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domenica 27 settembre 2020

Lezione di libertà.

Post di Rossana Rolando.

Scuola provenzale, Scala di Giacobbe, XV sec.

Apro le lezioni di filosofia, in quarta liceo classico, leggendo alcuni passi della prolusione predisposta da Pico della Mirandola, per il convegno dei dotti che egli avrebbe voluto convocare al fine di un confronto vero e schietto sulle diverse posizioni delle tradizioni religiose e culturali. E’ la famosa orazione De hominis dignitate.¹ La leggo sulla scorta del bellissimo saggio di Massimo Cacciari, dal titolo La mente inquieta² e ne sono profondamente coinvolta. 

Vorrei trasmettere, mentre presento il testo, una convinzione profonda: «“Classico” è ciò che ancora ha da venire»³, ciò in cui è possibile rinascere e dare forma all’avvenire. 

In questo tempo incerto di pandemia, in questo rientro difficile a scuola, soprattutto per i ragazzi che sentono fortissima la limitazione della libertà di fare - non potersi toccare, abbracciare, radunare…, - riflettere sulla libertà di essere, se davvero esiste una simile libertà, mi pare decisivo e salutare.

domenica 20 settembre 2020

Risposta ai negazionisti del coronavirus.

Post di Rosario Grillo

Ritratto di Ippocrate, studiolo di Federico da Montefeltro

La medicina ippocratica.
La cura del corpo, affetto da qualche morbo, è ascrivibile solo all’idoneità/efficacia della medicina prescritta? O vi rientrano anche componenti sociali? La domanda non è oziosa nemmeno meramente tecnica. Sollecita alla messa in luce delle implicazioni sociali delle malattie. Si può dimostrare, cioè, che la malattia non è un affare privato, legato solo allo stato di salute di un individuo, alla vulnerabilità del suo organismo e/o all’usura degli organi vitali. La biologia è strettamente connessa all’ambiente, intendendo questo sia come ambiente naturale sia come complesso sociale. Già nel corpus hyppocraticum (1) il “Trattato sulle arie, acque e luoghi” dava chiara descrizione dell’influenza  che “città, azione del sole e dei venti ...” esercitano sul mantenimento della salute e, in conseguenza, sul legame tra le malattie e le stagioni, tra le stesse e le diverse regioni della terra. Del resto, la dottrina sulla influenza del clima sul carattere e i costumi delle genti è diventata oggi patrimonio comune. Dal corpus partirono inoltre i primi impulsi a riconoscere l’importanza: della combinazione medico-paziente, del peso chiave della risposta del paziente nel procedere della cura. Fedele conferma ne dà il giuramento  ippocratico, propedeutico alla professione medica, dove si riassumono espressioni come: “giuro...di attenermi  ai principi di umanità e solidarietà  nonché a quelli civili di rispetto dell'autonomia della persona; di mettere le mie conoscenze a disposizione dei progresso della medicina, fondata sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita; […] di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’autorità competente in caso di pubblica calamità...” (2)

*********************

sabato 12 settembre 2020

Utopia e anti-utopia.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Carlo Stanga (qui il sito instagram).
 
L'importante è imparare a sperare.
(Ernst Bloch, Il principio speranza).
 
Carlo Stanga, Volare in libertà
Il destino delle parole “forti” è inesorabilmente legato al nostro amore per loro: noi le amiamo in base a ciò che davvero siamo ed esse ci pungolano a scegliere le nostre vite.
Così è per la parola “utopia”, coniata come si sa da T. Moro nel 1516. All’origine c’è la Repubblica di Platone: “uno stato che esiste solo a parole, perché non credo che esista in nessun luogo della terra. Non ha alcuna importanza che questo stato esista oggi o in futuro, in qualche luogo, perché l’uomo di cui parliamo svolgerà la sua attività politica solo  in questo e in nessun altro”. Utopia (a-topos, ou-topos, eu-topos): essere che non c’è, realtà che non è in alcun dove, terra promessa che non sarà mai posseduta, luogo impossibile chiamato a dar senso e ad animare il mondo.
L’utopia è per l’esistenza della società, dice Ricoeur, ciò che l'invenzione è per la conoscenza scientifica: progetto immaginario di un altro tipo di società, ricerca di un modo alternativo di pensare ed essere, capacità di trascendere il presente ed anticipare il futuro. Non è  fantasia erratica, fiume senz’acqua, eccentrica schizofrenia, ma promessa di una verità nuova ”anticipata e pregustata in fantasia”.

domenica 6 settembre 2020

Ritorno della scuola. Sarebbe stato diverso.

Post di Rossana Rolando
Immagini di Andrea Ucini (qui il sito).


“Io amai in lei qualcosa di più che il professore”
(Lettera di Cesare Pavese ad Augusto Monti, agosto 1926)¹.

Andrea Ucini
Sarebbe stato diverso parlare di ritorno della scuola anziché di semplice ritorno a scuola. La preposizione “della” avrebbe cambiato tutto il significato: non soltanto ritorno “a” scuola in presenza – che è una delle condizioni per poter davvero in-segnare, nel senso di imprimere segni – ma ritorno “della” scuola al centro dell’agenda politica e sociale, in quanto obiettivo prioritario per la costruzione del futuro di ciascuno e di tutti.
Non è così nella prospettiva politica, ma soprattutto - mi sembra di capire - nel sentire di molta parte della società.

✴️ Negli ultimi giorni di agosto si è scatenata, su twitter (e non solo), un’ondata d’odio nei confronti degli insegnanti descritti come nullafacenti: «solo cinque ore al giorno, gite gratis, 7 mesi di “lavoro”, 3 mesi di vacanza estiva, in ferie da febbraio 2020, con lo scoppio della pandemia e lo stipendio garantito…». Sono solo alcune delle invettive rimbalzate in rete.
Andrea Ucini
Non ho intenzione di confutare la falsità di queste affermazioni, molto lontane dalla realtà della maggior parte degli insegnanti, frutto di luoghi comuni estranei al mondo della didattica odierna, tanto più in questo difficile periodo inaugurato dal coronavirus con la scuola a distanza. Non è su questo tipo di accuse che vorrei soffermare l’attenzione. Piuttosto mi concentrerei sull’idea di insegnante e di scuola che si cela dietro queste dichiarazioni e che coinvolge anche chi non si esprime in questo modo: tutta quella parte di società che vuole docenti sempre in aula, sempre coinvolti in attività con gli studenti, intrattenitori cui è affidato il ruolo di sostegno alle famiglie, funzionari di un sistema economico, fondato sul successo che la scuola deve sempre garantire ecc… Questo si vuole dalla scuola, questo si chiede agli insegnanti.

lunedì 31 agosto 2020

Divertissement, fuga dai problemi.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Ale Giorgini (qui il sito instagram

Ale Giorgini, #danza #dolcevita
B. Pascal: “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno risolto, per essere felici, di non pensarci”(Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, To,1967, 348 pag. 150).
S.Weil: “La capacità di  prestare attenzione  a uno sventurato è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un miracolo. Soltanto chi è capace di attenzione è capace di questo sguardo.  E’ quindi vero, sebbene paradossale, che una versione latina, un problema di geometria, anche se sbagliati, purché si sia dedicato ad essi lo sforzo adeguato, possono in un giorno lontano renderci meglio capaci di portare a uno sventurato l’aiuto che può salvarlo nell’istante dell’estremo sconforto. Per un giovane capace di cogliere questa verità e abbastanza generoso per desiderare questo frutto più di ogni altro, gli studi saranno pienamente efficaci  dal punto di vista spirituale, anche al di fuori di ogni credenza religiosa. Gli studi scolastici sono come il campo che racchiude una perla: per averla, vale la pena di vendere tutti i propri beni, nessuno eccettuato, al fine di poter acquistare quel campo.” (Riflessioni sull’utilità degli studi scolastici al fine dell’amore di Dio, in  Attesa di Dio,  Rusconi, Mi,1991, pp.83-84).

Nel dilagare del covit a ferragosto l’Italia pare aver rimosso immagini e storie del primo semestre del 2020: mortali solitudini di tanti anziani, file di camion che trasportavano anonime bare, volti sguardi pianti disperati dei familiari, calvario degli intubati, costellazioni di persone e di famiglie costrette alla quarantena, speranze e progetti stroncati, donne e uomini (medici infermieri operatori sociosanitari volontari…) sfiniti ma capaci dell’ultima carezza al paziente sconosciuto, solo nel suo morire separato.

mercoledì 26 agosto 2020

Povertà ieri ed oggi.

Post di Rosario Grillo
Immagini e video di Stefano Nava (qui il sito).

Presente.
Stefano Nava, 
Pane
Siamo ad un bivio della storia.
Sembrerà esagerato, ma l’esame dell'insieme delle cause che hanno provocato l'attuale pandemia spinge a confermare la dichiarazione iniziale. Ad un bivio, due opzioni. O la conferma di un ordine, di una concatenazione, di un equilibrio di forze, tutti intonati alla competizione, inclinati al Merito, che non è mai neutrale, sottomessi al Mercato estremo, nel cui seno non circolano più beni o merci ma futures. O la via alternativa, improntata alla salvaguardia dei beni comuni, in difesa del Welfare, perorando lo svolgimento come democrazia sociale, via amministratrice delle risorse della Terra (perché viviamo in un sistema finito).
Le encicliche degli ultimi pontefici si sono soffermate sull’orizzonte della seconda via. Ancor di più vi ha insistito Papa Francesco, che nella Laudato sii, ha lucidamente esposto il nesso tra rispetto della natura e giustizia sociale. (1)
Bergoglio non è un neofita della causa. La sua attenzione al problema sociale è di vecchia data, maturato nel continente della sua formazione, America Latina, aduso al dramma sociale. ( 2)
Il succo della scelta chiama in causa l'anima di ogni fede  religiosa, se con essa intendiamo la cura dell’uomo, la Salvezza, rispettando il prospetto di un vero ecumenismo (da oikos); come tale, rinsaldando un percorso di fede che unisce e non divide.
Nello specifico del Cristianesimo, si scinde cristianità da cristianesimo; (3) discendente la prima da un'impronta teocratica/secolare, quindi compromessa nel lungo periodo del potere temporale della Chiesa romana. Fedele, il secondo, allo spirito genuino del messaggio evangelico proteso verso la liberazione dell’uomo. Coerentemente il Santo Padre ha esplicitamente evocato, nell’ultimo periodo, la pratica della comunione dei beni nella Chiesa primitiva. (3)

venerdì 21 agosto 2020

Continuare a nascere. Maria Zambrano.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Stefano Mancuso (qui il sito instagram).

Vivere umanamente è un'azione, 
e non un semplice lasciarsi andare nella vita 
e attraverso di essa 
(Maria Zambrano, Il sogno creatore).

Stefano Mancuso, 
La grazia
Ritorno su Maria Zambrano, la filosofa spagnola che attraversa il Novecento (1904 – 1991) e vive per 45 anni esule, dopo la guerra civile spagnola, a causa della sua opposizione al regime franchista. Una figura già per questo tratto biografico interessante, vicina da tale punto di vista - ma non solo - ad un’altra grande donna filosofa molte volte ripresa in questo blog che è Hannah Arendt. In particolare mi soffermo su un aspetto che rende affascinante la figura di Zambrano, vale a dire l’uso dell’immagine poetica.
La filosofia, già nel mondo greco, intende marcare le distanze dalla rappresentazione lirica. Il filosofo, infatti, cerca “ciò che è atemporale”, il poeta insegue “ciò che si intesse e si disfa nel tempo”¹. Così pensa Platone. Eppure, la poesia non abbandona mai Platone (l’uso dei simboli, delle immagini e dei miti e soprattutto la teorizzazione dell’amore che impregnerà di sé la poesia occidentale) ed egli finisce col salvarla ponendola al servizio della verità filosofica.²

sabato 15 agosto 2020

Solitudini di ferragosto.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini di Fabio Delvò, con gentile autorizzazione (qui il sito)
 
”Segui i desideri del tuo cuore e lo stupore dei tuoi occhi.
 Sappi, però, che per tutto Dio ti convocherà in giudizio.” (Qohelet)


Fabio Delvò, 
Solitudine
Siamo soli, cantava Vasco: è vero! La solitudine, con implicanze e costi assai diversi, riguarda ognuno di noi anche in questi giorni di ferragosto. Ma “solitudine” è parola equivoca e significa diverse e divergenti realtà:
✴️ a- Solitudine come dimensione asociale (isolamento, abbandono) oppure antisociale (dannazione, stigmatizzazione, emarginazione dei malati vecchi stranieri migranti nel binomio indissolubile solitudine-povertà).
✴️ b- Solitudine che rimanda alla storia personale e sofferenze psichiche di ciascuno,  fino a sconfinare nella patologia e/o in morbosi egocentrismi.
✴️ c- Solitudine legata all’identità irripetibile di ognuno di noi, segno di interiorità, mezzo  per trovare se stessi e andare oltre se stessi, polarità costruttiva della dimensione sociale, condizione di autentica relazione con l’altro (il tu) che non ha il suo punto di partenza nel monologo ma nel dialogo, nella fraternità, nell’apertura all’amore tanto che “un buon matrimonio è quello in cui ognuno dei coniugi affida all’altro il compito di vegliare sulla sua solitudine” (R.M. Rilke).
E’ a ferragosto che la solitudine si rivela in tutte le sue contraddizioni,  alla faccia del coronavirus a cui  ormai abbiamo fatto il callo, tanto che molti di noi - troppi - non ci fanno più caso.

martedì 11 agosto 2020

Storia della Chiesa. Un compendio.

Post di Rosario Grillo.

Guido De Ruggiero, 
Storia del liberalismo europeo
La Storia del liberalismo europeo di Guido De Ruggiero è nata negli anni del fascismo, come opera ricca di humus ricavato dalla lezione di Gobetti per un verso, dalla “religione della libertà “crociana per l’altro.
Un classico del liberalismo nella sua pianta ideale, poi a lungo trascurato, sostituto dagli innesti del pensiero di Nozick e di Rawls. Senza dubbio, in esso riconosciamo la linfa del liberalismo, arricchita del travaglio storico dell’età moderna.
Tempo fa vi avevo letto una considerazione molto dialettica sul pensiero della Restaurazione. De Ruggiero acutamente riconosceva l’impossibilità di riportare la storia indietro. Spesso i rivoluzionari (giacobini e altri) si erano serviti dell’accaduto per imporre le loro mutazioni. Cosicché, al dire di De Maistre, mai come allora (Rivoluzione francese) Dio aveva guidato la storia. Occorreva, perciò, che l’intervento arrivasse a compimento, per poter estirpare il paganesimo insito nelle monarchie nazionali moderne e restaurare “l’investitura divina” (1).
C’è uno strato di costituzionalismo medievale, rappresentativo di un patto tra Dio e popolo, che il cammino delle monarchie moderne violenta, demolisce, erodendolo lentamente, fino alla affermazione più esplicita del diritto sovrano nel giurisdizionalismo.
Ci deve indurre a celebrare il Medioevo? Non esattamente. In primo luogo, perché il Medioevo non è così monolitico, come si suol descrivere; tutt’altro, è pieno di chiaroscuri. (2)
Poi, distendendo la disamina piano piano, con calma e riflessione, vengono fuori parecchi centri d’interesse. Fra i primi, un’istanza spirituale, segnata da inquietudine, che a distanza  lega Gregorio Magno con Benedetto da Norcia, con la rinascita monastica e con rivoli di eresia.
In essa possiamo calare la controversa storia del papato, visto che, in certi pontefici, è forte e viva la tensione spirituale e di rinascita. (3)

giovedì 6 agosto 2020

Il pagliaccio e la filosofia.

Post di Rossana Rolando.
Immagini delle opere dell'artista Paolo Ventura (qui il sito)¹.

Paolo Ventura, Pagliacci 
(vedi nota 1).
In uno spot del canale Treccani viene presentata la situazione di un consiglio d’azienda presso il quale sopraggiunge un personaggio vestito da pagliaccio. Quand’egli comincia a parlare il suo linguaggio è così forbito da suscitare stupore ammirato nel direttore. Contemporaneamente il suo volto perde a poco a poco le sembianze del pagliaccio per assumere i tratti di un giovane uomo serio, affidabile ed autorevole. Lo spot gioca su un comune modo di interloquire, quando per esempio si dice “il tale è proprio un pagliaccio” e vuole indicare l’importanza della parola nel rapporto con gli altri e nella considerazione di chi ci ascolta.  Di primo acchito il video risulta molto efficace.
Un momento dopo però, non appena si comincia a riflettere, vien da pensare alla figura del pagliaccio nell’arte rappresentativa (pittura, scultura), nella musica, nel cinema, nella letteratura…, all’importanza attribuita alla clownterapia negli ospedali per l’infanzia… ed ecco che spunta la perplessità sull’uso della figura clownesca, come semplice richiamo dispregiativo ad una persona poco seria e per nulla credibile.

venerdì 31 luglio 2020

A. Leogrande, La frontiera: vedere e non vedere.

Post di Gian Maria Zavattaro
Illustrazioni di Stefano Bosis (qui il sito).

Alessandro Leogrande, La frontiera, 
Feltrinelli 2015
“È a voi che mi rivolgo, giovani di tutti i paesi. Poiché in voi è il potere più grande del mondo: l’avvenire. Siate intransigenti quando si tratta di amare. Non indietreggiate, non venite a compromessi. Ridete in faccia a coloro che vi parleranno di prudenza, di convenienza. E poi soprattutto, abbiate fede nella bontà degli uomini. In ogni cuore di uomo vi sono dei tesori inestinguibili d’amore: tocca a voi farli scaturire. Siate coscienti del dovere che vi tocca di creare del benessere per tutti gli uomini, vostri fratelli. Lottate a viso aperto. Accusate a voce alta. Non sopportate l’inganno attorno a voi. Vi ho preceduto. Vi aspetto”. (Messaggio di Raoul Follerau, fondatore della Giornata mondiale dei lebbrosi stampato da  tip. L. Parma, Bologna,1962). 

Ero adolescente allora, deciso a lasciarmi conquistare dal grido di Follerau, e nel corso degli anni tra il pullulare delle mie deplorevoli contraddizioni  ho cercato di lottare a viso aperto, accusare a voce alta, non sopportare l’inganno, scoprire in ognuno tesori inestinguibili d’amore, cosciente del diritto al benessere per tutti gli uomini, nostri fratelli.
Ho ritrovato l'analogo conturbante invito “Vi ho preceduto. Vi aspetto” in  La frontiera di Leogrande (1), il più travolgente  dei libri letti e riletti nei mesi sospesi. Libro che non dà adito all’ipocrisia e attraverso la voce dei migranti e le loro inenarrabili vicende presenta la realtà impietosa e contraddittoria della “frontiera”, la speranza-disperazione di chi tenta di cavalcare il mare e scavalcare i muri per fuggire dall’inferno.

domenica 26 luglio 2020

Post virus.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di M Gloria Pozzi, con gentile autorizzazione (qui il sito instagram).

M Goria Pozzi, Apriamo alla speranza 
e alla solidarietà
Si sta ripensando il lavoro del bricoleur: il suo lavoro di recupero accende il sogno di un’economia lenta, non più al passo del consumismo, ma frutto cooperativo di diverse artigianalità, orientabile, oltretutto, verso un abitare più sano, meno accentrato nelle città, più diffuso nei borghi.
Vorrei provare ad impiegarlo per un’operazione filosofica, rispettando le guide  proprie della filosofia: curiosità ed amore.
PERCHÉ BRICOLAGE?
Assumo la tecnica nella sua veste più immediata. Primo: raccolta del materiale, ridotto in pezzi o frammenti, dispersi qua e là. Secondo: valutazione, ideazione e ricomposizione, con intervento decisivo della immaginazione. Terzo: messa in opera.
I frammenti hanno a che vedere con postumi di tradizioni alterate, ora disfunzionali. Con radici problematiche, produttrici di soluzioni collocate nel tempo, via via decadute, rimaste però intatte nell’istanza. Con bolle del presente a carattere catastrofico, di dimensione globale. Con l’esigenza critica antitetica al riduzionismo e alla fagocitazione totalitaria.

domenica 19 luglio 2020

Storia di un amore. Martin Heidegger e Hannah Arendt.

Post di Rossana Rolando
Vignette di Emiliano Bruzzone (qui il sito) e disegni di Franz Kafka.

Emiliano Bruzzone, 
Martin Heidegger

L’amore tra Martin Heidegger ed Hannah Arendt ha inizio nel 1924, anno in cui ella frequenta le sue lezioni a Marburgo. La Arendt è una giovane tedesca ebrea, di 18 anni, una personalità intensa e brillante, molto bella. Heidegger ha 35 anni, è sposato con Elfride e padre di due figli. La sua carriera universitaria è iniziata come assistente di Edmund Husserl a Friburgo (1919) - città nella quale ha conosciuto anche Karl Jaspers, avviando con lui una  sofferta amicizia - per poi continuare a Marburgo (1923) e, in un secondo momento (1928), ritornare a Friburgo, come successore di Husserl.¹

Scrive Martin Heidegger a Hannah Arendt: 
“L’irrompere della presenza dell’altro nella nostra vita è qualcosa che nessun sentimento riesce a dominare” (1925).²
“Io non potrò mai averLa per me, ma Lei apparterrà d’ora in poi alla mia vita, ed essa ne trarrà nuova linfa” (1925).³

lunedì 13 luglio 2020

Scuola a distanza. Notazioni di un ex preside.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle vignette di Mauro Biani (con gentile autorizzazione).

Mauro Biani, 2020
(con il covid il 10% degli studenti
ha abbandonato la scuola)
Ho voluto attendere - perentorio     amorevole consiglio di mia moglie - il (definitivo?) tramonto della epidemia virale per  non incrementare controversie inutili. Ora mi è impossibile tacere quel che avrei voluto dire da tempo. Esco dal mio silenzio di pensionato, preside per 26 anni, amodé, ma sempre teso ad amare la scuola. Riflessioni dunque soggettive, opinabili, cestinabili.
Intanto mi è parsa pilatesca la modalità della serrata indiscriminata delle scuole. Immagino che i "sapientes et prudentes" del palazzo di v.le Trastevere conoscessero allarmanti fatti dati rischi da non diffondere. Oppure erano impreparati ad affrontare altrimenti un’emergenza improvvisa ed imprevista. Cerco di capire l’ostico realismo sotteso alla decisione: prevenzione, precauzione, tutela della sicurezza dei più giovani, rassicurazione contro l’irrazionale panico largamente diffuso dai media. Ma dal mio angusto osservatorio sacrificare la scuola è sembrato esagitato(1). Per decreto ministeriale si dichiara incompatibile la coesistenza tra salvaguardia della salute e luoghi di trasmissione dell’istruzione (anche se i cosiddetti esperti non sono unanimi). Soprattutto nella decisione di chi dirige la scuola ai suoi vertici mi ha lasciato perplesso lo strapotere totalizzante del pensiero “convergente” miope scontato: rinuncia a pensare con sguardo lungo, a promuovere tempestivamente, a sollecitare, a favorire in ogni scuola entro regole di piena sicurezza la ricerca di soluzioni fuori dai correnti schemi, fattibili risposte sino al momento impensate ed impensabili, a valutare  le migliori e più sicure, approvarle e diffonderle.

giovedì 9 luglio 2020

Alterità e cura nemiche della aggressività.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Marco Melgrati (qui il sito instagram).

Marco Melgrati, 
Affronta le tue paure
L’uomo riesce a sfuggire alla aggressività che lo abita?
Psicanalisi ed etologia hanno riconosciuto questa matrice che accomuna l’uomo agli animali.
Freud la esplorò in lungo e in largo, approntando ragioni clinico-analitiche e scrupoli umanistici. Si soffermò sul principio di piacere, che porta il bambino a superare il trauma della nascita relazionandosi con la mamma (1).
È già la presenza dell’Altro! Che apre l’orizzonte  della soggettività e mette in comunicazione con un universo, che andrà allargandosi fino alla società.
Non ho intenzione però di esporre minutamente le fasi del quadro psicanalitico; descrivo così con stretta sintesi il ruolo del padre che investe il Super-Io, al quale è demandato il compito della normazione etico sociale.
Evidentemente non tutto trova equilibrio e soluzione nello sviluppo della personalità, considerate le tracce della morbosità, delle nevrosi e delle défaillance.
Freud, fedele al metodo scientifico, procede per via empirica.
Vado ad aggiungere il contributo della antropologia culturale, che mette a disposizione il vasto retaggio di riti e tradizioni, di miti e religioni. Da esso si evince il contorto filo di sviluppo dell’umanità, attraverso le sue guerre, i cerchi concentrici di comunità via via allargate, i suoi elaborati culturali.

domenica 5 luglio 2020

Socrate e l'invenzione della coscienza.

Post di Rossana Rolando

Walter Crane (1845-1915), 
Socrate decide di bere la cicuta
Maschere e volti.
Tra i “materiali” che hanno dato l’incipit agli esami di stato 2020 torna alla mia mente questa citazione molto nota e particolarmente suggestiva di Luigi Pirandello: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”.  
Il significato è presto intuibile. La maschera rimanda all’esteriorità, il volto richiama l’interiorità, quale identità autentica che solo pochi sanno preservare, conciliando l’apparire con l’essere.
Tuttavia, ciò che è immediatamente ovvio si complica non appena si pretenda di scavare un poco oltre la superficie.
Infatti, che cosa significa essere autentici? E ancora, chi afferma di voler essere se stesso/a che cosa intende veramente? E infine, quando si è se stessi?
Il rischio di identificare l’autenticità con l’immediata e impudica spontaneità che mette in piazza ed esteriorizza tutto, senza maschere e mediazioni, è fin troppo evidente.

mercoledì 1 luglio 2020

Il rimaneggiamento delle persone.

Post di Gian Maria Zavattaro
Illustrazioni di Angelo Ruta (qui il sito).

Angelo Ruta, 
serie Aria
“Numerosi credenti appartenenti a diverse confessioni cristiane, a Milano, si sono messi a riflettere “in questo tempo sospeso e difficile, con l’interiore convincimento che in esso ci sia non solo fatica e sofferenza, ma anche dell’oro, pur nella consapevolezza che bisogna scavare per trovarlo”; ed ha redatto un vero e proprio programma d’azione e di cambiamento, che va dalla povertà al lavoro, dai migranti alla sanità, dall’ambiente all’Europa, spiegando che non si tratta di ricominciare da dove l’epidemia ci aveva interrotto, ma di “rinascere”, facendo una lettura “apocalittica”, cioè di svelamento, della condizione infausta ed errata in cui abbiamo vissuto fin qui. Lo si può fare approfittando del fatto  che il Covid-19, non “il grande livellatore”, ma “il grande rivelatore”, ha fatto cadere la maschera sugli aspetti patologici del nostro modo di vita” (da L’ORO DEL TEMPO, Newsletter n. 2012 del 18.6.20,qui).

E’difficile capire in questa fase apparentemente recessiva se l’interludio del coronavirus abbia trasformato o almeno inquietato tutti noi. Forse sì, forse no, chi più, chi meno, chi in peggio.

giovedì 25 giugno 2020

Sull'infanzia. Benjamin e la radio.

Post di Rosario Grillo.
 
Walter Benjamin, 
Racconti radiofonici per ragazzi
Molti vedono analogie tra l’infanzia e la vecchiaia e forse le potremmo compendiare in questo criterio: ciò che i bambini vedono con (nella) meraviglia, gli anziani evocano con (come) saggezza.
Ricreo l’effetto per scrivere del modo in cui W. Benjamin, che pure non arrivò a gustare la vecchiaia (1), rivisse il tempo dell’infanzia e ne trasse argomento per descrivere insieme: 1- le proprietà della prorompente tecnica; 2- la comunicazione rivolta agli adolescenti; 3- le proprietà della pedagogia.
Aspetto insospettabile, conosciuta la difficoltà abituale della scrittura benjaminiana. Eppure, fu poliedrica la sua curiosità e voluta la sua attenzione all’universo infanzia. (2)
La mia idea è che rimane un “cantuccio d’infanzia permanente” nel Nostro; comunque lo si può leggere nel velo di una certa leggerezza, somigliante con l’eracliteo bambino che gioca.

✴️ La Radio.
Esplorando il primo aspetto, che fa da cornice alla tematica, è necessario soffermarsi sull’ambivalente significato che Benjamin attribuì alla tecnica.
Per una parte, essa tronca la libera fluidità del conoscere, che rimanda all’incantesimo (aura) e ad una sorta di magia, equivalente della creatività.
Sono, in questo senso, da considerare le sue riflessioni sulla riproducibilità nell’era della tecnica e le osservazioni sulla narrazione (3).
Per l’altra, c’è un’urgenza - potremmo chiamarla impeto di realtà - che consiglia di maneggiare a fin di bene la tecnica e gli strumenti affini (4).

venerdì 19 giugno 2020

Dedicato ai pensionati vecchi e nuovi.

Post di Rossana Rolando
Illustrazioni di Alessandro Gottardo (Shout).

Alessandro Gottardo (Shout), 
Valigia
Provare a scrivere qualche riflessione sul pensionamento di persone che per lunghi anni hanno accompagnato le mie giornate lavorative, come compagni e compagne di strada, a cui mi sono nel tempo affezionata, non è semplice.
Soprattutto se tende ad uscire dal politically correct, che considera la pensione come la terra promessa da tutti agognata.
Certo vedo i miei colleghi, futuri pensionati, felici per questa tappa raggiunta, vissuta con un misto di celata malinconia - per chi ha più amato il proprio lavoro - e di manifesta soddisfazione, direi anzi liberazione.
Perché allora mi assale questo senso - sottile, pervasivo - di tristezza?
Forse proietto su di loro sentimenti che sono solo miei. Rileggo la pagina di Simone de Beauvoir, tratta dal romanzo L’età della discrezione. Parla proprio di un’insegnante:

lunedì 15 giugno 2020

Interrogativi sull'amicizia digitale.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle illustrazioni dell'artista Pawel Kuczynski (con gentile autorizzazione). 

Pawel Kuczynski, 
Caffè mattutino con zucchero
Il tuo amico è malato. Ciascuno di noi ha un amico ammalato o si sente amico di tanti ammalati della nostra Nazione. E’ questo un tempo prezioso per imparare – ricordiamocelo dopo, quando sarà tutto finito – a considerare l’importanza dell’amicizia nella nostra vita, a ringraziare gli amici per la loro presenza, a coltivare fiducia e amore nei loro confronti e, nondimeno, a imparare che, per mezzo della fede, siamo diventati tutti amici e fratelli nel Cristo. Ogni uomo è mio fratello, disse Paolo VI. Senza differenze, distinzioni, pregiudizi e discriminazioni (dalla omelia “Tre personaggi del Vangelo in tempo di Coronavirus: Lazzaro”  di don Francesco Cosentino, V domenica di Quaresima 29 marzo 2020). 

Nel giugno 2013 mia moglie ed io decidiamo di iniziare l’avventura di “Persona e Comunità”. Ci buttiamo in rete, scopriamo che per comunicare in modo interattivo su facebook ci vuole  la qualifica di “amici”. Così abbiamo iniziato a richiedere-dare la cosiddetta “amicizia”, parola per noi impegnativa, sentimento dal forte valore esistenziale di un’inesprimibile avventura, insieme inclusiva-esclusiva, di reciproche gratuità.

mercoledì 10 giugno 2020

Il ponte sullo stretto.

Post di Rosario Grillo
Fotografie di Rossana Rolando.

Cefalù, 2019
Parlare della terra che ci ha dato i natali sembra facile; non lo è perché fatalmente si è trascinati in un gorgo di luoghi comuni. Occorre riflessione e, meglio ancora, lunga digestione, per poter risalire a quel che conta veramente, che resta impresso nel sentimento durevole del Tempo.
Le difficoltà sono ancora maggiori per colui che si è allontanato da quella terra, spinto da esigenze superiori, anche se vi fa ritorno, per lo più annualmente. A causa della malinconia, in lui subentrano emozioni che restano attaccate al lato soggettivo; complicano così lo sguardo oggettivo. Agiscono in sovrappiù interferenze provenienti dalle nuove abitudini, frequentate in habitat diversi, insofferenze per certi retaggi, che pure fissano, molte volte, il lato tipico del costume, della gente, della tradizione.
Svincolarsi dalla posa sociologica non sempre è facile, vestire i panni del reporter non è alla portata di tutti, aprire il ricettacolo autentico dei sentimenti per intrecciare passato e presente costa fatica.

martedì 2 giugno 2020

L'ora senza voce. Bose.


Post e fotografie di Rossana Rolando.

Monastero di Bose, Cellole
Mio marito ed io siamo legati alla Comunità di Bose in modo discreto ma molto profondo. Da tanto tempo ci rechiamo nelle diverse sedi del Monastero: prima a Magnano poi, da parecchi anni a questa parte, a Cellole (ma anche, qualche volta, ad Assisi e ad Ostuni), in periodi liturgici forti: ci sentiamo amici di Bose, dell’esperienza spirituale che negli anni ha saputo esprimere, come polo di riferimento e di attrazione per molti. In queste ore la stima e l’affetto che ci uniscono alle  persone di entrambe le parti in causa e alla Comunità intera rimangono immutati, nel riserbo dei tanti aspetti che non conosciamo e sui quali è bene non entrare.
Qui propongo una lettura che ha suscitato in me - rispetto a questi giorni di sofferenza e trepidazione per le vicende della Comunità e del suo fondatore Enzo Bianchi - tutta una serie di risonanze interiori e che, forse, può avere un qualche valore anche per altri.

giovedì 28 maggio 2020

Perché lei è un uomo di speranza? Una nuova Pentecoste?

 Post di Gian Maria Zavattaro.

Jean Fouquet, Miniatura raffigurante 
la discesa dello Spirito Santo, 
Metropolitan Museum New York, XV sec.
“La situazione del mondo attuale è una situazione di travaglio e ad un travaglio si accompagna sempre la speranza. Noi contempliamo la presente situazione con un’immensa speranza cristiana e con un sentimento profondo di responsabilità per il tipo di mondo che uscirà dal travaglio di oggi. E’ questa l’ora della Chiesa: unita, essa deve offrire orientamenti cristiani al mondo nuovo che nasce” (patriarca Atenagora, in Avvenire 12.1.69,  cit. da  Leon Joseph Suenens, Lo Spirito Santo nostra speranza, una nuova Pentecoste? ed. Paoline, 1975, p. 10).

Una nuova Pentecoste?

PERCHÉ LEI È UN UOMO DI SPERANZA?
Perché credo
che Dio è nuovo ogni mattina,
che crea il mondo in questo preciso istante,
e non in un passato nebuloso, dimenticato.
Ciò mi obbliga ad essere pronto ogni istante all’incontro.
Poiché l’inatteso è la regola della Provvidenza.
Questo Dio “inatteso” ci salva
e ci libera da ogni determinismo
e sventa i foschi pronostici dei sociologi.
Questo Dio inatteso è un Dio
che ama i suoi figli, gli uomini.
È questa la sorgente della mia speranza. 
Sono un uomo di speranza non per ragioni umane 
o  per ottimismo naturale.
Ma semplicemente perché credo
che lo Spirito Santo è per sempre lo Spirito Creatore,
che dà ogni mattina, a chi lo accoglie,
una libertà nuova ed una provvista di gioia e di fiducia. 
Sono un uomo di speranza perché so
che la storia della Chiesa è una lunga storia,
tutta piena delle meraviglie dello Spirito Santo.
Pensate ai profeti ed ai santi,
che in ore cruciali sono stati strumenti prodigiosi di grazie,
ed hanno proiettato sulla via un fascio luminoso.
Credo alle sorprese dello Spirito Santo.
Giovanni XXIII ne fu una. 
Il Concilio pure.
Noi non ci aspettavamo né l’uno né l’altro.
Perché l’immaginazione di Dio
e il suo amore sarebbero oggi esauriti?
Sperare è un dovere, non un lusso.
Sperare non è sognare, al contrario:
è il mezzo per trasformare un sogno in realtà.
Felici coloro che osano sognare
e che sono disposti  a pagare il prezzo più alto
perché il sogno prenda corpo nella vita degli uomini.
Pentecoste 1974
in L. J. Suenens, Lo Spirito Santo nostra speranza - Una nuova Pentecoste?,o.c., pp. 11-12, Risposta del card. Suenens alla domanda del suo editore americano:"Perché lei è un uomo di speranza?"