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Pierpaolo Barnieri... |
Il titolo “miseria ladra” è
di Pierpaolo Barnieri, che abbiamo intervistato sul tema “l’emergenza povertà
oggi ad Albenga”. Pierpaolo Barnieri non ha certo bisogno di presentazione.
Semplicemente però vogliamo chiarire perché ci siamo rivolti a lui: è persona
quotidianamente impegnata, per vocazione personale e scelta professionale, in
prima linea nel sociale, dove svolge incarichi di forte responsabilità, con
riferimento particolare agli emarginati ed immigrati, sia presso la
Caritas di Albenga sia in “Alternativa per Albenga”.
A lui abbiamo
rivolto una serie di quesiti.
1. Esiste ad Albenga un “osservatorio per la povertà”?
Le
trasformazioni socio - economiche sul territorio italiano richiedono lo
strumento dell'"Osservatorio". La richiesta da parte delle
parrocchie, ma anche del Comune di Albenga è avere informazioni puntuali sui
livelli di povertà e di disagio presenti. L’esigenza di un’osservazione
scientificamente rigorosa della realtà sociale e dei fenomeni di povertà
emergenti e la necessità di un monitoraggio costante, sistematico e competente
dei bisogni sociali e delle risorse offerte dalla comunità sono di competenza
dell'"Osservatorio per le povertà". Una sorta di "ISTAT"
della Caritas Italiana su tutto il territorio.![]() |
Uno degli Osservatori Caritas in Italia.... |
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... per la necessità di avere dati certi... |
Non che ci sia nulla di male, semplicemente questo
ritorna "la fotografia" sui perché ci siano o ci possano essere
"meccanismi farraginosi" di comunicazione puntuale e azione adeguata
contro le povertà. Questo accade tra Caritas, tra Caritas e pubblica
amministrazione, ovunque nel mondo dei servizi.
2. Perché “Miseria ladra”?
Da diverso tempo
"Libera", associazione di Don Luigi Ciotti contro l'ingiustizia
sociale e le mafie, divulga un progetto, "Miseria Ladra", che tra i
suoi punti ha l'impegno di fare "cerniera" tra i servizi.
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Don Ciotti denuncia... |
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... lo stretto legame tra crescita delle mafie e miseria... |
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... problemi che vanno affrontati insieme... come intende fare Libera, l'Associazione fondata da Don Ciotti. |
3.
Da dove vuoi cominciare la riflessione sulla povertà?
Incominciamo ad
aprire il vaso di Pandora..... Oltre alle infinite emergenze e numeri di cui si
è ampliamente parlato nello scorso articolo, metterei il riflettore
sull'emergenza umanitaria degli sbarchi che da Lampedusa in poche ore possono
raggiungere molte città, tra le quali Albenga. ![]() |
Partiamo dall'emergenza umanitaria degli sbarchi e dei profughi che giungono anche qui ad Albenga... |
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... emergenza che vede l'Europa impreparata e l'Italia sola... |
Ma torniamo alla
povertà di Albenga.... Più del 63% del disagio della Piana nasce dalla
incapacità di integrare gli immigrati. Lo sportello Immigrazione Caritas vede
una moltitudine di persone per il rinnovo dei documenti di soggiorno,
passaporto, richieste ricongiungimento familiare e attraverso lo SPRAR di
Albenga, anche di segnalazione per la domanda di Protezione Internazionale e
l'asilo politico. Capita spesso nelle scuole del comprensorio di aver bisogno
di mediatori culturali di lingua araba, pashtun, farsi, cinese ecc.. per
comunicare con i genitori degli alunni o con gli alunni stessi. Più della
metà della forza lavoro nell’agricoltura della Piana è formata da immigrati
marocchini, tunisini, algerini, bangladesci ecc… Proviamo a dare un’immagine
così da imprimere meglio il concetto che sta emergendo.
L'immigrazione
va a costituire più della metà
della forza
lavoro dell'agricoltura di Albenga... |
Come una tenda da campeggio, la famiglia immigrata
piuttosto che il singolo, ha dei bisogni. I tiranti di questa ipotetica tenda
canadese sono le varie istituzioni con cui la famiglia o il singolo hanno rapporti
di lavoro, istruzione, burocrazia e documenti, banche ecc.. Se "un
tirante" si strappa, la canadese perde stabilità e se la "raffica di
vento è abbastanza forte", la sradica, mandando in sofferenza il mal
capitato/capitati di turno.
Il sacrificio NON viene chiesto alla
"gente" che in vari modi e secondo il proprio stato si attiva per far
star bene queste persone: vorrei ricordare la beneficenza che quotidianamente
gli albenganesi ci fanno con abiti, cibo, lasciti e quant'altro. Desidero
ringraziare i molti "orecchi aperti" che in questi anni ci hanno
fatto del bene (alle nostre strutture Caritas), in particolare, "I Frati
Martini", "Il piccolo forno di via Torlaro",
l"Enosfizioteca Il Conte Rosso" del sig. Salsano, il mio amico Gianni
Sommariva, e tanti altri. Insomma non è certo il cuore degli Albenganesi a
mancare, ma come ho già detto, stiamo approcciando un problema molto più grosso
di noi e ciò che si auspica è una FORTE presenza delle Istituzioni, in
particolare, quelle europee, attraverso progetti, e percorsi meno pasticciati e
più condivisi.
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Molti cittadini albenganesi sono generosi e sensibili... ma l'emergenza povertà supera la buona volontà dei singoli... |
Arriviamo
finalmente ad una estrema sintesi che forse stupirà molti. Nell'immaginario
popolare il povero è un uomo, una donna (più difficile) con figli per strada
(casi rari), esposto alle intemperie meteorologiche, vinto dalla vita, che
ASPETTA la nostra elemosina, ringraziando umiliato. Forse per qualcuno questo
modello funziona ma, nella stragrande maggioranza, i cosiddetti poveri sono
persone che nella quotidianità non degniamo di uno sguardo: il vicino di casa,
il collega di lavoro, un conoscente, che menzioniamo con parole di dispiacere,
come fosse stato un santo solo se lo troviamo il giorno dopo sulle colonne di
IVG, o in altra "testata" per ragioni di cronaca.
Persone che in modi
magari sottili, attraverso la polemica continua, l'astio e i pensieri di odio,
o all'esatto contrario, attraverso modi manipolatori e striscianti,
accompagnati spesso da toni di voce piagnucolanti, ci chiedono estremo aiuto,
SPERANZA per sé e per un mondo che li ha esiliati e a cui essi non sentono di
appartenere. Non è facile fare del bene al povero, non lo liquidi con i 5 € per
non farti rompere le scatole. Vuole essere ascoltato, confortato, rassicurato
per ore ore ore, e tante volte non basta. Il povero vuole che gli si manifesti
l'amore attraverso l'acquisto di beni materiali. Ma i soldi sono solo la minima
parte. Infatti solo una certa parte, superata la prima emergenza, rinuncia ai
servizi del Centro di Ascolto e "cammina da solo".
È innegabile che il
Centro di Ascolto Caritas, dovunque esso sia, è una realtà rassicurante, dove
bene o male le persone vengono ascoltate in quanto persone. Alcuni dei poveri
che vivono per strada, molto spesso per far fronte ai rigori invernali e non
pensare alle proprie responsabilità, bevono fino a farsi scoppiare il fegato.
Ma nella nostra testa la stragrande maggioranza delle persone con le quali vengo a
contatto, considerate normali, mi comunica rispetto ai poveri sempre lo stesso
motivetto: "Che s'arrangi, è lui che ha sbagliato, conosco bene la sua
storia e so da quale famiglia proviene". Non lo so, credo di non far
inorridire nessuno se tiro fuori un importante passo del Vangelo: "Ma
costui non è figlio di Giuseppe il falegname? I suoi parenti non vivono forse a
Nazareth?". È evidente che se le nostre convinzioni rispetto agli altri
sono rigide, la persona non si potrà mai manifestare in tutta la sua bellezza,
per quanto frammentata e opaca in quel momento. C'è il mistero della fragilità
e del male. Credo che nessuno si possa aspettare che il povero sia solo quello che
usa strumenti manipolatori con i preti o con la Caritas tentando di estorcere
qualche misero soldo.
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... ma non solo... |
Il sistema
economico globale ha creato e aumentato la povertà e la percezione della
povertà in Italia ed in particolare ad Albenga basta intervistare le persone
comuni per strada, non più i miseri davanti alle Chiesa. I numeri riportati
nello scorso articolo da Gian Maria lo dimostrano. Per quanto banale possa
sembrare, siamo tutti responsabili di questo sistema, lo siamo quando
giudichiamo, lo siamo quando deleghiamo la carità e l'ascolto, lo siamo quando
esiliamo chi ha bisogno di confrontarsi, lo siamo quando ci sentiamo
sufficienti all'interno dei nostri sicuri movimenti cattolici, lo siamo
all'interno dei nostri "lindi" ministeri sacerdotali: impegniamo
soldi per strutture senza anima e lasciamo ai progetti contro la povertà o la
gioventù solo le briciole.
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Tutti siamo chiamati in causa ... |
7. Il tema della
SPERANZA ti è molto caro: recentemente hai pubblicato anche un libro…. Che cosa
vuoi comunicare?
Prevenire la
povertà significa favorire relazioni autentiche, supportive, non di situazione,
ma desiderare veramente il "bene-essere" della persona che abbiamo di
fronte, senza scordarci mai la sua storia, se la conosciamo. Se non la
dovessimo conoscere, è importante entrare nell'esistenza dell'altro con grande
rispetto, "in punta di piedi".
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Pierpaolo Barnieri e il libro sulla Speranza. |
1) ricostituzione
del fondo sociale e per la non autosufficienza, completamente azzerati;
2) moratoria dei
crediti di Equitalia e bancari per chi è in difficoltà;
3) subito i
pagamenti per chi fornisce servizi, beni e prestazioni;
4) agricoltura
sociale, riconversione ecologica delle attività produttive attraverso i tagli
alle spese militari, alle grandi inutili opere e abolendo i Cie;
5) sospendere gli
sfratti esecutivi;
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Possiamo unire gli sforzi... |
6) destinare il
patrimonio immobiliare sfitto e quello requisito alla criminalità per usi
sociali ed abitativi, in parte si sta facendo ma non e' ancora abbastanza;
7) riconoscere la
residenza al senza fissa dimora per garantirgli l'accesso al servizio
sociosanitario;
8) reddito minimo di
cittadinanza;
9) difesa dei beni
comuni e ripubblicizzazione dei servizi basici essenziali;
10) rinegoziazione del debito.
Sono proposte che garantiscono dignità ed eguaglianza.
10) rinegoziazione del debito.
Sono proposte che garantiscono dignità ed eguaglianza.
Le istituzioni
locali possono impegnarsi sin da subito su alcuni di questi punti. I soldi ci
sono, si tratta di spostare l'ordine delle priorità ripartendo dai diritti.
Abbiamo l'aspirazione di lottare perché nessuno rimanga indietro. E credo che
anche su questo, Albenga, attraverso le varie istituzioni e associazione in
difesa del cittadino lavoratore, malato ecc.., non tema nessuno.
... come soggetti privati e come istituzioni... |
Chi desidera intervenire può andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.
Pierpaolo ci rende conto che anche ad Albenga la povertà è multidimensionale: la povertà legata alla mancanza di reddito- lavoro-abitazione è oggi affiancata e resa più complessa da nuove forme legate ai disagi relazionali e socioculturali. Così povertà economica e relazionale si intrecciano, sono fortemente collegate tra loro e un povero può fare parte di più dimensioni contemporaneamente: una persona può rimanere senza lavoro, restare priva di risorse economiche, avere difficoltà a mantenere l’abitazione in cui vive, ritrovarsi magari sola ed abbandonata, soffrire di disturbi depressivi, vivere episodi di dipendenza (alcoolismo, giochi d’azzardo, tossicodipendenza)…. Noi semplici cittadini che cosa possiamo fare? Pierpaolo ha avanzato le sue proposte, noi vorremmo concludere la nostra riflessione sulla povertà con un post in cui esprimere le nostre considerazioni ed eventualmente raccogliere, se ci saranno contributi, le idee di tutti.
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