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mercoledì 20 dicembre 2017

Francesco, povertà e dialogo ecumenico.

Oriente ed Occidente in chiave teologica ed ecumenica, nelle figure di San Francesco e papa Francesco.
Post di Rosario Grillo
Immagini del ciclo di affreschi del pittore toscano Benozzo Gozzoli (1420-1497), presso la Chiesa di San Francesco, Montefalco, Umbria (qui il link di presentazione).

Benozzo Gozzoli, 
La rinuncia agli averi
Sono stato impressionato dalla lettura di un inserto giornalistico di Silvia Ronchey (Repubblica 30/11/17). Il titolo Buddha, Dante e il segreto di Francesco.
Si sofferma sul passaggio da Oriente ad Occidente del buddhismo, fino a coinvolgere San Francesco.
Il nucleo: il lievito spirituale della povertà. 
Il Francesco del titolo può anche essere l’attuale pontefice, che ha assunto questo nome, confermandolo con la pastorale.
Il presente viaggio in Oriente ne è una conferma.
Pastorale in favore dei poveri e dei più umili, che va intessendo rapporti di dialogo ecumenico, in questo caso con il buddhismo.
Insisto per far notare che il dialogo ecumenico, con Bergoglio, ha preso uno slancio particolare, visto che non si rivendica nessun primato ma vera parità, avvalendosi della dottrina del Dio unico.
Benozzo Gozzoli, 
Francesco e il Sultano
La povertà, tratto peculiare di San Francesco, si trova come uno degli ingredienti della strada della liberazione dalla sofferenza: la via dell’illuminazione.
Si deve qui dire che la cultura orientale non sente, come l’Occidentale, la sfida della povertà, perché manca di quella fame di ricchezza, propria dell’Occidente: chiave della sua strategia economica (In Oriente è più diffusa la tentazione del Potere: vedi cinematografia di Kurosawa).
Comunque, sorprendente, ma nello stesso tempo credibilissima, la tesi della Ronchey sulla conoscenza delle peculiarità culturali dell’Oriente in un Occidente allora lanciato a gettare punti di contatto con l’India e con la Cina (Marco Polo, via della seta..)
Non solo: si può parlare di una continuità, se si ricordano certi atteggiamenti della Chiesa di Bisanzio e la relazione che l’impero d’Oriente mantenne con la Cina.
In questa misura la Ronchey parla di diffusione di bodhisattva all’epoca di Francesco e dei suoi seguaci.
Benozzo Gozzoli, Il sogno di Innocenzo III 
e l'approvazione della Regola
Dante, che - non dimentichiamolo - si opponeva al potere temporale e teocratico della Chiesa medievale, stigmatizzandolo nella figura di Bonifacio VIII, raffigura a tutto tondo Francesco e il suo ordine mendicante come simbolo della purezza (fecondità) spirituale, frutto del voto di povertà.
Nel De Monarchia, Dante riprende lo stesso tema per mettere in dettaglio il profilo di riforma etico politica che si sarebbe innescato dalla convergenza tra Impero universale e Chiesa spirituale.
Lo spessore dell’intreccio ricchezza-potere, alla lunga, minerà dall’interno l’unità dell’ordine francescano, ma soprattutto causerà l’inesorabile decadenza della Chiesa romana, anche oltre il dramma della Riforma Protestante.
Dal che si vede il grumo di interessi mondani che offuscò il cammino della Chiesa e, per contrappasso, la portata della scelta dell’attuale pontefice, che ha già avuto modo di toccare i diversi tasti della pauperizzazione della Chiesa.
Metto, difatti, nel “mazzo” l’apertura alla teologia della liberazione.
Benozzo Gozzoli, 
La cacciata dei diavoli da Arezzo
Una teologia sconfessata negli anni di Wojtyla, visto che su di lui ancora agiva il peso dell’eredità del comunismo e la necessità di tagliare ogni ponte.
Riportandoci agli anni del Medioevo, si ha la possibilità di notare le implicanze sociali correlate al pauperismo. Esso veniva visto come veicolo di “scelta di vita” antisistema, contraria all’ordine sociale, pericolosamente sovversiva.
Si possono citare, in proposito, i dolciniani. E, più avanti, le dure parole di Lutero contro la rivolta dei contadini (chiamati briganti), a difesa dei principi tedeschi.
La conferma di tutto si ha nella ambivalente politica dell’assistenza  tramite ospedalizzazione (vedi studi di Foucault sulla dottrina della sorveglianza).
Oggi la povertà, nell’accezione autentica insieme materiale e spirituale, è carisma, simbolo di una prossimità a Dio che veicola il dono della Grazia.

Benozzo Gozzoli, 
Il presepe di Greccio
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6 commenti:

  1. Maria Lucia Moica20 dicembre 2017 14:19

    Articolo molto interessante.
    Il libro di Silvia Ronchey è una miniera di informazioni e suggestioni... Affascinante.

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    1. Grazie dell’interesse dimostrato.
      Anch’io penso che la Ronchey sia una delle migliori conoscitrici dell’affascinante mondo antico, senza disprezzare il moderno.

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  2. Caro Rosario, mi pare che il tuo post alla vigilia ormai del S. Natale esprima al mondo in modo non implicito gli Auguri di cui avrebbe oltremodo bisogno, insomma una strenna natalizia, che appieno condivido e di cui ti ringrazio. L’invito a considerare e vivere la povertà come lievito spirituale contro la fame della ricchezza e la tentazione del potere, il dialogo ecumenico come riconoscimento dell’altro in quanto altro anch’egli portatore di semi di verità contro il proprio narcisismo che si crogiola nell’espulsione dell’altro, libertà come liberazione, l’amore-carità come agape che si apre incondizionatamente alla gratuità del dono e dell’ospitalità. Mi sembra una buona pista di riflessioni e di preghiere nell’attesa del Dio unico.

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    1. I tuoi complimenti sono come balsami per me.
      Il mondo offre occasioni, a pie’ sospinto , di riflessioni - invocazioni di questa natura e non ci stancheremo mai di farle, nello spirito del nostro sodalizio, come conferma della nostra preziosa amicizia. Grazie!

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