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sabato 29 settembre 2018

Variazioni intorno alla figura di Giuda.

Il mistero della libertà e della scelta individuale, a partire dalla figura di Giuda.
Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti del pittore russo Nikolaj Nikolaevič Ge (1831 - 1894).

Nicolaj Ge, 
Giuda
Ho preso a leggere solo adesso il libro di Zagrebelsky sulla figura di Giuda, ritratto uscito dalla trasmissione radiofonica Uomini e profeti (1).  Con il pensiero sono subito andato al bel post dell’amico Gian Maria Zavattaro pubblicato due anni fa.  Il taglio che mi suscita la lettura, nel contesto presente vissuto e rielaborato, è leggermente diverso.  Mi soffermerò, perciò, poco ​sull’ambiguità​  sottolineata da Zagrebelsky: ​conditio humana per antonomasia: frutto della libertà accreditata agli uomini, smarrita da Adamo e reintegrata da Gesù in virtù del suo sacrificio. Libertà che chiama in causa la responsabilità della scelta​ tra il bene il male.  Complemento indisgiungibile: la remissione nelle mani della giustizia divina.
Nikolaj Ge, 
Studio sul volto di Giuda
Solo Dio è giudice ed all’uomo spetta il compito non di invertire il verso del pollice (condanna o salvezza) rivolgendolo verso i consimili, ma solamente quello - ed è tremendo -  di giudicare se stesso, cioè di esaminarsi costantemente per con-vertirsi. Su questa lunghezza d’onda, Giuda è un capitolo dell’infinita misericordia di Dio. Perde perciò la qualifica: del reietto, del dannato, di satanica natura. Porta piuttosto a concentrarci su di una “costante sociale: la tendenza a creare il capro espiatorio ​su cui concentrare il presunto male. Anche oggi ne abbiamo conferma, quando la maggioranza dei cittadini imputa agli immigrati la radice della crisi che ci attanaglia.  Zagrebelsky la esplica con puntualità: “C’è una dinamica dei soggetti collettivi, studiata dalla sociologia, che chiede il capro espiatorio come strumento di purificazione e rafforzamento della compattezza del gruppo. L’idea del “nemico interno”, della ‘quinta colonna’, è un formidabile strumento di coesione“ (2). 
Nikolaj Ge, 
Giuda
Altro spunto problematico cruciale deriva dalla biforcazione​ che i casi della vita includono. Nel caso di Giuda è l’alternativa tra il portare a termine il tradimento​ e la tentazione di cedere alla fedeltà verso l’amico più caro. Zagrebelsky chiosa in questo modo: “la nostra esistenza è un continuo giudizio, (...) una continua distinzione e una continua decisione sulla via da prendere tra ‘sentieri che si biforcano’, secondo le parole di Borges” (3). Borges, chiamato in causa, costruiva le trame dei suoi capolavori sulla  ​duplicità​ (e in altri casi sulla miriade di possibilità inclusa nell’universo). Aldilà della figurazione del ​doppio​, molto diffusa nella letteratura, si avverte nell’inciso di Borges un forte interesse per la tematica del tempo.  È questa che ci riporta nel problema che stiamo indagando. “Poi riflettei che ogni cosa, a ognuno, accade precisamente ora. Secoli e secoli, ​solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell’aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me (4). 
Nikolaj Ge, 
Maria, sorella di Lazzaro, 
vede Gesù che sta venendo a casa sua
Intrigante la questione legata alla difficile conciliazione tra l’eternità e il ​presente storico nella vicenda legata alla vita e la morte di Gesù.  Non c’è teofania, nell’attimo che sorregge l’Evento, in relazione con la ​risposta esistenziale di fede​ chiesta ad ognuno, al Singolo, come specifica Kierkegaard. In sintonia mi sembra la nota di Borges, pur mancando egli dell’ansia religiosa caratteristica del pensatore danese. Viene in evidenza - ed è fondamentale -  la richiesta di ​ decisione​ che riguarda sempre l’individuo, il Soggetto in carne ed ossa, ​ reale​. È una domanda di realtà, di on-tologia.
Con essa, da essa ci sporgiamo verso l’indice morale.
 
Note.
(1) Giuda, il tradimento fedele, Morcelliana, 2007.
(2) Op.cit. p. 81.
(3) Op.cit. p. 79.
(4) Dai Giardini dei sentieri che si biforcano in Finzioni. Sottolineatura mia.

Scena tratta dal film Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.

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13 commenti:

  1. grazie. è riflessione profonda toccante suggestiva drammatica.
    sì, l'esame su se stessi è tremendo a volte spietato ma necessario...anche per non creare capri espiatori ("gioco" perverso). grazie del grande dono della scena tratta dal film di Pasolini. che commozione! immagino Gesù esattamente così -volto bellissimo sguardo penetrante carnagione scura fascino. grazie buon sabato p. s. scrivo per la seconda volta. ho perso la pagina mi capita non di rado con voi e trovo sia un po'strano ciao

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    1. Buongiorno Roberta. La figura di Giuda ha ispirato poeti, pittori, registi... Nella sua drammaticità è divenuta il segno del Mistero teologico e umano della libertà. Nel film di Pasolini - come tu dici - l'evocazione del tradimento è molto toccante. Un caro saluto e buona domenica.

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  2. Simonetta Giovannini29 settembre 2018 10:43

    Questo discorso (sul fatto che Giuda fa parte del disegno e ci vuole anche lui) l'ho già sentito fare, in tempi non sospetti, da un mio "giuda" personale. Attenti che certi discorsi sdoganati, se non compresi in profondità, possono diventare ideologia spicciola con la quale il giuda che è in noi autogiustifica se stesso assecondando quel che gli viene meglio, più facile, più comodo, più corrispondente al suo istinto, ai suoi interessi o alle tendenze centrifughe della sua personalità. Il fatto di riconoscere, a posteriori, che anche Giuda è servito al disegno salvifico, o che i nostri giuda personali, i tradimenti che abbiamo subito siano stati anche fattori di crescita nella misura in cui ci hanno indotto a cercare alternative, a scavare in noi stessi, a riesaminare qualità e modalità delle nostre relazioni, non toglie nulla alla natura del tradimento.

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  3. Mi pare che si confermi l’assunto : il tradimento è in ognuno di noi. Non è normale riconoscerlo!

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  4. Simonetta Giovannini29 settembre 2018 11:01

    @ Rosario Grillo. Hai ragione. Ed è anche vero che certi tradimenti ci aiutano a crescere. Per un figlio per esempio imparare a "tradire" i genitori è fondamentale. Tradire nel senso della dissidenza. Ma tra dissidenza e tradimento (con quel che di occulto, di vile, di sleale comporta) c'è molta differenza. Forse il tradimento è la dissidenza immatura di chi non sa come altrimenti affermare se stesso e i suoi bisogni e desideri. Per farlo ha bisogno di (rin)negare l'altro con quello che ha di personale e di proprio.

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  5. @Simonetta Giovannini. Cogli il contesto giusto: la relazione.
    Quanto è difficile riconoscere l’Altro!?

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  6. Simonetta Giovannini29 settembre 2018 11:07

    @Rosario Grillo. E'la quaestio per me fondamentale. Nessuna è più importante di questa. Riconoscere l'Altro è tutt'uno col riconoscere se stessi. Il riconoscere e l'essere riconosciuti è IL bisogno essenziale dell'essere umano. Giuda incluso. Sono entrambi difficili. Quante volte ci scoccia enormemente essere riconosciuti. Siamo disposti ad accettare le critiche solo laddove ci sentiamo in primis accolti e amati per quello che siamo. Talvolta neppure questo è sufficiente.

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  7. Le riflessioni di Rosario entrano in profondità in chi sa leggere ed ascoltare. Mi pare anche che siano un bella premessa al Vangelo di domani domenica 30 sett.2018, XXVI del tempo ordinario. Utili e salutari mi paiono le “omelie” in rete di E. Bianchi e di A. Maggi (cfr.”Alzogli occhversoilcielo”). Un caro augurio di Buona Domenica a tutti i lettori del nostro blog.

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    1. Condividiamo lo stesso tormento : la fragilità umana.
      Attingiamo alla stessa sorgente : la Misericordia di Dio.
      Un grande abbraccio.

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  8. Mi piacerebbe farvi conoscere don Sergio Messina. Le sue omelie da qualche tempo sono su YouTube. Sono illuminanti anche se le sue riflessioni in altri contesti con tempo a disposizione sono molto più approfondite.
    Grazie della riflessione su Giuda, credo che ognuno di noi abbia tradito, anche metaforicamente, per motivi diversi o soltanto per esercitare il proprio libero arbitrio.
    Credo che in ognuno di noi, se ci si esamina, ci sia un piccolo giuda.

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  9. Tutte le “stazioni” della vita di Gesù a me sembrano bozzetti paradigmatici della risicata condizione umana. Vi rientra il tradimento, ma vi rientra anche la Resurrezione.
    Degradazione,dolore e gloria.
    Grazie!

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