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martedì 17 luglio 2018

Pagine di diario. Pensare il presente con Simone Weil.

Post di Rosario Gillo.
Crisi e sguardo lungo.
Pensare il presente 
con Simone Weil
Di frequente gli eventi si succedono in modo strano. Qualcuno direbbe preordinato. Nelle ultime settimane l’Europa è stata teatro di manifestazioni inconsulte, in buona parte legate al precipitare della questione dei migranti.
Si scava più a fondo e si trova la crescita abnorme della psicologia dell’ansia e della paura, diffusa a piene mani dalla ideologia corrente del SOVRANISMO e del nuovo nazionalismo.
Nello stesso tempo, gli esperti garantiscono: non c’è emergenza!
Nella alternanza: ora passano assurdi umori e con essi si ratificano patti di dismissione dell’accordo di Schengen, di chiusura dei porti, di guerra alle ONG, di incentivazione del tornaconto dei singoli paesi.
O si interrompe il cammino della comunità europea o si certifica che si dà libero sfogo alle peculiarità nazionali.
Comunque, di sicuro, è messo al bando il principio dell’umanità. (Mi ricordo male o sul continente europeo, migrando dall’Africa, cominciò l’avventura dell’uomo?!)
O per difetto di coerenza o per fatto di Resistenza, si intrecciano eventi che evidenziano solidarietà, appelli all’uguaglianza. (Calzante la liturgia di domenica 30/06!)
Mi confortano, d’altra parte, personali letture che affrontano il tema e danno aiuto ad illuminarlo. Da circa un mese mi sono concentrato sulle opere di Simone Weil che ho affiancato ad opere di delucidazione e commento: AA.VV.- pensare il presente con Simone Weil , ed. Effatà, 2017.
In S.W. (1909/1943)¹ si può trovare: passione resistenza riflessione teorica, vita pratica, analisi della questione sociale e indagine a tutto campo sul diritto.

sabato 14 luglio 2018

Africa, che fare?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini dei dipinti di George Lilanga (1934-2005) con i suoi Shetani o spiriti del profondo (dalla collezione di Cesare Pippi, per gentile autorizzazione, qui il sito).


George Lilanga
🌟Hi-Zerbo (1922-2006) - originario del Burkina Faso, militante politico, insegnante, padre della  storiografia africana, uno dei maggiori intellettuali africani del 900 - ha pubblicato numerosi saggi (tradotti da Einaudi, Jaca Book, EMI) ritenuti fondamentali per le concrete proposte di convivenza, integrazione e scambio tra il suo continente e il resto del mondo. In questi giorni di tragiche emergenze per cercare di capire è più utile individuare dei 'punti fermi' che inseguire la cronaca”.¹  
Vorrei pertanto riproporre brevemente alcune riflessioni sul suo “Punti fermi sull’Africa”, già presentate su questo blog tre anni fa, ma divenute nuovamente di urgente attualità, a seguito dei respingimenti italiani ed europei dei fuggitivi nel mar Mediterraneo. Ogni giorno l’Africa è sistematicamente  violentata  da infinite guerre regionali,  da carestie e siccità in gran parte frutto di una cinica  globalizzazione che si esprime nella violenza perpetrata sull'ambiente da multinazionali di ogni colore politico le quali, complice la corruttela di tanti  governanti, si accaparrano  terre, sfruttano e spogliano intere nazioni delle loro  ricchezze naturali, generano una quotidiana sopraffazione che si tramuta in fuga disperata soprattutto per donne e bambini, che non hanno più nulla da perdere. Le nostre coscienze sono senza scampo interpellate. La storia, implacabile, non farà sconti alla nostra generazione.

martedì 10 luglio 2018

La scrittura di Paolo Cognetti. Le otto montagne.

Post di Rossana Rolando
Le immagini pensate per questo post - che non possiamo inserire a causa della negata autorizzazione - sono gli acquerelli sulla montagna di Nicola Magrin cui rimandiamo (qui il sito).


Sopracoperta con illustrazione di
Nicola Magrin
Le otto montagne di Paolo Cognetti. Una scrittura asciutta, scavata, essenziale, con lo stigma dell’autenticità. Le parole che Cognetti utilizza nella sua introduzione a Il bosco degli urogalli, di Mario Rigoni Stern, appena riedito da Einaudi, sembrano indicare un’ispirazione precisa del suo stile: “quella lingua limpida e spoglia”¹ che l’autore del più noto Il sergente nella neve trovava “giusta” e che lo stesso Primo Levi ammirava: “Sono convinto che così si deve scrivere, è il modo più serio e onesto e, se si guarda bene, in un certo modo anche il più facile, quello che «rende di più», che convoglia più cose con meno parole, quindi anche il più poetico”².
Molte sono le recensioni del libro Le otto montagne, che ha vinto il Premio Strega 2017, e ad esse quindi rimando. Per parte mia vorrei soffermarmi soltanto sul legame tra scrittura, linguaggio e realtà.

venerdì 6 luglio 2018

Il pastore innamorato. David Maria Turoldo.

Post di Rosario Grillo

Davide Maria Turoldo, 
Il pastore innamorato
L’immagine del pastore domina la lunga riflessione di padre Turoldo e si concretizza nel titolo dell’opera  da lui scritta (1).
Il titolo recita: Il pastore innamorato, dove l’aggettivo si salda perfettamente al sostantivo, qualificandone l’essenza.
Pastore di anime, ma non solo… Perché l’intento è di dimostrare la relazione tra cielo e terra e di leggere la verità dell’incarnazione.
Per questo si comincia dalla parabola del “figliol prodigo” dopo aver evidenziato il valore del silenzio racchiudendolo nel deus absconditus, comprovandolo con il lungo silenzio del Bambin Gesù durante la sua crescita, finché non ebbe inizio la sua vita pubblica.
Da quel momento Gesù parla, (insegna) attraverso la Parola, messa prevalentemente in Parabola, e attraverso gli atti di carità.
Chiosa padre Turoldo: “è proprio della parabola essere una allegoria di cose vere, un racconto simbolico. E anzi, proprio della parabola è il raffigurare una storia che non finisce mai, una storia che rimane sempre contemporanea” (p. 78).

domenica 1 luglio 2018

Ricordati che eri straniero. Qualunquismo e uomo qualunque.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Pia Valentinis (qui il sito).

“Mi gridano da Seir:  Sentinella quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?
La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte; 
se volete domandare, domandate,  convertitevi, venite (Isaia 21, 1-12). (1)

Pia Valentinis, 
Mano
Non confondiamo “qualunque” con “qualunquista”. Non mi vergogno affatto di essere una persona “qualunque”, persona “comune, come tanti altri, cittadino medio, uomo della strada” (2). Piuttosto non mi va di essere “qualunquista” (3), appellativo che almeno in prima istanza non implica un inappellabile giudizio negativo, ma denota e connota un diffusissimo modo di essere, dal quale comunque subito prendo le distanze. 
Essere una persona qualunque è una bella cosa: nella sua irripetibile identità ognuno di noi è cittadino uguale agli altri in fatto di diritti-doveri e in quanto possiede la parola ed appartiene alla comunità nazionale ed umana (4).  Come ogni persona qualunque non ho bisogno di distinguermi con  il “lei non sa chi sono io”: so benissimo chi sono, persona che non “conta”, che si sente a casa propria con tutti, in specie con gli ultimi i penultimi i terz’ultimi i quart’ultimi e i quint’ultimi… e con  coloro che sono con e per gli ultimi.
Pia Valentinis, 
Storie di paura
Eppure dal qualunquismo nessuno è immune, a cominciare dal sottoscritto. E’ un modello  che si sta prepotentemente imponendo sul mercato degli indici di gradimento: tentazione che  non risparmia nessun gruppo sociale e nessun colore politico. Le sue categorie? Il risentimento, la paura dell’altro, l’incapacità di amare, di ammirare, di meravigliarsi. I suoi valori? L'indice di gradimento sociale, la rivendicazione ad oltranza delle proprie spettanze esclusive contro ogni diversità ed i grandi dolori degli ultimi, che pretende siano rimossi dalla vista e rimangano invisibili.

mercoledì 27 giugno 2018

Una versione del "sacro". Simone Weil.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Pia Valentinis, in Guia Risari, Il taccuino di Simone Weil (qui il sito).

Pia Valentinis, 
Simone Weil
Difficile trovare la misura giusta per parlare di Simone Weil!
Si viene addirittura tentati di dire che lei stessa preparò  le occasioni per rendere ostica l’impresa.
Simone Weil scrisse molto, ma scartò per principio la sistematicità.
Soprattutto è vietato scindere il suo pensiero dalla vita vissuta.
Solo questa “trama“ contiene la chiave ermeneutica della sua opera, che infatti ha un titolo che spicca su tutti: i “Quaderni”, dimostrazione effettuale del pensiero-azione.
Penetrando nel suo stile, nel suo carattere, balza in primo piano l’istanza della autenticità, quasi sconfinante in una ipertrofia dell’io.
Proprio lei che osteggiò il primato del soggetto e si spese per l’affermazione dell’impersonale.
Colta questa piega, se ne evince la risicata consonanza con lo spirito del nostro presente, così tentato dall’individualismo.
Presente in tutti i cimenti significativi (e simbolici) della sua epoca, alla fine consunta dalla sua stessa sete di verità.

sabato 23 giugno 2018

L'arte di correre. Murakami.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Pia Valentinis (qui il sito).

Pia Valentinis, 
Cavallo e cielo
“…le cose che meritano di essere fatte, vanno fatte con tutto il nostro ardore, anche a rischio di esagerare” (Murakami, L'arte di correre, Einaudi, 2007, Torino, p. 84).

🌟 Confesso di non aver mai letto nulla di Murakami e di aver acquistato il suo libro “L’arte di correre” attratta semplicemente dal titolo, dal momento che la corsa è stata una scoperta della mia vita adulta e una passione che ancora perdura. Per me, correre lungo il mare, nelle prime ore del mattino, in ogni stagione, ma specialmente in quella mite e odorosa della primavera, è un modo impagabile per dare inizio ad una nuova giornata.

🌟 Il testo è rimasto abbandonato un po’ di tempo tra i ripiani della libreria (è uscito nel 2007) e solo recentemente mi è ricapitato tra le mani ed ho iniziato a leggere.

domenica 17 giugno 2018

Idea di Europa attraverso i suoi luoghi.

Post di Rosario Grillo
Immagini di alcuni pittori, in gran parte riconducibili alla corrente italiana del Vedutismo.

Gaspar Van Wittel, 
Villa Medici a Roma, 1712
Dovizie di documenti relativi a questa entità, che mi accingo a perlustrare con taglio diverso - Europa: Occidente. Come dissero i Fenici, muovendosi da Oriente mentre puntavano le loro prue su Occidente.
Massimo Cacciari fa il punto delle parabola culturale (1) trovando in Occidente il sostrato del divenire, della dialettica, della stasis (2).
Operando così, troviamo subito un Permanente nelle vicende europee.
Ancora Cacciari rimprovera, alla lunga, la disattesa di tale identità, in un’Europa insieme declinante ed alienata. (3)
Senza ombra di dubbio - e senza trascurare la significanza delle città orientali ed asiatiche - la città è l’emblema della civiltà europea.
Va ancora detto che l’essenza di tali città, che si ritrova nella vocazione commerciale, è apporto sedimentato di molteplici fattori: dall’economico all’amministrativo al sociale.
Lo stimolo al mio narrare deriva soprattutto dalla struttura composita delle città europee. Con lo scopo di suggerire che: solo riconoscendo la loro natura intrinseca, ritornando a pungolarla, si può sperare di risanare l’Europa. (4)

martedì 12 giugno 2018

Rododendri di Monesi. La montagna che resiste.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

Rhododendron ferrugineum (Rosa delle Alpi)
La nuda montagna resiste. Monesi continua ad essere una montagna ferita. Eppure, nel grande silenzio degli uomini, la natura segue il suo corso. E’ iniziata la fioritura dei rododendri, maculata, maestosa, munifica. Vividi i colori che si offrono allo sguardo: il verde tenero della primavera, il giallo dei ranuncoli, il blu delle genziane, il violetto delle viole, il bianco degli anemoni. Nell’aria soltanto il cinguettio degli uccelli, i fischi delle marmotte e i nostri passi.