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domenica 19 maggio 2019

Primo Levi, Agli amici.

Il legame inscindibile tra cultura - parola libera e liberante - e condivisione di essa. Nel centenario della nascita di Primo Levi.
Post di Rossana Rolando.

Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita
(Primo Levi, Agli amici).¹

Pier Vincenzo Mengaldo,  
Per Primo Levi
Tra gli scritti raccolti in occasione del centenario della nascita di Primo Levi (31 luglio 1919) nel libro di Pier Vincenzo Mengaldo, appena uscito per Einaudi, vi è un piccolo saggio del 2018 dedicato a Il canto di Ulisse² , contenuto in Se questo è un uomo³.
La vicenda è a tutti nota ed è appena il caso di richiamarla sommariamente: Primo Levi e Jean Samuel, giovane studente alsaziano, denominato Pikolo, dallo stesso Levi, si recano a ritirare il rancio e lungo il cammino si scambiano confidenze sulle loro case, le loro letture, gli studi, le rispettive madri tanto somiglianti, come tutte le madri. Dapprima parlano in francese, poi Pikolo, che è stato un mese in Liguria e vorrebbe imparare l’italiano, sollecita Primo Levi che, chissà come e perché, ricorda alcuni versi dell’Ulisse dantesco e comincia a ricostruire  l’intero canto XXVI, cercando di rammendare le parti mancanti in uno sforzo della memoria che deve procurargli – come nota Mengaldo, citando situazioni estreme e analoghe - intima soddisfazione. Il parallelismo Inferno – Lager, da una parte e Poesia – Liberazione, dall’altra parte,  è subito evidente.

Primo Levi,  
Se questo è un uomo
Mengaldo fornisce una bella lettura de Il canto di Ulisse, toccando alcuni punti chiave: quale è la formazione di Primo Levi (scientifica e umanistica) nel momento in cui viene rinchiuso ad Auschwitz e quindi anche che cosa si debba intendere per cultura, quale aiuto può offrire la memoria delle proprie letture all’interno del Lager, fino a che punto la cultura è in grado di salvare... Poche intense pagine che permettono di sentire tutta l’emozione dell’episodio narrato ne Il canto di Ulisse e, nello stesso tempo, di andare oltre l’approccio ingenuo, empatico, scoprendo il Primo Levi critico e saggista oltre che memorialista.
Per tutti i casi citati vale il passaggio in cui Primo Levi vuole spiegare a Pikolo la forza del verso “… Ma misi me per l’alto mare aperto”, sottolineando la differenza tra il semplice “Je me mis” e quell’audace “misi me” che indica il movimento di chi vuole “scagliare” se stesso “al di là di una barriera” “per l’alto mare aperto”; e ancora,  notando il ritorno della stessa espressione (mettere sé), poco dopo, a proposito delle colonne d’Ercole: “… Acciò che l’uomo più oltre non si metta”.

Ma c’è un aspetto che vorrei personalmente sottolineare, sulla scorta della lettura di Mengaldo: l’inscindibilità tra il valore salvifico della cultura - se tale può essere considerato, in qualche misura -  e l'esigenza di parteciparlo ad altri.
Primo Levi, 
I sommersi e i salvati
Primo Levi lo afferma a più riprese quando ripensa con dolcezza alla tensione provata nella comunicazione dei famosi versi danteschi: “Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e conoscenza”, e ricorda di aver detto: “Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca”; e conclude: “Pikolo mi prega di ripetere. Come è buono Pikolo, si è accorto che mi sta facendo del bene. O forse è qualcosa di più, forse… ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie…”.
Nella logica del Lager non vi è spazio per l’amicizia: nella lotta per la sopravvivenza “ognuno è disperatamente ferocemente solo” e ogni istinto sociale viene ridotto al silenzio, ogni residuo umano risulta annientato.
Perciò Il canto di Ulisse è anche la storia inconsueta di un’amicizia, iniziata ad Auschwitz (“Da una settimana eravamo amici, ci eravamo scoperti nella eccezionale occasione di un allarme aereo…”), e durata ben oltre il campo di sterminio, come testimonia il carteggio tra Pikolo (Jean Samuel) e Primo Levi, che lo stesso Samuel ha voluto pubblicare nel 2007 (tradotto ed edito in italiano l'anno dopo): Mi chiamava Pikolo. Con 13 lettere inedite.  Il libro, oltre ad essere una straordinaria conferma della veridicità di quanto Primo Levi racconta, è l’omaggio rivolto da Samuel all’amico ormai morto (11 aprile 1987).
Primo Levi, 
Il sistema periodico
In questo spazio dell’amicizia vedrei il segreto squarcio dell’ultimo verso dantesco, che anche Levi pone a conclusione del suo canto di Ulisse: “infin che ‘l mar fu sopra noi rinchiuso”. Nel mare rinchiuso  – come nota Mengaldo –  è sì l’“evasione mentale dai confini del Campo” attraverso la poesia, ma è, soprattutto, “l’amara coscienza di essere irrimediabilmente 'rinchiuso' e ben probabilmente destinato ad essere 'sommerso', come i tantissimi”.
Eppure - mi permetto di aggiungere - la rottura del “rinchiuso” si è già operata, nonostante la possibilità di essere sommersi. L’amicizia nata nel Lager costituisce la piccola feritoia di questa “chiusura” altrimenti invalicabile, apre un varco di generosità, “un buco nel tessuto rigido del Lager”, come Primo Levi dice in Cerio, a proposito di un altro grande racconto di amicizia: essa  è il segno di un’umanità non piegata totalmente alla logica dell’universo concentrazionario, ancora capace di tenere accesa la piccola fiamma della parola libera e liberante, comunicata e condivisa.

Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’animo, l’anima,la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s’indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
Dell’amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
(Primo Levi, Agli amici)¹⁰.

Note.
1.Primo Levi, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623.
2. Pier Vincenzo Mengaldo, Per Primo Levi, Einaudi, Torino 2019, pp. 119-128.
3. Primo Levi, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 105-111.
4. Ibidem, pp. 109-110.
5. Ibidem, p. 84.
6. Ibidem, vol. I, p. 106.
7. J.Samuel e J. –M. Dreyfus, Mi chiamava Pikolo. Con 13 lettere inedite, Frassinelli, Milano 2008.
8. Pier Vincenzo Mengaldo, Per Primo Levi, cit., p. 128.
9. Primo Levi, Opere, cit., vol. I, pp. 860-866.
10. Primo Levi, Opere, cit., vol. II, p. 623.

12 commenti:

  1. Risposte
    1. Rossana Rolando19 maggio 2019 15:03

      Primo Levi è sempre capace di toccare il cuore e di raccontare aspetti veri e profondi della nostra umanità. Un saluto.

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  2. Stupendo!🙏 Le parole in più sarebbero superflue, se non fosse per quel “carisma liberante”... e così voglio commentare l’incastro felice e fecondo tra le riflessioni indotte dal libro di Primo Levi e il delicato, sommesso commento di Rossana, Ne emergono “ la forza liberatrice della parola “, l’umanità suprema di Primo Levi, la natura “ superiore” della Amicizia e, dialetticamente la “ sciagurata inutilità “ della guerra.
    Un rimpianto , su tutto, la perdita di un così grande uomo!

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  3. Rossana Rolando19 maggio 2019 15:34

    Proprio così: il "carisma liberante" della parola. In questo caso - potremmo dire - al quadrato: è la parola della poesia (Il canto di Ulisse dantesco che nutre la mente nonostante l'Inferno del Lager) ed è la parola della memoria (Il canto di Ulisse di "Se questo è un uomo") che rende il lettore partecipe di quella tensione provata da Primo Levi nella comunicazione di quei versi.
    Su tutto il valore dell'Amicizia - e della Condivisione di grandi e nobili pensieri - espresso stupendamente nella poesia "Agli amici".

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  4. Il tuo post, cara Rossana, offre parecchi spunti di riflessione.
    Ma mi suggerisce innanzitutto che la cultura, quando diviene parte della nostra vita, si fa ponte di comunicazione sul quale è possibile fondare relazioni significative, anche in situazioni difficili come quella vissuta da Levi. Ci si può parlare meravigliosamente anche attraverso i poeti - e non solo naturalmente! - i cui testi diventano un dono da offrire e la base di una condivisione profonda.
    Grazie e un abbraccio!!!

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  5. Rossana Rolando19 maggio 2019 20:21

    Ciao Annamaria. La cultura - la poesia in questo caso - come ponte di comunicazione e, nello stesso tempo, l'atto del comunicare che dilata e approfondisce, diventa occasione per meglio conoscere, per accorgersi - come dice Primo Levi ad un certo punto del suo racconto: "Come se anch'io lo sentissi per la prima volta..." e poco prima: "dovevo venire in Lager per accorgermi...". Un grande abbraccio.

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  6. Cara Rossana, grazie del ricordo di Primo Levi, in particolare di quanto lo abbia potuto aiutare l'ancora della cultura persino nel lager. Mi ha sempre toccato il frangente della rievocazione di Dante nell'inferno del lager. Levi - la sua vicenda umana, i suoi testi densissimi, le sue riflessioni sempre autentiche e sofferte - è una pietra miliare nella mia formazione e per le mie riflessioni esistenziali. Saluti cordiali.

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    Risposte
    1. Rossana Rolando29 maggio 2019 15:08

      Cara Maria, ho visto, tra l'altro, che stai leggendo o ri-leggendo "L'altrui mestiere"... Un abbraccio.

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  7. Bellissima lettura. Proprio oggi mi è arrivato in biblioteca a scuola il libro di Mengaldo e l'altro giorno ho letto in classe il capitolo di Se questo è un uomo e il canto XXVI della Commedia. Grazie

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    1. Grazie signor Paolo per la gentile attenzione e la condivisione di interessi e sensibilità. Sono testi "vivi" che nutrono la mente. Un saluto da parte mia e di mia moglie.

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