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lunedì 15 maggio 2023

Don Lorenzo Milani, centenario nascita.

Post di Gian Maria Zavattaro.
Immagini delle illustrazioni di Simone Massi tratte dal volume "Il Maestro" di Maurizio Silei, Orecchio acerbo, 2017 (con gentile autorizzazione).

Illustrazione di Simone Massi (da "Il Maestro")
Il nostro blog nel passato ha dedicato a don Milani vari post. Pensavo per i 100 anni dalla sua nascita di limitarci ad alcune citazioni per noi significative (sotto riportate, provocazioni che cesellano a mio avviso l’orizzonte educativo della scuola) e segnalare 4 pubblicazioni con nuove testimonianze e impegnativi spunti di riflessione. (1) Poi con timore e tremore ho deciso di esternare il mio debito nei suoi riguardi. Ho impropriamente “scoperto” don Milani nel 68 dove si sbandierava, incompresa e tradita, “L’obbedienza non è più una virtù”. Nel ’70 un libro di pedagogia (lo conservo gelosamente) mi apre gli occhi su don Milani, da allora riferimento (non unico ma tra i fondamentali) nei miei 16 anni di docenza, 26 di presidenza. oggi nel mio volontariato presso la scuola diocesana Migrantes, scuola di frontiera, in sintonia con E. Affinati (L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani, Mondadori, 2016) e con tutti i docenti che ogni giorno praticano lo spirito di Don Milani senza averlo mai conosciuto. “Proprio per questo don Milani è l’uomo del futuro”: i ragazzi di periferia e gli immigrati - stranieri”, in base all'etimo estranei - sono oggi “i ragazzi di Barbiana”.

sabato 15 aprile 2017

Auguri Pasqua 2017.

Firenze, 15 aprile 2017
Fotografie di Rossana Rolando.

Vetrata della cappella 
Suore Francescane di Firenze
“Solo Tu non devi nulla a nessuno. Nelle tue mani passa il giorno, nelle tue mani passa la notte. Tu sei mio padre, Tu sei mia madre” (Preghiera africana).

“Bisogna salvarsi insieme; bisogna arrivare insieme dal buon Dio, bisogna presentarsi insieme;  non bisogna arrivare a trovare  il buon Dio  gli uni senza gli altri. Dovremo tornare tutti insieme nella casa del padre. Bisogna anche pensare un poco agli altri; bisogna lavorare un poco gli uni per gli altri. Che si direbbe se arrivassimo, se tornassimo gli uni senza gli altri?”(Ch. Péguy, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco, AVE, Roma, 1066, pag. 35: parla Alvietta, la piccola amica di Giovanna).

Pieve di Cellole, 
Comunità di Bose
Auguri di Buona Pasqua a tutti, da parte di Gian Maria, Rossana e Rosario.
- A tutti coloro che ogni giorno si sforzano di rinascere a nuova vita, con l’augurio sincero di una festa domenicale che sia riposo autentico dalle fatiche feriali, ri-scoperta di sé e della propria identità, ri-creazione e gioia  fatta di affetti familiari, di reciproca ospitalità, di incontri privilegiati  di  condivisione e  convivialità, di tutte le  modalità “belle” del nostro essere al mondo.
Vetrata della cappella 
Suore Francescane di Firenze
- Ai credenti cristiani che,  in questi giorni, celebrano il Mistero più alto e più profondo della loro fede e  credono in Gesù Cristo, figlio di Dio Padre, nella Sua passione e morte, nella resurrezione, nella Pentecoste.  A tutti auguriamo l’esperienza di un incontro, di una scoperta personale  del Dio vivente, camminando  insieme al suo fianco, come sulla strada di Emmaus dove Dio si rivela il Dio fedele che mantiene le sue promesse.
- A tutti i credenti di ogni fede che ogni giorno amano e sperano.
- Ai nostri fratelli Ebrei che l’11 aprile hanno celebrato  la Pasqua (Pesach, la cui festività si prolunga sino al 18 aprile),  l'uscita del popolo ebraico dal deserto sotto la guida di Mosé e la liberazione dal regime di schiavitù in Egitto.

Pieve di Cellole, 
Comunità di Bose.

Dal canale YouTube di AlzogliOcchi (qui il sito).
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giovedì 2 marzo 2017

Ricordo di Vittorio Foa.

Post di Rosario Grillo. 

Libro del 2007




Oggi, 26/02/2017, Eugenio Scalfari intervista il fondatore del progetto ulivista, Walter Veltroni, cercando di recuperare “sul filo di lana” la scioccante frattura del PD. Le risposte di Veltroni rivisitano le “nobili intenzioni” del progetto, ma non possono rimediare la causa della scissione, che si ritrova nella degradazione della politica in pura “ars disputandi”, al servizio degli scopi più particolari. Il “succo” del messaggio  veltroniano si ritrova, si condensa anzi, nella proposizione di un MODELLO, un “uomo modello”, padre nobile della Repubblica: Vittorio Foa. Non è tanto, ma non è neppure poco: se, almeno, fossimo capaci di capirne l'alta fibra morale. Nel tempo vicino alla sua dipartita, Lo commemoravo così.


8/12/2011
RICORDO DI VITTORIO FOA.
Vittorio Foa
Quanto è forte il sentimento di smarrimento di fronte all’impeto di questa crisi! Altrettanto tragico è lo scoramento per la mancanza di “maestri del pensiero”, autentici fari della società nazionale.
La mente corre allora all’indietro e non molto lontano ritrova un modello che, anche solo per evocazione, provoca suggestioni positive  e favorisce l’azione di risposta alle difficoltà.
“La visione della politica come pensiero che nasce con l’azione, che è elaborato con essa, e non come attuazione di una verità che viene prima, è stata per me una fissazione di tutta la mia lunga vita” (Vittorio Foa, Questo Novecento).

domenica 12 febbraio 2017

Pane nostro, P. Matvejevic.

🖊 Post di Rosario Grillo
📷 La fotografia di Predrag Matvejevic è tratta dal Corriere della sera/Cultura. 
🎨 Le altre immagini riproducono illustrazioni di Stefano Nava (qui il sito).

Predrag Matvejevic
I mezzi di informazione non si sono soffermati a sufficienza sulla comunicazione della morte di Pedrag Matvejevic (7 ottobre 1932 - 2 febbraio 2017).
Queste righe vogliono dunque essere innanzitutto un contributo a ricordarne la figura, a passare velocemente in rassegna i suoi decisivi contributi storici.
Dal ricordo tracciato da Vittorio Filippi (cliccare qui) traggo innanzitutto la sua “jugoslavità”, una fede vissuta nel nome dell'unità dei popoli balcanici.
Tanto più significativa dopo la partecipazione al conflitto mondiale, dove, egli di provenienza russa, fece il lavoro di “gazzetta” dei partigiani titoisti.
Assunse, così, attraverso l'esperienza del padre prigioniero nei lager nazisti, un incrollabile fede nell'unità attraverso la pace, sotto lo scudo della Libertà.

domenica 20 dicembre 2015

Il Messia e il Natale. L’Angelus Novus di Walter Benjamin.

Post a cura di Rossana Rolando.
Klee, 
Angelus Novus
“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta” (Walter Benjamin, Saggi e frammenti, Einaudi, Torino 1962, p. 80).

Paul Klee, Angelus Militans
L’angelo volge lo sguardo al passato e il passato è la storia. Essa è stata ed è destinata ad essere un cumulo di macerie che salgono verso il cielo. Irreparabilmente: i morti non possono rivivere, l’infranto non si può ricomporre. Una catena – quella del tempo e degli eventi ricapitolati dall’angelo in una sola grande catastrofe – che non può spezzarsi. Eppure un varco c’è: è la tempesta che irrompe nel tempo e segna l’entrata del nuovo. Viene da un futuro che non è ancora, tempo metastorico redento. L’angelo è il simbolo del novum che si fa presente, è lo spiraglio dell’eterno che si apre nel tempo, unico vero progresso. E così “ogni istante è la piccola porta da cui può entrare il Messia”. Questo è il Natale.

sabato 17 ottobre 2015

La "citazione" nell'arte. Con Gennaro Vallifuoco.

Antonello da Messina,
San Sebastiano.
Gennaro Vallifuoco, citazione 
del San Sebastiano di Antonello da Messina.
Secondo molti filosofi scolastici (v. in particolare S. Tommaso d’Aquino,  ST I, 45, 1 ad 3), il termine creazione nella sua plenitudine appartiene unicamente ed esclusivamente a Dio, in quanto “productio rei ex nihilo sui et subiecti”. Ogni altra creazione - l’arte come invenzione/esecuzione di opere, ma in generale ogni nostra esperienza e tutto ciò che produciamo - presuppone sempre riferimenti preesistenti e si situa  in un circoscritto orizzonte in cui viviamo e pensiamo, segnato dal limite spaziotemporale. Tuttavia nessun orizzonte temporale esaurisce l’invenzione e l’esecuzione dell’arte: se in ciascun orizzonte essa si esprime in un'irripetibile forma storica,  da quelli che l’hanno preceduta attinge alimento ed ispirazione. 

domenica 30 agosto 2015

Auguri a tutti i docenti. Con Gennaro Vallifuoco.


...la gente non crede a chi non ama…
(Don Lorenzo Milani)

La gente non crede 
a chi non ama... 
(Gennaro Vallifuoco, 
L'innamorato 2010 
omaggio 
a Marcel Marceau)

Auguro a tutti i docenti
la gioiosa e sofferta avventura di:
  • insegnare (Insĭgnare, imprimere segni nella mente e nel cuore) ed educare (ex-ducere, condurre fuori dalla frammentazione, dal  caos, dall’insignificanza)
Auguro di...

martedì 18 agosto 2015

Un pensiero mattutino con Giorgio Caproni e Odilon Redon. La ragione.

🖊 Post a cura di Rossana Rolando.
🎨 Immagini delle opere di Odilon Redon. 

“Per quanto tu ragioni, c’è sempre un topo – un fiore – a scombinare la logica. Direi che tutto nel tuo ragionamento è perfetto, se non avessi davanti questo prato di trifoglio. E sarei anche d’accordo con te, se nella mente non mi bruciasse (se non mi bruciasse la mente – con dolcezza) quest’odore di tannino che viene dalla segheria sotto la pioggia: quest’odore di tronchi sbucciati (d’alba e d’alburno), e non ci fosse il fresco delle foglie bagnate come tanti lunghi occhi, e il persistente (ma sempre più sbiadito) blu della notte”
(Giorgio Caproni, Poesie 1932-1986).
 
Nel mondo simbolico di
Odilon Redon, Ragno che piange
... e coloratissimo 
(Odilon Redon, Nuvola di fiori)
La vista, simbolo della ragione...
(Odilon Redon, L'occhio)
... basta un fiore a scombinare la logica...
(Odilon Redon, Ofelia tra i fiori)

domenica 2 agosto 2015

Un pensiero mattutino, con E. Mounier e L. Spilliaert. Alla luce attraverso la notte.


La vicenda umana 
tra piccolezza e grandezza 
(Léon Spilliaert, 
Spiaggia con persone)
“Il tempo spirituale è fatto di salti violenti, di crisi e di notti interrotte da rari istanti di pienezza e di pace. Assomiglia al tempo del poeta, che non a quello dell’ingegnere. 

lunedì 27 luglio 2015

Un pensiero mattutino, con Ionesco e Van Gogh. Hanno dimenticato che si può guardare il cielo.



“Hanno dimenticato che si può guardare il cielo: gli uomini girano intorno in quella loro gabbia che è il pianeta, perché hanno dimenticato che si può guardare il cielo. Come vivere, come vivere bene, come possedere il mondo, come goderne, come rimpinzarci, dunque come produrre oggetti amabili, strumenti del nostro piacere, come godere continuamente senza tenere conto degli altri, rifiutando loro il godimento senza neanche porsi il problema della loro felicità o infelicità, come industrializzare l’umanità fino alla saturazione. Ecco che cosa si sono proposti gli uomini e quello che si chiama umanesimo. Si tratta dell’abbandono delle cure spirituali o metafisiche. Il problema del nostro destino, della nostra esistenza nell’universo, del valore o della precarietà delle condizioni  esistenziali nelle quali viviamo non è più stato preso in considerazione … Solo l’arte e la filosofia, solo le interrogazioni vive possono tenere sveglia l’umanità  e impedire che l’anima si assopisca, soltanto l’arte e la filosofia possono sviluppare il meglio che c’è in ciascuno di noi” 
(Eugène Ionesco, Il mondo è invivibile).

Il cielo di Van Gogh 
non è vuoto 
(La Notte stellata).
Che cosa significa “guardare” il cielo? Certamente chiedersi quanti di noi oggi, ieri, l’altro ieri hanno osservato la notte stellata o la luna o semplicemente l’alba e il tramonto. E, se non è il cielo,  un paesaggio montano, il mare, una farfalla posata sul fiore o, meglio ancora, il volto dell'altro o, più a fondo, “il mondo morale dentro di noi”.

La notte stellata di Van Gogh (particolare)
non è una semplice riproduzione naturalistica.
“Guardare”: contemplare, meditare. Le mode e le tendenze correnti oggi  non  incoraggiano queste pratiche così avverse ed estranee al conformismo imperante.

La Notte stellata (particolare) è visione della mente 
e proiezione di sentimenti forti, 
pennellati attraverso i colori.
Secondo G. Dorfles (Conformisti, la morte dell’autenticità, 2° ed. Castelvecchi, 2008), chi più chi meno, tutti ci stiamo  conformando per essere moderni, per non essere isolati od esclusi. Conformisti nei pensieri, nelle azioni, negli interessi, nei gusti, nel comportamento, nel linguaggio, nella vita domestica e in quella pubblica, nei bisogni e nelle aspirazioni. E non ci accorgiamo di perdere noi stessi, la nostra autenticità, la nostra  voce in un contesto, la società liquida, in cui l’umanità è frazionata in tanti comportamenti e linguaggi tutti accolti passivamente. Sono tante le tipologie: dai bambini ai giovani, dagli  adulti agli anziani e persino ai defunti. Ed ognuna mostra come in ogni modo e tempo della vita si obbedisce  a quanto giunge dai media e dall’esterno,  “sino alla saturazione”, “senza tener conto degli altri”.

La simbologia della Notte stellata (particolare) è ricca: 
il cipresso esprime la tensione verso l'alto, 
sorta di ponte tra terra e cielo.
L’invito di Ionesco è di non rinunciare alle “cure spirituali o metafisiche” o al “problema del nostro destino”. Ognuno di noi, se vuole, può ogni giorno riscoprire ciò che non dovrebbe cessare di destare la meraviglia (quella celebrata da Kant), che è all’origine della filosofia, che è nutrimento della poesia e dell’arte, che è fonte delle nostre “vive interrogazioni”.

Il paesino avvolto nell'oscurità del sonno indica la tranquillità degli uomini che non si accorgono di quella vivida bellezza della notte, 
attraversata da vortici stellari 
(La Notte stellata, particolare).
Ognuno di noi a suo modo può essere e diventare filosofo-poeta-artista, a suo modo “tenere sveglia l’umanità”, “impedire che l’anima si assopisca”. Per chi si ostina a guardare il cielo sopra “la gabbia del nostro pianeta” e quello tutto interiore dentro di noi c'è sicuramente un rischio: l’inciampo dell’incauto Talete, incurante della frenesia della vita di corsa, distratto dal cielo, costretto a subire le risate di scherno delle servette di turno …

Il video restituisce efficacemente la misura di un cielo vivo e parlante. Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviarlo.


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mercoledì 17 giugno 2015

José "Pepe" Mujica: un Presidente loco?

José Pepe Mujica,  
in una vignetta che lo rappresenta con un'arma 
da cui spunta un fiore.

Pensieri  sul  libro-intervista di José Mujica (La felicità al potere, EIR, 2014).

Tratto da José Pepe Mujica, La felicità al potere, 
a cura di C. Guarnieri e M. Sgroi, 
EIR, Ariccia, 2014, p.10
E continua:
“Perché fa scalpore che qualcuno lanci l’allarme contro il crescente discredito che, per mancanza di questo esempio, i politici e la politica stanno soffrendo in molti Paesi? In realtà credo che tutto questo susciti attenzione non tanto per il merito di chi propone questi temi, quanto per l’assenza di altre idee, di altre proposte e di altri esempi” (José Pepe Mujica, La felicità al potere, a cura di C. Guarnieri e M. Sgroi, EIR, Ariccia, 2014, p.10).

José Pepe Mujica 
davanti alla sua modestissima casa di Montevideo 
nel giugno 2013...
Chi è José “Pepe” Mujica Cordano.
Lo chiamavano “il presidente più povero”, ma lui non si sente povero, perché povero è chi vuole sempre di più. E’questione di libertà: non si può passare la vita come uno schiavo per sostenere uno stile di vita costoso e non avere più tempo  per se stessi.

... una figura dalla semplicità 
disarmante...
E’stato Presidente dell’Uruguay dal 1.3.2010 al 1.3.2015: per molti è un mito, per altri un “loco” (matto, strano, scomodo). Ha rifiutato i lussi della residenza ufficiale; tratteneva un decimo circa dello stipendio mensile, il resto andava a programmi di solidarietà. Come ex presidente riceve  260.259 pesos al mese (ca 8300 euro) e ne dona il 90% ad organizzazioni non governative impegnate  ogni giorno contro la povertà. Motivo? Se è la maggioranza che sceglie chi deve governare, bisogna vivere come la maggioranza, con poco, ed avere un bagaglio leggero per affrontare la vita. E’sposato con Lucìa Topolansky sua compagna di lotta; vive alla periferia di Montevideo in una vecchia fattoria senza acqua corrente; è vegetariano; guida un vecchio maggiolino; ha un cane. 

... alla guida di un vecchio maggiolino...
Ha un passato di combattente nei Tupamaros contro la dittatura e la corruzione in Uruguay. Come prigioniero politico ha trascorso in carcere 14 anni durissimi, passati per lo più in isolamento. Finito il mandato presidenziale, con la moglie ha visitato Spagna ed Italia “alla scoperta delle origini”: il padre era originario di un paese basco; la madre di un paese del’entroterra ligure.

... intervistato in Uruguay...
L’incontro con papa Francesco in Vaticano. 
Il 28.5.2015, lui ateo dichiarato, ha incontrato papa Francesco, con il quale a lungo ha discusso della pace internazionale, dei diritti umani, della giustizia: lontani nella fede e così vicini nella virtù della sobrietà, nella denuncia della “cultura dello scarto” e nella scelta degli ultimi e degli oppressi. Dice che Bergoglio è un papa singolare e che parlare con lui è come parlare ad un amico che sa aprire le porte dell’intimità. E' convinto che, se lo lasceranno fare, porterà un cambiamento essenziale nella Chiesa (cfr. op. cit. pp. 76-77).


... durante l'incontro con papa Francesco...
Presentazione de “La felicità al potere”. 
Successivamente ha presentato in un hotel di Roma il libro-intervista curato da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi. Erano presenti la Gabbanelli  e  Saviano, con cui ha discusso  vari temi, tra i quali  mi limito a citare l’immigrazione: se la vecchia Europa - dice – non la  pensa come una ricchezza, allora siamo persi. Siamo tutti immigrati, non dobbiamo avere paura di unirci con gli altri, purché  siano persone che si impegnano. Quello che sta succedendo nel Mediterraneo non è un problema dell’Africa, è un problema dell’umanità, di cui deve farsi carico il mondo.

La presentazione del libro...
Il libro-intervista:  fare politica. 
Per “Pepe” il peggiore  imbroglio e  la  più grande sofferenza del nostro tempo è fare politica perché si ama il denaro. La politica  esiste per servire le persone, è impegno perché  tutti possano vivere meglio, non solo avere  di più, ma soprattutto essere più felici. Fare politica vuol dire amare la pace: se nel passato si riteneva che ci fossero guerre giuste, come le guerre di liberazione nazionale o di indipendenza, oggi  sappiamo che, per quanto la causa possa essere giusta, le guerre puniscono sempre  inevitabilmente gli innocenti ed i più poveri. (cfr. p.82).

...il libro di José Pepe Mujica,  
La felicità al potere.
Il libro-intervista: i giovani.
E’ bello che i giovani vogliano fare politica, è meraviglioso vederli lottare per ciò che pensano e sentono, purché vivano  come pensano. Ai giovani dice di non farsi scippare la vita, di non conformarsi a vivere in ginocchio, di non lasciarsi trasformare in schiavi per correre dietro un mondo di sperperi, di non farsi prendere per il naso dal marketing della moda, perché la moda è essere liberi, è onorare le cose fondamentali dell’esistenza dell’uomo, come l’amore, l’amicizia, la solidarietà (cfr. p. 87, 188).

La dedica scritta da Cristina Guarnieri sul libro di José Pepe Mujica: “Al sindaco Marino, perché renda più felice la città di Roma, la più bella del mondo! E legga questo libro!”
Il libro-intervista: la felicità.
La felicità è il tesoro più importante che abbiamo. Non ci può essere felicità senza il tempo per viverla e per costruirla per sé e per gli altri. Il tempo non si compra e la vita, che  se ne fugge via, bisogna conquistarla, altrimenti te la rubano e diventa un prodotto ed una causa  di mercato  (cfr. p. 188).

La presentazione del libro.
Il libro-intervista: consumismo, disuguaglianza.
C’è un problema di carattere politico: la nostra civiltà è basata sull’usa  e getta, in una spirale, un circolo infernale, dal quale tutti dobbiamo decidere di uscire. E c’è un problema economico: 85 persone possiedono quasi la stessa ricchezza del 40% dell’umanità; più cresce la ricchezza più aumenta la disuguaglianza. Eliminare indigenza e povertà è una priorità: i soldi ci sarebbero, se pensiamo che nel mondo si spendono milioni di dollari al minuto in bilanci militari… (cfr. pp.189-190).

Roberto Saviano con il libro tra le mani.
Il libro-intervista: sognare e dedicarvi la vita intera.
Guai a cessare di sognare e sognare in grande, ma con i piedi  ben piantati  a terra, perché una cosa è il sogno giovanile, un’altra dedicare la vita intera a servire questo sogno (cfr. p.192). 
Non so fino a che punto possa essere un modello da imitare. Nessuno pretende che noi si viva in catapecchie, seguendo le orme  di S. Francesco d’Assisi o la scelta laica di “Pepe”. Che la politica non sia strumento di arricchimento ma servizio alle persone, “passione superiore, esempio di vita sobria e vicina a quella della maggioranza”, questo sì, lo dobbiamo  volere e pretendere da tutti. 
Non so quanta risonanza sui media possa avere il libro-intervista. Il fare, dire ed essere di Mujica mal si concilia  con le azioni dei “grandi” della Terra ed il loro modo di intendere la globalizzazione e lo sviluppo. Ciò che dice è però ciò che da sempre mette  in pratica  e  testimonia ogni giorno della sua vita. Non so perché, il pensiero corre, al film “Il grande dittatore”, al discorso finale di Chaplin: “Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha reso cinici e l’intelligenza duri e spietati. Abbiamo bisogno di umanità, abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Altrimenti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto…”.  
Sig. Presidente “Pepe”, il Suo modo di essere “loco”  mi avvince.

Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.