Lettura filosofica delle opere di Ida Budetta, con particolare riferimento alla metafora della tessitura.
🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).
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Mercante di fili
per tessere trame corrotte, particolare |
L’enigmaticità di cui si caricano le
opere di Ida Budetta si raccoglie tutta nel contrasto tra la precisione del
frammento, realisticamente rappresentato - come nella più classica, “olandese”,
delle tradizioni - e l’imperscrutabilità dell’insieme, data dall’accostamento
improbabile delle cose, non conforme alla comune esperienza, o dalla
deformazione delle dimensioni e delle tinte, che rende gli stessi oggetti
provocatoriamente strani, inducendo chi guarda ad interrogarsi “dechiricamente” sul
significato della composizione. Un identico spaesamento scaturisce dall’effetto
surrealistico di alcuni tratti pittorici che prestano alle cose una valenza
psichica: dentro i colori e le figure si nascondono strati segreti della mente. Gli stessi titoli dei dipinti ci riportano a dimensioni del profondo e
all’ambiguità sotterranea dell’umano.
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Penelope no |
La produzione di Ida Budetta si presta quindi
ad essere letta a più livelli, secondo una stratificazione di significati che è
affidata ad una ricca simbologia. In
particolare si può notare come le figure rappresentate siano spesso associate
al dipanarsi di filamenti, che finiscono per diventare i veri protagonisti di molte opere. Del resto, la metafora della tessitura ha avuto uno spazio letterario
larghissimo: dal filo di Arianna al lavoro di Penelope, dai fusi delle Parche alla tela di Aracne.
Anche
in campo filosofico ci si imbatte, sin dalle origini del pensiero, nella
metafora del “nodo” (“aporia” di Aristotele), con la quale si indica un intreccio
difficile da districare, un garbuglio che non si lascia sciogliere: non solo
sul piano teorico, ma anche e soprattutto sul piano dell’esperienza umana, costitutivamente
caratterizzata da duplicità e scissione (Salvatore Natoli).
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Annunciato con nodo |
Il
dipinto Annunciato con nodo esprime in maniera programmatica l’intento di
molte opere della stessa artista tese a concentrare iconicamente in un sol punto le contraddizioni
del nostro tempo. Ne sono esempi eloquenti (nelle figure sottostanti) il grido del cavallo piangente - simbolo di tutta la sofferenza della natura assoggettata alla furia distruttrice dell'uomo - che l'orecchio chiuso da un bottone non può udire... o la diseguale distribuzione dei beni sulla terra che l'istruito e civilizzato mondo occidentale non ha occhi per vedere.
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L'urlo del pianeta |
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Germinato ingiusto |
Ma
è soprattutto nella descrizione dell’umano che la metafora del filo si
sviluppa e si approfondisce, andando a delineare, con il linguaggio immaginifico della pittura, la “crisi” contemporanea della nozione filosofica di soggetto, non più concepibile cartesianamente come “sostanza”, realtà statica e autotrasparente, sede sicura della razionalità e della consapevolezza, origine di atti pienamente liberi e coscienti.
In quali termini, con quali limiti, si può ancora parlare di soggetto e di coscienza?
Tra le opere di Ida Budetta, due risultano - a questo proposito - particolarmente significative: Il gioco del filo senza fine 1 e Il filatore delle menti.
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Il gioco del filo senza fine 1 |
Nella
prima rappresentazione (qui sopra), accanto alla figura umana reclinata e circondata da
intrecci, campeggia, sospeso, un gomitolo, simbolo della continuità spirituale,
luogo in cui si raccoglie e si unifica la molteplicità degli istanti vissuti, memoria
o “durata”, secondo il celebre esempio
bergsoniano. La matassa è tutta l’identità della persona, è la storia di ciascuno, è la vastità della coscienza (ben più ampia di quanto può emergere consapevolmente nel ricordo) che si accresce su se stessa, riconquistando continuamente la propria singolarità. Un
concetto dinamico di identità che “si fa” nel corso del tempo, come processo continuo di ricreazione (Bergson), di liberazione (Mounier) e di responsabilizzazione (Lévinas). In questo senso, Il gioco
del filo senza fine può indicare ciò che rimane della nozione di soggetto e di coscienza e ciò che permette di resistere all'anonimato della società e dei suoi meccanismi spersonalizzanti.
Nella stessa ottica si potrebbe interpretare il dipinto Per non
perdere il filo, che alluderebbe alla volontà di mantenere la direzione della
propria vita, salvandola dalla dissipazione del tempo, conferendo ad essa un senso e un orientamento.
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Per non perdere il filo |
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Il grande filatore
delle menti |
Ma
i fili - come si osserva nel Filatore
delle menti (figura sopra) - possono anche essere quelli che dominano la coscienza e la
manipolano, facendo dell’uomo un inconsapevole burattino di mani altrui. In
questo secondo caso il soggetto è dissolto, sottomesso a potenze esterne ed interne (Nietzsche, Freud, Lévi-Strauss e Foucault), espressione di forze non controllabili e manifestazione di strutture inconsce.
In
Ida Budetta i due poli tra i quali si dibatte la soggettività contemporanea –
tra identità e dispersione, consapevolezza e manipolazione, responsabilità e anonimato - sono entrambi presenti, in una tensione creativamente feconda, come
testimoniano i suoi dipinti: da una parte la dissoluzione del soggetto, con una sottolienatura particolare delle sudditanze che lo rendono preda
dei numerosi “mercanti del nulla”… dall’altra parte la rappresentazione della
memoria e del pensiero come ritrovamento continuo e dinamico di un “sé” che coniuga al proprio interno la vasta tessitura della vita e si rende responsabile del mondo in cui vive.
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Adagio consapevole |
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Mercante del nulla |
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Bendato colpevole |
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Pensiero coniugato |
Potrei commentare così: artista superba, presentata in maniera eccezionale.
RispondiEliminaMa mi piace aggiungere che è sorprendente l'esplorazione di artisti da parte di Rossana, fuori dal Mercato dell'arte, tremenda minaccia sul valore è sulla libertà dell'arte, virus responsabile della cosiddetta "morte dell'arte".
In questo caso ci mette davanti un'artista interessante nel tratto pittorico e ricca di messaggi. Rossana commenta, guida, introduce al "senso nascosto", discretamente accenna alla relazione che si stringe tra filosofia ed arte. 😊
Grazie Rosario per il tuo generoso commento. Le mie "escursioni" nell'arte contemporanea sono per me un arricchimento: mi interessa capire, studiare, entrare in determinati mondi artistici. E poi, come tu dici, trovo molti collegamenti con la filosofia, non solo perché la filosofia riflette sul bello come estetica, ma perché l'arte stessa (in particolare quella contemporanea) mi sembra esprimere, nella modalità tutta sua, contenuti filosofici.
EliminaIncantato sulla soglia.
RispondiEliminaGrazie Gianni, sempre delicato e fine.
EliminaQualcosa di diverso, strano, ma bello.
RispondiEliminaSì, le opere di Ida Budetta hanno una loro "diversità", attraente e coinvolgente, capace di suscitare pensiero.
EliminaArticolo bellissimo.
RispondiEliminaGrazie di cuore Mariapaola per questo commento molto molto gradito.
EliminaSuperbe opere...bellissima l'esposizione critica di Rossana Rolando.
RispondiEliminaGrazie per questa chicca...ciao.
Un sentito grazie!
EliminaInteressante.
RispondiEliminaGrazie!
EliminaInteressanti le opere; bello il commento.
RispondiEliminaGrazie di cuore!
EliminaIl filo / i fili / la matassa / il garbuglio / il nodo / l'irrisolto / unire / cucire / rammendare e rammentare / riparare / durare / custodire/ ordito e trama/ narrazione / sillabario / memoria / poesia / parola ... Diosanto le associazioni che si scatenano!
RispondiEliminaGrazie Rossana!
La tua sensibilità per la parola e la capacità di piegarla in molteplici sensi, cogliendone le più sottili sfumature, sono veramente straordinarie (sempre quando scrivi), indizi di un'anima grande e complessa... un caro abbraccio.
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