Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

domenica 16 dicembre 2018

Un discorso sul sacro a partire da Pasolini.

Post di Rosario Grillo.

Pier Paolo Pasolini
Pasolini, chi?
Sono più di quaranta gli anni che ci separano dalla morte di Pasolini.
Do per scontata la sua assunzione nell’Olimpo della letteratura d’autore, suffragandola con le poesie, con gli Scritti corsari, con i suoi film, con la suggestione dei suoi interventi pubblici, sempre attenti e mai convenzionali.
La sua scelta politica, che andava verso il comunismo, non fu, neanche essa, ossequiosa ai paradigmi del Partito. Nasceva, piuttosto, da un marxismo critico, attento al tema dello sfruttamento e del riscatto, coinvolgendo nel proletariato sia la classe lavoratrice delle fabbriche sia il mondo contadino, allargando, al contempo, la gamma del capitalismo.
La civiltà contadina, del resto, ha, per Pasolini, una  “purezzaquasi mitica, sulla scorta della vita vissuta nella sua adolescenza a Casarsa, borgo rurale (allora) del Friuli.
Il poco che filtra di lui, della sua testimonianza, se si eccettuano le conoscenze di quanti riescono ad intercettarlo a scuola, in virtù di piani di studio illuminati, evidenzia la natura polemica, le tirate contro il “costume televisivo e contro il “Palazzo, emblema del continuum democristiano.
Risaputa e variamente giudicata la vicenda che lo portò alla morte.

giovedì 13 dicembre 2018

Il tempo dell'attesa.

Post di Gian Maria Zavattaro
Fotografie d'autore di Tommaso Giulla, per gentile autorizzazione (qui la pagina facebook). I titoli sono fedeli all'ispirazione, ma liberamente adattati.

Tommaso Giulla, 
L'attesa
“Gli ultimi sono quelli che hanno creduto nell’attesa, nell’avvento, nella speranza, virtù dell’attesa. Hanno creduto che il tempo è tempo di speranza e che la vita è l’avvento del tempo definitivo, ultimo, del compimento finale.  Gli ultimi sono i poveri di Dio, gli spogliati per Dio, gli impotenti a salvarsi, che attendono Dio come Ultimo della loro attesa, che chiedono a Lui la salvezza, che aspettano Lui come salvezza” (Lino Prenna: in Lo spazio dell’anima domenica 2 dicembre, Agenda Famiglia Cristiana 2018). (1)

giovedì 6 dicembre 2018

Teologia() al femminile.

Post di Rosario Grillo

Luisa Muraro, 
Il Dio delle donne
Ho nascosto un piccolo tranello nel titolo, che vedremo di svelare in corso d’opera.
Ultimo della nidiata in una famiglia numerosa, con maggioranza femminile, ho avuto modo di frequentare a lungo l’universo femminile. La confessione è finalizzata a “pesare” la naturalezza della mia comprensione della “causa femminile”.
Evidentemente non così eccelsa da permettermi di intendere ed appoggiare la battaglia femminista nel “caldo ‘68”.
Il tema che sto per introdurre rimanda a questa causa, per vie diverse.
La denuncia è sempre uguale: il lungo dominio maschile, la lettura parziale del cammino storico, intonato al maschilismo ed intrecciato con le chiavi del Potere, quasi sempre in mano al genere maschile (1).
Il modo, però, e, aggiungo, il metodo, con inevitabili ripercussioni sull’obiettivo, sono diversi.
Dove si teorizzavano emancipazione e parificazione, ora si sceglie la differenza.

sabato 1 dicembre 2018

Può esserci arte senza bellezza? Vito Mancuso.

Post di Rossana Rolando.

Mostra Marina Abramovič, Firenze, 
Palazzo Strozzi, 
Fotografia di Alessandro Moggi

C’è una domanda fondamentale all’interno del breve e denso capitoletto dedicato da Vito Mancuso all’approfondimento sull’arte contemporanea, nel suo ultimo libro La via della bellezza (qui la mia recensione), ed è questa: “Perché l’arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza? Perché prevalgono così tanto la negazione, la storpiatura, la satira, la dissacrazione? Perché questo desiderio di abbruttire piuttosto che di abbellire?”¹
Questi interrogativi sottendono due questioni: la prima, relativa allo statuto dell’arte, mette in discussione la possibilità che si dia arte senza bellezza; la seconda,  conseguenza e radicalizzazione della prima, problematizza la stessa eventualità di poter oggi accedere all’esperienza del bello. Infatti, se l’arte è “il proprio tempo appreso con il sentire”, se è “il più acuto sensore”² di un determinato clima culturale, allora essa esprime nel modo più consapevole il malessere di un mondo disgregato e disarmonico, in cui la bellezza non può trovare spazio.

martedì 27 novembre 2018

Il dibattito odierno sul fascismo e noi.

Post di Gian Maria Zavattaro
Vignette di Stefano Rolli, vignettista presso il Secolo XIX, (per gentile autorizzazione).

Stefano Rolli

“Dobbiamo stare attenti […] L’‘Ur-Fascismo’ o ‘il fascismo eterno’ è ancora intorno a noi [...] può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo” (Umberto Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Mi, 2018, pp.49-50).

“Chi siano i fascisti oggi è una cosa che non ha bisogno di me per essere evidente. Chi mette muri, chi limita la solidarietà ai suoi, chi mette gli uni contro gli altri per controllare entrambi, chi limita le libertà civili, chi nega il diritto alla migrazione con l’arma della legge e l’alibi della responsabilità, questi sono i fascisti oggi.  Il problema è stabilire chi non è in parte coinvolto nella legittimazione del fascismo come metodo, cioè quanto fascismo c’è in quelli che si credono antifascisti” (Michela Murgia, Istruzioni per diventare fascisti-fascista è chi il fascista fa, Einaudi, 2018 p. 95).

Stefano Rolli
Sabato scorso erano in programma su questo blog alcune riflessioni concernenti il dibattito attuale sul ‘fascismo’. Poi ci è capitato di leggere su La Repubblica del 24.11.18 l’articolo La Costituzione e il fantasma del fascismo di G. Zagrebelsky  e di seguire il conseguente dibattito. Pubblico oggi le mie riflessioni - lo sguardo rivolto ai due testi in epigrafe citati - sull’epiteto ‘fascista’. Per chi sa leggere (intus-legere) anche solo un po’ dentro se stesso e conosce la storia degli ultimi cento anni, “fascista” è parola “nuda” che soprattutto oggi non può non generare inquieto rigetto e reclamare preoccupata vigilanza.
Hanno allora ragione Eco (1995) e Murgia (2018)? (1) Lascio la risposta ad ognuno di noi, guardando senza pietismi noi stessi e il mondo circostante.

giovedì 22 novembre 2018

Libertà di coscienza e cammino dell'ecumenismo.

Post di Rosario Grillo.

Carel Allard, Il candeliere, 
incisione raffigurante i principali riformatori (tra essi Lutero, 
Ecolampadio, Melantone, Zwingli, Calvino, Knox, 
Wyclif, Hus, Girolamo da Praga)
seconda metà del XVII secolo
A tanti sembrerà paradossale la linfa che scorre tra la libertà spirituale e la libertà civile (1).
Eppure la libertà che si articola nel nucleo dei diritti civili, solennemente enunciati nella prima parte della Costituzione, sancisce la maturità dello Stato uscito dal buio della dittatura e dalla prova bellica, con la coda dell’occupazione tedesca.
Una libertà, completa del suo corredo di diritti civili, politici e sociali. Matura, quindi. Declinata convenientemente nella scelta repubblicana (2).
Bisogna esplicitare con convinzione che la libertà esce dall’embrione della pura formalità giuridica (3), se si nutre di una linfa spirituale che passa attraverso l’ethos di un popolo (4).
Gli storici più seri delle origini del liberalismo lo hanno riconosciuto. Tra essi spicca il nome di G. De Ruggiero (5). Sulla sua scia si mosse A. Omodeo, con il suo celebre Giovanni Calvino e la riforma di Ginevra.
In essa si distinguevano il rilievo e l’incidenza che la Riforma protestante - in particolare il calvinismo - aveva avuto nella nascita della libertà della coscienza.

sabato 17 novembre 2018

Vito Mancuso, La via della bellezza.

Post di Rossana Rolando
Immagini dei dipinti di Caspar David Friedrich (1774-1840).

Libro uscito 
nell'ottobre 2018
Il messaggio. Nella presentazione del suo ultimo libro La via della bellezza¹, presso il Centro Balducci (qui il link), Vito Mancuso riprende un racconto di Kafka. In esso si narra la storia di un vecchio imperatore, ormai prossimo alla morte, che intende mandare un messaggio ai suoi sudditi, a tutti e a ciascuno: al più lontano, al più anonimo, al più misero. Chiama un suo servitore e gli affida questo compito, facendosi ripetere le parole appena sussurrate, tanto è importante quello che vuole comunicare. Il messaggero si mette in viaggio, ma incontra mille ostacoli all’interno dello stesso palazzo imperiale, senza poterne uscire e senza quindi mai arrivare ai destinatari. Questi ultimi però attendono alla loro finestra sognando e pensando che infine qualcuno dovrà giungere.

giovedì 15 novembre 2018

Alla ricerca del LUOGO. Utopia e retrotopia.

Post di Rosario Grillo.

Copertina di Utopia di Tommaso Moro (Feltrinelli) e 
Retrotopia di Zygmunt Bauman (Laterza)
Topos = luogo.
Abbiamo mai riflettuto sul legame che abbiamo con il luogo?
Qualsiasi corpo - e noi abbiamo un corpo - occupa spazio.
È una stazione che non possiamo non frequentare... prima di disquisire su locus amoenus e di genius loci.
T. Moro ha dovuto far leva sull’immaginazione per rappresentare il non luogo ed in esso delineare il ritratto della società non corrotta, della polis comunitaria.
Nella fisica classica il vuoto era il pendant necessario alla rappresentazione dello spazio continuo. Poi è venuta la fisica quantica...
Non è mia intenzione, però, portarvi per le vie della fisica e della cosmologia.
Voglio piuttosto posare l’attenzione sulla con-sonanza dello spazio alle nostre ipotesi (o addirittura ipostasi) di mondo o sul mondo.

sabato 10 novembre 2018

Il profumo del tempo.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle illustrazioni di Alessandro Coppola (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Alessandro Coppola, 
Una finestra sull'universo
“È necessaria una rivitalizzazione della vita contemplativa: la crisi del tempo sarà superata solo nel momento in cui la vita activa, anch’essa in piena crisi, accoglierà nuovamente in sé la vita contemplativa. […] Solo nell’indugiare contemplativo, anzi in una moderazione ascetica, le cose svelano la loro bellezza, il profumo della loro essenza. Ed essa consiste di sedimentazioni temporali che appaiono solo nella loro luminosità fosforescente” (Byung-Chul Han, IL PROFUMO DEL TEMPO, L’arte di indugiare sulle cose, Vita e Pensiero, Mi, 2017, pp.8 e 57).
Il libro è stato pubblicato in Germania nel 2009 e tradotto in italiano nel settembre 2017. Al di là delle provocazioni e denunce anticipate nei  precedenti testi circa i mali e le patologie del sistema capitalistico e consumistico, Han sviluppa una propositiva, attualissima, pars construens, foriera di speranza, con  digressioni ora strettamente storico-filosofiche e letterarie (da Aristotele a S. Tommaso,...Baudrillard, Lyotard, Bauman..., soffermandosi su Proust e nel dialogo critico con Nietzsche Heidegger e Arendt), ora intensamente appassionate, cariche di toni poetici là dove inneggia al profumo del tempo contemplativo, quale vero e proprio tempo libero e liberante (cfr. il gr.“scholè” e il lat. otium”).