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venerdì 2 giugno 2017

Don Milani, "l'uomo del futuro".

Don Milani insegnante ed educatore, profeta di una scuola davvero "nuova", nel segno della speranza.
Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini di alcuni dipinti giovanili (1941-43) di Don Milani (esposti nella mostra di Palazzo Medici Ricciardi, risalente al 2013: qui l'articolo di riferimento).

Don Milani, 
Autoritratto
La scuola siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità […], dall’altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico […]. E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare “i segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso” (Lettere di don Milani priore di Barbiana, Mi, Mondadori, 1970, pp. 222-223).

Il taglio che darò al mio discorrere sulla scuola sarà centrato su don Milani, “l'uomo del futuro”, come titolava il suo libro E. Affinati, e spiegherò perché. La scuola non è un contesto come un altro, perché è il territorio in cui le generazioni si incontrano ogni giorno, il tempo per eccellenza delle “contaminazioni” tra età e culture diverse. É impresa ardua, se non impossibile, presentare in pochi minuti la complessità e problematicità della scuola italiana, fatta di migliaia di istituzioni costituzionalmente autonome, ognuna con la sua storia identità anima. Perciò, rischiando una rozza semplificazione utile però ad avviare il discorso, la inquadrerò entro due poli antitetici, tra i quali porre le intermedie modalità di essere di tutte le scuole italiane.
Da una parte la scuola sognata e praticata da don Milani che “siede tra passato e futuro e deve averli entrambi presenti”, segnata dalla passione pedagogica (1): scuola che vuole sviluppare un ruolo attivo in ogni persona perché cooperi a cambiare le cose, luogo-tempo in cui ognuno diventa protagonista, si sente ed è riconosciuto nella sua singolarità, perché il far sentire speciali le persone è essenziale nel processo educativo, se si vuole annunciare a tutti che un altro mondo è possibile.

Don Milani, 
Ragazzo accosciato
Di contro la scuola è ancora per molti un non-luogo dove non si vuole abitare, un non-tempo dal quale rifuggire al più presto. E questo succede ai docenti disincantati apatici impreparati demotivati, ai genitori chiusi nelle loro spettanze egoistiche e nel delirio di programmare i propri figli sempre e comunque vincitori, ai giovani quando si sentono ripetere la stessa solfa di lezione negli anni e pensano che nulla apparentemente si collega alla vita reale e aspettano annoiati che arrivi la campanella, trascorrendo i loro anni migliori a scuola senza lasciare e ricevere traccia. P. Balducci scriveva che “quello che soprattutto preoccupava don Milani è la noia della scuola. Perché in fondo la scuola non solo incute noia ma ne ha bisogno, perché questa noia garantisce da eccessivi entusiasmi, tiene lontani da passioni ideologiche, mantiene l’ordine; noia che è la condizione psicologica ideale per il mantenimento dell’ordine costituito” (2).
La scuola con le sue contraddizioni, irrisolti problemi e quotidiane emergenze rimane dunque zona di frontiera.
Don Milani, 
La treccia di Elena
Allora da dove iniziare la mia conversazione e dove finire? Non ho dubbi, dalla speranza, cuore della paideia, e mi pare naturale partire dalla profezia di don Milani. Il 26 giugno si compiranno 50 anni dalla sua morte e dalla pubblicazione della Lettera ad una professoressa. Si parla e si è parlato tanto di lui anche in questi mesi, esaltato ed esecrato, come sempre sin da quando era in vita e poi per 50 anni a questa parte. Ma un mese fa la novità fulminante: la voce di papa Francesco, il suo videomessaggio per la presentazione a Milano dell’opera omnia curata da Melloni ha liquidato una volta per tutte il silenzio vergognoso delle gerarchie e la loro cronica incomprensione, collocando la sua azione ed il suo pensiero nell’ordine della speranza e profezia. Il Papa sarà poi il 26 giugno a Barbiana e a Bozzolo, unendo idealmente e volutamente don Milani e don Mazzolari.
Sia ben chiaro: di don Milani intendo parlare solo in quanto insegnante ed educatore cui riferirci anche nel nostro diverso contesto. Ad altri sviscerare la franca complessità, la fede adamantina, l’intransigente rigore, il sacerdozio intriso di obbedienza ed amore per il Vangelo e la Chiesa. 
In ogni caso don Milani è colui che nessuno può annettere. Lo hanno sottolineato più volte i suoi discepoli ed i suoi amici come p. Turoldo e p. Balducci (3). “Essere come don Lorenzo? Certo non è questo che si richiede ad un cristiano: di essere una copia dell’altro. Ognuno ha la sua faccia, e così ognuno ha la sua vocazione e il suo destino. Ma di avere il medesimo spirito, questo sì. Lo spirito di Cristo […] Dunque: nessuno deve 'scimmiottare' Lorenzo”(4). 
Don Milani, 
Uomo nudo
Don Milani, che sul letto di morte dichiarava che “non c’è peggiore infedeltà che essere fedeli a un morto”, è di tutti e di nessuno.
Di nessuno di coloro per i quali la scuola è fabbrica di egoismo e di individualismo, “a servizio dell’io” e non conoscono l'amore pedagogico. Di tutti coloro invece che hanno a cuore (I care!) la scuola luogo-tempo di “Servizio Sociale” in cui si ricerca “il sapere solo per usarlo al servizio del prossimo, per es. dedicarsi da grandi all’insegnamento, alla politica, al sindacato, all’apostolato o simili” (5). Di tutti coloro per i quali compito della scuola è trasmettere una “cultura vera fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola” (7). Oggi diremmo: essere e fare comunità solidale, scegliere di stare con e dalla parte degli ultimi e delle periferie; possedere conoscenze e competenze per affrontare il presente ed il futuro, capaci di pensare, ascoltare, comunicare al mondo  il proprio I Care (6).
Don Lorenzo si è fatto carico della povertà intesa non solo come miseria materiale bensì mancanza di cultura e di istruzione. Sul piano di un riscatto culturale la prima azione pastorale non poteva che essere la scuola, scuola dichiaratamente volutamente aconfessionale (8), perché nessuno fosse imbrogliato”, ma ognuno potesse diventare “uomo dalle 1000 parole” (9).
Don Milani, 
Ghita
Questa proposta etica e pedagogica, volta a consentire ad ognuno di giungere al possesso della parola quindi al possesso del pensiero e all’invenzione continua di libertà, mi pare pienamente attuale per la scuola di oggi che deve fare i conti con una dilagante povertà culturale trasversale a tutte le generazioni, sballottate nella marea della società liquida e del consumo. Quando don Milani condannava negli operai di qualunque credo e colore politico il loro perdersi nel divertissement (allora il bar, la tv, il ballo…) ignorando studio e scuola, “andava alla radice” della “società tecnologica e consumistica che crea certi bisogni perché essa ha la merce necessaria per soddisfarli. La società tecnologica di un certo tipo, crea le alienazioni nel fondo delle coscienze, alienazioni che prorompono nel linguaggio espressivo, nelle immagini, nei gusti pubblici” (10). Oggi è la società trasformata in grande supermercato, forte di una cultura dello scarto che “esclude con un processo sottile invisibile capillare tutti i non integrabili, li ributta ai margini, in una misura sufficiente perché l’equilibrio pubblico non sia turbato” (11).
La testimonianza di don Milani ci sollecita ad una scuola davvero “nuova” che oppone la lentezza e la biblica virtù della pazienza all’ossessione per le vite di corsa e per l’inseguimento competitivo ed arrogante, che si gioca nell’intensità delle ore di lezione di qualsiasi disciplina, irripetibili avvenimenti per aprire intelligenza e cuore alle conoscenze e competenze, alle relazioni interpersonali, agli incontri tra culture. Scuola che si fa carico della sofferenza del perdente e del “diverso”, che non trasmette sempre e solo il “pensiero convergente” ma sa ugualmente promuovere il “pensiero divergente”, non educa al conformismo gregario ma alla corresponsabilità,  non dà  risposte uguali  a persone in situazioni disuguali. Scuola dunque dell’I Care, la sola che può far lievitare la speranza in un'umanità meno sofferente e più solidale, dove si cammina insieme e, come don Milani con i suoi ragazzi, "insieme normalmente si arriva alla verità".
Don Milani, 
Nudo femminile mutilo
In questa ottica donmilaniana val la pena esaminare, tra la ridda di piccole e grandi emergenze (12), alcune eloquenti sfide educative con tutte le ombre e malesseri attinenti, sempre tenendo presente che il positivo della scuola, prodotto ogni giorno da migliaia e migliaia di docenti e studenti, anche se non viene narrato e non fa rumore mediatico, è il prevalente quotidiano humus per risolvere oggi e domani i problemi (continua nel prossimo post).

Don Lorenzo Milani come educatore ed insegnante ha indubbiamente praticato percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e, quindi difficili da comprendere e da accogliere nell’immediato. […] La sua inquietudine però non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata. La sua era un’inquietudine spirituale, alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la società e per la scuola che sognava sempre più come “un ospedale da campo” per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati. 
Don Milani, 
Il santo scolaro
Apprendere, conoscere, sapere, parlare con franchezza per difendere i propri diritti erano verbi che don Lorenzo coniugava quotidianamente a partire dalla lettura della Parola di Dio e dalla celebrazione dei Sacramenti[…]. La sofferenza, le ferite subite, la croce, non hanno mai offuscato in lui la luce pasquale del Cristo Risorto, perché la sua preoccupazione era una sola, che i suoi ragazzi crescessero con la mente aperta e con il cuore accogliente e pieno di compassione, pronti a chinarsi sui più deboli e a soccorrere i bisognosi, come insegna Gesù (cfr. Lc 10, 29-37), senza guardare al colore della loro pelle, alla lingua, alla cultura, all’appartenenza religiosa” (dal video messaggio di Papa Francesco del 23.4.2017).




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Questo articolo è un estratto della relazione tenuta a Sassello, presso il Campo Scuola Agesci 2017, sotto la guida degli amici Donatella Mela e Fabrizio Coccetti.

9 commenti:

  1. Gian Maria, dopo un lavoro instancabile ( lo so!), ci consegna un post ricco di suggestioni, seme liberatore di mille e mille riflessioni personali. Perché fa diventare si' centrale la figura di don Milani, ma da lì spazia sui problemi della crisi della scuola italiana, malamente curata dalla cosiddetta "buona scuola ", sui temi della condizione giovanile, sui problemi della società e della politica.
    Sua Musa ( mi si perdoni la metafora) è la Fede, condita di saggia Paideia!

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    1. Caro Rosario, ho letto il tuo commento, sempre oltremodo generoso, e non sono riuscito a trattenere una intensa commozione quasi fino alle lacrime (di gioia, di gratitudine, di amicizia) per la tua capacità - voce lucida fortemente empatica incisiva - di comprendere leggere interpretare lo stato d’animo e il nascosto turbinio interiore. Grazie, caro amico.

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  2. Teresa Massaccesi2 giugno 2017 12:49

    Don Milani.....benestante e colto ha messo a disposizione degli " ultimi " tutte le sue doti umani arricchite dalla pedagogia....dalla psicologia... dalla sociologia e manifestate da una personale metodologia....era ricco ma si è fatto povero....
    Un insegnante che partiva dal linguaggio ...dall' importanza di parole - termini appropriati ..le sue lezioni erano un " dizionario vivo..parlante con sinonimi e contrari grazie al lavoro di gruppo ......e sempre grazie alle sue paterne correzioni i giovani finivano con l' entrare nello stile giornalistico ...o narrativo....La sua metodologia è ciò che piu necessita oggigiorno perché con la pratica educava ed istruiva non solo i giovani ma anche le famiglie...: formava uomini donne responsabili ... infondendo consapevolezza del dire e fare....
    Sincerità ed onestà e fermezza dovevano prevalere come espressioni di carattere e temperamento....
    Grazie per il video a cui seguono altri interventi per descrivere il grande...Don Lorenzo Milani..... un pedagogista tra tanti pedagogisti che hanno contribuito alla " educazione della persona " tramite la cultura..

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    1. Grazie a lei per questo commento che arricchisce la riflessione. Buon pomeriggio!

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  3. Chiara Dalmata2 giugno 2017 13:52

    Grazie! Sempre contributi belli e attuali.

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    1. Grazie a lei per l'attenzione e la lettura. Buon fine settimana!

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  4. Luciana Cristofani3 giugno 2017 11:26

    Un Uomo nel tempo, ma senza tempo.

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  5. “La scuola siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi".

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  6. E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare “i segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso” (Lettere di don Milani priore di Barbiana, Mi, Mondadori, 1970, pp. 222-223).

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