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venerdì 29 agosto 2014

E' bene avere segreti? Leggendo Claudio Magris.

Post di Rossana Rolando.

Claudio Magris, Segreti e no
Nei miei vagabondaggi in libreria “ho incontrato” un libretto sottile sottile, dal titolo Segreti e no. Una mia cara amica e collega dice proprio così: i libri ti vengono incontro, non sei tu che li scegli, ti scelgono loro. E’ un libretto di Claudio Magris – noto scrittore e intellettuale triestino - edito da Bompiani nel gennaio 2014.
Mi ha intrigato il tema e ho quindi avvicinato il libro con in testa una serie di pensieri e di domande, con una mia “pre–comprensione”. Come sostiene Gadamer, ciascuno di noi si accosta ad una pagina scritta con le proprie attese, i propri interessi, interrogativi e preconcetti, quelli che abbiamo acquisito nella nostra storia e che fanno parte della nostra identità, salvo poi  sostituirli con concetti più adeguati a mano a mano che la nostra lettura procede.
Per farla breve, provo a scrivere le domande con le quali ho avvicinato questo libro e le risposte che ho trovato. Alla fine della lettura – come accade in ogni vero incontro – avrò portato con me qualcosa di nuovo.
Anzitutto, prima di iniziare a leggere, mi chiedo questo: oggi, nel tempo in cui siamo rintracciabili in ogni luogo, attraverso i telefonini, le carte di credito, i social network … nel tempo del Grande Fratello … si può ancora ragionevolmente parlare di una dimensione segreta della nostra vita?

domenica 24 agosto 2014

L'Amicizia, bene raro da custodire.

A tutti coloro 
che coltivano l'Amicizia

Nel nostro ultimo viaggio a Firenze abbiamo visitato la mostra dedicata al Pontormo e al Rosso Fiorentino, due pittori del manierismo cinquecentesco, entrambi provenienti dalla scuola di Andrea del Sarto. Ricordiamo questa mostra, rimasta aperta fino al 20 luglio, presso Palazzo Strozzi, per la qualità e la bellezza delle opere esposte.
In questo post vorremmo provare a parlare di un tema che ci sta a cuore – il tema dell’Amicizia – proprio a partire da un’opera del Pontormo (Jacopo Carrucci, detto il Pontormo, 1494-1557) da cui siamo rimasti molto colpiti: la Visitazione di Carmignano, un dipinto che ha come protagoniste Maria ad Elisabetta.
 
Lo sfondo delle amicizie. 
Nel quadro: non c’è uno sfondo preciso. Probabilmente una via cittadina, avvolta nell’oscurità … non proporzionata rispetto alle figure che risaltano in primo piano. La scena scelta dal Pontormo richiama alla mente le piazze di Giorgio De Chirico e della pittura metafisica, paesaggi che ci collocano al di là del tempo e dello spazio.

sabato 23 agosto 2014

La povertà non si rivela se non a colui che la vuole sopprimere.



La povertà è tema che ha occupato 
grandi uomini...
... tema che papa Francesco 
ha riportato al centro della riflessione ecclesiale...
Bisognerebbe che in ogni città, Albenga compresa, i media aprissero  una regolare e periodica ”cronaca degli schiacciati”, per avvicinarci alle situazioni concrete, conoscere i fenomeni sociali emergenti, possedere un quadro di riferimento non troppo approssimativo, ascoltare le riflessioni e testimonianze degli operatori sociali, prendere atto che la povertà si va presentando drammaticamente con molti volti inediti e nuovi.

...dei poveri si è occupata 
la pedagogia...
E poi, decidere di uscire dall’indifferenza scoperta o mascherata, sollecitare interventi in modo sinergico (v. le proposte di Pierpaolo) e scorticarci almeno un po’ le mani.  In concreto che cosa possiamo fare noi semplici cittadini per contrastare in qualche modo la povertà?

... per i poveri è stata pensata 
la teologia della liberazione...
Parlo naturalmente per me, mia moglie, i miei amici e tutti coloro che possono e vogliono condividere orizzonti di vita aperti.
- Per prima cosa bandire l’indifferenza, atteggiamento che non solo designa la mancanza di partecipazione emotiva, ma linsignificanza di persone, valori, cose, che non importano affatto. In-differenza è il non-volere-sapere con cui una persona allontana da sé istanze che esigono coinvolgimento e partecipazione.

... la povertà è stata oggetto 
della grande letteratura...
Non si tratta di cercare di commuovere, piuttosto di “fare entrare a forza nelle nostre preoccupazioni quotidiane la presenza permanente della ingiustizia e della sventura” (Mounier).

... e della letteratura ripresa 
dalla cinematografia...
Scriveva P. RICOEUR che non è possibile essere con i poveri se non essendo contro la povertà e che la povertà non si rivela se non a colui che la vuole sopprimere.

... la povertà è stata rappresentata 
nell'arte...
Di fatto ognuno di noi nel suo comportamento quotidiano nei riguardi della povertà patisce un fastidio permanente nel perseguimento legittimo, per sé ed i propri cari, della sicurezza non solo economica, ma anche sociale e culturale. E’ un’operazione scabrosa: la povertà sfugge se non si vive lo scandalo della povertà.

... la povertà appartiene 
alla storia...
Essere con i poveri per noi che non siamo della loro comunità è possibile solo se si rimane per sempre feriti dall’esperienza della loro povertà, se si è presi rivoltati rovesciati, chiamati in causa. Senza mai dimenticare che i poveri non hanno solo privazioni ma anche molti valori, desideri, idee da offrire.
... la povertà ha coinvolto
la riflessione filosofica...
- Le formule pratiche, le possibilità concrete vanno trovate con la propria riflessione, il proprio impegno, la capacità di ascolto e di comprensione delle situazioni e degli uomini, il coraggio di saper andare controcorrente, di sfidare il conformismo di chi sta bene e forse anche l’incomprensione di chi sta male.

... la povertà ha mosso 
grandi artisti...
- E poi l’atteggiamento di solidarietà consapevole che Pierpaolo ha illustrato in modo puntuale e concreto. Sono anch’io d’accordo che in questo i singoli cittadini, le associazioni e le scuole ingaune non sono seconde a nessuno: è un mondo tanto silenzioso quanto indispensabile, costituito da persone che dedicano parte del proprio tempo, delle proprie competenze e risorse personali per intervenire sulla realtà territoriale (e non solo).

... la povertà ha interrogato 
e interroga la politica...
E’dunque in Albenga una preziosa risorsa che il territorio dovrebbe incentivare nella formulazione di politiche di contrasto alla povertà, ovviamente non in sostituzione dei servizi pubblici ma a loro supporto ed integrazione. Il volontariato è l’espressione più coerente della solidarietà tra generazioni e dell’appartenenza alla comunità; è partecipazione alla vita della collettività senza cadere nell’acritica sottomissione a decisioni politiche prese in altre sedi; è un modo per riconoscere che la nostra società presenta zone d’ombra, sacche di povertà e di esclusione sociale che spesso non si vedono ma che non possono essere ignorate.

... alla povertà è sensibile
il volontariato ...
Soprattutto ha una profonda valenza culturale: è dono gratuito, senza reciprocità. La gratuità è modalità relazionale ricca, complessa, anche paradossale, come l’amicizia, la fiducia, l’ospitalità, assumersi responsabilità, prendersi cura dell’altro.

...la povertà spinge ad una riflessione 
su modelli alternativi di convivenza...
Perché si dona? Perché il dono e il suo linguaggio appartengono al nostro mondo, perché sono indispensabili ad orientare il senso complessivo del lavoro sociale, perché fanno parte “dell’armamentario dei concetti che servono ad elaborare un modello critico e alternativo a quello del mercato” (GODBOUT) ed infine perché “non si dona per ricevere, si dona perché l’altro doni” (LEFORT).

... sulle tracce del pensiero 
di Paul Ricoeur.

Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog 
prima di avviare il video.
          


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venerdì 22 agosto 2014

Sodoma e Gomorra: una lettura laica.


Da ogni parte del mondo (Gaza, Iraq, Ucraina, Siria, Sudan, Nigeria, Egitto, …) si radicalizzano gli scontri, le violenze, le aggressioni, gli assassinii, gli atti di genocidio e gli orrori terroristici.
E' a tutti nota l'affermazione di papa Francesco: "Oggi noi siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: lei sa, padre, che siamo nella terza guerra mondiale, ma fatta a pezzi. A capitoli".
In questa società globale ed interdipendente tutti siamo coinvolti - compresa l'Italia - e nessuno può ritenersi estraneo a questi drammatici scenari, che sembrano prodromi di una inconsapevole autodistruzione.

Il famoso passo della Genesi ... 
(John Martin, La distruzione 
di Sodoma e Gomorra)
Forse non è inutile riprendere ancora una volta la riflessione postata lo scorso anno, all’inizio dell’avventura di questo blog. P. Levy, il teorico del cyber-spazio, nel 3° capitolo del suo libro “Intelligenza collettiva”, pubblicato circa vent’anni fa, commenta ed offre la sua interpretazione laica della distruzione di Sodoma e Gomorra (Genesi, 18-19).

... un'interpretazione laica 
del racconto biblico ... 
(Elluin, Sodoma e l'ira di Dio)
Dio, prima di distruggere le città dove si commettono violenze di ogni sorta, decide di  parlare ad Abramo, il quale si impegna in uno straordinario tentativo di contrattazione. Dio concede ad Abramo la salvezza della città se in essa si troveranno cinquanta giusti. Ma il patriarca si intestardisce e continua a negoziare: quarantacinque, poi trenta, venti  ed infine solo dieci “giusti”, capaci di garantire la sopravvivenza della città.
Dio ode il clamore, le grida, i pianti che si levano contro la città; è informato delle ingiustizie e dei mali del mondo. Guerre civili, assassinii, dittature, sofferenze di ogni genere sono tremendamente visibili, così come i loro “effetti collaterali”.

... la metafora dei nostri mali ... 
(Sebastina Munster, Sodoma)
Quando invece Abramo inizia a negoziare il numero dei giusti, pare che anche Dio non sappia quanti ce ne siano e che la Sua sapienza non si spinga così innanzi. Mentre i mali  sono dichiarati e gridati, l’identità dei giusti e il loro numero sono nascosti; il male è arciconosciuto, i giusti sconosciuti, anonimi.
Abramo non riesce a trovare dieci “giusti”; ne trova solo uno, il nipote Lot con la sua famiglia.

... dove sono i giusti? ... 
(Gustave Doré, La fuga 
di Lot da Sodoma)
Da che cosa è possibile riconoscere i “giusti” e qual è la colpa di Sodoma? La negazione dell’accoglienza e dell’ospitalità: la città, invece di accogliere gli stranieri, vuole abusarne.

... coloro che non abusano degli altri ... 
(Heinrich Aldegrever, Lot impedisce 
la violenza contro gli angeli)
L’ospitalità rappresenta in modo eminente la garanzia del legame sociale concepito nella forma della reciprocità: l’ospite è indifferentemente colui che è ricevuto o colui che riceve ed ognuno può diventare a sua volta straniero.

... coloro che sanno ospitare ... 
(Lucas van Leiden, Lot e le figlie)
Grazie all’ospitalità colui che è separato, diverso, straniero viene accolto, integrato, compreso in una comunità. Il giusto include ed in una società di giusti ciascuno si impegna ad includere gli altri, tutti consapevoli che unità non è né uniformità né unanimità.

... coloro che sanno sopportare la solitudine ... 
(Rubens, Lot fugge da Sodoma 
con la sua famiglia)
Perché  Abramo  non protrae oltre la trattativa? Perché  si ferma a dieci  e non cinquanta o cinque? Perché Lot da solo non basta a salvare Sodoma? Perché per sostenere una città è necessaria una com-unione. Dieci è simbolicamente l’inizio dell’uscita dall’anonimato: ci vogliono almeno dieci persone per sperimentare una società dove si possa vivere insieme, sopportarsi,  aiutarsi, valorizzare tutti ed ognuno.

... poiché ci vogliono almeno dieci giusti ... 
(La distruzione di Sodoma, 
mosaico del XII secolo, Palermo)
Levy conclude affermando che i “giusti” sono efficaci e riescono a garantire la sopravvivenza di una società solo se costituiscono una “intelligenza collettiva”. Pensava - lui profeta del cyber/spazio - soprattutto ad una comunità virtuale. Oggi internet è troppo spesso luogo dell’inciviltà, dell’insulto gratuito, dell’effimera banalità. Ma, nella sua ambivalenza, è anche ben altro e può rappresentare una promessa per  il futuro. Tutto è nelle nostre mani: basterebbe uno sparuto gruppo di “giusti” capaci  di “intelligenza collettiva”…

... per inventare nuove possibilità 
e lasciarsi alle spalle Sodoma e Gomorra ... 
(Cartolina turistica datata 1899 con la scritta: 
"Saluti da Sodoma e Gomorra")

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