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venerdì 28 dicembre 2018

Per una nuova rinascita sociale.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini dei dipinti di Giuliano Giuggioli, per gentile autorizzazione (qui la pagina facebook). Il pittore è in mostra ad Albenga fino al 13 gennaio 2019, presso Palazzo Oddo: un ringraziamento particolare a Francesca Bogliolo - curatrice della mostra - che ci ha permesso di conoscere l'artista.

Giuliano Giuggioli, 
Dobbiamo proteggere i nostri sogni. Il sorvegliante
“L'azione politica, quale si concepisce oggi, è viziata nel suo più profondo modo d'essere. I suoi fini sono limitati: la conquista del potere e la conservazione o la riforma delle istituzioni. Ora l'azione politica di oggi è divenuta, quasi insensibilmente, totalitaria nelle sue esigenze” (E. Mounier. Rivoluzione personalista e comunitaria, Ed. Comunità, Milano 1955, pp. 343 s.).

Ottantasei anni fa, nell’ottobre 1932, il giovane Emmanuel Mounier pubblicava il primo numero di “Esprit”, rivista oggi ancora ben presente nel panorama europeo, che soprattutto nel secondo dopoguerra  fu punto di riferimento per molti cattolici italiani. Mounier è stato anche voce ispiratrice del Vaticano II ed ancor oggi, nella sua inattualità,  offre spunti  formidabili di riflessione in questo “tempo di privazione”.

domenica 23 dicembre 2018

Auguri speciali di Natale.

Albenga, Albero di Natale, mare, spiaggia

Siamo stati indecisi sino all’ultimo se fare  o non fare gli auguri tipo:

Auguriamo   di cuore  un lieto  Natale
ed un Nuovo Anno  ricco di serenità e di bene
  
recita augurale che ogni anno rischia di diventare sempre più insulsa, frutto di una ritualità collettiva, tanto compulsiva quanto insensata; auguri seriali sbandierati ovunque, non genuflessi presso una mangiatoia accanto a sconosciuti viandanti e pastori, ma pressati (chi più  chi meno)  all’altare del consumismo e del mercato.

giovedì 20 dicembre 2018

Natale modesto, Giorgio Caproni.

Post di Rossana Rolando
Immagini dei dipinti di Lippo Memmi (1291-1356) e Simone Martini (1284-1344).

Simone Martini e Lippo Memmi,  
Annunciazione e due santi, particolare, 1333, 
Firenze, Uffizi
Quando Giorgio Caproni, nel suo Taccuino dello svagato, scrive le pagine di “Natale modesto”¹, il riferimento ad una poesia retorica e ampollosa viene posto in contrasto con l’asciuttezza di una parola “guerriera”, aspra, “ostile verso i sentimenti e verso le facili seduzioni dell’immagine e del ritmo”. E’ il giorno di Natale, il 25 dicembre 1960. 
E non è un caso. Per parlare del Natale è necessario questo linguaggio essenziale, scabro, teso. Lo dice un poeta che ha fatto dell’assenza di Dio la cifra della sua presenza. In Caproni convivono, infatti, due interdizioni: da una parte l’impossibilità di scovare il 'Deus absconditus' ”, dall’altra parte l’incapacità di “cancellarne il buco, il nome, il vuoto”². Nessuna delle due vie può essere percorsa e l’equilibrio che scaturisce da questa duplice impotenza è una ricerca esigente, che non si accontenta di scorciatoie e di acquietanti risposte.

domenica 16 dicembre 2018

Un discorso sul sacro a partire da Pasolini.

Post di Rosario Grillo.

Pier Paolo Pasolini
Pasolini, chi?
Sono più di quaranta gli anni che ci separano dalla morte di Pasolini.
Do per scontata la sua assunzione nell’Olimpo della letteratura d’autore, suffragandola con le poesie, con gli Scritti corsari, con i suoi film, con la suggestione dei suoi interventi pubblici, sempre attenti e mai convenzionali.
La sua scelta politica, che andava verso il comunismo, non fu, neanche essa, ossequiosa ai paradigmi del Partito. Nasceva, piuttosto, da un marxismo critico, attento al tema dello sfruttamento e del riscatto, coinvolgendo nel proletariato sia la classe lavoratrice delle fabbriche sia il mondo contadino, allargando, al contempo, la gamma del capitalismo.
La civiltà contadina, del resto, ha, per Pasolini, una  “purezzaquasi mitica, sulla scorta della vita vissuta nella sua adolescenza a Casarsa, borgo rurale (allora) del Friuli.
Il poco che filtra di lui, della sua testimonianza, se si eccettuano le conoscenze di quanti riescono ad intercettarlo a scuola, in virtù di piani di studio illuminati, evidenzia la natura polemica, le tirate contro il “costume televisivo e contro il “Palazzo, emblema del continuum democristiano.
Risaputa e variamente giudicata la vicenda che lo portò alla morte.

giovedì 13 dicembre 2018

Il tempo dell'attesa.

Post di Gian Maria Zavattaro
Fotografie d'autore di Tommaso Giulla, per gentile autorizzazione (qui la pagina facebook). I titoli sono fedeli all'ispirazione, ma liberamente adattati.

Tommaso Giulla, 
L'attesa
“Gli ultimi sono quelli che hanno creduto nell’attesa, nell’avvento, nella speranza, virtù dell’attesa. Hanno creduto che il tempo è tempo di speranza e che la vita è l’avvento del tempo definitivo, ultimo, del compimento finale.  Gli ultimi sono i poveri di Dio, gli spogliati per Dio, gli impotenti a salvarsi, che attendono Dio come Ultimo della loro attesa, che chiedono a Lui la salvezza, che aspettano Lui come salvezza” (Lino Prenna: in Lo spazio dell’anima domenica 2 dicembre, Agenda Famiglia Cristiana 2018). (1)

giovedì 6 dicembre 2018

Teologia() al femminile.

Post di Rosario Grillo

Luisa Muraro, 
Il Dio delle donne
Ho nascosto un piccolo tranello nel titolo, che vedremo di svelare in corso d’opera.
Ultimo della nidiata in una famiglia numerosa, con maggioranza femminile, ho avuto modo di frequentare a lungo l’universo femminile. La confessione è finalizzata a “pesare” la naturalezza della mia comprensione della “causa femminile”.
Evidentemente non così eccelsa da permettermi di intendere ed appoggiare la battaglia femminista nel “caldo ‘68”.
Il tema che sto per introdurre rimanda a questa causa, per vie diverse.
La denuncia è sempre uguale: il lungo dominio maschile, la lettura parziale del cammino storico, intonato al maschilismo ed intrecciato con le chiavi del Potere, quasi sempre in mano al genere maschile (1).
Il modo, però, e, aggiungo, il metodo, con inevitabili ripercussioni sull’obiettivo, sono diversi.
Dove si teorizzavano emancipazione e parificazione, ora si sceglie la differenza.

sabato 1 dicembre 2018

Può esserci arte senza bellezza? Vito Mancuso.

Post di Rossana Rolando.

Mostra Marina Abramovič, Firenze, 
Palazzo Strozzi, 
Fotografia di Alessandro Moggi

C’è una domanda fondamentale all’interno del breve e denso capitoletto dedicato da Vito Mancuso all’approfondimento sull’arte contemporanea, nel suo ultimo libro La via della bellezza (qui la mia recensione), ed è questa: “Perché l’arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza? Perché prevalgono così tanto la negazione, la storpiatura, la satira, la dissacrazione? Perché questo desiderio di abbruttire piuttosto che di abbellire?”¹
Questi interrogativi sottendono due questioni: la prima, relativa allo statuto dell’arte, mette in discussione la possibilità che si dia arte senza bellezza; la seconda,  conseguenza e radicalizzazione della prima, problematizza la stessa eventualità di poter oggi accedere all’esperienza del bello. Infatti, se l’arte è “il proprio tempo appreso con il sentire”, se è “il più acuto sensore”² di un determinato clima culturale, allora essa esprime nel modo più consapevole il malessere di un mondo disgregato e disarmonico, in cui la bellezza non può trovare spazio.

martedì 27 novembre 2018

Il dibattito odierno sul fascismo e noi.

Post di Gian Maria Zavattaro
Vignette di Stefano Rolli, vignettista presso il Secolo XIX, (per gentile autorizzazione).

Stefano Rolli

“Dobbiamo stare attenti […] L’‘Ur-Fascismo’ o ‘il fascismo eterno’ è ancora intorno a noi [...] può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo” (Umberto Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Mi, 2018, pp.49-50).

“Chi siano i fascisti oggi è una cosa che non ha bisogno di me per essere evidente. Chi mette muri, chi limita la solidarietà ai suoi, chi mette gli uni contro gli altri per controllare entrambi, chi limita le libertà civili, chi nega il diritto alla migrazione con l’arma della legge e l’alibi della responsabilità, questi sono i fascisti oggi.  Il problema è stabilire chi non è in parte coinvolto nella legittimazione del fascismo come metodo, cioè quanto fascismo c’è in quelli che si credono antifascisti” (Michela Murgia, Istruzioni per diventare fascisti-fascista è chi il fascista fa, Einaudi, 2018 p. 95).

Stefano Rolli
Sabato scorso erano in programma su questo blog alcune riflessioni concernenti il dibattito attuale sul ‘fascismo’. Poi ci è capitato di leggere su La Repubblica del 24.11.18 l’articolo La Costituzione e il fantasma del fascismo di G. Zagrebelsky  e di seguire il conseguente dibattito. Pubblico oggi le mie riflessioni - lo sguardo rivolto ai due testi in epigrafe citati - sull’epiteto ‘fascista’. Per chi sa leggere (intus-legere) anche solo un po’ dentro se stesso e conosce la storia degli ultimi cento anni, “fascista” è parola “nuda” che soprattutto oggi non può non generare inquieto rigetto e reclamare preoccupata vigilanza.
Hanno allora ragione Eco (1995) e Murgia (2018)? (1) Lascio la risposta ad ognuno di noi, guardando senza pietismi noi stessi e il mondo circostante.

giovedì 22 novembre 2018

Libertà di coscienza e cammino dell'ecumenismo.

Post di Rosario Grillo.

Carel Allard, Il candeliere, 
incisione raffigurante i principali riformatori (tra essi Lutero, 
Ecolampadio, Melantone, Zwingli, Calvino, Knox, 
Wyclif, Hus, Girolamo da Praga)
seconda metà del XVII secolo
A tanti sembrerà paradossale la linfa che scorre tra la libertà spirituale e la libertà civile (1).
Eppure la libertà che si articola nel nucleo dei diritti civili, solennemente enunciati nella prima parte della Costituzione, sancisce la maturità dello Stato uscito dal buio della dittatura e dalla prova bellica, con la coda dell’occupazione tedesca.
Una libertà, completa del suo corredo di diritti civili, politici e sociali. Matura, quindi. Declinata convenientemente nella scelta repubblicana (2).
Bisogna esplicitare con convinzione che la libertà esce dall’embrione della pura formalità giuridica (3), se si nutre di una linfa spirituale che passa attraverso l’ethos di un popolo (4).
Gli storici più seri delle origini del liberalismo lo hanno riconosciuto. Tra essi spicca il nome di G. De Ruggiero (5). Sulla sua scia si mosse A. Omodeo, con il suo celebre Giovanni Calvino e la riforma di Ginevra.
In essa si distinguevano il rilievo e l’incidenza che la Riforma protestante - in particolare il calvinismo - aveva avuto nella nascita della libertà della coscienza.

sabato 17 novembre 2018

Vito Mancuso, La via della bellezza.

Post di Rossana Rolando
Immagini dei dipinti di Caspar David Friedrich (1774-1840).

Libro uscito 
nell'ottobre 2018
Il messaggio. Nella presentazione del suo ultimo libro La via della bellezza¹, presso il Centro Balducci (qui il link), Vito Mancuso riprende un racconto di Kafka. In esso si narra la storia di un vecchio imperatore, ormai prossimo alla morte, che intende mandare un messaggio ai suoi sudditi, a tutti e a ciascuno: al più lontano, al più anonimo, al più misero. Chiama un suo servitore e gli affida questo compito, facendosi ripetere le parole appena sussurrate, tanto è importante quello che vuole comunicare. Il messaggero si mette in viaggio, ma incontra mille ostacoli all’interno dello stesso palazzo imperiale, senza poterne uscire e senza quindi mai arrivare ai destinatari. Questi ultimi però attendono alla loro finestra sognando e pensando che infine qualcuno dovrà giungere.

giovedì 15 novembre 2018

Alla ricerca del LUOGO. Utopia e retrotopia.

Post di Rosario Grillo.

Copertina di Utopia di Tommaso Moro (Feltrinelli) e 
Retrotopia di Zygmunt Bauman (Laterza)
Topos = luogo.
Abbiamo mai riflettuto sul legame che abbiamo con il luogo?
Qualsiasi corpo - e noi abbiamo un corpo - occupa spazio.
È una stazione che non possiamo non frequentare... prima di disquisire su locus amoenus e di genius loci.
T. Moro ha dovuto far leva sull’immaginazione per rappresentare il non luogo ed in esso delineare il ritratto della società non corrotta, della polis comunitaria.
Nella fisica classica il vuoto era il pendant necessario alla rappresentazione dello spazio continuo. Poi è venuta la fisica quantica...
Non è mia intenzione, però, portarvi per le vie della fisica e della cosmologia.
Voglio piuttosto posare l’attenzione sulla con-sonanza dello spazio alle nostre ipotesi (o addirittura ipostasi) di mondo o sul mondo.

sabato 10 novembre 2018

Il profumo del tempo.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle illustrazioni di Alessandro Coppola (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Alessandro Coppola, 
Una finestra sull'universo
“È necessaria una rivitalizzazione della vita contemplativa: la crisi del tempo sarà superata solo nel momento in cui la vita activa, anch’essa in piena crisi, accoglierà nuovamente in sé la vita contemplativa. […] Solo nell’indugiare contemplativo, anzi in una moderazione ascetica, le cose svelano la loro bellezza, il profumo della loro essenza. Ed essa consiste di sedimentazioni temporali che appaiono solo nella loro luminosità fosforescente” (Byung-Chul Han, IL PROFUMO DEL TEMPO, L’arte di indugiare sulle cose, Vita e Pensiero, Mi, 2017, pp.8 e 57).
Il libro è stato pubblicato in Germania nel 2009 e tradotto in italiano nel settembre 2017. Al di là delle provocazioni e denunce anticipate nei  precedenti testi circa i mali e le patologie del sistema capitalistico e consumistico, Han sviluppa una propositiva, attualissima, pars construens, foriera di speranza, con  digressioni ora strettamente storico-filosofiche e letterarie (da Aristotele a S. Tommaso,...Baudrillard, Lyotard, Bauman..., soffermandosi su Proust e nel dialogo critico con Nietzsche Heidegger e Arendt), ora intensamente appassionate, cariche di toni poetici là dove inneggia al profumo del tempo contemplativo, quale vero e proprio tempo libero e liberante (cfr. il gr.“scholè” e il lat. otium”).

domenica 4 novembre 2018

Le istituzioni hanno un cuore.

Post di Rosario Grillo 
Immagini di Carlo Stanga, raffinato illustratore italiano, con gentile autorizzazione (qui il sito).

Carlo Stanga, Illustrazione 
per il progetto speciale "Sentimenti 2015" 
de l'Espresso
Da un po’ la mia mente si arrovella su una domanda: il limite della ragione e, complementarmente, l’estensione e il ruolo delle forze a-logiche (1).
Nella gamma di queste forze: il sentimento, l’emozione, l’immaginazione.
In via esterna, momenti occasionali mi hanno condotto verso la stessa domanda.
Oggi, ad esempio, si sono incrociati due eventi: la puntualizzazione fatta da un relatore (A. Stoppa) sulla communitas base dell’istituzione e la lettura di un articolo di Massimo Recalcati dedicato alla ricerca della motivazione vera che condusse Pasolini a prendere partito per i poliziotti di viale Giulia, 1968, anziché per i manifestanti.

giovedì 1 novembre 2018

Piero Guccione, orizzonti infiniti.

Post di Rossana Rolando.

Immagine tratta dal docufilm di Nunzio Massimo Nifosì, 
Piero Guccione, verso l'infinito
Piero Guccione, morto lo scorso 6 ottobre nella sua Sicilia (lavorava a Quartarella, tra Scicli e Modica), è stato anche denominato “narratore di orizzonti”. Dalla fine degli anni Sessanta il grande pittore siciliano ha dipinto instancabilmente il mare, nel suo congiungersi con il cielo, lungo una linea mobile e sottile: “In realtà, l’orizzonte non ha corpo, è una cosa infinita che cambia continuamente, ma fisicamente non esiste. E’ il luogo dove il nostro sguardo è portato, come luogo eterno. E’ un bisogno” (cfr. in questo post il video I colori del mare).

sabato 27 ottobre 2018

Il monito di Simone Weil. Qual è il tuo tormento?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Anna Masini (in arte Ninamasina), per gentile autorizzazione (http://www.ninamasina.it/).

Gli studi scolastici sono come il campo che racchiude una perla”
(S. Weil, Riflessioni sull’utilità degli studi scolastici al fine
dell’amore di Dio, 
in  Attesa di Dio, Rusconi, Mi,1991, p.84).

Ninamasina, Simone Weil
S. Weil è figura cara a questo blog, come dimostrano appassionati post firmati in particolare da Rosario. Ebbene è in corso in Italia una viva polemica, anche con dure manifestazioni di protesta, da  parte di studenti e docenti, circa l’incuria (un eufemismo?) che l’attuale governo parrebbe riservare agli “studi scolastici”, tutto proteso com’è su altri fronti (proclamazione della fine della povertà in Italia mentre si cacciano gli “sventurati” di turno - oggi i migranti e domani chi? - e si snaturano gli equilibri dei bilanci, si distribuiscono panes et circenses - ovvero condoni vari - nella ricerca vorace di consensi e di controllo dei media, denunciando miriadi di complotti e via).
Mi è parso perciò valesse la pena rilanciare un piccolo post, pubblicato al tempo dei primi vagiti di questo blog, esattamente il 16.9.2013. Si tratta di una pagina che ha conservato a mio parere tutta la sua fragranza: S. Weil con lucido ardore precisa il valore dello studio - qualsiasi studio, dalla  versione latina al problema di geometria “anche se sbagliati” - ed il suo significato sociale  umano religioso, che non è mai solo affare individuale, perché a ben vedere studio vuol dire cultura, cioè, oltre che possesso della parola, appartenenza alla comunità e responsabilità verso gli altri (1).

domenica 21 ottobre 2018

Oltre il dire.

Post di Rosario Grillo.
Immagini di alcune opere di Paul Cézanne (1839-1906).

Paul Cézanne, Ritratto di Gustave Geffroy 
(letterato francese, 1855-1926)
Giovanni Scarafile ha posto attenzione ad una “zona oscura della comunicazione, partendo dal commento di un’intervista a Paul Auster, incentrata sulla ignoranza autore/lettore di un romanzo.
Il contenuto della romanzo è pretesto, perché l’indagine è sul limite del linguaggio. Allora: il linguaggio non è trasparente? Ha “zone oscure”?
Scarafile utilizza il termine indisponibilità, battendo sul tasto della dotazione strumentale.
La comunicazione, in proposito, dispone del linguaggio. Dobbiamo inferire un limite  intrinseco al linguaggio.
Ma così veniamo turbati sul fondamento ontologico (Parmenide) e teologico (Giovanni, 1).
Il primo riconduce il linguaggio (la parola) all’essere; il secondo riconosce il titolo di fondamento alla Parola: “in principio era il Verbo”.
Andiamo ora a riempire la Parola. Ne deriva il linguaggio con il suo frutto: il sapere. Osservando bene, ne discende la cultura: un sistema composito e  normativo di conoscenze, sia teoriche che pratiche.

sabato 13 ottobre 2018

La celebrazione dell'attimo, tra arte e filosofia contemporanee.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Americo Salvatori, per gentile autorizzazione (qui il sito). 

Americo Salvatori, 
Lama di luce
I paesaggi del Montefeltro - che costituiscono lo sfondo dei quadri di Piero della Francesca - sono spesso oggetto dei dipinti di Americo Salvatori, artista, pittore e musicista che nasce ad Urbania nel 1963 e vive a Lunano (PU).
Lama di luce ne è un primo esempio (olio su tela, 60 per 80).
In esso la natura viene offerta all’occhio di chi guarda nella sua immensità spettacolare, capace di suscitare uno stupore dal sapore antico, una meraviglia (thauma: nella duplice accezione di incanto e turbamento) che talora, nell’era tecnologica, sembra essere andata perduta.
La spazialità rappresentata ha una sua immediata veridicità: un prato, le colline, qualche albero, i monti sullo sfondo. Di lontano la luminosità irrompe a strisce, a squarci, a laghi. Dal limitare dell’ombra alla trasparenza delle montagne i colori si rarefanno, secondo una gradualità ascendente.
Un quadro realistico, si potrebbe dire.
Eppure il realismo dell’opera è tutto da indagare. Sappiamo bene che l’immagine non è la realtà, è piuttosto una rappresentazione mentale della realtà. Come il mare di Piero Guccione, la natura di Americo Salvatori è “un’essenza, un pensiero” (Marco Goldìn, La fedeltà di Piero Guccione al mare).

domenica 7 ottobre 2018

E' lecito mentire per il politico?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle caricature di uomini politici - disegnate per il periodico britannico Vanity Fair (1868-1914) - del pittore italiano Adriano Cecioni (1836-1886).

Adriano Cecioni, 
William Henry Smith
“Quid est  veritas?”  (Pilato).
-  “Il politico che dice la verità è quello che non bara, cioè quello che rispetta le regole, sintetizzabili in alcuni principi di cui abbiamo già parlato: la coerenza fra ciò che si enuncia e ciò che si fa, il rispetto dell’umanità dell’avversario, l’accettazione degli errori, l’assenza di interesse personale nelle azioni pubbliche, l’assunzione di responsabilità. Quest’ultimo punto è forse il più importante. Non trovi  inaccettabile che quando le cose vanno bene ci si attribuisca ogni merito, e quando vanno male si dica che è colpa dell’opposizione o dell’eredità di chi governava prima o, addirittura, dell’ingovernabilità della città (ogni riferimento a Roma è del tutto voluto) o del Paese?” (Gianrico Carofiglio con Jacopo Rosatelli, Con i piedi nel fango, Conversazioni su politica e verità, ed. Gruppo Abele,Torino, gennaio 2018, edito prima del 4 marzo).
- “Esiste un nesso inscindibile tra verità e democrazia perché la menzogna inganna il cittadino sullo stato delle cose e quindi gli impedisce di esercitare efficacemente i suoi diritti politici. La verità sta alla democrazia come la menzogna sta alla sua assenza” (L. Violante, Politica e menzogna, Einaudi 2013, frontespizio).
 ☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

sabato 29 settembre 2018

Variazioni intorno alla figura di Giuda.

Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti del pittore russo Nikolaj Nikolaevič Ge (1831 - 1894).

Nicolaj Ge, 
Giuda
Ho preso a leggere solo adesso il libro di Zagrebelsky sulla figura di Giuda, ritratto uscito dalla trasmissione radiofonica Uomini e profeti (1).  Con il pensiero sono subito andato al bel post dell’amico Gian Maria Zavattaro pubblicato due anni fa.  Il taglio che mi suscita la lettura, nel contesto presente vissuto e rielaborato, è leggermente diverso.  Mi soffermerò, perciò, poco ​sull’ambiguità​  sottolineata da Zagrebelsky: ​conditio humana per antonomasia: frutto della libertà accreditata agli uomini, smarrita da Adamo e reintegrata da Gesù in virtù del suo sacrificio. Libertà che chiama in causa la responsabilità della scelta​ tra il bene il male.  Complemento indisgiungibile: la remissione nelle mani della giustizia divina.

domenica 23 settembre 2018

La parola proibita, Dino Buzzati.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Gianni De Conno (qui il sito)
Audiolibro di Valter Zanardi (qui il canale youtube).

Gianni De Conno, 
Il mostro
Nel formidabile racconto di Dino Buzzati, La parola proibita (in Sessanta racconti, Mondadori) letto in modo magistrale da Valter Zanardi in uno degli audiolibri offerti gratuitamente ai fruitori nel suo bel sito, si trova la parabola più completa del conformismo sociale, nell’epoca della società di massa. Il protagonista del brano si accorge da alcuni segni - sussurri, accenni, circonlocuzioni - che, nella città in cui da poco si è trasferito, vi è una parola proibita. Decide di chiedere segretamente all’amico Gironimo, ma questi si rifiuta di rivelarla per non rinnegare il paese in cui vive da vent’anni:  se non gli fosse piaciuto rimanere, lavorare, vivere in tale posto, sarebbe certo potuto fuggire, ma non lo ha fatto perché lì ha trovato sicurezza e quindi si considera vincolato da un legame che non può tradire. 
Che cosa fa sì che nessuno dica la parola interdetta e si attenga al divieto? Non il timore della punizione – cosa ormai appartenente a società del passato – non la coscienza – “ferro vecchio” che ha fatto il suo tempo – ma il desiderio di conformarsi e sentirsi quindi parte della totalità.

martedì 18 settembre 2018

L'espulsione dell'Altro.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini dell'illustratore Gianni De Conno (1957-2017), per gentile autorizzazione dei curatori della pagina facebook (qui il sito). 

Gianni De Conno, 
Emergency, Bianco e Nero
“La rumorosa società della stanchezza è sorda. La società a venire potrebbe invece chiamarsi una società dell’ascolto e dell’attenzione. Oggi è necessaria una rivoluzione del tempo che dia inizio  a un nuovo tipo di  tempo completamente diverso. Si tratta di scoprire  di nuovo il tempo dell’Altro.  L’attuale crisi del tempo non riguarda l’accelerazione, bensì la totalizzazione del tempo del Sé. Il tempo dell’Altro si sottrae alla logica di incremento della prestazione e dell’efficienza, che genera una spinta all’accelerazione. La politica neoliberistica del tempo elimina il tempo dell’Altro, considerato un tempo improduttivo […] elimina anche il tempo della festa, il tempo della celebrazione, che sfugge alla logica della produzione. Il tempo festivo riguarda infatti l’improduttività. All’opposto del tempo del Sé che ci rende soli e isola, il tempo dell’Altro istituisce una comunità. Questo tempo, perciò, è un buon tempo” (Byun-Chul Han, L’espulsione dell’Altro, ed. Nottetempo, Roma, 2017, p. 100).

Seleziono alcune riflessioni contenute nel libro sopra citato di Han, stringenti e provocanti sia nella disperante pars destruens sia nella sperante pars construens. Solo in parte ritengo condivisibile il suo pessimismo nei riguardi della rete digitale di cui mette in luce limiti, patologie, aberrazioni. La mia impressione, anche sulla base del vissuto esperienziale mio e di tanti amici, è che la sua critica si rivolga non tanto alla substantia della rete, quanto all’ambivalenza presente in ogni fenomeno umano.

sabato 15 settembre 2018

Una filosofia "a cuore aperto".

Post di Rosario Grillo 
Immagini delle stampe dipinte dal pittore giapponese Ohara Koson (1877-1945), con riferimento alla simbologia occidentale e orientale.

Ohara Koson, 
Civetta [simbolo della conoscenza] 
e fiori di ciliegio [simbolo di bellezza e caducità]
La ragione ha la capacità di annullare sia i gradi preparatori pre-riflessione sia i canali differenziati di conoscenza.
Conoscenza, lo ricordo, è laboratorio complesso e composito: percezione ed appercezione ne fanno parte (includo nella percezione i multiformi  rivoli della sensazione).
È occorsa una querelle culturale prolungata, dalla fine dell’Ottocento a gran parte del Novecento, per dismettere la convinzione della primazia incondizionata della ragion pura, e in versione speculativa (Hegel) e in version scientista (Positivismo), mentre, per certi versi, si è aperta una “quaestio con il “pensiero debole”, tacciato di comprimere un po’ troppo il potenziale della ragione.
Insieme a questo si è parlato di “morte della filosofia.
Le acque, adesso, si sono calmate.
Nel frattempo la società ha conosciuto disgregazioni, sfilacciamenti e ”liquidità. Seguendo la mia inclinazione, suffragata da certe letture e dall’interesse per la Mistica, ritengo che il Vuoto possa, comunque,essere fomento di Rigenerazione. (1)
Le ideologie, sottoposte a processo, hanno ceduto le armi e ….spesso ci si trova davanti ad un Vuoto.

martedì 11 settembre 2018

Pensare da sé, Hannah Arendt.

Post di Rossana Rolando.

Hannah Arendt, 
Alcune questioni di filosofia morale
🌟 La tesi di fondo. Si può aderire a idee, sentimenti, comportamenti esecrabili non perché si è più “malvagi” o “criminali” di altri uomini, ma perché si è rinunciato a pensare e, con ciò, ad essere veramente “persone”. Questa tesi di Hannah Arendt ha una validità che va ben al di là del contesto storico nel quale è stata formulata (con particolare riferimento alla figura di Eichmann e di altri gerarchi nazisti) per estendere la sua verità ad ogni tempo e ad ogni luogo. In particolare, oggi, il modo in cui scaltri manipolatori orientano l’opinione pubblica, attraverso i social media, facendo appello ai più bassi istinti di ciascuno ed ottenendo larghissimo consenso, può portare a drammatiche conseguenze sul piano etico e politico (per la perdita del senso alto della politica intesa come ricerca del bene comune).

sabato 8 settembre 2018

Siamo tutti nomadi. Cantautori del viaggio.

Post di Gian Maria Zavattaro
Video con canzoni d'autore.

Condivisione del cibo, 
nell'immagine tratta dal video di Ivano Fossati, 
"Mio fratello che guardi il mondo" (sotto inserito).
“Ci rendiamo conto che non abbiamo politici in grado di affrontare l’immane fatica di pensare un mondo “altro”. Ma saremmo fuori dalla civiltà e dalla stessa fede, se stabilissimo che è “naturale” far pagare agli “ultimi” la nostra voglia di vivere e la smodata presunzione di essere “superiori” ai comuni mortali. L’Occidente è ad un bivio. O smette di dirsi umano e cristiano […], oppure “condivide” ciò che è ed ha: cultura, tradizione umanistica, diritti umani, fino a questa terra che è di Dio, e dunque di tutti, questo pane che la terra ancora ci dona. Nessuno pensa che sia cosa da poco, ovvia e di immediata attuazione. Non è follia, è l’unica saggezza possibile”(F. Scalia  SJ, in Adista n. 17, 09.05.2015).

Siamo tutti nomadi. Siamo tutti di passaggio, in viaggio, in movimento, in continua trasformazione. Il nostro  è un pianeta nomade ed ognuno di noi è contrassegnato dalla sua  “identità nomadica”: ognuna  diversa, divergente, spesso opposta rispetto alle altre ….

mercoledì 5 settembre 2018

Umanità patria popolo nell'Italia di oggi.

Post di Rosario Grillo
Vignette della Rivista satirica antifascista "L'Asino" (1892-1925). Per una semplice presentazione vedere qui.

Copertina de L'Asino 13 ottobre 1895.
Caricatura di Francesco Crispi
a cavallo del Popol-Asino che vede ogni cosa con lenti rosa
Ha scritto di recente Nadia Urbinati che va sempre più verificandosi una spontanea sollevazione di persone acclamanti i principi di Umanità.
Rileva di conseguenza una opposizione - reale o artificiale? - tra Umanità e Patria.
La Urbinati, filosofa esperta del pensiero politico e delle dottrine costituzionali, commenta la situazione italiana, più esasperata forse ma comune a gran parte dell’Occidente europeo, che vede politiche votate alla riduzione dei “diritti umani” motivate dalla difesa di una “fantomatica comunità nazionale”.
Si discute infatti di rigurgiti nazionalisti.
Chiarisco, per cominciare, la mia opinione.

sabato 1 settembre 2018

L'attuale corso politico: dove ci sta trascinando?

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini di Stefano Rolli, vignettista presso il Secolo XIX (per gentile autorizzazione). 

Stefano Rolli, 
vignetta del 20 luglio 2018
Sanno quello che fanno? Dove stiamo andando e ci stanno trascinando?
Se qualcuno prima del fatidico 4 marzo mi avesse predetto  che due partiti, agli antipodi ed ai ferri corti tra loro nella corsa elettorale, si sarebbero spartiti il potere politico nel nome del cosiddetto sovranismo, la mia sorpresa sarebbe sconfinata nella più completa incredulità. Eppure, nonostante ciò e nonostante tutto, speravo, speravamo, nel “cambiamento”, insieme culturale e sociale, che concretizzasse nuovi comportamenti e normative tali da elevarci a livelli elevati di giustizia e di pace sociale. Beh, per ora le aspettative sono miseramente naufragate: un virus maligno ha contagiato la trasformazione politica in corso. Non ho blasoni scientifici né competenze specialistiche da sbandierare, vorrei semplicemente capire da uomo qualunque pensante, attento e preoccupato a quanto sta succedendo.

mercoledì 29 agosto 2018

Jacques Derrida, la scrittura e internet.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Cinzia Piazza (qui il sito), per gentile autorizzazione.

E' presente nel cuore dell'esperienza. 
Presente non come presenza totale, ma come la traccia
(Jacques Derrida, La scrittura e la differenza).

Cinzia Piazza, Contatto
🌟 Si assiste oggi ad una esplosione della scrittura (messaggi sui telefonini, pubblicazione di post e di tweet, commenti sui social), nell’ambivalenza dei suoi risvolti.
Il pensiero va subito agli effetti deleteri di un certo uso dei social, espressione di una negazione della riflessione e dell’argomentazione, spesso per scopi propagandistici volti ad incrementare consenso. Si comunica con  slogan, si semplifica, si commenta senza leggere e senza pensare. Si scrivono insulti e volgarità. Ci si nasconde dietro lo schermo per affermare e dire ciò che non si direbbe nel rapporto vivo e personale (anche se c’è il rischio che tanta violenza e tanto veleno stiano entrando o siano già entrati nelle arterie e nelle vene del corpo sociale, non solo nelle sue espressioni digitali).
Ma c’è anche chi consegna alla scrittura online (su siti, su blog, sui social stessi) pensieri complessi, punti di vista articolati, arricchenti ragionamenti. Ci sono coloro che condividono articoli di qualità, provenienti dalle più diverse agenzie culturali. Si trovano, su facebook e su twitter,  persone che pubblicano profonde riflessioni, aforismi, ritagli di saggezza e poesia, annotazioni meditate e colte, simili a schegge di un diario interiore.
Tutti (anche chi non frequenta i social) sono coinvolti, in diversa misura: ciascuno porta con sé la propria personale biblioteca (sms, pendrive, registrazioni).