Riso e sorriso vengono ripensati e proposti nella loro valenza "gioiosa", quella che non nasconde il tragico ma lo assume in un consapevole sì alla vita.
🖋 Post di Rosario Grillo
🎨 Rappresentazioni delle opere di Ida Budetta (qui il sito), pittrice dallo stile personalissimo, non etichettabile, difficile eppure immediatamente suggestivo. Alla sua arte dedicheremo un prossimo post. Intanto la ringraziamo per averci accordato il permesso di pubblicare le sue immagini.
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Ida Budetta, Angelo bifronte |
Alcune volte creiamo
inconsapevolmente ambiguità inesistenti.
Molto semplicemente si potrebbe dire
che: se distinzione “ha da essere”, consiste in un aspetto esteriore e
formale.
Esposto alla caricatura e alla
sguaiataggine il primo, contenuto, elegante e signorile il secondo.
Sopra tutto il riso è incorso nella
disputa filosofico-teologica relativa alla sua convenienza nell'abito del
perfetto e “compunto” uomo di fede.
E’ d’uopo citare Il nome
della rosa di Umberto Eco, costruito sulla paura della “irrazionalità”
del riso, ipoteticamente sostenuta da Aristotele nel secondo libro della
Poetica, a noi non pervenuto.
L’abate del monastero difende il “segreto”
per impedire la presenza del demonio (il riso).
A questa satanizzazione del riso,
altri hanno contrapposto la sua capacità satirica, decostruttiva e critica
(Nietzsche, Bataille).
Sulla strada della contrapposizione,
si rischia, però, la chiusura in un recinto pseudo-dialettico, sterile ed
inconcludente.
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Ida Budetta, Sotto la corteccia di un delirio collettivo |
(Si potrebbe seguire ancora questo
filone e stare ad argomentare virtù e vizi dell’imitazione, dentro lo stile del
comportamento umano).
La mia attenzione, per ora, si
sofferma invece sulla ricchezza insita nella varietà: tanto della Natura in
generale, quanto della specifica natura umana.
Nell'esistere l'uomo incontra il dolore
(il pianto) e la gioia (il riso).
Molto semplicemente!
Niente commistione tra riso e paura
e, quindi, nessuna esorcizzazione del riso, motivata dalla paura del Tragico.
Voglio piuttosto richiamare una
“vena” poco frequentata del costume religioso, in ispecie cristiano. Ne parla
San Paolo nelle Epistole, a cenni viene messa in rilievo qua e là nel corso
della tradizione religiosa.
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Ida Budetta, Nelle aree dismesse dell'anima |
Anche Nietzsche parla di Cristo,
segnato dalla follia.
Nietzsche: il filosofo che enuncia la
“morte di Dio”, il miscredente per eccellenza!
La follia del Cristo nietzscheano va
letta nella chiave del “dire di sì alla Vita”.
In generale, oltretutto, la follia,
sia nella filosofia sia nella letteratura (Erasmo, don Chisciotte,
Pirandello….) è invito ad uscire dal conformismo, dall’“impacchettamento
sociale”.
Quanta capacità rivoluzionaria, se
accediamo a questo “MODUS”, rapportandolo alla seriosità!
Non sto scrivendo un saggio, sto
solamente rincorrendo suggestioni e sensazioni nello scorrere delle giornate,
nel diario delle mie esperienze.
Da qui traggo l’ “entusiasmo”
(dal greco: ἔνϑεος) per la figura del pontefice Bergoglio. Egli, sicuramente
angustiato da molti drammi del mondo e da molti problemi della conduzione della
Chiesa, oltre che da personali mali fisici, non esita ad apparire sempre con il
sorriso sulla bocca.
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Ida Budetta, Forse era un angelo |
È il momento di incrocio di
sguardi, di passaggi di sorrisi: un linguaggio muto
che dice ancor di più del linguaggio parlato.
Voglio ancora soffermarmi su San
Francesco e sottolinearne il prototipo di “uomo del riso” assieme a
quello di “uomo del dialogo”.
Occasione per dire che “riso” e
“dialogo” si combinano: ed è dolce la loro fusione.
È passata già la parola emblematica, condensante:
in essa è custodito il segreto del Riso, leggero elegante
e spirituale insieme.
La parola è entusiasmo.
Entusiasmo è trovarsi in Dio,
nel Divino; il riso è manifestazione di entusiasmo.
Un post ricco di spunti filosofici ed esistenziali, tenuti insieme con armonia. Trovo particolarmente interessante il passaggio secondo cui non vi deve essere alcuna "commistione tra riso e paura e, quindi, nessuna esorcizzazione del riso, motivata dalla paura del Tragico". Bonhoeffer (figura fondamentale nella mia formazione), in "Resistenza e resa", dice: "L'immagine della polifonia continua a perseguitarmi. Quando oggi ho avvertito un po' di dolore per non essere con voi, non ho potuto fare a meno di pensare che anche il dolore e la gioia appartengono alla polifonia della vita nel suo complesso, e possono sussistere autonomamente l'uno a fianco all'altra". E , in una lettera successiva: "Qui osservo continuamente come siano pochi gli uomini capaci di albergare in se stessi molte cose contemporaneamente. Quando arrivano gli aeroplani, sono solo paura; quando c'è qualcosa di buono da mangiare sono solo avidità; quando un loro desiderio non si realizza, sono solo disperati; quando qualcosa gli riesce, non sono più capaci di vedere nient'altro. Essi non colgono la pienezza della vita e la totalità di un'esistenza autentica...".
RispondiEliminaGrazie infinite, Rossana. Tu sai la fonte che mi ha ispirato! Oggi posso dire di respirare a pieni polmoni, ed avrei voglia di gridarlo in giro( oggi metaforico ) : questa è la follia che intendo. Così anche, la follia di Cristo, che sulla croce dice di amare il mondo, di amare chi lo crocifigge. Da qui il passo è breve per intendere Bonhoeffer e la sua "incarnata" testimonianza. Ne approfitto per dire che ho sempre invidiato ai protestanti la tensione, insieme spirituale ed etica, della loro fede. Noi cattolici, in confronto, siamo spesso stornati dalle apparenze.
EliminaGrazie,come sempre, per questi articoli di estremo interesse, per i molteplici collegamenti stabiliti!
RispondiEliminaGrazie, signora Valeria! Il suo riconoscimento ci gratifica e ci stimola
EliminaCaro Rosario, grazie per le tue riflessioni, alle quali sommessamente aggiungo una noticina, quasi uno “scolio a quanto affermi sul riso ed il sorriso: il loro potere straordinario. "Se dovessi chiedere a Dio un dono, un unico dono, un regalo celeste, gli chiederei, senza alcun dubbio, che mi concedesse l'arte suprema del sorriso" (M. Descalzo, Le ragioni della gioia). L’insegnante, il genitore, l’amico ed ogni persona che ha esperienza di paternità/ maternità spirituale o carnale lo sanno bene: è legame di solidarietà, espressione agapica di superamento delle barriere, presagio di comunione. BERGSON direbbe che le persone che amano molto sorridono facilmente ed il sorriso diventa testimonianza ed annuncio: il testimone triste non è credibile (Deus diligit ilarem datorem….) e la gioia sorridente della gratuità può essere annuncio per il credente di una possibile “gioia dell’Interminabile” (Theillard de Chardin, Rèflexions sur le bonneur). D’altra parte la vita eterna non è forse raffigurata nelle espressioni ridenti del viso, come una danza, un banchetto, una festa perenne di sorrisi? E questo vale anche nei momenti ricorrenti o cronici del dolore, altra cosa dalla tristezza.
RispondiEliminaSi rafforzano, ove fosse possibile, i miei sentimenti d'amicizia verso di voi.
EliminaOgni tuo commento, Gian Maria, è un arricchimento, perché hai il dono del tocco personale, insieme confidenziale e speculativo.
Stamane, sotto il mio, ho trovato il richiamo al tuo precedente post sul tema. L'ho conservato nel mio archivio, dopo aver arricchito il mio bagaglio. 👋
Belle e suggestive le immagini di Ida Budetta, ottimi gli spunti di riflessione. Un triplice grazie a lei, Rosario, a Rossana e Gian Maria per questo blog ricco, fecondo e prezioso. Buona domenica.
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