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martedì 12 novembre 2019

Il sacramento del linguaggio, Agamben.

Post di Rosario Grillo

✱ PREFAZIONE.
Giorgio Agamben, 
Il sacramento del linguaggio
Voglio esternare il mio stupore, tutto pieno delle sensazioni intrinseche, davanti ad un testo che, sulle prime sembrava respingermi per la sua ostentata cadenza filologica... e che poi è diventato una rivelazione pagina dopo pagina, con connessa esplicazione di molti “arcani”.
In definitiva prezioso wunderkammer in miniatura.

✱ LINGUAGGIO E GIURAMENTO.
Con una complessa argomentazione “sulla punta di fioretto” Agamben mette a punto il senso che va riconosciuto alla “componente religiosa” del giuramento.
La ricchezza dei rimandi (alle radici indoeuropee, alla civiltà greca da Omero al periodo ellenistico, al diritto romano innestato nella celebrazione dell’imperatore, pontifex maximus, a studi etnografici) non oscura la centralità della tesi principale: la natura religiosa del giuramento è di tipo formale, è inscritta non nella rivelazione divina ma nell’inerenza tra il divino e la parola, sigillo del giuramento. A tal punto da autorizzare l’affermazione: il giuramento è Dio.
Si comprende del tutto se si traduce con l’idea del  pieno. Al contrario, la bestemmia è il vuoto. Ecco perché di essa si parla come di nominazione di Dio: frustra, vana, inconsistente, vuota.

venerdì 8 novembre 2019

Remo Bodei, piccolo testamento.

 Post di Rossana Rolando

Remo Bodei
E' morto ieri, 7 novembre 2019, Remo Bodei, filosofo di grande statura intellettuale e morale, professore di storia della filosofia e di estetica presso la Scuola Normale di Pisa, docente in altri atenei europei e americani.

Lo ricordiamo con profonda gratitudine per il suo impegno culturale e per la sua opera di alta divulgazione, generosamente offerta attraverso tanti canali (libri, interviste, conferenze), accessibili anche attraverso il web.

Vogliamo salutarlo citando alcune sue affermazioni, tratte dal testo “La vita delle cose”, sorta di testamento spirituale, segno di un instancabile amore per la vita bella, vissuta bene:

Cogli la vita nel suo culmine, godi delle cose nel tempo opportuno, senti la pienezza della tua esistenza nel mondo, prima che declini e che ti sfugga. Il memento mori non viene in ciò dimenticato, ma, come ha scritto Thomas Merton, ci sono due modi opposti di far fronte alla caducità: “la vita sfugge dalle nostre mani, ma può sfuggire come sabbia o come semente”.

martedì 5 novembre 2019

Il tabù della gratitudine. Massimo Recalcati.

Post di Rossana Rolando

L'immagine di copertina è di 
Gabriella Giandelli
La gratitudine viene posta, da Massimo Recalcati, tra i tabù del nostro universo mentale. Perché un tabù?
Il termine indicava, nel passato, “un luogo inaccessibile, inviolabile” e, nello stesso tempo, un limite da trasgredire, un restringimento da oltrepassare. Oggi, nell’epoca della liberazione da qualsiasi legge, il tabù può assumere il significato di un ammonimento che rimanda all’esperienza umanizzante del limite, esso stesso tabù: “segno che la vita non ci appartiene mai come una semplice presenza di cui siamo proprietari, ma è qualcosa che porta con sé la cifra – trascendente e impossibile da svelare – del mistero” (1).
La gratitudine si collocherebbe in questo spazio del riconoscimento del limite, nell’avvertimento della propria dipendenza da altri e nella consapevolezza di essere in larga misura il frutto di quello che abbiamo ricevuto.

venerdì 1 novembre 2019

Empatia, chi sei?!

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle illustrazioni di Marco Somà  (qui il sito).

Marco Somà
Mi sembra un segnale positivo il fatto che, per quanto lentamente, si stia diffondendo in non poche persone la sensazione, anzi la convinzione, che troppi termini alla moda, luoghi comuni e frasi fatte nascondano in realtà il vuoto, inondando la rete di una spirale mimetica divenuta contagiosa malattia endemica.  Questi vocaboli fanno molto chic, suonano bene, appunto a vuoto, e anche se non si capisce che cosa vogliano dire proprio per questo sono utilissimi diffusori del pensiero unico (il cui imperativo è: “non pensare!”), tradimento della Parola e delle parole. Non è solo confusione linguistica di monologhi tra ciechi e sordi: è paradossale sintomo di incomunicabilità  e proprio in mezzo al ridondante frastuono della società delle comunicazioni.
Guardandomi bene dalla nebbia che avvolge l’indecente vergognoso quotidiano spettacolo dei vaniloqui politici (grazie al cielo, con qualche eccezione che ci apre alla speranza), mi limito a citare alcuni (chiamiamoli così) effetti acustici come emozione, sentimento, empatia ridotti a incongruenti suoni articolati, bellamente intercambiabili.

domenica 27 ottobre 2019

Don Antonio Balletto e don Lorenzo Milani: un dialogo a distanza.

Post di Martina Isoleri, docente di lettere, autrice del libro Don Antonio Balletto e la sua biblioteca (qui), già intervenuta su questo blog qui.
Fotografie di Marinella Azzoni, pittrice e fotografa (qui).

Fotografia di Marinella Azzoni
 “C’è chi semina e chi raccoglie”.
Inizia così uno dei tanti “schemi di lavoro” – se così vogliamo definirli – di Don Antonio Balletto.
Accanto ai quasi 20 mila volumi presenti in biblioteca ci sono infatti numerosissimi appunti con i quali Don Antonio preparava le sue lezioni.
Uno di questi, diviso in due parti, mette in contatto il sacerdote genovese con un altro “collega” d’eccezione: Don Lorenzo Milani¹.
Don Milani non ha bisogno di molte presentazioni. La sua vita, il suo impegno politico, sociale ed educativo possono essere riassunti in quell’I CARE ancora oggi affisso alle pareti della scuola di Barbiana. Don Balletto sceglie di raccontarne sia gli aspetti culturali e i rapporti con il mondo socio-politico sia quelli relativi al mondo religioso-spirituale, due realtà che in entrambi i sacerdoti sono sinergicamente sintetizzabili in una frase: amore per l’uomo e per Dio.

martedì 22 ottobre 2019

Dalla canzone d'autore alla sociologia.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere dell'artista portoghese - tra architettura e illustrazione - Ana Aragão, con gentile autorizzazione (qui il sito). 

Ana Aragão, 
Strutture instabili
«Cambiare è per chiunque un’operazione faticosa e difficile, ma è anche un’attività necessaria per vivere ed evolversi. Ogni gruppo sociale, così come ogni individuo, ha bisogno di una certa stabilità e continuità, così come ha bisogno di innovazione e conflitto. Sia la stabilità che l’innovazione, comun - que, non si presentano mai allo stato puro, ma sempre secondo certe mesco - lanze di elementi opposti che si collocano in un punto variabile all’interno di un campo di tensione» (S. Tabboni, Lo straniero e l’altro, Liguori, Napoli 2006).

«L’incontro rav - vicinato (postcoloniale) con le diverse culture ci ha reso accorti sia delle ferite inferte dalla colonizzazione sia delle conseguenze disastrose della decolonizza - zione»: ci siamo resi conto che una “dialettica spaventosa” può sortire da una «riflessività fuori controllo» (Habermas),

“Abbiamo tolto la 'd' a Dio ed è diventato Io”: così si è espresso in un’intervista il cantante Dario Brunori.
Con la sua aria ironica, ha colpito nel segno, dando conto dell’onnipotenza posticcia che oggi circola nella società, causata prevalentemente dal successo della tecnica.
Lo stesso cantante ha raggiunto la fama con un album nel quale canta la paura, briglia di ciascuno di noi come di tutta la società, provocazione di un comportamento sconsiderato e disumano. (1)

giovedì 17 ottobre 2019

L’arte di ascoltare (e di tacere).

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Fabio Inverni (qui il sito).

Il primo passo per vivere bene
è saper bene ascoltare¹.

Fabio Inverni, 
Furto d'artista
(Ragazza con l'orecchino di Jan Vermeer)
La natura ci ha fornito “un paio di orecchie, ma una lingua soltanto, per costringerci ad ascoltare di più e a parlare di meno”². L’affermazione di Plutarco (46 d.C. – 127 d.C.), contenuta nel trattatello dal titolo L’arte di ascoltare (e di tacere), stabilisce subito una stretta relazione tra la facoltà di ascoltare e la capacità di tacere, ponendo la seconda come presupposto della prima.
Non mi soffermo sui molti aspetti, anche godibilissimi, di questo piccolo manuale rivolto ai giovani - e non solo - perché siano educati all’ascolto della sapienza filosofica. Vorrei soltanto individuare alcuni motivi per cui la disposizione a tacere viene considerata un’arte e viene posta alla base dell’ascoltare.

sabato 12 ottobre 2019

Ironia, satira o sarcasmo?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle opere di Fabio Magnasciutti (qui il link del sito).


 “Numquid redditur pro bono malum? 
Si potrà forse ripagare il bene con il male?”
(Geremia 18,20).

Fabio Magnasciutti
In questi nostri tempi “di magnifiche sorti e progressive”  mi pare che tutti noi si viva in un labirinto di confusioni linguistiche, con le conseguenti falsificazioni e fraintendimenti. Parole quali ironia satira sarcasmo vengono usate non sempre a proposito, assumono significati polivalenti e perdono la loro originale identità: confusione non solo linguistica tra termini disinvoltamente formulati, coniugati e piegati a cavalcare i  più svariati atteggiamenti.
Amo l’ironia, mi piace la satira perché le associo ad emozioni e sentimenti che condivido: misura limite pudore amore indulgenza tenerezza sincerità rimprovero pianto pietas, velata collera di melanconia.
Aborro il sarcasmo che associo alla farsa aggressiva, l’irrisione arrogante, superba derisione, immodesta sfrenatezza e tragicomico narcisistico delirio d’onnipotenza.

domenica 6 ottobre 2019

Allarme pianeta. Salvare il mondo prima di cena.

Post di Rosario Grillo.

Il globo terrestre
L’attuale pontefice ne ha fatto tema della sua enciclica Laudato sii.
La Terra è in pericolo! Da ogni parte sale l’imperativo: salviamo il pianeta!

Premessa.
L’incarnazione ci dice, tra le altre cose, di cessare la separazione tra corpo e spirito. Ne parliamo - forse ne dobbiamo tenere conto, nelle argomentazioni relative all’ambiente.

Lo shock.
Sono stato scosso dalla lettura di una recensione del libro di S. Foer, che ci riporta ai momenti salienti, “magici”, nei quali si catalizza un consenso, inteso come convergenza di sentimenti volontà ed azioni, sulle scelte comportamentali decisive, da definire rivoluzionarie.
Così è stato, per portare un esempio chiarificatore, per il consenso sul divieto del fumo nei locali pubblici.
Bisogna appunto risalire alla forza di tenuta e di coesione che aveva avuto il piacere del fumo (1), per saggiare la qualità rivoluzionaria. Così comprendere, con opportuna indagine storica, la discendenza dalla inclinazione consumistica, che non aveva solo un movente individuale, ma una più vasta aggregazione di fattori predisponenti.