La categoria del qualunquismo nella sua forma odierna.
Post di Gian Maria ZavattaroImmagini di Pia Valentinis (qui il sito).
“Mi gridano da Seir: Sentinella quanto resta
della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?
La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte;
se volete domandare, domandate, convertitevi, venite” (Isaia 21, 1-12). (1)
Sentinella, quanto resta della notte?
La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte;
se volete domandare, domandate, convertitevi, venite” (Isaia 21, 1-12). (1)
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Pia Valentinis, Mano |
Essere una persona qualunque è una bella cosa: nella sua irripetibile identità ognuno di noi è cittadino uguale agli altri in fatto di diritti-doveri e in quanto possiede la parola ed appartiene alla comunità nazionale ed umana (4). Come ogni persona qualunque non ho bisogno di distinguermi con il “lei non sa chi sono io”: so benissimo chi sono, persona che non “conta”, che si sente a casa propria con tutti, in specie con gli ultimi i penultimi i terz’ultimi i quart’ultimi e i quint’ultimi… e con coloro che sono con e per gli ultimi.
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Pia Valentinis, Storie di paura |
🌟 Siamo qualunquisti nella ridda di maschere che ognuno indossa e smette in un gioco senza fine, in un mondo dove si vive tranquillamente la convertibilità degli opposti (oggi proclamo una cosa e domani il contrario), dove la politica diventa il regno dello spettacolo e della seduzione di bassa lega e rischia di finire nel grottesco tragicomico.
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Pia Valentinis, Fumo |
🌟 Siamo qualunquisti quando ci asteniamo da ogni presa di posizione per avarizia spirituale, insensibilità cronica, incapacità di guardare al di là delle fittizie frontiere che chiudono ed accecano i nostri orizzonti.
🌟 Siamo qualunquisti quando scegliamo la “fuga dalla libertà” come adesione abitudinaria e volgare al frastuono delle parole: non le parole che denotano significati ed impegnano al cambiamento, ma quelle che sono solo rumore, fiumi di seduzione di imbonitori prezzolati e di guitti, parole tracotanti e grossolane, espressione di ottusa onnipotenza gregaria e di impudico infantilismo politico, degenerazione collettiva descritta e detestata da Platone (La Repubblica, libro VIII, 562-563).
🌟 Siamo qualunquisti quando ci condanniamo alla massima inibizione che è la soppressione del pensare, quando ci lasciamo irretire nella trappola di un’autorità apparentemente invisibile e anonima: nessuno ordina, ma tutti ci conformiamo all’autorità di invisibili “soggetti” (il cosiddetto senso comune, il conformismo in quel che si fa si pensa si sente si dice …) ed “oggetti” (mercato, guadagni, compulsione a consumare…).
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Pia Valentinis, Storie della giungla |
🌟 Siamo qualunquisti quando non ci ribelliamo al costo più doloroso, la perdita del senso della comunità e fraternità in un mondo egotista chiuso da muri e barriere, dove il volto dell’altro (lo straniero) viene espulso e non ci deve interpellare.
Eppure in ogni momento io tu noi, persone qualunque, possiamo non arrenderci alla notte e, pur sapendo che “se anche dovesse venire il mattino resterà pur sempre notte” (5), continuare “a domandare, a convertirci, a venire”(6) ognuno con la sua irripetibile identità e responsabilità (7). Se solo vogliamo, nessuno può riuscire a sradicare il bisogno di gridare da Seir le nostre speranze o piegarci ad una società disfatta sistematicamente per essere poi presa da poche mani.
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Pia Valentinis, Viaggio nel tempo |
Eppure ogni giorno possiamo portare a casa un seme di speranza che fiorirà, condividere qualcosa di noi con chi incontriamo, anche se accompagnati da grumi di dolore per le violenze e le ingiustizie che segnano i volti di tante persone vicine e lontane.
Se noi adulti non abbiamo saputo o potuto portare a compimento la realizzazione di una società più giusta e solidale, almeno alle nuove generazioni rendiamo queste nostre speranze e la coerenza di un insistente domandare.
🌟Note.
(1) cfr. G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia, 211-12). Commemorazione di G. Luzzati nell’anniversario della morte, Milano 18.5.1994, ed. S. Lorenzo, RE, 1994. Decisamente illuminante, ricco di stimoli, aperto a palpitanti considerazioni è il saggio di Barbara Spinelli, Ricordati che eri straniero, Qiqajon, ed. Comunità di Bose, 2005 (in part, il commento al versetto di Isaia Shomer ma-millailah”: la sentinella e l’uomo di campagna. Considerazioni patologiche su un versetto di Isaia”, pp.57-93). Si vedano inoltre la traduzione del versetto e le riflessioni di G. Ceronetti nelle due versioni (1981 e 1992) de Il libro del profeta Isaia, ed. Adelphi, Mi.
(2) cfr. Enciclopedia Dizionario di Italiano, vol.23, p.2465, ed. La Biblioteca di Repubblica.
(3) Per una prima disamina cfr. l’Enciclopedia sopra citata, vol.16 pp.741-42 e vol. 23 p. 2465.
(4) La nostra società dovrebbe essere luogo in cui si annuncia la speranza e si organizza "la cultura vera", “appartenere alla massa e possedere la parola" (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, LEF, 1967, p. 105). Appartenere alla massa significa essere fermento attivo di comunità e fare affiorare alla storia ogni cittadino, che si scopre soggetto ed autore della propria esistenza storica; possedere la parola significa possedere “il mezzo di espressione e la conoscenza delle cose”, ovvero pensare, che è l’espressione pregnante della nostra libertà personale.
(5) G. Ceronetti, o.c., ed, 1992, p115, citato da B. Spinelli, o.c., p. 63.
(6) ”Non importa sapere, quel che importa, quel che fa vivere, è che non perdiamo questa angelica trepidazione, il bisogno, la voglia di sapere a che punto sia o quando finirà la notte o cosa significhi la notte. La peggiore delle sciagure è che cessino il venire e il domandare”: G. Ceronetti, Il libro del profeta Isaia, o.c., p.405, citato da B. Spinelli, Ricordati che ero straniero, o.c. p.68.
(7) “Subito sentiamo che ragionando attorno a quel che resta della notte, è della condizione dell’uomo che si parla e si ragiona, e in modo speciale della sua condizione notturna. Si parla del buio del mondo…”: B. Spinelli, , o.c., pag. 62.
(8) Dai rapporti annuali Eurispes si ricava ad es. che il 20% degli adulti italiani non possiede i requisiti minimi per orientarsi nelle decisioni; il 41% fatica a decifrare uno scritto, anzi una scritta; metà della popolazione adulta non legge libri né giornali; il 66% è a rischio di ignoranza. In questo magma incerto e sfuggente non è facile sottrarsi al rischio di diventare uomini e donne senza un pensiero pensante e pensato, cioè qualunquisti, le nuove vittime sacrificali di questo tempo notturno.
(1) cfr. G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia, 211-12). Commemorazione di G. Luzzati nell’anniversario della morte, Milano 18.5.1994, ed. S. Lorenzo, RE, 1994. Decisamente illuminante, ricco di stimoli, aperto a palpitanti considerazioni è il saggio di Barbara Spinelli, Ricordati che eri straniero, Qiqajon, ed. Comunità di Bose, 2005 (in part, il commento al versetto di Isaia Shomer ma-millailah”: la sentinella e l’uomo di campagna. Considerazioni patologiche su un versetto di Isaia”, pp.57-93). Si vedano inoltre la traduzione del versetto e le riflessioni di G. Ceronetti nelle due versioni (1981 e 1992) de Il libro del profeta Isaia, ed. Adelphi, Mi.
(2) cfr. Enciclopedia Dizionario di Italiano, vol.23, p.2465, ed. La Biblioteca di Repubblica.
(3) Per una prima disamina cfr. l’Enciclopedia sopra citata, vol.16 pp.741-42 e vol. 23 p. 2465.
(4) La nostra società dovrebbe essere luogo in cui si annuncia la speranza e si organizza "la cultura vera", “appartenere alla massa e possedere la parola" (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, LEF, 1967, p. 105). Appartenere alla massa significa essere fermento attivo di comunità e fare affiorare alla storia ogni cittadino, che si scopre soggetto ed autore della propria esistenza storica; possedere la parola significa possedere “il mezzo di espressione e la conoscenza delle cose”, ovvero pensare, che è l’espressione pregnante della nostra libertà personale.
(5) G. Ceronetti, o.c., ed, 1992, p115, citato da B. Spinelli, o.c., p. 63.
(6) ”Non importa sapere, quel che importa, quel che fa vivere, è che non perdiamo questa angelica trepidazione, il bisogno, la voglia di sapere a che punto sia o quando finirà la notte o cosa significhi la notte. La peggiore delle sciagure è che cessino il venire e il domandare”: G. Ceronetti, Il libro del profeta Isaia, o.c., p.405, citato da B. Spinelli, Ricordati che ero straniero, o.c. p.68.
(7) “Subito sentiamo che ragionando attorno a quel che resta della notte, è della condizione dell’uomo che si parla e si ragiona, e in modo speciale della sua condizione notturna. Si parla del buio del mondo…”: B. Spinelli, , o.c., pag. 62.
(8) Dai rapporti annuali Eurispes si ricava ad es. che il 20% degli adulti italiani non possiede i requisiti minimi per orientarsi nelle decisioni; il 41% fatica a decifrare uno scritto, anzi una scritta; metà della popolazione adulta non legge libri né giornali; il 66% è a rischio di ignoranza. In questo magma incerto e sfuggente non è facile sottrarsi al rischio di diventare uomini e donne senza un pensiero pensante e pensato, cioè qualunquisti, le nuove vittime sacrificali di questo tempo notturno.
Buongiorno.
RispondiEliminaArticolo molto interessante.
Grazie, gent.le Giovanna. Buona giornata anche a Lei.
EliminaBisogna vegliare, qualcuno deve vegliare (Kafca)
RispondiEliminaKafka,scusate!
RispondiEliminaCome ha ragione Kafka! Ci sto.
EliminaLeggo, mi incanto,rimugino...a dopo🧐
RispondiEliminaMolto interessante. Coglie il presente storico ondivago, liquido, accogliente-respingente
RispondiEliminaBene coglie a mio avviso, gent.le Rosalbino, l’ambivalenza equivoca del nostro tempo: tempo di sudditanza, di manipolazione parolaia, del pensiero convergente che tutti perde nel magma di un presente del tutto contrario al vero cambiamento; nel contempo tuttavia tempo che si dispone e registra, in modo ora latente ora manifesto, il pensiero divergente, creativo, critico, innovativo, la sua vocazione più profonda, che è l’essere a servizio delle persone ma mai servi di nessuno, poggiante sull’etica della responsabilità e della promessa, che intravede nuove reali vie ed opportunità, che scuote la comunità sonnolenta, che denuncia l'esilio della cultura e l’ oblio del pensiero.
EliminaRiprendo il commento per esprimere il mio grazie all’amico Gian Maria, che con tempestività ha letto la tristezza dei tempi nel “qualunquismo “ di molti. Parte da lontano, giustamente, dai fondamenti biblici, per farci capire che uomo è uomo da sempre e per sempre. Nel qualunquismo si adagia il quietismo, che, in tal caso, non è amor di pace, ma la fuga da ogni presa di posizione, dalla dichiarazione di fede, dall’assumere il nome. E, senza farla lunga, arrivo a quella “brutta stagione” che fu il nostro ben segnato “ qualunquismo storico”, subito dopo la guerra, per evitare di sconfessare il Fascismo con le sue responsabilità. Si sceglieva allora il “grigiore”, o l’incolore, per paura di scaldare “la fede nella libertà e nella democrazia. Esse richiedono una scelta, che molti evitano di fare per cercare “una protezione” nel “tempo delle scelte chiare”. La scelta, in sostanza, è solo una : rispondere all’Umanita’!
RispondiEliminaCaro Rosario, come sempre, puntualizzi l’essenziale: si tratta di avere , “nel tempo delle scelte chiare”, il coraggio di essere “uomo da sempre e per sempre”, di “rispondere all’Umanità”: il coraggio - privo di “protezione” ed antitetico a “il grigiore o l’ incolore” - della “presa di posizione”, della “dichiarazione di fede” (“la fede nella libertà e nella democrazia”), “dell’assumere il nome”. Bene rimuginasti per tutti coloro che ci leggono.
EliminaAbbiamo bisogno di allineare i nostri pianeti interiori: cuore, mente e pulsioni. E' un lavoro difficile, ma ineludibile e necessario se vogliamo restare umani. Grazie, Gian Maria.
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