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sabato 31 marzo 2018

Discese agli inferi.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagine tratta dal ciclo degli affreschi dell'Oratorio di San Fedele, Albenga, SV (qui la ricerca del Liceo di Albenga sulla Chiesa e l'Oratorio).

Bartolomeo Bottoneri di Cherasco, 
La Discesa agli inferi, 1574

✩✩✩✩✩✩✩✩✩✩
“Discese agli inferi”.

“Sei disceso sulla terra 
per salvare Adamo  
 e, non avendolo trovato sulla terra, 
  o Signore, 
  sei andato a cercarlo 
   fino agli inferi”.

Liturgia bizantina 
(cit. da S. Chialà, Discese agli inferi, Bose, Qiqajon, 2012, retrocopertina).

 ✩✩✩✩✩✩✩✩✩✩

venerdì 30 marzo 2018

Venerdì santo e contemporaneità.

Post di Rossana Rolando.

Antonio Ligabue, 
Crocifissione (foto personale)
Il venerdì santo - memoriale della passione e della morte di Gesù Cristo all’interno della fede cristiana - può essere anche assunto come simbolo epocale della morte di Dio (nel significato filosofico teologico del venir meno di ogni orizzonte religioso) per larga parte del sentire “contemporaneo”. Un venerdì - quest'ultimo - che non precede la domenica della resurrezione, rimanendo chiuso nel cerchio del tempo,  del tutto indifferente alla speranza.
La pagina di Guido Ceronetti sotto riportata esprime il senso potentemente tragico della morte di Dio - fatta coincidere con l'estinzione di ogni attesa messianica - avvertendo in essa l'effetto di una privazione che non libera, anzi impoverisce e disumanizza. Solo il seme di questa consapevolezza può far risorgere, nella terra odierna del disincanto, l'inquieta domanda dell’Altro e dell’Oltre.

martedì 27 marzo 2018

La luna, stupendo simbolo.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle opere del pittore tedesco Hans Thoma (1839-1924).

Hans Thoma, 
Violinista al chiaro di luna
Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaría cresceva, cresceva sempre più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato. 
Possibile?
Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.
Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?

venerdì 23 marzo 2018

Verità è giustizia.

Post di Rosario Grillo
Le immagini dei dipinti riproducono opere del pittore tedesco Lucas Cranach il Vecchio (1452-1553).

Lucas Cranach il Vecchio, 
Ritratto di Martin Lutero
Martin Lutero, liberato dalla consacrazione nazionalistica (addirittura, divenuta pangermanista) appare come personaggio che ebbe il coraggio di mettere a fuoco la giustificazione per fede.
La sua appartenenza all’ordine agostiniano lo spinse a leggere il principio in sintonia con la filosofia del vescovo di Ippona.
Di per sé non è uno scandalo e nemmeno una svista. Il difetto sta piuttosto nell’effetto,  derivato dall’incidenza della polemica antipelagiana. Nello sviluppo di questa diatriba, Agostino aveva ristretto di molto i margini del libero arbitrio, per rimarcare la gratuità della Grazia.
In verità, Agostino aveva, anche lui, toccato il tema della giustificazione per fede, come risulta dalle Confessioni e dal De vita beata.
Conosciamo dalle sue vicende biografiche la preparazione che aveva sulle letture classiche: da esse possiamo far scaturire quella dottrina. Non vi è estraneo il concetto greco di giustizia, fondato sulla dea Dike.

martedì 20 marzo 2018

21 marzo 2018. Lode alla poesia.

Post di Rossana Rolando.

La via,
devi seguirla.

La felicità,
devi dimenticarla.

Il calice,
devi vuotarlo.

Il dolore,
devi celarlo.

La risposta,
devi impararla.

La fine,
devi sopportarla.

Dag Hammarskjöld, 3 dicembre 1960.

sabato 17 marzo 2018

Antonio Ligabue commuove.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

Antonio Ligabue, 
Scoiattolo
🌟Luciano Manicardi, monaco e priore di Bose, introduce il suo toccante intervento sugli  autoritratti di Antonio Ligabue (Zurigo 1899 - Gualtieri 1965), pubblicato in occasione della Mostra allestita a Genova presso Palazzo Ducale e ora in corso (3 marzo – 1 luglio 2018), con un racconto emblematico dello scrittore finlandese Tove Jansson (riportato nella forma riassuntiva di David Grossman) al quale lega la figura tragica, eppure umanissima, dell’artista svizzero italiano:
«Mumintroll […] gioca a nascondino con gli amici. Si nasconde nel cappello grande e nero di un vecchio mago senza sapere che tutto ciò che vi entra cambia aspetto. Quando Mumintroll esce dal cappello i suoi amici si ritraggono spaventati: il suo aspetto è cambiato e ora è terrificante, quasi mostruoso. Mumintroll, tuttavia, non sa di essere cambiato e non capisce perché gli amici fuggono. In preda al panico, intrappolato nella solitudine delle sue nuove sembianze, cerca di spiegare che è lui, è sempre lui, ma loro scappano via urlando per il terrore. In quel momento arriva la mamma di Mumintroll, lo guarda stupita e gli domanda chi è. Lui la supplica con lo sguardo di riconoscerlo perché se lei non lo capirà, come potrà vivere? Allora lei lo guarda negli occhi, osserva profondamente l’anima di quella creatura, che non assomiglia affatto al suo caro figlioletto e dice con un sorriso: “Ma tu sei il mio Mumintroll”. E in quel momento accade un piccolo miracolo: il mostro, l’estraneo, svanisce e Mumintroll torna a essere quello di prima»¹.

sabato 10 marzo 2018

Slow.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere di Mario Mazzella (Ischia, 1923-2008), pittore di chiara ispirazione metafisica, le cui figure sottili - intessute di mare e di cielo - appaiono sospese, al di fuori del tempo. Grazie alla gentile autorizzazione della Galleria omonima (qui il sito). 

Mario Mazzella, 
Barche a riva
È oggetto del più sistematico saccheggio: il tempo, il tempo della nostra vita e quello della natura. Per questo abbiamo bisogno di rallentare, tagliare i tempi di lavoro e di consumo, liberare la natura dall'assedio consumistico. Scrive Piero Bevilacqua: “Oggi, il profitto si realizza grazie a una sempre più rapida trasformazione delle risorse naturali in merci e la metabolizzazione di queste in rifiuti. E appare ormai chiara la trappola in cui gli uomini e la natura sono prigionieri. Le risorse naturali devono essere distrutte a velocità crescente – sia nella fase della produzione che in quella del consumo – mentre gli uomini sono costretti a un uso sempre più vorace del loro tempo. Un tempo che non viene soltanto assorbito dall’orario di lavoro, ma anche dal tempo libero, dal processo di consumo...” (Ecologia del tempo).

martedì 6 marzo 2018

Post elezioni. Che cosa ci interessa.

Post a due voci: Gian Maria Zavattaro e Rosario Grillo.
Immagini di Beppe Giacobbe (qui il sito).

Beppe Giacobbe
🌟Come interpretare i recenti risultati elettorali? Dove stiamo andando?
C’è posto solo per l’amarezza e lo sconforto da parte di chi pensava e sperava in ben altri risultati? Oppure emergono spiragli di speranza per tutti coloro che vivono e amano la polis? La recentissima indagine Eurispes 2018 conteneva ben precise premonizioni. La vittoria dei 5 stelle ed in parte della lega è indubbia, ma potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro. In questo momento i risultati elettorali mi paiono piuttosto la fenomenologia di un paese incapace di decidere e di un’Italia, la nostra Italia, sgretolata, squassata dal divorarsi l’un l’altro dei partiti.  Sicuramente è la vittoria di chi ha saputo accortamente cavalcare i no, la protesta, la denuncia, la sfiducia nei confronti di un impossibile cambiamento dei vecchi partiti divenuti consorterie blindate, delle segreterie centrate sulla propria perpetuazione, dell’in-credibilità dei capi storici e dei capetti di contorno. Questa vittoria non può sorprenderci: vittoria della sfiducia verso lo Stato  in cui i cittadini hanno smesso di credere, vittoria del no all’intreccio tra politica e corruzione  morale e mentale,  all'opportunismo di chi trae il proprio vantaggio da ogni situazione, al dispendio dei soldi pubblici…

sabato 3 marzo 2018

L'arte di guardare lontano, Jean Giono.

Post di Rossana Rolando
Adattamento delle immagini (raffinate e visionarie) di Marco Somà, originariamente pensate per illustrare il testo di Fabrizio Silei, Il bambino di vetro (qui il sito).


Marco Somà 
(Illustrazione per 
Il bambino di vetro)




Come direbbe Italo Calvino, la scelta di un lato dell’opposizione – in questo post il lontano – non implica la negazione dell’altro: ci sono tante ragioni per guardare vicino e ce ne sono altrettante per guardare lontano. Nel primo caso è dato scorgere i dettagli, i più piccoli particolari, le sottili venature di ogni realtà… nel secondo caso si possono contemplare le cose “da lontano”, vedendole nella loro interezza, ponendole in relazione con il tutto, oltre i limiti del consueto orizzonte. In un certo senso - almeno in ambito esistenziale -  il guardare lontano può diventare la condizione per vedere meglio vicino. 
Di questo sguardo particolare narra Il bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono¹ (autore de L'uomo che piantava gli alberi, qui il link) apparentemente una semplice fiaba per l’infanzia, più profondamente un racconto sapienziale che può far molto pensare.