Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

sabato 12 ottobre 2019

Ironia, satira o sarcasmo?

Il riso "buono" di ironia e satira, contrapposto al riso sprezzante e cinico del sarcasmo.
Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle opere di Fabio Magnasciutti (qui il link del sito).


 “Numquid redditur pro bono malum? 
Si potrà forse ripagare il bene con il male?”
(Geremia 18,20).

Fabio Magnasciutti
In questi nostri tempi “di magnifiche sorti e progressive”  mi pare che tutti noi si viva in un labirinto di confusioni linguistiche, con le conseguenti falsificazioni e fraintendimenti. Parole quali ironia satira sarcasmo vengono usate non sempre a proposito, assumono significati polivalenti e perdono la loro originale identità: confusione non solo linguistica tra termini disinvoltamente formulati, coniugati e piegati a cavalcare i  più svariati atteggiamenti.
Amo l’ironia, mi piace la satira perché le associo ad emozioni e sentimenti che condivido: misura limite pudore amore indulgenza tenerezza sincerità rimprovero pianto pietas, velata collera di melanconia.
Aborro il sarcasmo che associo alla farsa aggressiva, l’irrisione arrogante, superba derisione, immodesta sfrenatezza e tragicomico narcisistico delirio d’onnipotenza.

Fabio Magnasciutti
🌟 Considero il sarcasmo (dal gr. σαρκάζω sarkàzo, lacerare la carne sarx) parente stretto del cinismo. L'etimo suggerisce una lacerante immagine violenta e ci fa intravvedere un grumo disgustoso. Nasce da mille radici: presunzione elitaria di possedere verità e sapere esclusivi; convinzione che non è possibile persuadere e formare alla paideia; impudenza sfrontata nella competizione con il diverso che, non potendo soggiogare, si offende ed umilia con riso aspro e tagliente. Riso senza gioia, sterile, perché lo scherno borioso non cura, solo ferisce, divide separa, pone fratture, calunnia (1). Volontà divisoria null’altro che feroce maschera del proprio disincanto, spavalda stoltezza di chi è  privo di argomentazioni decisive.

Fabio Magnasciutti
🌟 Satira (lat. satura (lanx) femm. da satur, pieno sazio e per estens. vario):  genere letterario mordace (2) con il quale si denunciano i mali del mondo, insieme si reclama un mondo migliore, si bollano con amara medicina infingimenti astuzie errori, ci si burla del malcostume della società, della politica, degli omuncoli mascherati da gran signori. Nasce da un bisogno di giustizia (dike!), da un impulso interno di indignazione e collera, da una passione che rivela il contrasto tra il qualis est ed il qualis esse debet. Passione di animi indomiti e battaglieri, capaci sia di amara denuncia fino all’invettiva ed all’eroico furore sia, nel contempo, di con-versare (lat. conversari): trovarsi insieme, incontrarsi, riconoscersi nella condivisione di valori irrinunciabili calpestati e conculcati. C’è nella satira un’aspra mitezza che, più che abbattere o distruggere, vuole convincere a pensare, ad aprire gli occhi e ad agire.

🌟 Ironia (gr. εἰρωνεία dissimulazione finzione
Fabio Magnasciutti
in Socrate era l’atteggiamento maieutico del porre domande all’interlocutore “fingendosi” ignorante, incalzandolo e costringendolo a rendersi consapevole del proprio presunto sapere. L’ironia, “l’umiltà socratica”, è scelta di uno stretto rapporto tra virtù e sapere.
Punto di partenza è l’autoironia, scherzare con se stessi per prendere sul serio unicamente ciò che è essenziale. E’ ridere ed in certa misura irridere se stessi e gli altri in un ammiccamento complice, solidale, consapevole della propria ed altrui finitezza, della quale è insieme accettazione e desiderio di trascendenza. Chi pratica l’autoironia è coerente con se stesso,  sa ascoltarsi lucidamente partecipe di tutto ciò che in lui avviene, è lo stesso sia interiormente sia esteriormente, perché  ciò che sente è ciò che esprime:  paradosso e condizione dell’ironia, possibile solo se si è capaci di sperimentare verso se stessi i  sentimenti che si provano verso gli altri (e viceversa). 
Fabio Magnasciutti
L'ironia, amica e sorella della speranza, per sua natura  rifiuta il disimpegno, ama giocare per giocarsi, è protrettica, esorta sé e gli altri a cambiare, superando l’ostacolo della propria ed altrui presunzione. Nulla a che vedere con il divertissement pascaliano, con l’ironia del don Giovanni kierkegaardiano, con il cinismo di cui è agli antipodi. Perché l’ironia spera crede ed ama. Soprattutto è comprensione empatica, fiducia nell’altro, intelligenza che è presenza critica a stessi e al mondo, memoria e grido di libertà. Per quanto venata di tristezza, è pervasa di tragico ottimismo alla ricerca inquieta, nel labirinto dei conflitti e delle contraddizioni proprie della condizione umana, del senso genuino dei centri di gravitazione della nostra vita: l’amore, la comunione, il peccato, la tentazione di disperare, l’invocazione…   
Fabio Magnasciutti
Chi non la possiede, chi non sa intus-legere, chi non ha speranze non può capire questa vis comica che, anche quando assume la voce del flebile lamento e sparge la lacrima del clown,  è brio giocoso, gioia di sorridere e di far sorridere che non mira a far male, non si risolve apertamente in lezione morale né in condanna od imprecazione, ma invita a riflettere, a pensare, a contemplare. Le sue allusioni scherzose sono espressioni di amore che nasce dal bisogno di rendere palpabili, plausibili e fattibili i propri sogni  e gli aneliti altrui.

🌟 Note.
1.Dividere: dal gr. διαβάλλω, diabàllo da cui  pure il significato originale del termine “diavolo”…
2.Si esprime  tramite tutti i mezzi artistici (musica, teatro, cinema, prosa, poesia…). 

Fabio Magnasciutti

10 commenti:

  1. Maria Antonietta la Barbera12 ottobre 2019 10:41

    Riflessione puntuale e ricca di spunti interessanti e attualissimi. Per me molto significativa inoltre l'attenzione alla dilagante e pericolosa "confusione linguistica". Ottima la scelta delle immagini. Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La confusione linguistica è l’anticamera della incomunicabilità con tutte le catastrofi che ne possono conseguire. Grazie, gent.le Maria Antonietta.

      Elimina
  2. Un incastro perfetto tra vignette e testo ( in questo periodo , in giro per le contrade, si va celebrando il comic), e, come scrive Gian Maria, non si rinvia ad una comicità irridente, bensì a quella “ pensosa o riflessiva”, che è momento della paideia.
    L’opportunita’ viene dai tempi che corrono, i quali spingono molti a a scagliarsi contro “ il moralismo”...ebbene, la satira di cui parla Gian Maria, non ha il tono del moralismo saccente e, rientrando nel bon ton, ha il tocco della gentilezza , nello spirito della “ conversazione” e del dialogo, ovvero della reciprocità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensare riflettere educare ed educarsi (paideia) gentilezza conversazione dialogo reciprocità…: il mondo che ogni giorno vorremmo incrementare, caro Rosario, con in ostri piccoli contributi. Ciao.

      Elimina
  3. Nulla da aggiungere a questo post che spiega benissimo il senso dei vari termini insieme alle loro etimologie. Dimenticarle spesso significa stravolgere il senso di una parola e usarla a sproposito. Qui invece si torna a respirare!
    Magnifica e azzeccata anche la scelta delle varie vignette.
    Mille grazie!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, gent.le Annamaria anche per il senso ecologico del verbo respirare…

      Elimina
  4. Caro Gian Maria, grazie per questo post che mi ha fatto tanto ricordare Lorenza e la sua “fortissima” ironia. Condivido quanto scrivi e confermo come essa sia un toccasana formidabile, espressione profonda e piena di libertà. La Gina sicuramente avrebbe sorriso molto a leggere le vignette pubblicate. A presto

    RispondiElimina
  5. Cara Patrizia, quanti ricordi e pensieri solleva il tuo bel commento… Mi colpisce in particolare l’attributo con il quale connoti l’ironia di Lorenza , “fortissima”: superlativo che - pensando a lei ed alle sue sofferenze – svela il non detto, irrompe nel fondo dell’anima, spiazza e stravolge i ruoli i compianti prestabiliti tra chi soffre e chi pretende di confortare, ribalta le parti, non cancella lo strazio di nessuno, ma ci libera e ci unisce, ci rende e ci fa sentire fratelli e sorelle. Grazie.

    RispondiElimina
  6. Ottimo post. Che unisce interessante analisi filologico/linguistica (non conoscevo l'etimologia di sarcasmo ...) e condivisibili considerazioni esistenziali ed etiche. Grazie.

    RispondiElimina
  7. Sempre molto generosa, gent. Maria. Grazie.

    RispondiElimina