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mercoledì 5 settembre 2018

Umanità patria popolo nell'Italia di oggi.

Un contributo al chiarimento di alcune parole chiave per la comprensione dell'attuale situazione politica italiana.
Post di Rosario Grillo
Vignette della Rivista satirica antifascista "L'Asino" (1892-1925). Per una semplice presentazione vedere qui.

Copertina de L'Asino 13 ottobre 1895.
Caricatura di Francesco Crispi
a cavallo del Popol-Asino che vede ogni cosa con lenti rosa
Ha scritto di recente Nadia Urbinati che va sempre più verificandosi una spontanea sollevazione di persone acclamanti i principi di Umanità.
Rileva di conseguenza una opposizione - reale o artificiale? - tra Umanità e Patria.
La Urbinati, filosofa esperta del pensiero politico e delle dottrine costituzionali, commenta la situazione italiana, più esasperata forse ma comune a gran parte dell’Occidente europeo, che vede politiche votate alla riduzione dei “diritti umani” motivate dalla difesa di una “fantomatica comunità nazionale”.
Si discute infatti di rigurgiti nazionalisti.
Chiarisco, per cominciare, la mia opinione.
Nell’Italia attuale, dietro le sollecitazioni di un inedito governo e con la propulsione di un iperattivo ministro degli Interni, va di moda la chiusura dei porti, il “sequestro di persona” (vedi caso Diciotti), la politica del “pugno duro”.
Iniziativa correlata a tutto ciò: l’incontro di Salvini con il presidente ungherese Orban, vessillo della “chiusura dei confini”.
Quell’iniziativa che ha dato esca alla mobilitazione spontanea di volontari ed associazioni reclamanti il rispetto dei diritti umani.
Gabriele Galantara, vignetta per "L'Asino" del 1924
rappresentante la voce del paese:
"Basta al fascismo"
I diritti umani non sono variabili indipendenti, sono invece il maturo concentrato di un passaggio storico, di esperienze e travagli umani, di riflessione ed elaborazione culturali, intinti alla cultura dell’Umanesimo, diffusi dai circoli dell’Illuminismo, confluiti nella Dichiarazione Universale.
L’espressione “passaggio storico”, che ho utilizzato, è, in certo modo pleonastica. In essa ci sono le tragedie delle lunghe guerre tra gli Stati moderni nelle contrade d’Europa, ci sono le scie di morte delle due guerre mondiali, c’è la follia del Totalitarismo.
Perciò quei diritti sono valori, presidio di libertà e democrazia, antitodo.
Umanesimo è ricca stagione culturale, promossa dall’Italia, innestata sulla dignità umana, che possiamo correlare con il cammino storico compiuto da governi più avveduti, come l’Inghilterra della Magna Charta, in cui è presente l’embrione dello “Habeas corpus”.
Dall’habeas corpus stesso discende l’inviolabilità della libertà personale e lo stesso principio del costituzionalismo.
Un costituzionalismo che ha dato i frutti delle libertà costituzionali dell’Ottocento, le lotte risorgimentali, le rivendicazioni patriottiche, il sentimento di Patria.
Gabriele Galantara, copertina de "L'Asino" 1898,
recante la data futura 1998. La figura, con berretto frigio,
è circondata dai nastri con le iscrizioni 
delle conquiste future di libertà e giustizia.
A dispetto dei nazionalisti, che poi sono confluiti nel Fascismo, la patria non deriva da “suolo e confini”, non si confonde con “sangue e tradizioni”, immutabili, e, come tali, irriducibili ad ogni mescolamento, ad ogni innovazione, al riconoscimento della diversità.
La Patria è patrimonio di passioni ed ideali aperti al futuro, innovativi e creativi.
In questa dimensione dev’essere calato il Popolo, in modo da farlo rifuggire dal nazionalismo, dal “circuito del confine”, dalla nostalgia dell’isolamento, e peggio ancora, dalla tentazione di superiorità.
Così Popolo si distingue da populismo, si difende dall’indistinto e/o dalla omologazione della società organica massificata.
Così inteso, Popolo può conciliarsi con Comunità, riuscendo a traslare in questa afflato morale e  desiderio d’incontri.

4 commenti:

  1. Spero ardentemente che tanti, tutti anzi, possano convincersi - come tu argomenti a chiare lettere – che i diritti umani, di cui è sorta consapevolezza dopo un lungo travagliato cammino storico, “non sono variabili indipendenti, ma presidio di libertà e democrazia”, affermazione della dignità di ogni uomo-donna come valore assoluto incondizionato, pietra miliare di ogni popolo che vuole essere comunità “desiderio di incontri”. Per i recidivi che ci governano vale il monito di don Milani:
    “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri” (Documenti del processo di don Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Libreria E. Fiorentina, 1977, p.12).
    Grazie, Rosario.

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  2. Nessun tentennamento, ferma determinazione a difendere il presidio della Democrazia, smentendo le falsità del populismo e del “Consumismo delle opinioni scadute in tweet”.
    Grazie Gian Maria! E sempre di più a Rossana, stratega delle immagini.

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  3. Considerazioni esemplari nel loro rigore etico lineare. Grazie.

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