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domenica 31 dicembre 2017

Fine d'anno di J.L.Borges.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle quadrure (quadri-sculture) di Monica Pennazzi (qui il riferimento al sito).

Monica Pennazzi, 
Respiro
🌟Fine d’anno¹ 
Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e  ci obbligano ad attendere
i dodici irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito
perduri qualcosa di noi:
immobile.

Monica Pennazzi, 
L'uomo cosmico e la natura
💠L’intestazione. E’ già abbastanza indicativo il titolo del componimento: l’attenzione non si focalizza sull’anno nuovo, come nella più nota letteratura o nel comune sentire, ma sull’anno che finisce. La scelta quindi riguarda il passato e non il futuro – in cui si proiettano speranze, attese, desideri (spesso del tutto vani, come ci ricorda il venditore di almanacchi di Leopardi) e su cui poggiano le euforiche feste di capodanno.
La notte del primo gennaio segna la conclusione di un ciclo.

giovedì 28 dicembre 2017

Il tempo è un bambino che gioca.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere di Enrico Benaglia (qui il sito).

Enrico Benaglia, La chiave del tempo, 
pastello su carta
“Il tempo è un bambino che gioca, che muove le pedine; di un bambino è il regno” (Eraclito, Frammenti).
Il tempo: vola, si ferma, si aggomitola, si distende, si dilata. Quante forme assume?!
Dentro di me io lo sento battere, come quand’ero bambino, e provocarmi ancora il desiderio delle coccole materne. Sento in me comunque - ed è un grande dono - un tempo giovane, mentre esternamente, nel mio fisico, il tempo lavora inesorabilmente mettendo i segni dell’età che avanza.
Vexata quaestio, quella del tempo.
S. Agostino parla della sua ineffabilità e preferisce correlarlo all’anima.

martedì 26 dicembre 2017

J.L.Borges, l'enigma del Natale.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Simone Martini (1285-1344).

Giovanni I, 14¹.
Non sarà questa pagina enigma minore
di quelle dei Miei libri sacri
e delle altre che ripetono
le bocche inconsapevoli,
credendole d’un uomo, non già specchi
oscuri dello Spirito.

Simone Martini, Frontespizio 
del commento di Servio a Virgilio, 
(Miniatura)
Sin dalle prime righe J.L.Borges restituisce il Natale al Mistero biblico e teologico.
La pagina, di cui si parla all’inizio, potrebbe essere quella richiamata nel titolo, Giovanni I, versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Ma (la pagina) potrebbe anche essere la stessa del componimento di Borges, in cui si immagina Gesù che narra il proprio cammino tra gli uomini.
E’ comunque un racconto enigmatico, che le bocche inconsapevoli ripetono senza scorgervi l’eccesso in esso contenuto, il sovrappiù che non proviene dall’uomo, ma dallo Spirito. Il Mistero di Dio può rivelarsi soltanto in una forma oscura, rendendosi visibile all’occhio debole dell’uomo “per speculum et in aenigmate” (1 Corinzi, 13,12).

Io che sono l’È, il Fu e il Sarà
Accondiscendo ancora al linguaggio
Che è tempo successivo e simbolo.

L’enigma del Natale è l’Eterno che si fa linguaggio, entrando nel tempo della narrazione, nella successione del prima e del poi. L’Altissimo si consegna alle parole, “accondiscende” ad esse, quindi si abbassa e si racchiude in quei poveri segni che non riescono a contenerlo, ma possono soltanto rimandare a Lui come simboli.

sabato 23 dicembre 2017

Natale, tempo di gioia. I nostri auguri.

Filippo Lippi, 
Adorazione del bambino con santi, 1460-65

🌟Natale è ormai spartiacque, momento dialettico di verità. 
Da una parte è il tempo divenuto maschera e moderna versione della medievale festa dei folli (festum fatuorum, festum baculi, asinaria…), anticamera del Carnevale che lo segue a ruota.
Dall’altra è il tempo che smaschera i falsari  e ci invita a sane  inquietudini  esistenziali.
🌟Per il credente  cristiano è il tempo dell’attesa, non passiva, di un piccolo evento di Betlemme che ha cambiato la storia del mondo.
Che ravviva di continuo la speranza.
🌟Per tutti è il  tempo della riscoperta del dono: modalità relazionale, oblativa di chi nulla chiede in cambio, anzi poi scompare, come i re magi. Dono dell’amore, misericordia, amicizia, gratuità, fiducia, ospitalità, responsabilità, del prendersi cura dell’altro. Tutte esperienze, complesse e paradossali, che non sono cose dell’altro mondo, ma  appartengono al nostro mondo, anzi ne  costituiscono il  lato critico e alternativo.

mercoledì 20 dicembre 2017

Francesco, povertà e dialogo ecumenico.

Post di Rosario Grillo
Immagini del ciclo di affreschi del pittore toscano Benozzo Gozzoli (1420-1497), presso la Chiesa di San Francesco, Montefalco, Umbria (qui il link di presentazione).

Benozzo Gozzoli, 
La rinuncia agli averi
Sono stato impressionato dalla lettura di un inserto giornalistico di Silvia Ronchey (Repubblica 30/11/17). Il titolo Buddha, Dante e il segreto di Francesco.
Si sofferma sul passaggio da Oriente ad Occidente del buddhismo, fino a coinvolgere San Francesco.
Il nucleo: il lievito spirituale della povertà. 
Il Francesco del titolo può anche essere l’attuale pontefice, che ha assunto questo nome, confermandolo con la pastorale.
Il presente viaggio in Oriente ne è una conferma.
Pastorale in favore dei poveri e dei più umili, che va intessendo rapporti di dialogo ecumenico, in questo caso con il buddhismo.
Insisto per far notare che il dialogo ecumenico, con Bergoglio, ha preso uno slancio particolare, visto che non si rivendica nessun primato ma vera parità, avvalendosi della dottrina del Dio unico.

domenica 17 dicembre 2017

Attraverso una cornice, Tino Aime.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle opere dell'artista piemontese Tino Aime (1931-2017, qui il sito).
In corso la mostra Il giardino fragile, Pinerolo (qui il link).

Tino Aime, Finestra
 “Ho imparato a vedere sempre tutto attraverso una cornice”
(Tino Aime, Volevo fare il pittore,  Tipolito Melli, 2015, p. 10).
Le rappresentazioni di Tino Aime sono spesso inserite all’interno di una cornice che fa parte dell'opera stessa: sono finestre incorniciate dal legno.  
In letteratura la cornice è uno strumento narrativo che viene introdotto per tenere insieme molteplici storie, raccontate dallo stesso soggetto (Le mille e una notte) o da soggetti diversi (Decameron). Ha la funzione di raccogliere, collegare, contenere tanti fili altrimenti staccati e dispersi.
Certamente il senso della finzione iconografica di Aime è, per certi versi, analogo. Nello spazio racchiuso dalla cornice c’è tutto il materiale depositato nella mente: “Immagazzinavo ogni cosa e questa è stata la svolta della mia vita. Ho imparato a vedere sempre tutto attraverso una cornice. Ogni cosa poteva essere dipinta, raffigurata, ragionata e amata, anche quella meno appariscente, nascosta, da scoprire” (ibidem, p. 10).
Tino Aime,  
Interno con bambino alla finestra, 
dipinto
Ma la cornice si presta ad essere interpretata in molti altri modi, anche contraddittori.
Può indicare il ‘guardare attraverso’, che è richiamato dall’immagine della finestra, nelle due direzioni possibili: dall’esterno verso l’interno o – più frequentemente – dall’interno verso l’esterno, giocando sul rapporto fisico e simbolico tra il dentro e il fuori, il qui e l’oltre.
Può separare il mondo fatto oggetto del dipinto - incantato e poetico - dal mondo effettivo - caotico e prosaico - , creando così una distanza tra immaginazione e realtà.
Può essere l’umile segno del frammento in cui si riverbera la bellezza del tutto…

martedì 12 dicembre 2017

Erri De Luca, "E disse".

Post di Rosario Grillo
Immagini dello scultore tedesco Ernst Barlach (1870-1938).

Era felice al vento, lo accoglieva in ascolto.
Era di quelli che afferrano una frase
dove gli altri intendono solo un chiasso
(Erri De Luca, E disse). 

Erri De Luca, 
"E disse"
Un margine sottile: su di esso corre il romanzo di Erri de Luca.
Il margine fonda l’unione del romanzo con il saggio.
Di un romanzo si tratta: ce lo indicano il flusso delle parole, lo stile poetico, l’andatura colloquiale.
Del saggio ha la profondità ed il rigore.
Romanzo che vede protagonista Mosè-Erri De Luca.
La passione per l’alpinismo di Erri è trasferita a Mosè, inventando la descrizione della scalata del monte Sinai.
Mosè è condottiero del popolo ebraico: il suo protagonismo convoglia la fisicità e la psicologia, materiale e spirituale, del popolo intero.
Dico fisicità perché il corpo e la natura, nella concretezza fenomenica,  sono presenze importanti, dentro la vicenda.
Si conferma, ancora una volta, la pregnanza e la valenza della corporeità, tipiche del pensiero Erri de Luca.

giovedì 7 dicembre 2017

I pensieri dei paesaggi di Tullio Pericoli.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

🌟Il paesaggio pensa se stesso.
Tullio Pericoli, Paesaggio 
(dalla Mostra "Le colline davanti")
Le brevi ed intense pagine di Salvatore Settis dedicate ai paesaggi di Tullio Pericoli, in Opera incisa, (Lubrina, Bergamo 2014, p. 9), si aprono così: “Volti come paesaggi, paesaggi come volti”. Il richiamo è suggestivo per un duplice aspetto.
I paesaggi hanno un volto. Sono i paesaggi della mente, le proiezioni che il pittore introduce nel suo dipinto, le interiori esperienze che si oggettivano sulla tela. Tullio Pericoli racconta l’origine dei suoi quadri nel suo Autoritratto, ponendo se stesso in primo piano, di spalle, con lo sguardo rivolto verso le colline. Il paesaggio è anzitutto il frutto di un preciso singolarissimo modo di guardare, orientato da una personale storia, risultato della stratificazione di vicende determinate, di incontri esperienze letture che hanno nutrito l’artista in modo anche inconsapevole. Nell’intreccio tra naturalismo e astrazione, tra fuori e dentro, tra realtà e memoria, il pittore traccia le linee e le forme del proprio volto.

sabato 2 dicembre 2017

Padre Turoldo,"Canti ultimi".

🖊Post di Gian Maria Zavattaro.
Link al precedente post su Padre Turoldo.

Padre Turoldo, 
Canti ultimi
No, non c’è notte da Innominato che non possa essere squarciata da una preghiera. Perché anche il disperato spera; anche il suicida spera. Pure la morte spera; e può essa stessa comporsi in un estremo 'De profundis'. Anche il fiotto del sangue è un inaudito gemito. Anche chi grida a te da luoghi troppo profondi e ti dice di non ascoltar la tua voce, ti prega. E pure chi ti maledice, Dio, a suo modo ti innalza il suo 'De profundis' assurdo. E, presente o assente che tu sia,  sempre incombi dall’alto polo dell’abisso: ora muto come una lapide; ora tenero come una madre, gioioso di sentire pietà. Tu pure commosso ed avvilito per questo infinito dolore del mondo;  commosso per le tante vite infelici, colpevoli o innocenti che siano”(D. M. Turoldo, prologo al salmo 130 (129) Dall'abisso, in I Salmi versione poetica, ed. S. Paolo, 2016 p.4°8).

In continuità ed a conclusione  del precedente post si propongono tre passi de “LO SCANDALO DELLA SPERANZA colloquio intimo tra N. Fabbretti e D. M. Turoldo”: nei  primi due p.Turoldo ci invita a confrontarci insieme sulla morte, nel terzo a sperare tutti insieme…

🌟1. D.  È stato facile al poeta Turoldo, cantare la santità della morte per i nuovi martiri come Romero, e per tutti quelli ignoti e senza sepoltura o aureola? Un tema come il dolore e la morte non ha finito per costituire un rischio di retorica, un rischio di “edificante” e di “già detto”, anche per te?