"Persona e Comunità" è un blog di riflessione culturale, filosofica, religiosa, pedagogica, estetica. Tutti gli articoli sono scritti da: Gian Maria Zavattaro, Rossana Rolando, Rosario Grillo.
Immagini delle illustrazioni di Simone Massi tratte dal volume "Il Maestro" di Maurizio Silei, Orecchio acerbo, 2017 (con gentile autorizzazione).
Illustrazione di Simone Massi (da "Il Maestro")
Il nostro blog nel passato ha dedicato a don Milani vari post. Pensavo per i 100 anni dalla sua nascita di limitarci ad alcune citazioni per noi significative (sotto riportate, provocazioni che cesellano a mio avviso l’orizzonte educativo della scuola) e segnalare 4 pubblicazioni con nuove testimonianze e impegnativi spunti di riflessione. (1) Poi con timore e tremore ho deciso di esternare il mio debito nei suoi riguardi. Ho impropriamente “scoperto” don Milani nel 68 dove si sbandierava, incompresa e tradita, “L’obbedienza non è più una virtù”.Nel ’70 un libro di pedagogia (lo conservo gelosamente) mi apre gli occhi su don Milani, da allora riferimento (non unico ma tra i fondamentali) nei miei 16 anni di docenza, 26 di presidenza. oggi nel mio volontariato presso la scuola diocesana Migrantes, scuola di frontiera, in sintonia con E. Affinati (L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani, Mondadori, 2016) e con tutti i docenti che ogni giorno praticano lo spirito di Don Milani senza averlo mai conosciuto. “Proprio per questo don Milani è l’uomo del futuro”: i ragazzidi periferia e gli immigrati - stranieri”, in base all'etimo estranei - sono oggi “i ragazzi di Barbiana”.
Firenze, 15 aprile 2017 Fotografie di Rossana Rolando.
Vetrata della cappella Suore Francescane di Firenze
“Solo Tu non devi nulla a nessuno.
Nelle tue mani passa il giorno, nelle tue mani passa lanotte. Tu
sei mio padre, Tu sei mia madre” (Preghiera africana).
“Bisogna salvarsi insieme; bisogna
arrivare insieme dal buon Dio, bisogna presentarsi insieme; non
bisogna arrivare a trovare il buon Dio gli uni senza gli altri.
Dovremo tornare tutti insieme nella casa del padre. Bisogna anche pensare
un poco agli altri; bisogna lavorare un poco gli uni per gli altri. Che si
direbbe se arrivassimo, se tornassimo gli uni senza gli altri?”(Ch. Péguy, Il mistero della
carità di Giovanna d’Arco, AVE, Roma, 1066, pag. 35: parla Alvietta,
la piccola amica di Giovanna).
Pieve di Cellole, Comunità di Bose
Auguri
di Buona Pasqua a tutti, da parte di Gian Maria, Rossana e Rosario.
- A tutti coloro che ogni giorno si
sforzano di rinascere a nuova vita, con l’augurio sincero di una festa
domenicale che sia riposo autentico dalle fatiche feriali, ri-scoperta di sé e
della propria identità, ri-creazione e gioia fatta di affetti familiari,
di reciproca ospitalità, di incontri privilegiati di condivisione
e convivialità, di tutte le modalità “belle” del nostro
essere al mondo.
Vetrata della cappella Suore Francescane di Firenze
- Ai credenti cristiani che, in
questi giorni, celebrano il Mistero più alto e più profondo della loro
fede e credono in Gesù Cristo, figlio di Dio Padre, nella Sua passione e
morte, nella resurrezione, nella Pentecoste. A tutti auguriamo
l’esperienza di un incontro, di una scoperta personale del Dio
vivente, camminando insieme al suo fianco, come sulla strada di Emmaus
dove Dio si rivela il Dio fedele che mantiene le sue promesse.
- A tutti i credenti di ogni fede che
ogni giorno amano e sperano.
- Ai nostri fratelli Ebrei che l’11
aprile hanno celebrato la Pasqua (Pesach, la cui
festività si prolunga sino al 18 aprile), l'uscitadel popolo ebraico dal desertosotto
la guida diMosée la liberazione dal
regime di schiavitù in Egitto.
Oggi, 26/02/2017, Eugenio Scalfari intervista il fondatore del progetto ulivista,
Walter Veltroni, cercando di recuperare “sul filo di lana” la scioccante
frattura del PD. Le risposte di Veltroni rivisitano le “nobili intenzioni” del
progetto, ma non possono rimediare la causa della scissione, che si ritrova nella degradazione della politica in pura “ars disputandi”, al servizio degli scopi più
particolari. Il “succo” del messaggio veltroniano si ritrova, si condensa
anzi, nella proposizione di un MODELLO, un “uomo modello”, padre nobile della
Repubblica: Vittorio Foa. Non è tanto, ma non è neppure poco: se, almeno, fossimo capaci
di capirne l'alta fibra morale. Nel tempo vicino alla sua dipartita, Lo
commemoravo così.
8/12/2011
RICORDO DI VITTORIO FOA.
Vittorio Foa
Quanto è
forte il sentimento di smarrimento di fronte all’impeto di questa crisi!
Altrettanto tragico è lo scoramento per la mancanza di “maestri del pensiero”,
autentici fari della società nazionale.
La mente
corre allora all’indietro e non molto lontano ritrova un modello che, anche
solo per evocazione, provoca suggestioni positive e favorisce l’azione di
risposta alle difficoltà.
“La visione
della politica come pensiero che nasce con l’azione, che è elaborato con essa,
e non come attuazione di una verità che viene prima, è stata per me una
fissazione di tutta la mia lunga vita” (Vittorio Foa, Questo Novecento).
🖊 Post di Rosario Grillo 📷 La fotografia di Predrag Matvejevic è tratta dal Corriere della sera/Cultura. 🎨 Le altre immagini riproducono illustrazioni di Stefano Nava (qui il sito).
Predrag Matvejevic
I
mezzi di informazione non si sono soffermati a sufficienza sulla comunicazione
della morte di Pedrag Matvejevic (7 ottobre 1932 - 2 febbraio 2017).
Queste
righe vogliono dunque essere innanzitutto un contributo a ricordarne la figura,
a passare velocemente in rassegna i suoi decisivi contributi storici.
Dal
ricordo tracciato da Vittorio Filippi (cliccare qui) traggo innanzitutto la
sua “jugoslavità”, una fede vissuta nel nome dell'unità dei popoli balcanici.
Tanto
più significativa dopo la partecipazione al conflitto mondiale, dove, egli di
provenienza russa, fece il lavoro di “gazzetta” dei partigiani titoisti.
Assunse,
così, attraverso l'esperienza del padre prigioniero nei lager nazisti, un
incrollabile fede nell'unità attraverso la pace, sotto lo scudo della Libertà.
“C’è
un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa
su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali
distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al
passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe,
che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli
vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una
tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte
che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel
futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui
nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta” (Walter Benjamin,
Saggi e frammenti, Einaudi, Torino 1962, p. 80).
Paul Klee, Angelus Militans
L’angelo
volge lo sguardo al passato e il passato è la storia. Essa è stata ed è
destinata ad essere un cumulo di macerie che salgono verso il cielo.
Irreparabilmente: i morti non possono rivivere, l’infranto non si può
ricomporre. Una catena – quella del tempo e degli eventi ricapitolati dall’angelo
in una sola grande catastrofe – che non può spezzarsi. Eppure un varco c’è: è
la tempesta che irrompe nel tempo e segna l’entrata del nuovo. Viene da un
futuro che non è ancora, tempo metastorico redento. L’angelo è il simbolo del novum
che si fa presente, è lo spiraglio dell’eterno che si apre nel tempo, unico
vero progresso. E così “ogni istante è la piccola porta da cui può entrare il
Messia”. Questo è il Natale.
Gennaro Vallifuoco, citazione del San Sebastiano di Antonello da Messina.
Secondo molti filosofi scolastici (v. in particolare S. Tommaso
d’Aquino, ST I, 45, 1 ad 3), il termine creazione nella sua plenitudine
appartiene unicamente ed esclusivamente a Dio, in quanto “productio rei ex
nihilo sui et subiecti”. Ogni altra creazione - l’arte come
invenzione/esecuzione di opere, ma in generale ogni nostra esperienza e
tutto ciò che produciamo - presuppone sempre riferimenti preesistenti e si
situa in un circoscritto orizzonte in cui viviamo e pensiamo, segnato dal
limite spaziotemporale. Tuttavia nessun orizzonte temporale esaurisce
l’invenzione e l’esecuzione dell’arte: se in ciascun orizzonte
essa si esprime in un'irripetibile forma storica, da
quelli che l’hanno preceduta attinge alimento ed ispirazione.
La gente non crede a chi non ama... (Gennaro Vallifuoco, L'innamorato 2010 omaggio a Marcel Marceau)
Auguro a tutti i docenti
la gioiosa e sofferta avventura di:
insegnare (Insĭgnare,
imprimere segni nella mente e nel cuore) ed educare (ex-ducere,
condurre fuori dalla frammentazione, dal caos, dall’insignificanza)
🖊 Post a cura di Rossana Rolando. 🎨 Immagini delle opere di Odilon Redon.
“Per quanto tu ragioni,
c’è sempre un topo – un fiore – a scombinare la logica. Direi che tutto nel tuo
ragionamento è perfetto, se non avessi davanti questo prato di trifoglio. E
sarei anche d’accordo con te, se nella mente non mi bruciasse (se non mi bruciasse
la mente – con dolcezza) quest’odore di tannino che viene dalla segheria sotto
la pioggia: quest’odore di tronchi sbucciati (d’alba e d’alburno), e non ci
fosse il fresco delle foglie bagnate come tanti lunghi occhi, e il persistente
(ma sempre più sbiadito) blu della notte” (Giorgio Caproni, Poesie
1932-1986).
Nel mondo simbolico di Odilon Redon, Ragno che piange
... e coloratissimo (Odilon Redon, Nuvola di fiori)
La vista, simbolo della ragione... (Odilon Redon, L'occhio)
... basta un fiore a scombinare la logica... (Odilon Redon, Ofelia tra i fiori)
La vicenda umana tra piccolezza e grandezza (Léon Spilliaert, Spiaggia con persone)
“Il tempo spirituale è fatto di salti
violenti, di crisi e di notti interrotte da rari istanti di pienezza e di pace.
Assomiglia al tempo del poeta, che non a quello dell’ingegnere.
“Hanno dimenticato che si può guardare il cielo: gli
uomini girano intorno in quella loro gabbia che è il pianeta, perché hanno
dimenticato che si può guardare il cielo. Come vivere, come vivere bene, come
possedere il mondo, come goderne, come rimpinzarci, dunque come produrre
oggetti amabili, strumenti del nostro piacere, come godere continuamente senza
tenere conto degli altri, rifiutando loro il godimento senza neanche porsi il
problema della loro felicità o infelicità, come industrializzare l’umanità fino
alla saturazione. Ecco che cosa si sono proposti gli uomini e quello che
si chiama umanesimo. Si tratta dell’abbandono delle cure spirituali o
metafisiche. Il problema del nostro destino, della nostra esistenza
nell’universo, del valore o della precarietà delle condizioni
esistenziali nelle quali viviamo non è più stato preso in considerazione …
Solo l’arte e la filosofia, solo le interrogazioni vive possono
tenere sveglia l’umanità e impedire che l’anima si assopisca,
soltanto l’arte e la filosofia possono sviluppare il meglio che c’è in ciascuno
di noi” (Eugène Ionesco, Il mondo è invivibile).
Il cielo di Van Gogh non è vuoto (La Notte stellata).
Che cosa significa “guardare” il cielo? Certamente chiedersi quanti
di noi oggi, ieri, l’altro ieri hanno osservato la notte stellata o la luna o
semplicemente l’alba e il tramonto. E, se non è il cielo, un paesaggio
montano, il mare, una farfalla posata sul fiore o, meglio ancora, il volto
dell'altro o, più a fondo, “il mondo morale dentro di noi”.
La notte stellata di Van Gogh (particolare) non è una semplice riproduzione naturalistica.
“Guardare”:
contemplare, meditare. Le mode e le tendenze correnti oggi non
incoraggiano queste pratiche così avverse ed estranee al conformismo imperante.
La Notte stellata (particolare) è visione della mente e proiezione di sentimenti forti, pennellati attraverso i colori.
Secondo G. Dorfles (Conformisti, la morte dell’autenticità, 2° ed.
Castelvecchi, 2008), chi più chi meno, tutti ci stiamo conformando per
essere moderni, per non essere isolati od esclusi. Conformisti nei
pensieri, nelle azioni, negli interessi, nei gusti, nel comportamento, nel
linguaggio, nella vita domestica e in quella pubblica, nei bisogni e nelle
aspirazioni. E non ci accorgiamo di perdere noi stessi, la nostra autenticità,
la nostra voce in un contesto, la società liquida, in cui l’umanità è
frazionata in tanti comportamenti e linguaggi tutti accolti
passivamente. Sono tante le tipologie: dai bambini ai giovani, dagli adulti agli anziani e persino
ai defunti. Ed ognuna mostra come in ogni modo e tempo della vita si
obbedisce a quanto giunge dai media e dall’esterno, “sino alla
saturazione”, “senza tener conto degli altri”.
La simbologia della Notte stellata (particolare) è ricca: il cipresso esprime la tensione verso l'alto, sorta di ponte tra terra e cielo.
L’invito di
Ionesco è di non rinunciare alle “cure spirituali o metafisiche” o al “problema
del nostro destino”. Ognuno di noi, se vuole, può ogni giorno riscoprire ciò
che non dovrebbe cessare di destare la meraviglia (quella celebrata
da Kant), che è all’origine della filosofia, che è nutrimento della poesia e
dell’arte, che è fonte delle nostre “vive interrogazioni”.
Il paesino avvolto nell'oscurità del sonno indica la tranquillità degli uomini che non si accorgono di quella vivida bellezza della notte, attraversata da vortici stellari (La Notte stellata, particolare).
Ognuno di
noi a suo modo può essere e diventare filosofo-poeta-artista, a suo modo
“tenere sveglia l’umanità”, “impedire che l’anima si assopisca”. Per chi si ostina a guardare
il cielo sopra “la gabbia del nostro pianeta” e quello tutto interiore
dentro di noi c'è sicuramente un rischio: l’inciampo dell’incauto Talete, incurante della frenesia della vita di corsa, distratto dal cielo, costretto a
subire le risate di scherno delle servette di turno …
Il video restituisce efficacemente la misura di un cielo vivo e parlante. Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviarlo.
Coloro che desiderano seguire le nostre pubblicazioni possono cliccare a destra sul pulsante “segui” e aggiungere così
il blog “Persona e comunità” alle proprie cerchie. Grazie a tutti.
José Pepe Mujica, in una vignetta che lo rappresenta con un'arma da cui spunta un fiore.
Pensieri sul libro-intervista di José
Mujica (La felicità al potere, EIR, 2014).
Tratto da José Pepe Mujica, La felicità al potere, a cura di C.
Guarnieri e M. Sgroi, EIR, Ariccia, 2014, p.10
E continua:
“Perché fa scalpore
che qualcuno lanci l’allarme contro il crescente discredito che, per mancanza
di questo esempio, i politici e la politica stanno soffrendo in molti Paesi? In
realtà credo che tutto questo susciti attenzione non tanto per il merito di chi
propone questi temi, quanto per l’assenza di altre idee, di altre proposte e di
altri esempi” (José Pepe Mujica, La felicità al potere, a cura di C.
Guarnieri e M. Sgroi, EIR, Ariccia, 2014, p.10).
José Pepe Mujica davanti alla sua modestissima casa di Montevideo nel giugno 2013...
Chi è José “Pepe” Mujica Cordano.
Lo chiamavano “il presidente più povero”, ma lui non si sente
povero, perché povero è chi vuole sempre di più. E’questione di libertà: non si può passare la vita come uno schiavo per sostenere uno stile di vita
costoso e non avere più tempo per se stessi.
... una figura dalla semplicità disarmante...
E’stato Presidente dell’Uruguay dal
1.3.2010 al 1.3.2015: per molti è un mito, per altri un “loco” (matto,
strano, scomodo). Ha rifiutato i lussi della
residenza ufficiale; tratteneva un decimo circa dello stipendio mensile, il
resto andava a programmi di solidarietà. Come ex
presidente riceve 260.259 pesos al mese (ca 8300 euro) e ne dona il 90%
ad organizzazioni non governative impegnate ogni giorno contro la
povertà. Motivo? Se è la maggioranza che sceglie chi deve governare,
bisogna vivere come la maggioranza, con poco, ed avere un bagaglio leggero per
affrontare la vita. E’sposato con Lucìa Topolansky sua compagna di lotta; vive
alla periferia di Montevideo in una vecchia fattoria senza acqua corrente; è
vegetariano; guida un vecchio maggiolino; ha un cane.
... alla guida di un vecchio maggiolino...
Ha
un passato di combattente nei Tupamaros contro la dittatura e la corruzione in
Uruguay. Come prigioniero politico ha trascorso in carcere 14 anni durissimi,
passati per lo più in isolamento. Finito il mandato presidenziale,
con la moglie ha visitato Spagna ed Italia “alla scoperta
delle origini”: il padre era originario di un paese basco; la madre di un paese
del’entroterra ligure.
... intervistato in Uruguay...
L’incontro con papa Francesco in Vaticano.
Il 28.5.2015, lui ateo dichiarato, ha incontrato papa Francesco, con il
quale a lungo ha discusso della pace internazionale, dei diritti umani, della
giustizia: lontani nella fede e così vicini nella virtù della sobrietà, nella
denuncia della “cultura dello scarto” e nella scelta degli ultimi e degli
oppressi. Dice che Bergoglio è un papa singolare e che parlare con lui è
come parlare ad un amico che sa aprire le porte dell’intimità. E' convinto che,
se lo lasceranno fare, porterà un cambiamento essenziale nella Chiesa (cfr. op.
cit. pp. 76-77).
... durante l'incontro con papa Francesco...
Presentazione
de “La felicità al potere”.
Successivamente ha presentato in un hotel di Roma il libro-intervista
curato da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi. Erano presenti la Gabbanelli
e Saviano, con cui ha discusso vari temi, tra i quali
mi limito a citare l’immigrazione: se la vecchia Europa - dice – non la
pensa come una ricchezza, allora siamo persi. Siamo tutti immigrati, non
dobbiamo avere paura di unirci con gli altri, purché siano persone che si
impegnano. Quello che sta succedendo nel Mediterraneo non è un problema
dell’Africa, è un problema dell’umanità, di cui deve farsi carico il mondo.
La presentazione del libro...
Il
libro-intervista: fare politica.
Per “Pepe” il peggiore imbroglio e la più
grande sofferenza del nostro tempo è fare politica perché si ama il
denaro. La politica esiste per servire le persone, è impegno perché
tutti possano vivere meglio, non solo avere di più, ma soprattutto essere
più felici. Fare politica vuol dire amare la pace: se nel passato si
riteneva che ci fossero guerre giuste, come le guerre di liberazione nazionale
o di indipendenza, oggi sappiamo che, per quanto la causa possa essere
giusta, le guerre puniscono sempre inevitabilmente gli innocenti ed i più
poveri. (cfr. p.82).
...il libro di José Pepe Mujica, La felicità al potere.
Il
libro-intervista: i giovani.
E’ bello che i giovani vogliano fare politica, è meraviglioso
vederli lottare per ciò che pensano e sentono, purché vivano come
pensano. Ai giovani dice di non farsi scippare la vita, di non conformarsi a
vivere in ginocchio, di non lasciarsi trasformare in schiavi per correre dietro
un mondo di sperperi, di non farsi prendere per il naso dal marketing della moda,
perché la moda è essere liberi, è onorare le cose fondamentali dell’esistenza
dell’uomo, come l’amore, l’amicizia, la solidarietà (cfr. p. 87, 188).
La dedica scritta da Cristina Guarnieri sul libro di José Pepe Mujica: “Al sindaco Marino, perché renda più felice la città di Roma, la più bella del mondo! E legga questo libro!”
Il
libro-intervista: la felicità.
La
felicità è il tesoro più importante che abbiamo. Non ci può essere felicità
senza il tempo per viverla e per costruirla per sé e per gli altri. Il tempo
non si compra e la vita, che se ne fugge via, bisogna conquistarla,
altrimenti te la rubano e diventa un prodotto ed una causa di
mercato (cfr. p. 188).
La presentazione del libro.
Il libro-intervista: consumismo, disuguaglianza.
C’è un problema di carattere politico: la nostra civiltà è
basata sull’usa e getta, in una spirale, un circolo infernale, dal quale
tutti dobbiamo decidere di uscire. E c’è un problema economico: 85 persone possiedono
quasi la stessa ricchezza del 40% dell’umanità; più cresce la ricchezza più
aumenta la disuguaglianza. Eliminare indigenza e povertà è una priorità: i
soldi ci sarebbero, se pensiamo che nel mondo si spendono milioni di dollari al
minuto in bilanci militari… (cfr. pp.189-190).
Roberto Saviano con il libro tra le mani.
Il libro-intervista: sognare e dedicarvi la vita intera.
Guai a cessare di sognare e sognare in grande, ma con i
piedi ben piantati a terra, perché una cosa è il sogno giovanile,
un’altra dedicare la vita intera a servire questo sogno (cfr. p.192). Non
so fino a che punto possa essere un modello da imitare. Nessuno pretende che
noi si viva in catapecchie, seguendo le orme di S. Francesco d’Assisi o la scelta laica di “Pepe”. Che la politica non sia strumento di
arricchimento ma servizio alle persone, “passione superiore, esempio di vita sobria e vicina a
quella della maggioranza”, questo sì, lo dobbiamovolere e pretendere da tutti.
Non so quanta risonanza sui media possa avere il
libro-intervista. Il fare, dire ed essere di Mujica mal si concilia
con le azioni dei “grandi” della Terra ed il loro modo di intendere la
globalizzazione e lo sviluppo. Ciò che dice è però ciò che da sempre mette
in pratica e testimonia ogni giorno della sua vita. Non so
perché, il pensiero corre, al film “Il grande dittatore”, al discorso finale di
Chaplin: “Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno.
La nostra sapienza ci ha reso cinici e l’intelligenza duri e spietati. Abbiamo
bisogno di umanità, abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Altrimenti la vita
sarà violenta e tutto andrà perduto…”.
Sig. Presidente “Pepe”, il Suo modo
di essere “loco” mi avvince.
Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.