sociale
Nella società è cresciuto in modo abnorme il peso della tecnica. Dico meglio: il prestigio rosicchiato dalla tecnica. Da lì discende il suo predominio.
Nella tecnica si nasconde l’idea di sostituire con principi di efficienza e risoluzione le norme morali, con le quali la comunità umana ha sempre regolato  i rapporti intersoggettivi.
Non andrò ad esplorare gli ambiti della cibernetica, che, teorizzandolo, ha descritto lo stile di una società degli uomini, svuotata di Humanitas ed  imbottita di automatismi (la società dei robot).
Da convinto assertore della Humanitas, mi accingo ad esplorare piuttosto l’interno della morale. Cercherò di destreggiarmi tra morale laica e quella cristiana, consapevole della loro vicinanza finché l’orizzonte è il mondo finito.
Un autore di riferimento è sicuramente Aristotele. La sua dottrina consente di legare il biologico (sede passionale) con il razionale (livello dianoetico): l’anima sensitiva è sede del desiderio.

sabato 23 novembre 2019

Spiritualità e politica, Luciano Manicardi.

Post di Rossana Rolando.

... non è nella profondità che si annega,
è nella superficialità”. 

Luciano Manicardi, Spiritualità e politica,
(immagine di copertina: 
Nicolas de Staël, Antibes, la torre)

Leggendo il saggio “Spiritualità e politica” di Luciano Manicardi¹, priore della Comunità monastica di Bose, si rimane colpiti dalla grazia di un linguaggio fresco, avvolti in un discorso che si sviluppa armonico, tra rimandi filosofici e letterari accuratamente scelti, preziosi e necessari. Non è solo una soddisfazione estetica, di gusto culturale, è soprattutto una  questione etica: l’impressione è quella di entrare in una casa - un modo di intendere l’umano -  in cui sarebbe bello abitare.

Appunto, “sarebbe bello”: un condizionale che accompagna tutta la lettura e pone in bilico sul filo di un crinale.
Da una parte si può pensare che – quello descritto nelle brevi e appassionate 80 pagine – sia il volto impossibile della politica, un sogno irrealizzabile, un ideale troppo alto. Dall’altra parte si può avvertire il fascino di una visione di uomo e di comunità che dovrebbe poter orientare inediti percorsi e aprire nuovi orizzonti: “L’immaginazione pensa e dà forma, almeno mentale, a ciò che non c’è ancora. Il ‘non ancora’ è proprio dell’immaginazione”².

sabato 16 novembre 2019

Crisi persistente, non solo politica.

Post di Gian Maria Zavattaro
Disegni del noto illustratore Doriano Solinas, per gentile autorizzazione.

Doriano Solinas, 
Crisi
Una signora milanese di 89 anni, deportata nei lager come milioni di ebrei d’Europa e scampata, insieme a pochi, allo sterminio, deve girare scortata da due carabinieri perché subissata di insulti e minacce online. Succede in Italia il sette di novembre dell’anno 2019. La notizia non consente di drammatizzare né di minimizzare. Ha una sua definitiva e terrificante eloquenza”.
(Michele Serra, Repubblica del 8.11.19) 

“τα μεγάλα πάντα επισφαλή…
Tutte le grandi imprese comportano dei rischi e, come vuole il proverbio, le cose belle sono davvero difficili”.
(Platone, Repubblica,  VI, 497 D) 

✴️ Crisi: parola enigmatica, conturbante e per questo abusata. Indubbiamente è “tempo di privazione” e di confuse incertezze che non risparmia nessuno, soprattutto i tanti - molti - che non l’avvertono, non ne hanno coscienza, non odono e non vedono, perché incoscienza avarizia sordità cecità sono l’espressione più terribile della crisi.

martedì 12 novembre 2019

Il sacramento del linguaggio, Agamben.

Post di Rosario Grillo

✱ PREFAZIONE.
Giorgio Agamben, 
Il sacramento del linguaggio
Voglio esternare il mio stupore, tutto pieno delle sensazioni intrinseche, davanti ad un testo che, sulle prime sembrava respingermi per la sua ostentata cadenza filologica... e che poi è diventato una rivelazione pagina dopo pagina, con connessa esplicazione di molti “arcani”.
In definitiva prezioso wunderkammer in miniatura.

✱ LINGUAGGIO E GIURAMENTO.
Con una complessa argomentazione “sulla punta di fioretto” Agamben mette a punto il senso che va riconosciuto alla “componente religiosa” del giuramento.
La ricchezza dei rimandi (alle radici indoeuropee, alla civiltà greca da Omero al periodo ellenistico, al diritto romano innestato nella celebrazione dell’imperatore, pontifex maximus, a studi etnografici) non oscura la centralità della tesi principale: la natura religiosa del giuramento è di tipo formale, è inscritta non nella rivelazione divina ma nell’inerenza tra il divino e la parola, sigillo del giuramento. A tal punto da autorizzare l’affermazione: il giuramento è Dio.
Si comprende del tutto se si traduce con l’idea del  pieno. Al contrario, la bestemmia è il vuoto. Ecco perché di essa si parla come di nominazione di Dio: frustra, vana, inconsistente, vuota.

venerdì 8 novembre 2019

Remo Bodei, piccolo testamento.

 Post di Rossana Rolando

Remo Bodei
E' morto ieri, 7 novembre 2019, Remo Bodei, filosofo di grande statura intellettuale e morale, professore di storia della filosofia e di estetica presso la Scuola Normale di Pisa, docente in altri atenei europei e americani.

Lo ricordiamo con profonda gratitudine per il suo impegno culturale e per la sua opera di alta divulgazione, generosamente offerta attraverso tanti canali (libri, interviste, conferenze), accessibili anche attraverso il web.

Vogliamo salutarlo citando alcune sue affermazioni, tratte dal testo “La vita delle cose”, sorta di testamento spirituale, segno di un instancabile amore per la vita bella, vissuta bene:

Cogli la vita nel suo culmine, godi delle cose nel tempo opportuno, senti la pienezza della tua esistenza nel mondo, prima che declini e che ti sfugga. Il memento mori non viene in ciò dimenticato, ma, come ha scritto Thomas Merton, ci sono due modi opposti di far fronte alla caducità: “la vita sfugge dalle nostre mani, ma può sfuggire come sabbia o come semente”.

martedì 5 novembre 2019

Il tabù della gratitudine. Massimo Recalcati.

Post di Rossana Rolando

L'immagine di copertina è di 
Gabriella Giandelli
La gratitudine viene posta, da Massimo Recalcati, tra i tabù del nostro universo mentale. Perché un tabù?
Il termine indicava, nel passato, “un luogo inaccessibile, inviolabile” e, nello stesso tempo, un limite da trasgredire, un restringimento da oltrepassare. Oggi, nell’epoca della liberazione da qualsiasi legge, il tabù può assumere il significato di un ammonimento che rimanda all’esperienza umanizzante del limite, esso stesso tabù: “segno che la vita non ci appartiene mai come una semplice presenza di cui siamo proprietari, ma è qualcosa che porta con sé la cifra – trascendente e impossibile da svelare – del mistero” (1).
La gratitudine si collocherebbe in questo spazio del riconoscimento del limite, nell’avvertimento della propria dipendenza da altri e nella consapevolezza di essere in larga misura il frutto di quello che abbiamo ricevuto.

venerdì 1 novembre 2019

Empatia, chi sei?!

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle illustrazioni di Marco Somà  (qui il sito).

Marco Somà
Mi sembra un segnale positivo il fatto che, per quanto lentamente, si stia diffondendo in non poche persone la sensazione, anzi la convinzione, che troppi termini alla moda, luoghi comuni e frasi fatte nascondano in realtà il vuoto, inondando la rete di una spirale mimetica divenuta contagiosa malattia endemica.  Questi vocaboli fanno molto chic, suonano bene, appunto a vuoto, e anche se non si capisce che cosa vogliano dire proprio per questo sono utilissimi diffusori del pensiero unico (il cui imperativo è: “non pensare!”), tradimento della Parola e delle parole. Non è solo confusione linguistica di monologhi tra ciechi e sordi: è paradossale sintomo di incomunicabilità  e proprio in mezzo al ridondante frastuono della società delle comunicazioni.
Guardandomi bene dalla nebbia che avvolge l’indecente vergognoso quotidiano spettacolo dei vaniloqui politici (grazie al cielo, con qualche eccezione che ci apre alla speranza), mi limito a citare alcuni (chiamiamoli così) effetti acustici come emozione, sentimento, empatia ridotti a incongruenti suoni articolati, bellamente intercambiabili.

domenica 27 ottobre 2019

Don Antonio Balletto e don Lorenzo Milani: un dialogo a distanza.

Post di Martina Isoleri, docente di lettere, autrice del libro Don Antonio Balletto e la sua biblioteca (qui), già intervenuta su questo blog qui.
Fotografie di Marinella Azzoni, pittrice e fotografa (qui).

Fotografia di Marinella Azzoni
 “C’è chi semina e chi raccoglie”.
Inizia così uno dei tanti “schemi di lavoro” – se così vogliamo definirli – di Don Antonio Balletto.
Accanto ai quasi 20 mila volumi presenti in biblioteca ci sono infatti numerosissimi appunti con i quali Don Antonio preparava le sue lezioni.
Uno di questi, diviso in due parti, mette in contatto il sacerdote genovese con un altro “collega” d’eccezione: Don Lorenzo Milani¹.
Don Milani non ha bisogno di molte presentazioni. La sua vita, il suo impegno politico, sociale ed educativo possono essere riassunti in quell’I CARE ancora oggi affisso alle pareti della scuola di Barbiana. Don Balletto sceglie di raccontarne sia gli aspetti culturali e i rapporti con il mondo socio-politico sia quelli relativi al mondo religioso-spirituale, due realtà che in entrambi i sacerdoti sono sinergicamente sintetizzabili in una frase: amore per l’uomo e per Dio.

martedì 22 ottobre 2019

Dalla canzone d'autore alla sociologia.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere dell'artista portoghese - tra architettura e illustrazione - Ana Aragão, con gentile autorizzazione (qui il sito). 

Ana Aragão, 
Strutture instabili
«Cambiare è per chiunque un’operazione faticosa e difficile, ma è anche un’attività necessaria per vivere ed evolversi. Ogni gruppo sociale, così come ogni individuo, ha bisogno di una certa stabilità e continuità, così come ha bisogno di innovazione e conflitto. Sia la stabilità che l’innovazione, comun - que, non si presentano mai allo stato puro, ma sempre secondo certe mesco - lanze di elementi opposti che si collocano in un punto variabile all’interno di un campo di tensione» (S. Tabboni, Lo straniero e l’altro, Liguori, Napoli 2006).

«L’incontro rav - vicinato (postcoloniale) con le diverse culture ci ha reso accorti sia delle ferite inferte dalla colonizzazione sia delle conseguenze disastrose della decolonizza - zione»: ci siamo resi conto che una “dialettica spaventosa” può sortire da una «riflessività fuori controllo» (Habermas),

“Abbiamo tolto la 'd' a Dio ed è diventato Io”: così si è espresso in un’intervista il cantante Dario Brunori.
Con la sua aria ironica, ha colpito nel segno, dando conto dell’onnipotenza posticcia che oggi circola nella società, causata prevalentemente dal successo della tecnica.
Lo stesso cantante ha raggiunto la fama con un album nel quale canta la paura, briglia di ciascuno di noi come di tutta la società, provocazione di un comportamento sconsiderato e disumano. (1)

giovedì 17 ottobre 2019

L’arte di ascoltare (e di tacere).

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Fabio Inverni (qui il sito).

Il primo passo per vivere bene
è saper bene ascoltare¹.

Fabio Inverni, 
Furto d'artista
(Ragazza con l'orecchino di Jan Vermeer)
La natura ci ha fornito “un paio di orecchie, ma una lingua soltanto, per costringerci ad ascoltare di più e a parlare di meno”². L’affermazione di Plutarco (46 d.C. – 127 d.C.), contenuta nel trattatello dal titolo L’arte di ascoltare (e di tacere), stabilisce subito una stretta relazione tra la facoltà di ascoltare e la capacità di tacere, ponendo la seconda come presupposto della prima.
Non mi soffermo sui molti aspetti, anche godibilissimi, di questo piccolo manuale rivolto ai giovani - e non solo - perché siano educati all’ascolto della sapienza filosofica. Vorrei soltanto individuare alcuni motivi per cui la disposizione a tacere viene considerata un’arte e viene posta alla base dell’ascoltare.

sabato 12 ottobre 2019

Ironia, satira o sarcasmo?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle opere di Fabio Magnasciutti (qui il link del sito).


 “Numquid redditur pro bono malum? 
Si potrà forse ripagare il bene con il male?”
(Geremia 18,20).

Fabio Magnasciutti
In questi nostri tempi “di magnifiche sorti e progressive”  mi pare che tutti noi si viva in un labirinto di confusioni linguistiche, con le conseguenti falsificazioni e fraintendimenti. Parole quali ironia satira sarcasmo vengono usate non sempre a proposito, assumono significati polivalenti e perdono la loro originale identità: confusione non solo linguistica tra termini disinvoltamente formulati, coniugati e piegati a cavalcare i  più svariati atteggiamenti.
Amo l’ironia, mi piace la satira perché le associo ad emozioni e sentimenti che condivido: misura limite pudore amore indulgenza tenerezza sincerità rimprovero pianto pietas, velata collera di melanconia.
Aborro il sarcasmo che associo alla farsa aggressiva, l’irrisione arrogante, superba derisione, immodesta sfrenatezza e tragicomico narcisistico delirio d’onnipotenza.

domenica 6 ottobre 2019

Allarme pianeta. Salvare il mondo prima di cena.

Post di Rosario Grillo.

Il globo terrestre
L’attuale pontefice ne ha fatto tema della sua enciclica Laudato sii.
La Terra è in pericolo! Da ogni parte sale l’imperativo: salviamo il pianeta!

Premessa.
L’incarnazione ci dice, tra le altre cose, di cessare la separazione tra corpo e spirito. Ne parliamo - forse ne dobbiamo tenere conto, nelle argomentazioni relative all’ambiente.

Lo shock.
Sono stato scosso dalla lettura di una recensione del libro di S. Foer, che ci riporta ai momenti salienti, “magici”, nei quali si catalizza un consenso, inteso come convergenza di sentimenti volontà ed azioni, sulle scelte comportamentali decisive, da definire rivoluzionarie.
Così è stato, per portare un esempio chiarificatore, per il consenso sul divieto del fumo nei locali pubblici.
Bisogna appunto risalire alla forza di tenuta e di coesione che aveva avuto il piacere del fumo (1), per saggiare la qualità rivoluzionaria. Così comprendere, con opportuna indagine storica, la discendenza dalla inclinazione consumistica, che non aveva solo un movente individuale, ma una più vasta aggregazione di fattori predisponenti.

giovedì 3 ottobre 2019

La complessa figura di San Francesco.

Nikolaj Konstantinovič Rerich
(pittore russo vissuto tra il 1874 e il 1947), 
San Francesco 
(1932).





In occasione del 4 ottobre 2019, festa di San Francesco, riproponiamo alcuni post, pubblicati in questi anni, ponendo sotto il link dell'articolo una breve didascalia.

❋❋❋❋❋❋❋❋

✴️ Post di Rosario Grillo: Francesco, povertà e dialogo ecumenico.
Oriente ed Occidente in chiave teologica ed ecumenica, nelle figure di San Francesco e papa Francesco.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroSan Francesco di Padre Balducci.
Una rilettura di San Francesco tra istituzione e rinnovamento evangelico.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroUmanesimo francescano ed ecologia.
Il rapporto di San Francesco con la natura si innesta in una visione dell’uomo e della convivenza sociale responsabile che permette di ripensare – in modo non settoriale - l’odierno “problema ecologico”.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroJ. M. Bergoglio e la scelta del nome Francesco. 
La scelta del nome Francesco, da parte di Jorge Mario Bergoglio, è il primo manifesto programmatico.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroLa pazzia di Don Chisciotte e di San Francesco. 
Sulla scorta del saggio di José Antonio Merino vengono presentati due modelli esistenziali affini, per certi versi, e opposti, per altri: Don Chisciotte e San Francesco, due pazzi di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai.

✴️ Post di Gian Maria ZavattaroItinerari francescani... e non solo. Tempo di vacanza. 
Le nostre vacanze...

✴️ Post di Rossana RolandoSan Francesco di Nietzsche e di Giotto. 
San Francesco nella descrizione di Nietzsche e negli affreschi della Basilica superiore di Assisi, con riferimento particolare a “La predica agli uccelli”.