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giovedì 28 dicembre 2017

Il tempo è un bambino che gioca.

Riflessioni sul tempo, attraverso innumerevoli concezioni filosofiche, teologiche e letterarie.
Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere di Enrico Benaglia (qui il sito).

Enrico Benaglia, La chiave del tempo, 
pastello su carta
“Il tempo è un bambino che gioca, che muove le pedine; di un bambino è il regno” (Eraclito, Frammenti).
Il tempo: vola, si ferma, si aggomitola, si distende, si dilata. Quante forme assume?!
Dentro di me io lo sento battere, come quand’ero bambino, e provocarmi ancora il desiderio delle coccole materne. Sento in me comunque - ed è un grande dono - un tempo giovane, mentre esternamente, nel mio fisico, il tempo lavora inesorabilmente mettendo i segni dell’età che avanza.
Vexata quaestio, quella del tempo.
S. Agostino parla della sua ineffabilità e preferisce correlarlo all’anima.
Enrico Benaglia, 
La stanza del tempo,
olio su tela
Platone lo concepisce come “immagine mobile dell’eternità”.
Hegel, il filosofo del divenire, al tempo riserva la definizione di “divenire intuito”.
Kierkegaard si ferma a notare lo spessore dell’istante, in cui si toccano la storia con l’eterno.
Nietzsche ripensa l’eterno ritorno come amor fati.
Benjamin lo raffigura nell’Angelus novus.
Einstein lo studia nel principio di relatività.
Innumerevoli concetti del tempo….Una questione che ha concentrato dentro di sé ogni stadio del cammino del pensiero umano.
Si potrebbe dire che esso filtra ogni atto del nostro esistere (Heidegger), come del nostro pensare.
Illuminante la lettura teologica!
Enrico Benaglia,  
Profumo di rosa,
olio su tela
Aion, kronos, kairos, eskaton, katechon: sono stigmi del tempo, con i quali, dal mondo greco al Cristianesimo, si è descritto il tempo nella figura dell’eterno (aion), in quella del momento che fugge (kronos), del tempo propizio, occasione (kairos), del tempo fine (eskaton), del tempo-argine (katechon).
Il nodo tempo è soprattutto la capacità che in esso c’è di raffigurare momenti decisivi delle krisis epocali.
In questa veste, se si va all’epoca della finis Austriae, si ha un paradigma convincente della problematicità, fondatrice di un passaggio temporale.
Finiva l’edificio dell’impero asburgico, ultimo stadio di un’avventura secolare, ed apparivano all’orizzonte le individualità nazionali.
Evento lacerante e lacerato, perché in esso tramontava un mosaico, molto spesso armonico e conciliante. Senza fare il nostalgico, bisogna concedere che, sul piano culturale, l’impero esprimeva alcune gocce di meraviglia.
Enrico Benaglia, 
Eclissi all'alba,
olio su tela
Nella congerie di impulsi intellettuali, pregnanti semi di dottrine future, si colloca R. Musil, figura composita di narratore- scienziato.
“Nella modernità si può scorgere l’aprirsi all’interno del tempo di una sorta di crepa, una fessura non rimarginabile che spezza la continuità del discorso storico. Il tempo si scompone, cosicché ad essere è sempre e soltanto un momento e non tutti gli altri; momento che entra però nell’esserci per poi subito scomparire e lasciare posto al momento successivo. Diciamolo: il presente esiste solo per venire meno; è sempre nell’ordine della propria istantanea sparizione. È in debito sia con il suo passato sia con il futuro” (Musil, Europa inerme, Moretti & Vidali)
Una suggestiva immagine: tempo-crepa! In grado di rendere la fragilità e, qualcuno arriverà a dire: la liquidità del tempo presente.

Enrico Benaglia, Previsioni del tempo,
olio su tela.

7 commenti:

  1. Sei una stakanovista! Quanto stai lavorando in tempo di vacanze?!
    Ti ringrazio di cuore per come hai letteralmente “accompagnatore scandito” i passaggi di questo post. Come sempre raffinato ed intonatissimo il pittore selezionato.🙏

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  2. Caro Rosario leggo – ogni lettura è sempre insieme interpretazione, proiezione di sé e fusione di orizzonti – il tuo post come necessaria meditazione a fine ed inizio d’anno, così “laica” e così pregna di fede… Penso ad espressioni, luoghi comuni, quali “al nostro tempo – ai miei tempi - al loro tempo” che mi appaiono misere razionalizzazioni. Colgo e faccio mio il sotteso tuo invito, per nulla criptico e oserei dire perentorio, di ricominciare, di ritrovare noi stessi, di vivere con pienezza ogni momento della nostra vita, scrutando gli enigmi del tempo che ogni vita comporta (memoria, attesa, speranza e quanto elenca il più laico dei libri della Bibbia, il Qohelet 3,1-11). Il tempo! Insieme dono e compito nella sottomissione al nascere ed al morire. Scrive R. Mancini (Sperare con tutti, ed. Qiqajon) che “amare qualcuno significa dargli tempo, attenderlo, avere tempo per lui o per lei.[...] Così, ad esempio, educare significa aprire la possibilità di un tempo sensato a chi cresce; perdonare significa rigenerare il tempo di una relazione che era morta”. Insomma il tempo come tempo della misericordia….

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    Risposte
    1. Gian Maria, in effetti si può concepire il tempo come un passpartou e vederlo nelle due facce semantiche di questo termine : strumento-apriscatole e rinvio all’alterita’. Noi preferiamo la seconda! Comunque il tempo ci è compagno indissolubile e questo, sappiamo, discende dal fatto che il tempo è generato con il Creato, quindi le creature lo portano con se’.
      Io ho voluto, come tu dici, dar forza al profilo rigenerativo del tempo e percorrerlo per esclamare che non ci abbandona mai. Per me è una grazia divina!

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  3. Laura D’Aurizio28 dicembre 2017 10:36

    Notazioni molto belle. Il tempo, gran Maestro, che ci chiede il tempo, un tempo dell'attenzione, del discernimento, del pensabile possibile. Il tempo come un rosario(ah mi accorgo che in Rosario nomen omen) da sgranare attivamente mentre Lui/esso ci inchioda passivamente. Sembra il tema dei temi, che racchiude ogni cosa per darcela in pasto, perché possiamo, muovendoci in esso, tentare una Significazione, cercare un senso nella ricerca nostra spasmodica del Senso.

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    1. Molto belle ed aggiuntive le sue riflessioni.
      Grazie per la “baciata” rosario-Rosario ( almeno così si è dato uno sfondo più nobile alle “baciate” rispetto a quelle, fraudolente, bancarie)

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  4. Avvincente e convincente questa disamina sulle molteplici declinazioni del tempo che, assieme allo spazio/materia, è ciò che ci contrassegna come umani, e quindi finiti e definiti in uno spazio/tempo. Una condivisione personale: anch'io sento - come lei - la mancanza di coccole materne e paterne. Per dare un senso al tempo fragile e liquido, potremmo tentare di essere madri e padri gli uni degli altrim così bisognosi di coccole e cure ... Grazie.

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  5. Grazie della condivisione sia della tematica sia delle .... coccole

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