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martedì 28 maggio 2019

Insegnare è un atto politico.

Post di Rossana Rolando. 
Immagini delle illustrazioni di Angelo Ruta (qui il sito) per gentile autorizzazione.

Angelo Ruta, 
Il suono del pensiero
La vicenda dell’insegnante Rosa Maria Dell’Aria (rientrata a scuola ieri 27 maggio, dopo la sospensione di 15 giorni)  ha suscitato molte discussioni, adesioni, distanze. Basta aprire su youtube il video “incriminato” (qui sotto riportato) – quello preparato dagli alunni della II E dell’Istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, in cui si costruisce un parallelo tra le leggi razziali del 1938 e l’odierno Decreto sicurezza - per capire la varietà delle reazioni, espresse in commenti di diverso segno, in alcuni casi con un linguaggio violento, come purtroppo accade troppo spesso in rete.
Non entro nel merito del lavoro svolto, degli accostamenti operati dai ragazzi, della loro libera ricerca condotta senza preventive censure.
Mi soffermo invece su un’affermazione che ritorna spesso nei commenti al video e che si può sintetizzare negli slogan: “fuori la politica dalla scuola”, “[I professori] devono insegnare e basta”, “la scuola non deve essere di parte”, “La scuola deve fare la scuola e la politica deve essere fatta nelle sedi giuste”…

mercoledì 22 maggio 2019

Emmanuel Mounier e il fascismo, ieri o oggi.

Post di Gian Maria Zavattaro
Video a cura di Giovanni Grandi, professore di Filosofia Morale presso Università di Padova (qui il sito).
Rileggendo 
Emmanuel Mounier
Su segnalazione di mia moglie, giorni fa ho visto-rivisto e soprattutto ascoltato il video (pubblicato su youtube) del prof. Giovanni  Grandi “pseudo valori spirituali fascisti. Leggendo Emmanuel Mounier 1933”.
Per noi, che sei anni fa, iniziando la nostra avventura digitale, abbiamo voluto denominare il nostro blog “Persona e Comunità” come  costante richiamo al “personalismo” di Emmanuel Mounier (1), è stata spontanea l'istanza d’invitare chi ci legge alla visione del filmato.
Non aggiungiamo considerazioni alla grazia efficace delle parole del prof. Grandi.
Solo ci permettiamo, a mo’ di cornice, due citazioni tratte entrambe da Cos’è il personalismo?”. 
La prima richiama la debolezza storica e morale di una posizione attendista che ha lasciato crescere la potenza della bestia hitleriana (e con questo ci ricorda di non rimanere inerti di fronte al riemergere dei fascismi).
La seconda mette in guardia dal pericolo di essere trattati come uomini oggetti, manipolati da un potere che sfrutta, ai fini della propria affermazione, la nostra distratta inerzia (tanto più oggi, attraverso i social, vere macchine per creare consenso).

✴️ 1. “Noi abbiamo cura che le nostre adesioni si conservino vigili e  non trapassino nel sonno conformista: ma la vigilanza ha per scopo l‘assiduità dell’impegno, non lo scoraggiamento. A ogni svolta sta in agguato la tentazione dei né-né: né fascismo né comunismo, né dittatura né anarchia, né questo né quello, né capra  né cavoli. Il non-intervento, sotto questo aspetto pacifico, è un’arma camuffata. Noi sosteniamo che ci sono quelli che hanno tradito col nazismo e quelli, come Chamberlain o Daladier, che hanno tradito di fronte al nazismo; ed è una debolezza della coscienza europea non averli citati al medesimo tribunale (2).

✴️ 2. “Uomo, svegliati! Il vecchio appello socratico, sempre attuale, è il nostro grido di allarme a un mondo che si assopisce nelle sue strutture, nei suoi comodi, nelle sue miserie, nel suo lavoro e nel suo ozio, nelle sue guerre, nella sua pace, nel suo orgoglio e nel suo accasciamento.  […]  Bisogna pur giungere a distinguere oggi gli uomini-oggetti, padroni e schiavi, dagli uomini d’umanità. Il secolo tende sempre più, attraverso le più diverse dottrine, a instaurare un universo di uomini-oggetti. Noi prepariamo, traversando tutte le audacie politiche, sociali o economiche che si vorrà, un mondo di uomini di umanità. Ma proprio qui sta forse la massima audacia, quella che accumula contro di sé il massimo di odio. Poiché essa vuole un mondo di uomini liberi, e quando l’uomo non ama la propria libertà più di ogni cosa al mondo, nulla egli detesta di più.”  (3)

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Note.
1 . “Questo nome risponde al dilagare dell’ondata totalitaria:  da essa è nato e contro di essa, e accentua la difesa della persona contro l’oppressione delle strutture. Sotto  quest’angolo visuale corre il rischio di trascinare con sé vecchie reazioni individualistiche, felici di adornarsi di un nuovo blasone: di deliberato proposito l’abbiamo fin da principio associato a “comunitario”; ma un’insegna non è una qualificazione completa; e, quando noi ricorderemo le vie maestre della nostra filosofia dell’uomo, vedremo che la persona non è una cellula, nemmeno in senso sociale, ma un vertice, dal quale partono tutte le vie del mondo” (E. Mounier, Che cos’è il personalismo?, Einaudi, 1948, pp.13-14). E’ illuminante la premessa di Mounier all’ edizione del 1948 , in cui precisa che  il personalismo “non sarà mai un sistema né una macchina politica“,  ma una  prospettiva per la soluzione dei problemi umani.  “Respingo pregiudizialmente ogni tentativo di utilizzare “il personalismo”  in favore dell’ignavia storica, in difesa delle forme di civiltà che la storia condanna. Respingo la tentazione, molto forte in alcuni, di chiamare “personalismo” la loro incapacità a sopportare una lunga disciplina di azione.   Mi auguro che queste pagine aiutino a pensare e a creare, e non a difendersi contro i richiami del mondo. La miglior sorte che possa toccare al personalismo è questa: che dopo aver risvegliato in un sufficiente numero di uomini  il senso totale dell’uomo, si confonda talmente con l’andamento quotidiano dei giorni da scomparire senza lasciar traccia”. cfr.o.c., pp. 9-10.
2.o.c., pp.99-100.
3. o.c. pp. 79 e 81-82.

domenica 19 maggio 2019

Primo Levi, Agli amici.

Post di Rossana Rolando.

Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita
(Primo Levi, Agli amici).¹

Pier Vincenzo Mengaldo,  
Per Primo Levi
Tra gli scritti raccolti in occasione del centenario della nascita di Primo Levi (31 luglio 1919) nel libro di Pier Vincenzo Mengaldo, appena uscito per Einaudi, vi è un piccolo saggio del 2018 dedicato a Il canto di Ulisse² , contenuto in Se questo è un uomo³.
La vicenda è a tutti nota ed è appena il caso di richiamarla sommariamente: Primo Levi e Jean Samuel, giovane studente alsaziano, denominato Pikolo, dallo stesso Levi, si recano a ritirare il rancio e lungo il cammino si scambiano confidenze sulle loro case, le loro letture, gli studi, le rispettive madri tanto somiglianti, come tutte le madri. Dapprima parlano in francese, poi Pikolo, che è stato un mese in Liguria e vorrebbe imparare l’italiano, sollecita Primo Levi che, chissà come e perché, ricorda alcuni versi dell’Ulisse dantesco e comincia a ricostruire  l’intero canto XXVI, cercando di rammendare le parti mancanti in uno sforzo della memoria che deve procurargli – come nota Mengaldo, citando situazioni estreme e analoghe - intima soddisfazione. Il parallelismo Inferno – Lager, da una parte e Poesia – Liberazione, dall’altra parte,  è subito evidente.

giovedì 16 maggio 2019

Sull'inferno. Da Scoto Eriùgena a Borges.

Post di Rosario Grillo.
Immagini dei disegni per la Divina Commedia di Sandro Botticelli.

Sandro Botticelli, 
La voragine infernale
Io che sono l’E’, il Fu e il Sarà/ accondiscendo ancora al linguaggio/ che è tempo successivo e simbolo./ Chi giuoca con un bimbo giuoca con ciò che è/ prossimo e misterioso;/
io volli giocare con i Miei figli./ Stetti fra loro con stupore e tenerezza./ Per opera di un incantesimo/ nacqui stranamente da un ventre./ Vissi stregato, prigioniero di un corpo/e di un’umile anima./Conobbi la memoria,/ moneta che non è mai la medesima./ Il timore conobbi e la speranza,/ questi due volti del dubbio futuro./ Ed appresi la veglia, il sonno, i sogni,/ l’ignoranza, la carne,/ i tardi labirinti della mente,/ l’amicizia degli uomini,/ la misteriosa devozione dei cani./ Fui amato, compreso, esaltato e sospeso a una croce./ (J.L.Borges, Giovanni I,14)

J.L.Borges ha girato molto attorno ai temi teologici tanto da meritarsi la definizione di “teologo ateo da parte di Leonardo Sciascia. Il cardinale Ravasi è andato anche più in là, riconoscendogli una “fede implicita. (1)

sabato 11 maggio 2019

Il 26 maggio riscoprire e ricostruire l'Europa.

Post di Gian Maria Zavattaro.
Immagini dell'illustratore Francesco Bongiorni (qui il sito instagram).

Francesco Bongiorni, 
Crisi europea
Parlare dell’Europa è parlare di noi, del nostro passato presente e futuro: di come intendere e vivere la nostra presenza nel mondo globalizzato, di come preoccuparci sia di chi condivide con noi questo tempo-spazio 2019 sia delle generazioni che si seguiranno, consapevoli e grati per quanto ha fatto la generazione che ci ha preceduto.
Tra breve voteremo. C’è l’urgenza pressante di dare ai tanti interrogativi sull’Europa una risposta di ferma speranza, nutrita da un cuore ed un pensiero veramente liberi da ogni meschino calcolo e/o subdola seduzione.

sabato 4 maggio 2019

Critica al postmoderno e ritorno del soggetto.

Post di Rossana Rolando.
Immagini delle opere del pittore spagnolo Juan Gris (1887-1927).

Molteplicità di Italo Calvino. 
Juan Gris, 
Pierrot con libro
Tra i termini che Calvino consegna al nuovo millennio vi è la parola “molteplicità”, riferita alla narrazione del romanzo (visto come rete di connessioni, intreccio di linguaggi e moltiplicazione dei possibili), ma presupposta anche nella concezione di una soggettività plurale da cui il racconto prende forma: “chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”¹.
Lontano dalla concezione di un self unico, con un’identità già data e compiuta, con una verità da rivelare, Calvino intende l’opera letteraria come specchio di una soggettività molteplice, frutto di una pluralità di esperienze, o addirittura vorrebbe - se mai fosse possibile – “un’opera che ci permettesse d’uscire dalla prospettiva limitata di un io individuale, non solo per entrare in altri io simili al nostro, ma per far parlare ciò che non ha parola, l’uccello che si posa sulla grondaia, l’albero in primavera e l’albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica…”².