Una riflessione critica sulla comunicazione nell'epoca di internet e sul rapporto autentico con l'Altro.
Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini dell'illustratore Gianni De Conno (1957-2017), per gentile autorizzazione dei curatori della pagina facebook (qui il sito).
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Gianni De Conno, Emergency, Bianco e Nero |
Seleziono alcune riflessioni contenute nel
libro sopra citato di Han, stringenti e provocanti sia nella disperante pars
destruens sia nella sperante pars construens. Solo in parte ritengo
condivisibile il suo pessimismo nei riguardi della rete digitale di cui mette
in luce limiti, patologie, aberrazioni. La mia impressione, anche sulla base
del vissuto esperienziale mio e di tanti amici, è che la sua critica si rivolga
non tanto alla substantia
della rete, quanto all’ambivalenza presente in ogni fenomeno umano.
Gli abissi
di alienazione digitale impietosamente rilevati da Han rappresentano
innegabilmente una realtà largamente diffusa. Ma sono altrettanto innegabili
la consapevolezza, la volontà e l’impegno di tantissimi fruitori di
umanizzare la rete proprio negli aspetti che Han critica pesantemente: il like,
la disfatta della relazione con l’altro in quanto altro, il non pensare e non
esperire, la scomparsa della voce dello sguardo dell’ascolto… Il like ad es.
non è solo compiacente autoreferenzialità e rifiuto del conflitto, può essere I Care digitale, metacomunicazione
che riconosce l’altro in quanto altro e sa valorizzarlo empaticamente (“forza”
“sono con te” “resisti” “va avanti” “non sei solo/a”…). Altrettanto si può dire
dell’amicizia, del pensare, dell’ascolto dell’Altro, ecc. La critica di Han
vale soprattutto come monito ad interrogarci continuamente, a vigilare per non
lasciarci sopraffare nel quotidiano dalla dipendenza digitale
dell’autoreferenzialità, rivendicando e praticando la nostra libertà di
pensare, discutere, ascoltare, accogliere ed entrare in relazione empatica con
gli altri. Il mondo digitale e quello fisico-reale non sono mondi paralleli, li
abitiamo entrambi in un continuo interscambio che caratterizza il nostro tempo
rispetto a tutto il passato. Solo ponendo attenzione ai pericoli che Han
individua e dando ascolto alle condizioni che precisa, potremo sperare in un
futuro, reale e digitale, più umano e liberante. Lasciamo dunque parlare Han…
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Gianni De Conno, Frammenti |
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Gianni De Conno, Scenario del futuro |
🌟L’eliminazione di
ogni negatività è un altro aspetto caratteristico del nostro tempo:
l’eliminazione di “qualcosa che mi si rivolge contro, che mi si getta contro,
mi si oppone, mi contraddice, mi contrasta e oppone resistenza”(5). La
comunicazione ammette solo “altri uguali o simili”, diventa scambio di
compiacenti cortesie, come il mi-piace (6).
Eppure è proprio la negatività a nutrire la vita dello spirito. Dove è promossa
solo la positività dell’Uguale, la vita s’impoverisce, esperienza e conoscenza
sono sostituite dalla mera informazione (7), alle relazioni personali
subentrano le connessioni telematiche e nuove patologie come angoscia e
autodistruttività. Nel contempo si fa di tutto per bandire la negatività della
tristezza, del conflitto, della morte (8).
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Gianni De Conno, La distanza dalla luna |
🌟La voce e il
linguaggio. Le connessioni in rete si stabiliscono senza sguardo e senza
voce, ben diverse dagli incontri e dalle relazioni che hanno bisogno del Tu, di
voce, di sguardi corporali. La voce viene da altrove, da fuori, dall’Altro,
rappresenta un’istanza superiore, una trascendenza, risuona dall’alto, dal totalmente Altro.
In essa è insita
un’esteriorità interiore, la voce
dell’imperativo morale, della coscienza, della ragione, la voce celeste (15).
Al linguaggio della voce appartengono in modo essenziale gli spazi di silenzio
e solitudine dove solo è possibile dire cose che meritano davvero di essere
dette. Arte, poesia e filosofia hanno il compito di aprirci all’attenzione
degli altri, scoprire il tempo dell’Altro, restituendogli la sua sconcertante
stupefacente alterità (16). L’Altro non è solo ogni uomo, ma ogni cosa che
la poesia invoca e incontra nella sua alterità, entrando in un rapporto
dialogico in cui tutto appare come un Tu.
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Gianni De Conno, Poesie alla luna |
🌟L'ascolto. Stiamo sempre più
perdendo la capacità di offrire ascolto agli altri, alle loro parole, al loro
dolore. Ognuno è in un modo o nell’altro solo con il proprio dolore ed angosce.
Si fa finta di non vedere la dimensione sociale
della sofferenza. Perciò il tempo dell’ascolto è particolare: tempo
dell’Altro, che si dedica agli altri, che riconcilia, guarisce, redime (17).
L’ascolto non è passivo, ma una particolare attività: innanzitutto è il
benvenuto all’Altro nella sua alterità; poi è offerta, dono, aiuto a
prendere la parola. Anzi il silenzio dell’ascolto invita l’Altro a esprimersi liberamente
nella sua alterità ancor prima che parli: è ospitale, terapeutico, incoraggiamento non
giudicante, pazienza
(“prima massima dell’ascolto”!).
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Gianni De Conno, Poesie alla luna |
Pace ed ospitalità non sono fantasie
utopiche (20), sono la più alta espressione della ragione. L’ospitalità con
la sua gentilezza
riconosce l’Altro nella sua alterità, gli dà il benvenuto, è “promessa di
riconciliazione” e da un punto di vista estetico si manifesta come bellezza. La
politica della bellezza è la politica dell’ospitalità. Invece l’ostilità verso
lo straniero è “brutta e odiosa”, segno che la società non si trova in
una condizione conciliata: si può misurare il grado di civiltà della
società proprio sulla base della sua capacità di essere ospitale e
della sua gentilezza.
Conciliazione significa gentilezza. Gentilezza significa
libertà (21).
Han esorta a riconsiderare la vita come
ascolto dell’Altro, a dargli priorità etica con il linguaggio dell’ospitalità e
della gentilezza, perché “il tempo dell’Altro istituisce una comunità. Questo
tempo è perciò un buon
tempo”.
🌟Note.
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Gianni De Conno, Premio Bancarella 2011 |
(2)
o.c.pp.16 e 17 in cui Han non teme di far uso di dure espressioni quali “marionette
teleguidate” e “cloni”.
(3) Oggi si parla molto di autenticità
nella veste di emancipazione: essere autentici significa essere liberi da
modelli di espressione e di comportamento precostituiti e stabiliti
dall’esterno. Obbligo di somigliare definirsi solo a se stessi di essere
gli artefici di se stessi. L’imperativo dell’autenticità promuove un
obbligo verso se stessi, a consultare di continuo auscultarsi scrutarsi
assediare se stessi_ intensifica in tal modo l’egocentrismo narcisistico. In
definitiva l’autenticità è la forma di produzione neoliberistica del Sé, perché
rende ognuno produttore di se stesso e fattore di incremento delle vendite.30
Lo sforzo di essere autentici, di somigliare soltanto a se stessi, provoca un
continuo paragone con gli altri, così l’autenticità dell’essere diverso
consolida la conformità sociale poiché ammette solo le differenze conformi al
sistema, la diversità come risorsa che può essere sfruttata dal sistema
neoliberistico, perciò si oppone alla alterità la quale si sottrae ad ogni
valorizzazione economica. 31 Ognuno vuole essere diverso dagli altri e ciò non
fa che prolungare l’Uguale: una conformità all’ennesima potenza,
l’essere-uguale si afferma attraverso l’essere-diverso. L’autenticità impone la
conformità in modo anche più efficace della normalizzazione repressiva. Gli
individui esprimono la loro autenticità attraverso il consumo, sono sequestrati
dal profitto. L’autenticità genera una coazione narcisistica, per nulla
identica al sano amor proprio che non ha nulla di patologico dal momento che
non esclude l’amore per l’altro. Il narcisista è cieco di fronte all’altro e
percepisce il mondo solo nelle sfumature di se stesso 31.
(4)
o.c.p.8. I consumatori
vengono “rimpinzati come bestie da consumo con il sempre nuovo Uguale”,
offrendo di continuo ciò che corrisponde al loro gusto, che piace…
(5) o.c.
p.54
(6)
Paradossalmente Han definisce il like “prosecuzione dell’Uguale”,“parola d’ordine della
negatività dell’estraneo”, “grado zero della percezione”, “l’opposto
dell’obicere” cfr. o.c. pp. 13 -10 – 50 -55 -57
(7) Non c’è esperienza perché,
richiamando Heidegger, essa significa che “quel qualcosa per noi accade,
ci incontra, ci sopraggiunge, ci sconvolge e trasforma”. Non c’è sapere, perché
l’accumulo di big
data è semplicemente il presente, non comprende e non conosce nulla, non sa
perché sia
così, rende superflua la domanda circa il perché delle cose e perciò superfluo
il pensiero. Il sapere invece è un lungo processo di formazione del pensiero che ha accesso al totalmente Altro e
ha il potere di interrompere l’Uguale.
(8) La
morte è ridotta al
silenzio, non
parla più, le viene sottratta ogni parola, non è più un “modo di essere” ma
solo la fine della vita che occorre differire con ogni mezzo. Semplicemente è
la fine della produzione, unica forma di vita. Invece l’angoscia oggi diffusa
non è più riconducibile all’hegeliana o heideggeriana abissabilità dell’essere
(il pensiero “ama” l’abisso), è invece la quotidiana “angoscia di non
farcela, angoscia di fallire, angoscia di diventare dipendenti, angoscia di
commettere un errore o di prendere una decisione sbagliata, angoscia di non
riuscire a soddisfare le proprie esigenze” (cfr. pp.44-46). Nel sistema
neoliberista “l’angoscia
aumenta la produttività” e s’ingrandisce con il continuo paragonarsi agli
altri. Colpita da interdizione è l’espressione di sentimenti negativi come
la tristezza.35 Il diffondersi è una conseguenza del perduto
rapporto con il conflitto. L’attuale cultura della prestazione non ammette la
gestione del conflitto perché richiede molto tempo, solo due condizioni o
funzionare o rinunciare. Ma i conflitti non sono distruttivi hanno un lato
positivo perché solo da essi nascono relazioni e identità stabili. La persona
cresce e matura nella gestione del conflitto.
(11) “
‘Due bocconi di silenzio’ possono contenere più vicinanza e più linguaggio
dell’ipercomunicazione: il silenzio è linguaggio, il frastuono della
comunicazione no”: o.c. p.50.
(12)
cfr. o.c. pp. 57-58
(13)
o.c. p.64. Senza la presenza dell’Altro, del prossimo, la
cultura digitale si trasforma per Han in uno scambio accelerato di informazioni
privo di interlocutore personale, di voce e di sguardo: su Twitter per es.
inviamo continuamente messaggi, ma questi non sono indirizzati a una
persona concreta, non si riferiscono a nessuno, si incontra solo se
stessi o i propri simili.
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Gianni De Conno, Io sono un abitante della Terra |
(15)
cfr. pp.75,71,72
(16) Il tempo dell’Altro è l’evento dialogico dove si invoca l’Altro
come Tu pur in una “distanza originaria” non senza rischi, perché bisogna
essere disposti a esporsi all’alterità : cfr. pp. 78-90
(17)
cfr. pp.97-99
(18)
cfr. p.25
(19)
Secondo Han anche il terrorismo è generato dal terrore del Globale, così come il
risveglio del nazionalismo, la nuova destra. L’ingiustizia sociale, generata od
acutizzata sul piano globale ma anche all’interno del prospero Occidente dal
neoliberismo e l’angoscia di fronte al proprio futuro si rovesciano in ostilità
nei confronti dello straniero. L’insicurezza sociale, insieme alla mancanza di
speranza e di prospettiva, costituisce il terreno fertile per le forze
terroristiche: “il terrorista islamico e il nazionalista razzista non sono in
realtà nemici, bensì affratellati dal fatto di condividere la stessa
genealogia” (p.22). All’interno dell’ordine globale oggi dominante ci
sono propriamente soltanto Uguali diversi o
Diversi uguali, dove non si risvegliano fantasie per gli
altri: “neanche gli immigrati e i profughi sono realmente altri, stranieri
in presenza dei quali si percepirebbe una reale minaccia, un’angoscia reale.
Questa angoscia esiste solo nell’immaginario. Immigrati e rifugiati vengono
percepiti piuttosto come un peso” (P.23).
(20) “L’idea kantiana della pace perpetua, fondata sulla ragione, raggiunge il suo culmine con la rivendicazione di un’ospitalità incondizionata” (P.27).
(20) “L’idea kantiana della pace perpetua, fondata sulla ragione, raggiunge il suo culmine con la rivendicazione di un’ospitalità incondizionata” (P.27).
(21)
cfr. pp.28-29.
Complimenti a chi ha scritto l'articolo!
RispondiEliminaIl tempo ha sempre un significato ed un senso diverso per ogni essere umano. Il tempo per molti è diventato "egoismo"...Purtroppo!!!!
Gent.le Vania, in fondo Han ci rammenta che ad ognuno di noi tocca conquistare il significato del tempo, anzi in qualche modo vincere il tempo non perdendo tempo, “indugiando” cioè prendendo tempo per l’essenziale, dando tempo all’altro.
EliminaHo letto con attenzione. Posso dire che metto 'ascolto' e 'curiosità' quando leggo post e link? ..proprio nel 'silenzio' _ospitale_ della mia solitudine 'digitale'.. Talora, spesso, il movente è la curiosità dello 'altro/Altro' (a) a cercare incontri nelle connessioni. È pur sempre uno sguardo e il corpo c'è, è presente, immagina, sente _come un radar sensibile nello spazio senza confini...
RispondiEliminaIl problema? Le condizioni di lavoro, di vita-, iil poter o non poter essere 'tempo' a/per se stessi, la 'comunità'..valori e cultura, orizzonti. Mah!
RispondiEliminaAscolto, silenzio ospitale, solitudine - anch’io ne sono convinto - possono conoscere e sentire lo sguardo e la corporeità anche nelle connessioni digitali. E s’accompagna sempre in questo virtuale pellegrinare la ricerca inquieta del tempo “buono”, degli orizzonti definiti dalla comunità, da valori condivisi, dalla cultura grazie alla quale “la diversità, l’inestricabile alterità che divide l’uomo dall’uomo, si fa superabile, anzi viene sublimata nella prodigiosa realtà di un vivere e di un pensiero comuni e solidali” .
EliminaCreare le condizioni del “buon tempo”. Sorrido sotto i baffi, pensando che oggi parliamo sempre di tempo ....per informarci del tempo che farà domani ( “ sai ho programmato una gita”). Diciamo buon tempo e pensiamo, commiserandoli, ai buontemponi.
RispondiEliminaInvece il “ buon tempo” è uno stato di grazia.
Lo spessore del problema commentato da Gian Maria, con competenza e maestria, giostrando perché non si rimanga atterriti e basiti, affinché si trovino le risorse per reagire... ed innanzitutto il “vento della Speranza”, la bussola del futuro.
La rete, come ricorda il mio amico, ha immense potenzialità: molte negative, tante positive.
La negatività si concepisce in chiave dialettica, laddove serve a superare la parzialità, l’unilateralità, nel nostro discorso : la taccagneria solipsista ( pensare a se’, pensare per se’ , pensare di se’ ) ed introduce all’intero , alla relazione.
La relazione, che non è ripetizione, è incontro con l’Altro, è inclusione del Diverso.
Si è fuori così dalla serialita’ dell’omologazione, dell’Uguale e si è acquistata l’armatura per difendersi dal Consumismo.
Attenzione particolare va rivolta ai giovani, che sono nati dentro l’epoca digitale e rischiano di non avere gli anticorpi ( i clamorosi casi di morte per sfida del rischio mortale lo confermano, al di là della crisi adolescenziale ) e per loro occorre una educazione all’uso della rete.
Grazie per questo bellissimo post Gian Maria e Rossana!
Caro Rosario, sono curioso di vedere quanto prima i tuoi baffi… Sento molto anch’io il problema dei giovani e il “rischio mortale” di inconsapevoli autodistruttive alienazioni, che solo “il vento della speranza” (che dovrebbe spirare dal cuore della paideia, dalla scuola emblema della spes) può spazzare via. Contra spem in spem credidimus.
EliminaIl mondo non è mai stato un buon posto per viverci e il mito dell'età dell'oro in qualche modo lo conferma: forse solo nel tempo della massima fragilità, senza fuoco strumenti, cibo per animali più grossi, siamo stati veri. Poi siamo diventati il nostro maggior problema, non possiamo fare il "bene" senza ambiguità e il "male" di solito ci vien meglio. Ora che siamo potentissimici troviamo alle prese con problemi sottili che nascondono in drappi di velluto l'ineluttabilità della morte, del desiderio di comprenderla, della incapicità di essere felici, soli e/o con gli altri.
RispondiEliminaGiusto che la filosofia, singoli individui, analizzino i problemi che nel presente ci allontanano dalla nostra umanità, dalle minacce che i nostri egoismi o le nostre velleità minano le nostre potenzialità. I social sono una grande minaccia, un brodo che ciascuno di noi naviga, ma il navigare è comunque periglioso dovunque lo si debba affrontare: non basterebbe giammai abbandonare il web per affrontare spavaldi una panchina in una piazzetta di quartiere dove seppur con voce fisicità sguardo rischi di dire niente. Senza una pluralità di Sè, almeno di Io non troppo egoico, non c'è possibilità di Tu.
Per me il web è la possibilità migliore di comunicare, forse per questioni di logistica, ma non ne sono molto convinto.
Comunque, occhio alle critiche di Byun-Chul Han perchè sono fondate e io non mi sento escluso.
(Reputo una fortuna, una piacevolissima fortuna, avervi incontrato sulla strada. (sempre pellegrini siamo!)
Caro Gianni, reciproca è la fortuna del nostro incontrarci: sempre pellegrini – hai perfettamente ragione! – sempre liberi, in un navigare “comunque periglioso”, ma senza più restare uguali a prima ogni volta che ci si incrocia. Un caro saluto da Rossana e da me.
EliminaGrazie del post, interessante riflessione e libro da leggere!
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