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Visualizzazione post con etichetta Gianni De Conno. Mostra tutti i post
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domenica 1 settembre 2019

Imparare a lasciar andare.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle illustrazioni di Gianni De Conno.

Gianni De Conno, 
Il buon viaggio
“Imparare a vivere è imparare a lasciar andare”¹: una massima che trovo in un capitolo del bel libro di Adriano Labbucci, Camminare².
Il taglio sapienziale del monito è già contenuto nel termine ripetuto dell’ “imparare”, applicato alla totalità della vita, ben al di là dei singoli rami del sapere. Vivere, in quest’ottica, non coincide con il mero dato di esistenza, ma è piuttosto il risultato di uno sforzo, è un’arte acquisita nel tempo, giorno dopo giorno.
Perciò, a vivere, si impara.
Ma la mia attenzione è attratta dal successivo “lasciar andare” che richiama i sinonimi dell’abbandonare, trascurare, mollare la presa e associa “l’imparare a vivere” con un progressivo esercizio di sottrazione.

domenica 23 settembre 2018

La parola proibita, Dino Buzzati.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Gianni De Conno (qui il sito)
Audiolibro di Valter Zanardi (qui il canale youtube).

Gianni De Conno, 
Il mostro
Nel formidabile racconto di Dino Buzzati, La parola proibita (in Sessanta racconti, Mondadori) letto in modo magistrale da Valter Zanardi in uno degli audiolibri offerti gratuitamente ai fruitori nel suo bel sito, si trova la parabola più completa del conformismo sociale, nell’epoca della società di massa. Il protagonista del brano si accorge da alcuni segni - sussurri, accenni, circonlocuzioni - che, nella città in cui da poco si è trasferito, vi è una parola proibita. Decide di chiedere segretamente all’amico Gironimo, ma questi si rifiuta di rivelarla per non rinnegare il paese in cui vive da vent’anni:  se non gli fosse piaciuto rimanere, lavorare, vivere in tale posto, sarebbe certo potuto fuggire, ma non lo ha fatto perché lì ha trovato sicurezza e quindi si considera vincolato da un legame che non può tradire. 
Che cosa fa sì che nessuno dica la parola interdetta e si attenga al divieto? Non il timore della punizione – cosa ormai appartenente a società del passato – non la coscienza – “ferro vecchio” che ha fatto il suo tempo – ma il desiderio di conformarsi e sentirsi quindi parte della totalità.

martedì 18 settembre 2018

L'espulsione dell'Altro.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini dell'illustratore Gianni De Conno (1957-2017), per gentile autorizzazione dei curatori della pagina facebook (qui il sito). 

Gianni De Conno, 
Emergency, Bianco e Nero
“La rumorosa società della stanchezza è sorda. La società a venire potrebbe invece chiamarsi una società dell’ascolto e dell’attenzione. Oggi è necessaria una rivoluzione del tempo che dia inizio  a un nuovo tipo di  tempo completamente diverso. Si tratta di scoprire  di nuovo il tempo dell’Altro.  L’attuale crisi del tempo non riguarda l’accelerazione, bensì la totalizzazione del tempo del Sé. Il tempo dell’Altro si sottrae alla logica di incremento della prestazione e dell’efficienza, che genera una spinta all’accelerazione. La politica neoliberistica del tempo elimina il tempo dell’Altro, considerato un tempo improduttivo […] elimina anche il tempo della festa, il tempo della celebrazione, che sfugge alla logica della produzione. Il tempo festivo riguarda infatti l’improduttività. All’opposto del tempo del Sé che ci rende soli e isola, il tempo dell’Altro istituisce una comunità. Questo tempo, perciò, è un buon tempo” (Byun-Chul Han, L’espulsione dell’Altro, ed. Nottetempo, Roma, 2017, p. 100).

Seleziono alcune riflessioni contenute nel libro sopra citato di Han, stringenti e provocanti sia nella disperante pars destruens sia nella sperante pars construens. Solo in parte ritengo condivisibile il suo pessimismo nei riguardi della rete digitale di cui mette in luce limiti, patologie, aberrazioni. La mia impressione, anche sulla base del vissuto esperienziale mio e di tanti amici, è che la sua critica si rivolga non tanto alla substantia della rete, quanto all’ambivalenza presente in ogni fenomeno umano.