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domenica 17 giugno 2018

Idea di Europa attraverso i suoi luoghi.

Post di Rosario Grillo
Immagini di alcuni pittori, in gran parte riconducibili alla corrente italiana del Vedutismo.

Gaspar Van Wittel, 
Villa Medici a Roma, 1712
Dovizie di documenti relativi a questa entità, che mi accingo a perlustrare con taglio diverso - Europa: Occidente. Come dissero i Fenici, muovendosi da Oriente mentre puntavano le loro prue su Occidente.
Massimo Cacciari fa il punto delle parabola culturale (1) trovando in Occidente il sostrato del divenire, della dialettica, della stasis (2).
Operando così, troviamo subito un Permanente nelle vicende europee.
Ancora Cacciari rimprovera, alla lunga, la disattesa di tale identità, in un’Europa insieme declinante ed alienata. (3)
Senza ombra di dubbio - e senza trascurare la significanza delle città orientali ed asiatiche - la città è l’emblema della civiltà europea.
Va ancora detto che l’essenza di tali città, che si ritrova nella vocazione commerciale, è apporto sedimentato di molteplici fattori: dall’economico all’amministrativo al sociale.
Lo stimolo al mio narrare deriva soprattutto dalla struttura composita delle città europee. Con lo scopo di suggerire che: solo riconoscendo la loro natura intrinseca, ritornando a pungolarla, si può sperare di risanare l’Europa. (4)

martedì 12 giugno 2018

Rododendri di Monesi. La montagna che resiste.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

Rhododendron ferrugineum (Rosa delle Alpi)
La nuda montagna resiste. Monesi continua ad essere una montagna ferita. Eppure, nel grande silenzio degli uomini, la natura segue il suo corso. E’ iniziata la fioritura dei rododendri, maculata, maestosa, munifica. Vividi i colori che si offrono allo sguardo: il verde tenero della primavera, il giallo dei ranuncoli, il blu delle genziane, il violetto delle viole, il bianco degli anemoni. Nell’aria soltanto il cinguettio degli uccelli, i fischi delle marmotte e i nostri passi.

domenica 10 giugno 2018

Cercate ancora. Claudio Napoleoni.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Claudio Napoleoni,  
Cercate ancora. 
Lettere sulla laicità e ultimi scritti
Ed. Riuniti 1990
“A questo punto mi soccorre un invito che io e altri amici abbiamo avuto la fortuna di accogliere da un grande uomo mentre era prossimo a finire i suoi giorni: un cercatore il quale, più che abbattuto dal male, era consumato dal suo bisogno di scoprire altre vie, di trovare risposte più persuasive per quest'uomo post-moderno che siamo tutti noi, finiti dentro il castello di Kafka, finiti davanti a un tribunale incapace di discernere la verità. È l'invito di Claudio Napoleoni a «cercare ancora» il suo dono più grande. Un invito che è il riassunto di tutta la sua vita, e che ora vorrei diventasse nostro programma, al fine di uscire «a riveder le stelle»: per uscire cioè dall'inferno nel quale siamo tutti sprofondati” (1). Così scriveva p. Turoldo nel 1990.

🌟Trent’anni fa (31 luglio 1988) moriva ad Andorno Micca (BI) Claudio Napoleoni, Senatore della Sinistra indipendente, “comunista eterodosso”, voce negli anni 70-80 altamente significativa dell’economia politica italiana, pensatore che andava alla radice dei problemi, esemplare per la sua passione politica e la rigorosa competenza scientifica, proteso a stimolare gli amici al “compito” di una profonda trasformazione sociale e di una reale liberazione da ogni alienante “dominio”.
“Cercate ancora” - pubblicato nel 1990 a cura e con ampia introduzione di Raniero La Valle – raccoglie le ultime interviste e gli ultimi suoi scritti, preceduti dalla “Lettera ad Adriano Ossicini (2) e in appendice la “Lettera ai comunisti italiani” (3). Paradigmatico invito di sconcertante attualità, ieri come oggi.

giovedì 7 giugno 2018

La Vergine e la maternità. Massimo Cacciari.

Post di Rosario Grillo
Immagini della copertina di Massimo Cacciari, Generare Dio e di alcuni dipinti citati all'interno del libro.

Massimo Cacciari,  
Generare Dio, Il Mulino, Bologna 2017
Nel formato di un libercolo, una miniera.
Un concentrato di filosofia, di teologia, di un fine gusto estetico (1) e di una puntuale analisi testuale, di marianesimo.
Una bomba per me: in grado di svegliarmi da un certo sopore sulla incisiva presenza di Maria nell’economia della salvezza, di portarmi così per le vie della spiritualità.
Una conferma al mio desiderio di congiungere il cielo e la terra e di testimoniare il Cristianesimo nell’Amore sofferente e liberatore.
Un interrogativo continuo: come fa un miscredente ad approssimarsi così tanto alle “viscere del mistero”, alla spiritualità autentica?
In un crescendo continuo, supportato dalle icone, Massimo Cacciari ci conduce dalla Annunciazione alla Crocifissione. Squarcia il velo della gioia mista a tremore, svela il senso di sorpresa pensosa della Madonna, all’ annuncio di Gabriele.
Il messaggio rivela l’Ad-veniens. In a-venire (brutalmente: in gestazione) con tutto l’onere dell’epilogo luttuoso, compreso nell’Evento.

venerdì 1 giugno 2018

Difendiamo la festa della Repubblica.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini composte da Rossana Rolando.

Emblema della Repubblica Italiana
(posto sullo sfondo della più antica 
Carta costituzionale)
🌟L'occasione. In questi giorni abbiamo assistito ad un vergognoso squallido attacco alla figura del Presidente della Repubblica: accusa non solo del tutto ingiustificata ma palesemente strumentale, spudoratamente bugiarda ed ipocrita e perciò blasfema, offensiva di ogni intelligenza democratica.   E' bene allora ricordare a tutti che il 2 giugno unisce strettamente ed indissolubilmente Repubblica e Costituzione: festa della Repubblica Italiana, ma anche giorno dell'elezione dell'Assemblea Costituente. 
Non possiamo accettare che questa giornata venga strumentalizzata e resa l’opposto di ciò per cui è nata, scippando così la festa di tutti, volutamente rinnegandone la memoria e il significato.

🌟L’unico cambiamento possibile oggi è difendere la Costituzione per aprire nuove speranze. Significa riappropriarsi dell'I Care  che appartiene a chi  ben conosce la miseria e la grandezza dell’uomo, a chi non aspira ad impossibili purezze, ma esige con ogni sforzo per sé e per gli altri la via della coerenza e della testimonianza  più autentica. Significa ristabilire le grandezze, continuare l’impegno pervicace quotidiano di fare crescere la speranza e la fiducia nei giovani ed adulti per le istituzioni espresse e garantite dalla Costituzione.

martedì 29 maggio 2018

Gioco di parole.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Marco Somà (qui il sito).
 
Il primo pensiero di Dio fu un angelo.
La prima parola di Dio fu un uomo 
(Khalil Gibran).

Una parola muore appena detta: dice qualcuno. 
Io dico che solo in quel momento comincia a vivere 
(E. Dickinson).

Marco Somà
Oh le parole!
Foglie ramificate di una facoltà privilegiata degli esseri animati: comunicare.
Comunicano gli esseri umani, in diversi idiomi ed anche con il gesticolare.
Comunicano gli animali, e solo pochi linguaggi della loro comunicazione vengono percepiti e compresi dagli umani.
Ma si sospetta che siano molteplici, invece, immediati ed efficaci, i loro modi di comunicare.
Comunicano financo gli esseri vegetali, ed anche lì sono tanti i modi che rimangono segreti agli uomini.
Nella Natura c’è corrispondenza!
Le parole, che sono membra del nostro mutevole linguaggio, si prestano al vasto campionario delle nostre facoltà.

martedì 22 maggio 2018

Inno alla primavera.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagine del dipinto di Claude Monet, Tempo di primavera. 

Primavera non bussa, lei entra sicura, 
come il fumo lei penetra in ogni  fessura. 
Ha le labbra di carne, i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano, 
che paura, che voglia che ti porti lontano
 (Fabrizio De André, Un chimico).

Claude Monet. Tempo di primavera, 1872.

“Tu cosa fai veramente?”.
L’eremita rispose:
“Vivo qui”.
Vivere qui è una chiamata, l’opera di una vita,
ma anche la cosa più basilare che si possa immaginare.
Prima di ogni altra cosa noi viviamo sulla terra;
viviamo nell’ambiente che ci attornia.
(E. Theokritoff, Abitare la terra).

La natura ogni anno, ogni primavera, si risveglia umile e silenziosa. Si ripresenta nella sua veste più delicata: splendore di gemme, di fiori, di intensi colori. Vorremmo trattenerla questa stagione in cui tutto rinasce e germoglia, vorremmo fermarla, rimanere in questo incanto. Ma è come un battito d’ali.

sabato 19 maggio 2018

Su Sciascia, L'affaire Moro.

Post di Rosario Grillo.

La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione
(Oscar Wilde).

Leonardo Sciascia, 
L'affaire Moro
Comincio con il commento dell’epigrafe: è il ritratto del “bacchettone”, colui che radicalizza un principio estrapolandolo dal flusso della vita reale, anche se la norma serve appunto a dirimere la vita reale.
La dialettica deve avere corso… ed è la soluzione!
Nel suo pamphlet, Leonardo Sciascia, quasi in diretta lasciò epigrafica ed acuta memoria “dell’intelligenza della storia”. Parlo della storia che si fa, mentre essa diviene, confutando la tesi crociana circa l’impossibilità della “storia contemporanea”.
Io arrivo, dopo molto tempo, spinto dalla commemorazione del 40° anniversario di quel tragico episodio, motivato dalla ricostruzione che Ezio Mauro ha fatto di recente e dal ricordo personale di Raniero La Valle, uno dei pochi a battersi allora per la liberazione di Moro.
Per me è anche occasione per omaggiare Sciascia: la sua lucidità, la straordinaria vena narrativa. Per questo motivo ricordo, prima di cominciare il tema principale, le sue caratteristiche: pubblicista, autentico suscitatore dello studio della mafia e della mafiosità intrecciate con la sicilitudine, testimone politico dell’Italia dagli anni sessanta a quelli novanta.

domenica 13 maggio 2018

Elogio del 'non finito'. Rilke su Rodin.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle sculture di Auguste Rodin (1840-1917). 

Auguste Rodin, 
La Pensée, particolare, 1886-1889
🌟 Il ‘non finito’, contrapposto al finito, indica generalmente qualcosa di non completo, di cui si avverte ciò che manca: per esempio un’opera che deve essere portata a termine o un progetto parzialmente realizzato. Per questo i filosofi antichi (i Pitagorici in particolare) ponevano nel finito la perfezione e nell’infinito – inteso come ‘non finito’ – l’imperfezione. Anche il linguaggio comune suggerisce questo significato di manchevolezza proiettando la conclusione di un’azione nel tempo futuro: “non ho ancora finito”; “domani lo finisco”, “quando avrò finito”. 
🌟 C’è tuttavia un luogo in cui il ‘non finito’ ha “la pienezza di un tutto” ed è quello rappresentato dall’opera d’arte. Lo dice poeticamente Rainer Maria Rilke nella stupenda monografia dedicata ad Auguste Rodin (1903), con riferimento alle statue senza braccia del grande scultore francese¹.