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lunedì 13 agosto 2018

Spiritualità e sapienza del vivere. Thoreau, Ascoltare gli alberi.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

Sentiero da Carnino a Pian Rosso, 
Alpi liguri e piemontesi
Uso “spiritualità” per indicare un insieme di principi che nutrono la vita e orientano l’agire, generalmente in alternativa ad un modello dominante che appiattisce e disumanizza. Spirituale è ciò che coltiva l’umano nella sua dignità ed interezza. E’ una sapienza di vita che può attingere alle più diverse fonti. Lo dico perché la parola “spirito” può prestarsi ad equivoci e contrapposizioni (spirituale materiale, mente corpo, dentro fuori) riferibili a ben precise correnti filosofiche che non intendo qui richiamare. Né vorrei restringere il significato del termine all’ambito religioso: esso ha senz’altro a che fare con le religioni, ma non si identifica con queste.
Come ha affermato Vito Mancuso, la spiritualità sta alla religione come la giustizia si rapporta alla legalità o la cultura al sapere (vedi video qui sotto). La giustizia, infatti, deve codificarsi nel diritto positivo, ma non coincide con le leggi, tanto è vero che vi può essere un sistema giuridico ingiusto (es. nazismo). La stessa cosa vale per il sapere, necessario perché si dia cultura, ma non sovrapponibile ad essa, altrimenti si parlerebbe di semplice erudizione. Nello stesso modo la spiritualità può tradursi in religione e rito, ma può anche esistere una religione ridotta a pura ritualità e priva di anima.

giovedì 9 agosto 2018

Il "contemplativo" nel tempo.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle sculture (acciaio inox intrecciato a mano) di Giuseppe Inglese (qui il sito).

Giuseppe Inglese, Respiro nel sogno
È vero: la vita richiede il divenire, movimento!
Lo aveva enunciato con epigrafica chiarezza Eraclito: “tutto scorre”.
La putrefazione, fenomeno  che interviene al momento della stasi, ne è una conferma.
Mi premuro di aggiungere che nell’economia - prendo la questione nella immediatezza dell’ordine naturale quando il fare umano si struttura nelle relazioni sociali - la stagnazione è condizione evidente di crisi.
Movimento c’è, ma con prudenza, nei bozzetti di vita agreste dentro i testi biblici. Marco (4:26-29) narra l’analogia che Gesù stesso evoca tra il regno di Dio e la pratica della semina. Il seme si nasconde, si nutre della terra e dell’acqua, germoglia e dà frutto.
Senza forzature, nel rispetto dei ritmi della natura, con lentezza, il seme (la vita) radical(mente) prende forma e sviluppo: pieni.

lunedì 6 agosto 2018

La psicologia e la poetica della "casa".

Post di Rossana Rolando 
Immagini fotografiche dei disegni di Tullio Pericoli (da La casa ideale di Robert Louis Stevenson). 

Tullio Pericoli
C’è un impressionante racconto di Kafka dal titolo “La tana” (nella traduzione italiana), disponibile anche in audiolibro gratuito su youtube, con la lettura efficace di Valter Zanardi (cliccare qui), che racconta la non-storia (perché non accade veramente nulla, pur essendo del tutto avvincente la narrazione) di un essere (non si sa quanto animale e quanto uomo, come ne La Metamorfosi dello stesso Kafka) che lucidamente progetta e costruisce una casa sotterranea, fatta di cunicoli, gallerie, incroci, piazzette rotonde e una piazzaforte centrale (con la precisa conoscenza di tutta la rete sotterranea e la rispettiva distribuzione delle provviste), allo scopo di mantenersi sicuro da qualsiasi nemico esterno ed interno. Ragiona, analizza, considera, calcola, controlla, sogna: ha edificato una tana perfetta. Un giorno però, nell'immenso silenzio della sua dimora, l’animale uomo ode un sibilo, un rumore nuovo di cui non riesce a scoprire la provenienza e che lo porta a ipotizzare le più diverse origini. Scava qua e là, cerca di non lasciarsi prendere dalla smania, valuta tutte le possibilità, ma non arriva a nulla, tutto rimane immutato e fisso: l’ansia e il sibilo impercettibile sono sempre lì (si conclude così la narrazione incompleta, l’ultima di Kafka, scritta pochi mesi prima di morire).

venerdì 3 agosto 2018

Al bivio tra civiltà e barbarie.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Fuad Aziz (dalla pagina facebook, per gentile concessione).
 
Maledetto chi calpesta il diritto del forestiero, dell’orfano e della vedova  
(Deuteronomio 27:19).

Fuad Aziz
Quale pena sentire il ministro dell’Interno rispondere al monito del cardinal Ravasi (“ero straniero e non mi avete accolto”) ribattendo di aver fatto una “bella cosa”! Se l’indifferenza circa la “pacchia” dei cosiddetti migranti di oggi è già in sé tremenda, insopportabile è la tracotanza di chi fa  del calvario dei disperati il suo trofeo con una retorica comunicativa finalizzata non solo alla loro esclusione, ma a svilirne l’esistenza sulla base delle convenienze elettorali e di meschine ipocrisie (1).
Non siamo usciti dall’inverno sociale, come auspicava poco tempo fa il card. Bassetti, anzi l’ombra del gelo si sta allungando a dismisura. E provo, non rabbia, solo accorata mestizia per il vasto gregge di truppe cammellate e di bulletti digitali smarriti nell’esplosione della incomunicabilità  tra le persone, storditi e sedotti dalle blandizie del mondo virtuale dove le ingiurie sono lecite e permesse, si approntano liste di proscrizione, si minacciano (e si iniziano a praticare) linciaggi non solo verbali. Semmai la mia rabbia va contro i burattinai, quelli visibili e  quelli celati dietro le quinte a dirigere il traffico ed a manovrare marionette, agitando lo spauracchio di mille paure, rinfocolando un reale malessere ed indirizzando cieco risentimento e sordo rancore contro comodi capri espiatori. E’ la stagione dei mestatori, dei predatori, dei ladri dell’altrui fragilità e credulità.

mercoledì 1 agosto 2018

Sergio Marchionne, necrologio.

Post di Rosario Grillo.

Sergio Marchionne (a sinistra)
 in visita ufficiale alla JNAP di Detroit 
nel 2011
L’intento che mi guida è insito nel primato dell’Uomo, anzi a dir meglio del Creato.
È necessario perciò una ripuntualizzazione sul concetto di creazione.
L’azione di dono e di cura di Dio per l’Essere.
Al suo interno, senza pretesa di dominio, trova posto l’uomo, coagente della creazione continua. In questa misura l’uomo riflette e partecipa all’azione del Donare.
Mi carico pure l’onere delle repliche che arriveranno, consideranti il mio pensiero fatuo Irenismo (e buonismo), che inneggeranno invece al “lavoro e utilità”, sorretti e corroborati dalla logica del dominio.
Aperto al dialogo nell’orizzonte della condivisione, confermo la chiave di volta della Comunità che interagisce.
Nel disegno che impronto, confortato da certi assunti teologici (1), l’uomo alza il senso del suo fare, il valore del lavoro che compie.
(In quest’ordine ho già scritto: il lavoro è preghiera. Ma non voglio tormentare per avere consenso alla mia tesi. Il denominatore è semplicemente: la qualità umana del lavoro).
Premessa doverosa per fare un necrologio, nella conferma del livello umanistico di Sergio Marchionne.

sabato 28 luglio 2018

Ermanno Olmi racconta Carlo Maria Martini tra storia e poesia.

Post di Rossana Rolando.

La camera del cardinale Carlo Mari Martini, 
dal film di Ermanno Olmi
Ermanno Olmi (1931-2018) racconta Carlo Maria Martini (1927-2012) in un film documentario, uscito nel marzo 2017, che commuove e avvicina con intensa liricità alla figura del cardinale. La voce di Martini - che ripercorre la propria biografia - è interpretata dallo stesso Olmi, con una sovrapposizione delle due grandi anime che aggiunge pathos alla narrazione e alle immagini.
La scena iniziale, sulla quale la telecamera indugia e ritorna più volte, inquadra un letto vuoto - con il sottofondo di un ticchettio d’orologio  e poi del Requiem di Verdi -, una finestra aperta sui rami di un albero mosso da una leggera brezza, una camera in cui si consuma la malattia e la fase terminale della vita di Martini. L’ansia della morte dà  avvio al lungometraggio (76 minuti) e coinvolge subito nella vicenda di una personalità gigantesca e umanissima insieme.

martedì 24 luglio 2018

Canzoni d'autore.

Post di Rosario Grillo
Leonard Cohen
In estate prevalgono compilation evasive, hit famose che invitano a frequentare le spiagge e le discoteche di mare per scatenare la frenesia.
L’Italia però vanta una bella ed importante canzone d’autore. Con essa voglio affrontare - sono le canzoni stesse a suggerirmelo - il campo tematico della problematicità esistenziale nel momento presente, fatto di aggiunte difficoltà economiche, di assenza di prospettive, di vita grama urbana e suburbana, di un certo grigiore.
Il mio giudizio è che dietro di esse, non curate, si nascondano livore, rabbia e disgregazione sociale.
🌟Comincio da Battiato e da una canzone uscita nell’album “apriti sesamo”.
È in grado di incorniciare la pulsione, insistente e vuota, dell’avere, a discapito di quella dell’essere.

venerdì 20 luglio 2018

Il nostro debito verso Gabriella Caramore.

Post di Rossana Rolando.

Gabriella Caramore
🌟Si è conclusa il 30 giugno e il 1 luglio 2018 la trasmissione radiofonica condotta da Gabriella Caramore e dai suoi collaboratori (almeno nella forma che conosciamo). “Uomini e profeti” ha rappresentato, per molti anni (25!), un unicum nell’ambito dei programmi radiofonici e all’interno di quell’altrettanto unica emittente che è Radio 3, superando la separatezza tra mondo laico e mondo religioso che caratterizzava l’esperienza precedente, da cui proveniva la stessa Caramore.
Per mio marito e per me, ormai da molto tempo,  quella “voce”, nel breve intenso spazio - meno di un’ora - del sabato e della domenica, rappresentava un appuntamento imperdibile di riflessione sul mondo religioso, condotta con una libertà e una profondità – filosofica, teologica, estetica, musicale, letteraria, storica – senza pari. Ma non solo per noi. Gabriella Caramore ha saputo costruire intorno a questo momento radiofonico una comunità ideale di persone che – pur non conoscendosi – si sentivano dentro un certo approccio largo -“non asfittico”-  al “sacro” (anche non credenti, abitati però da un'inquietudine). Ne sono stati e ne sono tuttora prova i gruppi social (in particolare “Gli amici di Gabriella Caramore” su facebook) nei quali si è realizzato e si realizza un confronto rispettoso ed un arricchimento reciproco.

martedì 17 luglio 2018

Pagine di diario. Pensare il presente con Simone Weil.

Post di Rosario Gillo.
Crisi e sguardo lungo.
Pensare il presente 
con Simone Weil
Di frequente gli eventi si succedono in modo strano. Qualcuno direbbe preordinato. Nelle ultime settimane l’Europa è stata teatro di manifestazioni inconsulte, in buona parte legate al precipitare della questione dei migranti.
Si scava più a fondo e si trova la crescita abnorme della psicologia dell’ansia e della paura, diffusa a piene mani dalla ideologia corrente del SOVRANISMO e del nuovo nazionalismo.
Nello stesso tempo, gli esperti garantiscono: non c’è emergenza!
Nella alternanza: ora passano assurdi umori e con essi si ratificano patti di dismissione dell’accordo di Schengen, di chiusura dei porti, di guerra alle ONG, di incentivazione del tornaconto dei singoli paesi.
O si interrompe il cammino della comunità europea o si certifica che si dà libero sfogo alle peculiarità nazionali.
Comunque, di sicuro, è messo al bando il principio dell’umanità. (Mi ricordo male o sul continente europeo, migrando dall’Africa, cominciò l’avventura dell’uomo?!)
O per difetto di coerenza o per fatto di Resistenza, si intrecciano eventi che evidenziano solidarietà, appelli all’uguaglianza. (Calzante la liturgia di domenica 30/06!)
Mi confortano, d’altra parte, personali letture che affrontano il tema e danno aiuto ad illuminarlo. Da circa un mese mi sono concentrato sulle opere di Simone Weil che ho affiancato ad opere di delucidazione e commento: AA.VV.- pensare il presente con Simone Weil , ed. Effatà, 2017.
In S.W. (1909/1943)¹ si può trovare: passione resistenza riflessione teorica, vita pratica, analisi della questione sociale e indagine a tutto campo sul diritto.