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sabato 6 maggio 2017

Genova di Giorgio Caproni.

Un tributo a Genova, la città amata e raccontata liricamente da Giorgio Caproni, grandissimo poeta novecentesco.
🖋 Post di Rossana Rolando
🎨 Immagini di Marino di Fazio (qui il sito)
📹 Video presentazione della poesia Litania, nell'interpretazione musicale di Marco Paolini.


Marino Di Fazio, 
Il vecchio porto di Genova
Genova si affaccia spesso nelle poesie di Giorgio Caproni - lui, nato a Livorno nel 1912 e morto a Roma nel 1990 -, un vero e proprio atto d’amore verso la città ligure in cui è vissuto  tra il 1922 e il 1938 e che ha eletto a luogo dell’anima: è il posto in cui si è formato e che lo ha formato, in cui ha scritto le sue prime poesie e si è innamorato (La mia città dagli amori in salita,/ Genova mia di mare tutta scale).
Caproni non è un poeta “locale”, nel senso limitativo di un semplice cantore di particolari luoghi geografici, ma un autore dalla forte carica esistenziale che trasfigura determinati paesaggi e ne fa il teatro di esperienze profonde, di situazioni esistenziali universali.

Marino Di Fazio, 
Piazza De Ferrari quando c'era ancora il tram
In Stornello, la ricchezza affaristica della città e la superba architettura dei suoi palazzi diventano monito, richiamo ad una saldezza che la vita del poeta sente di avere perduto o che non ha mai avuto: Mia Genova difesa e proprietaria./ Ardesia mia. Arenaria./ Le case così salde nei colori/ a fresco in piena aria,/ è dalle case tue che invano impara,/ sospese nella brezza/ salina, una fermezza/ la mia vita precaria./ Genova mia di sasso. Iride. Aria.
L’esistenza, dolorosamente avvertita nella sua natura effimera, passeggera, inconsistente,  può essere assunta e accettata, se si trova il “luogo” - non semplicemente fisico ma, ancor più, spirituale - in cui sostare ed abitare:  Qui forse potrei vivere,/ potrei forse anche scrivere:/ potrei perfino dire:/ qui è gentile morire./ Genova mia città fina:/ ardesia e ghiaia marina/ […].Qui forse potrei scrivere:/ potrei forse anche vivere.
 
Marino Di Fazio, 
Spianata di Castelletto
Che si tratti di una città dell’anima lo dice la sua “verticalità” continuamente interiorizzata: scale, salite, funicolari, sovrapposizioni di piani si prestano bene ad essere specchio della coscienza, nelle sue più remote stratificazioni, radicate nell’universo originario della “Madre”, simbolo ricorrente di un mondo armonico: Quando andrò in paradiso/ non voglio che una campana/ lunga sappia di tegola/ all’alba – d’acqua piovana./ Quando mi sarò deciso/ d’andarci, in paradiso/ ci andrò con l’ascensore/ di Castelletto, nelle ore/ notturne, rubando un poco/di tempo al mio riposo […].  Ma là sentirò alitare/ la luce nera del mare/fra le mie ciglia, e… forse/ (forse) sul belvedere/ dove si sta in vestaglia,/ chissà che fra la ragazzaglia/ aizzata (fra le leggiadre/ giovani in libera uscita/ con cipria e odor di vita/ viva) non riconosca/ sotto un fanale mia madre/.
 
Marino Di Fazio, 
Chiesa del Gesù verso Porta Soprana
La musicalità metrica della parola di Caproni si accompagna allo scavo interiore per giungere ad un verbo essenziale, puro, di una semplicità ricercata che vuole superare il baratro interposto tra i nomi e la realtà, vanamente riempito dalla chiacchiera insignificante. Il compito del poeta è quello di nominare le cose e farle vivere, strappandole alla loro indifferenza muta, come si legge nella poesia Battendo a macchina: Mia mano, fatti piuma:/ fatti vela; e leggera/ muovendoti sulla tastiera,/ sii cauta […] Tu sai che la mia preghiera/ è schietta, e che l’errore/ è pronto a stornare il cuore./ Sii arguta e attenta: pia./ Sii magra e sii poesia/ se vuoi essere vita.

Marino Di Fazio, 
San Lorenzo al tramonto
Proprio l'esercizio di pulitura e di smagrimento delle parole, che qualifica la sua poetica dell'essenzialità, porta Caproni a rifuggire lo stile paludato, ambizioso, appesantito dall'orpello retorico e, viceversa, a sussumere in sé l'espressività incisiva del linguaggio “popolare”, il più vicino all'intimità delle cose. Per questo, nel suo lungo meraviglioso componimento dal titolo Litania, sono raccolti stupendamente e teneramente, con arguzia e ironia, i mille volti della città - negli spazi da tutti frequentati e conosciuti (Genova di Caricamento./ Di Voltri, Di Sgomento./ Genova dell'Acquasola, dolcissima, usignola), nei modi d'essere che la tratteggiano (Genova di Barile./ Cattolica. Acqua d'aprile./ Genova comunista, bocciofila, tempista), nei risvolti più segreti e inconfessati
(Genova di tramontana./ Di tanfo. Di sottana)... - che diventano anche i mille contradditori volti della vita (Primi versi: Genova mia città intera./ Geranio. Polveriera./ Genova di ferro e aria,/ mia lavagna, arenaria./ Genova città pulita./ Brezza e luce in salita./ Genova verticale,/ vertigine, aria, scale./….Ultimi versi: Genova di tutta la vita./ Mia litania infinita./ Genova di stoccafisso/ e di garofano, fisso/ bersaglio dove inclina/la rondine: la rima). 


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Litania, nell'interpretazione unica di Marco Paolini. 🔵🔵🔵🔵🔵🔵🔵🔵🔵🔵

9 commenti:

  1. Gianni Marras6 maggio 2017 09:59

    Gustosissimo! Per noi isolani Genova è tanti approdi, l'ultimo lembo di continente prima del rientro.
    Per me Genova è un nodo al cuore.

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    1. Bellissimo questo commento: "per me Genova è un nodo la cuore"... quante risonanze in questa notazione. Un abbraccio, Rossana.

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  2. Patrizia Valdiserra6 maggio 2017 10:08

    Un luogo dell'anima, l'anima di un luogo...
    Là, dove le radici, incognite, corrono fonde...
    Nel nome della madre...
    Con gratitudine sempre.

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    1. Grazie a lei! Sì è proprio così. C’è una circolarità tra elezione e comprensione: quanto più un luogo (e forse non solo un luogo) viene scelto e quindi amato (luogo dell’anima) tanto più viene conosciuto (l’anima del luogo). Grazie anche per questo suggerimento. Buona giornata.

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    2. Patrizia Valdiserra6 maggio 2017 16:47

      Comprendere... sì... trattenere in noi quell'anima, a mescolarsi con la nostra, mentre s'addentra, mano a mano... Anni fa lessi 'L'anima dei luoghi' di James Hillman. Rimasi affascinata, tanto da riprenderlo più avanti, sorta di manuale a meglio comprendere i legami che mi tengono a questo luogo e i nodi che ad un tempo si sciolgono, scoprendo, infine, come patria, in realtà, sia là dove l'anima respira e libera si muove... nel dentro... Grazie sempre, professoressa Rolando. Sempre un piacere leggere i suoi post.

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  3. Molto intima la lettura di questo post dopo la stupenda giornata che abbiamo vissuto assieme a Genova.
    Si potrebbe cominciare da questo: Genova si presta ad essere luogo d'incontro e di familiarizzazione e così conferma la qualità universale. Nelle città portuali, di solito si fanno incontri effimeri, ma Genova non è semplicemente città portuale!
    Così viene opportuna la poesia di Caproni, che assegna a Genova la sua virtù evocatrice.
    Il linguaggio poetico ha proprietà eccezionali per rendere le sfaccettature dell'esperienza visiva e della partecipazione emotiva : anche la metrica aiuta.
    Stupenda l'immagine di "città verticale"
    Dulcis in fondo : il video di Paolini, che rende in musica la Litania! Genova senza musica di qualità non è!

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    1. Grazie Rosario. In effetti proprio la giornata trascorsa insieme – ore meravigliose che serbiamo nel cuore - mi ha spinto a preparare questo post. Forse perché sentivo che la bellezza di Genova - dei suoi palazzi, delle sue chiese, delle sue strade, delle salite celebrate da Caproni - ci ha silenziosamente accompagnato e, in qualche modo, dovevo ringraziarla per avere fatto da “cornice”, da “sfondo”, ma credo anche da “incubatrice” dei nostri discorsi e e della nostra reciproca ospitalità .

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  4. Il suo post è bellissimo. Tra l'altro, proprio oggi meditavo sul fatto che la vita (la mia, in questo caso) "avvertita nella sua natura effimera, passeggera, inconsistente, può essere assunta e accettata, se si trova il “luogo” - non semplicemente fisico ma, ancor più, spirituale - in cui sostare ed abitare". Caproni ha fatto del suo poetare una fine e riuscita ricerca esistenziale, trovando nella sua città, Genova, un' àncora metaforica. Sia dato a ciascuno/ciascuna la possibilità di trovare le radici nutrienti da cui trarre linfa e senso della vita. Grazie. Buona domenica.

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    1. Grazie della gentile condivisione di pensieri. Il luogo come “àncora”: bellissima immagine, specialmente pensando a una città di mare, come Genova. Un caro saluto e buona domenica.

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