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domenica 18 giugno 2017

La nascita e il femminile.

Una riflessione sul parto tecnicamente programmato - segno odierno del potere maschilista - in contrapposizione al parto "naturale", prerogativa del femminile.
🖋 Post di Rosario Grillo
🎨 Immagini delle opere di Georges de La Tour (pittore francese vissuto tra il 1593 e il 1652, maestro della luce, secondo una chiara impronta caravaggesca).

Georges de La Tour, 
Neonato, particolare
Singolare coincidenza. Nella stessa sera leggo prima la celebrazione della donna, basata sul primato della nascita, opposta al culto eccessivo della morte, tipico della società contemporanea e rivelativo di una società rattrappita sulla paura.
Riprendo a leggere subito dopo la “storia del corpo”, frutto di un seminario di storici, antropologici e storici dell'arte e vi ritrovo lo stesso tema, svolto secondo angolazione storica, incentrato sulla dicotomia: “proto-rituale o mitopoietico” = parto in ambiente familiare sotto assistenza di levatrice vs "tecnico - ospedalizzato" ovvero “cyborg” = parto programmato, monitorato dall'inizio alla fine, privo di rituale sociale, collettivo, sostenuto sul ruolo sovrastante della tecnica.
Nell'opera suddetta viene prima messa in luce la comparsa nell’epoca moderna della figura della levatrice, come segno di una attenzione al corpo, foriera di esplorazione anatomica e correlata ad istanze di autonomia dell'individuo.
La storica Duden scrive testualmente: “il soggetto di una nascita, che ha visto la luce grazie al parto di una madre, e il neonato paziente che è stato prodotto con un processo programmato e sorvegliato, non sono sovrapponibili. Il soggetto una volta era un bambino o una bambina. Nascita era la causa originaria dell'apparizione di un bambino atteso nell'ambito 'socio somatico', di un evento corporeo-sociale, che ha inizio con le doglie, e che ha il suo apice nel taglio del cordone ombelicale, e la sua conclusione nella fasciatura del bambino; tutto questo si svolgeva fra donne. Nascita era un nuovo inizio” (Corpi, p.126).
Georges de La Tour, 
Neonato
Nello stesso saggio la storica azzarda l'esclamazione: oggi ci troviamo davanti a bambini “non nati”.
In conseguenza della paura del parto, indotta, si è innescata una prepotenza della medicina, che ha sostituito il parto come nascita (nativitas), apparire - origine, con il parto programmato, dall'inizio della fecondazione all'espulsione del feto, giunto all'effetto finale di un “cyborg” “sintesi di genoma e tecnica” (Donna Horaway richiamata da Barbara Duden).
Di grande spessore il saggio della Duden, che corre il rischio di apparire come figura incitatrice a un ritorno al “naturalismo” contrario al “progressismo”, ma che in realtà vuol sottolineare il metabolismo della tecnica sovrastante, finalizzato alla esclusione dell'umano. Per questo sottolinea il fascino del “passaggio a tre”, nell'atto della nascita.
“Il bambino passa dalle viscere dell'una [la madre] nelle mani dell'altra [levatrice]. Tre persone fanno parte della nascita: la madre, un'altra donna e il neonato” (p. 127).
Georges de La Tour, 
Il neonato
Lo legge come “rituale” storico sociale che successivamente, a partire dagli anni 50, è stato cambiato in rituale tecnico ospedaliero. (In questa prospettiva descrive i risultati di una ricerca dell'inglese Marjorie Tew, un'ostetrica, da cui prende i passaggi e i rendiconti statistici utilizzati per confermare la necessità del cambiamento).
Senza  divagare, nel rispetto degli spazi di un blog, mi interessa sottolineare la natura femminile della nascita in sede di ontologia, ovvero di stato d'essere.
Natura a nascitura dicitur.
Nel fenomeno della nascita è inclusa una significanza della donna, donatrice di vita, che, prima va riconosciuta, poi va difesa e “reintegrata”, vista la  innaturale espropriazione subita.
Possiamo, per questo, ritrovare nell'ospedalizzazione (“coatta”!) del parto, la presenza dei segni di un potere maschilista.
Nell'antichità remota, e in certe società primitive, come dicono gli studi antropologici,  predominava la figura della Madre Terra (Gea) con tutti i segni della fecondità , fatta oggetto di culto.
Così, per finire, riprendo le parole di Don Aldo Antonelli nel blog di Huffingtonpost: “si tratta, in più, di una storia le cui radici risalgono alle origini stesse del pensiero occidentale; se si pensa che già nel mondo greco, con Omero, tra le due condizioni ontologiche, che segnano la vita umana, la nascita e la morte, si è scelto di privilegiare quest'ultima (la morte, appunto) come caratteristica individualizzante l'uomo, che appunto viene chiamato 'mortale'. 
Georges de La Tour, 
Giobbe e sua moglie, particolare
La nascita, che per tutti è esperienza di accesso all'umano, stranamente, osserva Hannah Arendt, non è mai pensata filosoficamente dal pensiero occidentale per il quale prioritario, da sempre, è il pensiero della morte. Ma, cancellando la nascita, il pensiero occidentale ha cancellato anche il femminile, producendo un pensiero omosessuale, come vuole Adriana Cavarero, analizzando il Simposio di Platone, dove il vero amore non è più legato alla generazione dei corpi, il cui potere è nelle mani della donna, bensì alla generazione delle anime, il cui potere ormai è nelle mani del filosofo, che per definizione, può essere solo maschio, essendo la  donna, per il pensiero greco, incapace di partorire le idee e i discorsi (confronta A. Cavarero, La radice greca della violenza occidentale)”.

3 commenti:

  1. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro18 giugno 2017 16:54

    Pubblichiamo qui la nostra risposta ad un commento su questo post apparso nella pagina facebook del gruppo “Gabriella Caramore – Uomini e Profeti”.

    L’articolo filosofico culturale che l’amico Rosario ha scritto – facendo riferimento alle tesi di autorevoli pensatori – non voleva certo negare l’importanza decisiva della medicina nel determinare il crollo della mortalità materna e neonatale, né tantomeno sottovalutare “il percorso personale e sociale – all’interno della coppia e della famiglia - di accoglienza della nuova vita”. Anzi, paradossalmente, intendeva essere ed era una difesa di quest’ultima condizione che sola garantisce l’evento della nascita come irriducibilmente umano ed impedisce, in ogni altro caso, l’uso indiscriminato della tecnologia non più strumentale ma fine a se stesso. Ad un certo punto l’amico Rosario mette in guardia dal cadere in una interpretazione che contrapponga “naturalismo” a “progressismo”. Si tratta invece di riflettere sui rischi della tecnologia - in questo caso quella del parto programmato, dall'inizio della fecondazione all'espulsione del feto - con spirito libero e senza alcuna pregiudiziale nei confronti del progresso scientifico che, di per sé, è neutro dal punto di vista valoriale e richiede quindi di essere sempre sorvegliato nella sua applicazione e nelle sue implicanze etiche. Ogni lettura è sempre interpretazione selettiva e soggettiva, dovuta a mille variabili e può trasformarsi in fusione (Gadamer) o in opposizione (Ricoeur) di orizzonti.

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  2. Grazie Rossana e Gian Maria! Impeccabili nell'accento, tempestivi nella replica, professionisti nella argomentazione, competenti nel tema, solidali nel l'amicizia..
    Scusate se non ho vigilato ed è toccato a Voi difendere la "buona causa" del blog.
    Mai avrei immaginato una lettura così preconcetta, anche se oggi bisogna essere pronti a tutto.
    Ho scritto su fb anche una mia risposta. Ancora 😊

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  3. "La nascita, che per tutti è esperienza di accesso all'umano, stranamente, osserva Hannah Arendt, non è mai pensata filosoficamente dal pensiero occidentale per il quale prioritario, da sempre, è il pensiero della morte."... questa sottolineatura mi è parsa molto interessante. Un caro abbraccio.

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