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sabato 15 febbraio 2020

Non esiste gioco senza perdita, Massimo Recalcati.

Post di Rossana Rolando.

Massimo Recalcati,  
Le nuove melanconie
Leggo il capitolo di Recalcati Non esiste gioco senza perdita, contenuto nel suo ultimo libro Le nuove melanconie¹ sotto l’influsso di una doppia suggestione: da una parte, come insegnante, l’esperienza di alunni che vorrebbero ritirarsi dalla scuola, non per fare qualcos’altro, ma per rimanere a casa, spaventati dalla fatica della vita scolastica e dal complicato intreccio delle relazioni; dall’altra parte, come semplice osservatrice, il fenomeno nato in Giappone e diffusosi altrove - anche in Italia - dei cosiddetti hikikomori², giovani che si chiudono in una stanza e si autoescludono dal mondo, rifugiandosi nella dimensione virtuale.
Naturalmente nessuno è immune dalla tentazione di fuggire l’esistenza, soprattutto quando essa si presenta - per le più svariate ragioni, soggettive ed oggettive - come un peso difficile da portare. Ma quello che può rimanere un retropensiero nella vita adulta, finisce invece per apparire come l’unica strada percorribile in alcune situazioni di fragilità adolescenziale.

Recalcati inizia la sua riflessione con un doppio racconto che mette bene in luce il desiderio di fuga.

sabato 8 febbraio 2020

Ogni generazione ha la sua resistenza.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Nicola Gobbi (inventore del logo delle sardine), per gentile autorizzazione.

Nicola Gobbi, 2019
Non è casuale la coincidenza dei risultati delle  elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria con la giornata della Shoah. Era il banco di prova  circa la consapevolezza degli italiani, uomini e donne di oggi, del rischio tremendo della democratura. Era il test sul non dimenticare, sul resistere all’assordante frastuono degli spargitori di virus (paura, odio, ostracismo degli “altri”), dei manipolatori della parola, ipnotizzatori di bassa lega che con mille astuzie seduttive e spettacolari colpi di mano vogliono trascinare noi italiani nella sedazione profonda continuata del non pensare. (1)
Domenica 26 gennaio nessun partito ha vinto. Semplicemente è rinata la speranza democratica, perché i giovani coralmente hanno deciso di assumere il compito al quale troppi di noi adulti ed anziani hanno abdicato: essere “testimoni-passatori” del resistere.

domenica 2 febbraio 2020

Bellezza, paesaggio, giustizia.

Post di Rosario Grillo.

“Oggi viviamo nell’illusione di essere liberi, ma non lo siamo affatto: vediamo infatti come la comunicazione, che si presenta come libertà, si rovescia in controllo. Comunicazione e trasparenza producono anche una costrizione al conformismo: oggi crediamo di non essere soggetti sottomessi ma liberi, crediamo di essere un progetto che si delinea in maniera sempre nuova, che si reinventa e si ottimizza”  (Byung-Chul Han, Elogio della distanza, Doppiozero).

Byung-Chul Han, 
La salvezza del bello
Se leghiamo la morale all’estetica, in qualche modo, introduciamo un quantum di oggettività nella soggettività.
Assumo l’ardire di questo enunciato supponendo il facile e comune prospetto soggettivo del bello, in quanto piace. Memore, però, del principio kantiano: “il bello è ciò che piace universalmente senza concetto”, debbo preoccuparmi di chiarire se e  in quale rapporto va riconosciuta universalità al bello, allontanando dalla volgare identità del bello con ciò che piace.
Nella società odierna c’è parecchia indulgenza verso il compiacimento e, sia pure prescindendo dalla discussa tesi sulla “morte dell’arte”, che deputerebbe in favore della non-arte, metto in rilievo, guidato da Byung Chul Han, la condiscendenza che il gusto attuale del bello ha verso la maneggevolezza, la levigatezza, il tatto, il touch. (1)
Lo scopo non può non essere la “captatio” del bisogno di consumo indotto da un mercato onnivoro. C’è di mezzo un totale cedimento al libero arbitrio.
Di questo si tratta, non di autentica libertà, anche se Byung parla di “libertà decaduta in conformismo” (2).
Nell’intervista presa in esame, la necessità propugnata della distanza  è un modo per rilevare una compenetrazione tra soggetto ed oggetto e una contemperanza di soggettivo ed oggettivo.
La società del benessere (3) scarta la negatività: un ricettacolo per creare distanza, una frattura che divide dall’abbraccio, visto che il motto dell’attuale arte, a leggere Byung, sarebbe “abbracciare l’osservatore”.  (4)

martedì 21 gennaio 2020

L'angelo di Auschwitz, Mala Zimetbaum.

Post di Rossana Rolando. 

Illustrazione di Paola Momenté
Mala è una giovane donna ebrea di origine polacca.
Vive ad Anversa, in Belgio, dove la famiglia è emigrata, in cerca di un luogo sicuro.
E’ una ragazza colta, fiera, dotata di una naturale eleganza.
Ha imparato, col tempo, ad assestare i sogni sulla misura del quotidiano. Riesce a spremere, dal guscio duro del reale, stille sottili di felicità. Per questo è sempre sorridente.
Nel 1933 ha 15 anni. Buio fitto sta investendo l’Europa. Anche in Belgio si diffonde il morbo antisemita.
Viene fatta prigioniera nel 1942, dai nazisti occupanti, e finisce ad Auschwitz-Birkenau.
Blocco 11, matricola 19880.
Conosce il tedesco, il russo, il francese, un po’ di inglese, il fiammingo, il polacco e l’yiddish. Perciò viene utilizzata come interprete e portaordini.  Questo le permette di muoversi con una certa libertà. Dispone di cibo, di acqua, dei beni di prima necessità, quel tanto che basta per sottrarsi all’inedia “sub-umana” dei corpi sfiniti. Un privilegio che non corrompe il suo animo, non sbiadisce la sua umanità nella complicità informe della zona grigia in cui si confondono vittima e carnefice.

lunedì 13 gennaio 2020

Quaestio veritatis: valutazione e violenza.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Vignette di Rattigan (qui il sito), con gentile autorizzazione.

Rattigan, 
 Valutazione scuola 
(ironico riferimento al bonus premiale)
Premessa.  Credo che tutti possiamo essere d’accordo sul principio che il tempo-spazio scuola, se vuole produrre cultura ed umanità, non debba essere mortificante ma liberante e che lo studio, pur esigendo fatica e rigore, non debba essere angosciante. Credo inoltre che tutti possiamo assentire che ciò è possibile solo sulla base dell’impegno quotidiano di ogni singolo docente, purché deontologicamente competente e gratificato da un dignitoso riconoscimento economico e sociale.
I trascorsi ultimi mesi - nell’andirivieni di almeno tre improvvisati ministri all’Istruzione scelti con l’ottica della spartizione partitica dei cymbalis bene sonantibus e non certo nella logica della comprovata riconosciuta capacità - hanno comunque riproposto in primo piano “il problema scuola”, ovvero la consapevolezza delle mille emergenze omissioni contraddizioni che affliggono il delicato determinante compito educativo degli insegnanti. Non intendo entrare nel merito della querelle politica. Preferisco limitarmi - non a caso in questo mese dedicato agli scrutini intermedi - a sottolineare un aspetto della competenza richiesta ai docenti che da solo meriterebbe l’ammirazione tangibile di chi pretende di governare e legiferare.

martedì 7 gennaio 2020

I corpi, le piazze, la rete.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle vignette di Mauro Biani (con gentile autorizzazione).

“Nei linguaggi naturali tutte le voci del mondo chiedono la parola”
(Il bibliotecario di Leibniz).

Mauro Biani, 2019
Dei corpi, la politica moderna si è occupata seguendo la logica della biopolitica, ovvero togliendo gli ideali ed incrementando l’azione oggettiva ed oggettivante, per ridurre l’uomo a “nuda vita”.
L’analisi di Giorgio Agamben smossa dagli studi di Foucault, ha spostato l’inizio della biopolitica sull’intero corso della storia moderna, guardandolo come incubatore inconsapevole del potere assoluto di vita e di morte che nella gestione del potere totalitario è sottrazione di vita privata.
L’attenzione posta sul corpo sacer fa da battistrada, mentre diventa emblematico l’habeas corpus del 1215 in quanto, pur contemplando le libertà (particolari) concesse, le colloca su l’elemento corpo (nomen omen).
Più avanti, ma con il concorso della democrazia, che predica l’uguaglianza dei diritti introducendo il concetto di massa sociale (insieme di corpi), si estrinseca una politica concentrata a vigilare su tutto l’arco dell’esistenza del cittadino, dalla vita alla morte, fino a regolamentare ogni battito di vita di questi corpi. Compressi (o spostati nel retrobottega): individualità, sentimenti, differenze. (1)
La mia umile taglia non mi autorizza a sbilanciarmi nella valutazione se il “tempo di esercizio” della dottrina biopolitica sia di già esaurito.
Di certo, restringendo la visuale alla nostra ottica nazionale, abbiamo di recente osservato un passo falso del sovranismo nazionalista, che aveva messo in opera la capacità di manipolazione collegata alla biopolitica. Un sovranismo che ha pigiato i tasti funzionali alla sollecitazione del populismo: con la propaganda della paura, con lo sbandieramento della minaccia occupazionale e addirittura culturale.