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giovedì 15 novembre 2018

Alla ricerca del LUOGO. Utopia e retrotopia.

Utopia e retrotopia tra futuro e passato, speranza e paura, con riferimento ai grandi classici del pensiero (anche della musica) ed al contesto attuale.
Post di Rosario Grillo.

Copertina di Utopia di Tommaso Moro (Feltrinelli) e 
Retrotopia di Zygmunt Bauman (Laterza)
Topos = luogo.
Abbiamo mai riflettuto sul legame che abbiamo con il luogo?
Qualsiasi corpo - e noi abbiamo un corpo - occupa spazio.
È una stazione che non possiamo non frequentare... prima di disquisire su locus amoenus e di genius loci.
T. Moro ha dovuto far leva sull’immaginazione per rappresentare il non luogo ed in esso delineare il ritratto della società non corrotta, della polis comunitaria.
Nella fisica classica il vuoto era il pendant necessario alla rappresentazione dello spazio continuo. Poi è venuta la fisica quantica...
Non è mia intenzione, però, portarvi per le vie della fisica e della cosmologia.
Voglio piuttosto posare l’attenzione sulla con-sonanza dello spazio alle nostre ipotesi (o addirittura ipostasi) di mondo o sul mondo.
Retrotopia 
(edizioni Polity Press, 2017)
Il luogo lo si sposta in avanti e indietro: così le utopie mettono in funzione uno spazio futuribile, in ogni caso gradiente con la speranza di miglioramento (progresso).
Meno frequentata la retrotopia, che invece sposta all’indietro, regredendo al passato, il luogo ideale (1).
Comincio, a questo punto, a raggruppare le affinità. Utopia richiama la speranza, il coraggio della novità, in molti casi anche l’empito rivoluzionario. Nasce, infatti, da una insoddisfazione per lo status quo o ordine costituito.
L’insoddisfazione si munisce di una analisi critica, che distingue le parti malate o distorte del reale presente e definisce le correzioni dei mali e difetti.
In molte occasioni si assume il paradigma della natura originaria (immacolata) ed allora si raccomanda una specie di ritorno alle origini, così assumendo la carica etimologica del verbo oriri. Quindi si desidera una rinascita nella purezza ed incorruttibilità.
Evidente la tonalità etica.
Da Campanella a Babeuf il campionario di queste proposte utopiche è vastissimo.
Bauman, prima di morire, ci ha lasciato un saggio su Retrotopia (2). Qui egli descrive, nel contesto dello sfilacciamento dei legami sociali e della deriva dei corpi Intermedi, il movimento all’indietro proteso verso i luoghi sicuri  del passato e/o dell’infanzia.
Chi prende come modello l’infanzia trova aiuto nei diffusi casi di regressione, che gli studiosi della psiche hanno analizzato (3).
La società dell'incertezza 
(anno di edizione 2014)
Per semplici cenni scrivo che Bauman vi sostiene che lo sguardo utopico nasce da nostalgia per il passato: idealizzato come luogo di serenità e di sicurezza (felicità).
È tipica di soggetti che non si riconoscono negli orizzonti dell’universo globale e che, disaggregati dall’appartenenza ai corpi sociali di intermediazione, risultano in crisi e cercano rifugio nella solidità dell’ambiente abituale, nei nuclei familiari, nello spazio locale più ristretto.
Ciò significa un revival di piccole comunità, e, per certi versi, di “sprazzi di nazionalismo”.
Il populismo è, in buona parte, complementare - in chiave di pulsioni psichiche- a questo tipo di sguardo.
Antecedenti storici si possono ritrovare nel tumulto sociale dell’epoca della rivoluzione industriale, nella nostalgia romantica della natura incontaminata, dei mestieri artigiani, portata avanti soprattutto dal Romanticismo inglese (4).
Metto in evidenza che il sentimento politico che vi si accompagna ha la cadenza del conservatorismo e della restaurazione, anche quando gli strati epidermici della propaganda sembrano rivoluzionari (5).
Aggiungo che il concetto di passato, che viene invocato, non ha nessuna sostanza storica, in quanto frutto di una idealizzazione sentimentale. Il passato autentico, con la cifra storiografica, aiuta a leggere il presente, scegliendo modelli di comportamento razionale e civile.
Chiudo così, mettendo in luce che, rispettivamente son propri: dell’utopia, il sentimento di fiducia, dinamicamente orientato al futuro, della retrotopia, il sentimento di paura, che determina raccoglimento e spirito identitario. 
Nel turbillon delle condivisioni social è frequente la disquisizione sul principio d’identità, che, fuori della ferrea logica ( A=A), rispecchia una crassa solitudine di massa ed una fatale inclinazione al solipsismo (6).

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Note. 
1. A complicare la dislocazione potremmo parlare delle dis-topie: casi di sviamento della carica riformatrice delle utopie. In contrapposizione, appunto. 
2. Bauman, Retrotopia, Laterza 2017.
3. Nella gamma delle strategie che la psiche adotta per reagire a situazioni di angoscia rientra la regressione, che Freud distingue in tre specie e che, in ogni caso, comporta dei tentativi di restaurazione di stadi pregressi dello sviluppo, connessi a rinuncia, più o meno momentanea, più o meno patologica, alla successiva evoluzione.  
4. È questo il primo giorno mite di marzo,/Più fragrante di momento in momento,
Col pettirosso che cinguetta in cima al larice/Che sorge accanto alla nostra casa.
Aleggia nell’aria una benedizione/Che sembra infondere un senso di gioia
Agli alberi spogli, alle nude montagne /Ed ai verdi campi erbosi
Sorella mia! Ho un desiderio:/Ora che la nostra colazione è terminata,
Fai presto, lascia le tue faccende mattutine,/E vieni fuori a goderti il sole.
Edward verrà con te, e ti prego,/Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
E non portar libri, ché questo giorno/Noi lo dedicheremo al riposo.
Nessuna tetra parvenza sarà legge/Per il nostro vivente calendario:
Da oggi, amica mia, data per noi/L’inizio dell’anno.
Amore, che ora ovunque rinasce,/Migra furtivo di cuore in cuore,
Dalla terra all’uomo, dall’uomo alla terra,/– E’ questa l’ora dei sentimenti.
Ora un momento potrà darci di più/Di cinquant’anni di ragionamenti;
Le nostre menti succhieranno da ogni poro/Lo spirito della stagione.
Poche tacite leggi si daranno i nostri cuori/Cui prestare lunga obbedienza;
Per l’anno a venire prenderemo/L’esempio da quest’oggi.
E dal beato potere che aleggia/D’intorno, quaggiù e su in cielo,
Trarremo la misura delle anime nostre,/Accordandole alla nota d’amore.
Orsù vieni, sorella mia! Vieni ti prego,/Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
E non portar libri, ché questo giorno/Noi lo dedicheremo al riposo.
Versi di W.Wordsworth.
5. Va sempre osservato che la restaurazione è una sorta di rivoluzione capovolta, all’indietro. 
6. https://www.leurispes.it/ Nell’intervista, Michele Ainis, noto costituzionalista, descrive i contenuti del suo recente saggio, Il regno dell’uroboro, La nave di Teseo, e mette a fuoco la solitudine di massa.
Viviamo in una sorta di solitudine di massa. È una immagine triste e preoccupante. Ma fino a che punto ne siamo consapevoli?
Il sentimento che oggi prevale è la paura. Proprio per questo ci richiudiamo in noi stessi, incapaci di confrontarci con l’altro, con la diversità, con le opinioni differenti. La paura ci porta ad una radicalizzazione del pensiero e alla chiusura. In questo il web ha le sue responsabilità. Il sistema degli algoritmi tende a proporre all’infinito le stesse fonti da cui siamo alimentati, le stesse opinioni, le stesse informazioni. Si chiama echo chambre, camera dell’eco. Una metafora che evoca la ripetizione delle idee in un ambiente claustrofobico, impermeabile alla diversità dei punti di vista. Cerchiamo conferme al nostro modo di pensare e il web in questo ci accontenta ma non lo fa gratis.

9 commenti:

  1. GRAZIE!!!! sto ascoltando Froest..

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    1. Una chicca della nostra grande Rossana, talent scout delle belle arti e della musica che ha senso🍀🙏

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  2. Caro Rosario, dove andiamo adesso? Ho letto con riconoscenza il tuo bel post, tanto sintetico quanto succoso. Debbo dirti che il trapasso da utopia a retrotopia è rischio e tentazione di ognuno di noi. Il passaggio dalla fiducia e speranza in un futuro che non c’è, ma si può intravedere, ad una indotta paura irrazionale (che si maschera dietro la nostalgia regressiva di una presunta solidità identitaria ripescata non so da quale passato) sta rivelando, più che sprazzi di nazionalismo, squarci di populismo, il cui orizzonte è la solitudine-isolamento come masochistico autoostracismo. Riporto un brano di Bauman (sua ultima intervista ad Assisi, settembre 2016): “Lei sa bene che in un mondo permeato dalla paura, questa penetra la società. La paura ha le sue radici nelle ansietà delle persone e anche se abbiamo delle situazioni di grande benessere, viviamo in una grande paura. La paura di perdere posizioni. Le persone hanno paura di avere paura, anche senza darsi una spiegazione del motivo. E questa paura così mobile, inespressa, che non spiega la sua sorgente, è un ottimo capitale per tutti coloro che la vogliono utilizzare per motivi politici o commerciali”. Alla paura non rimane che contrapporre, come bene esprimi, la fiducia e la speranza.

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    1. La paura è una cattiva compagnia. Formula semplice, ma unica.
      Occorre fare una “ fenomenologia “ della paura. Nell’et infantile la paura è normale, è anche utile, è sotto certi versi educativa ( attenti alle dosi). Da adulti pensiamo tutti di essere immuni. È difficile, è umile ( umiliante?) confessare di averne. Ma se ci si riesce, si è fatto un gran passo avanti.
      Come si è detto, come tu hai confermato, l’incoscienza di esserne sottoposti provoca involuzione, rifugio identitario, solipsismo .

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  3. Il destino delle grandi parole.
    Ci sono parole che sanno guidare e illuminare, come utopia. Ci sono varianti negative delle stesse parole, come retrotopia e distopia, che servono a diagnosticare mali del passato e del presente.
    Siamo grati a queste grandi parole.
    Grazie Rosario!

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    1. Ti ringrazio del bel complimento e ti ringrazio di persona del significativo contributo che hai dato al post.🌹

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  4. Nella Crosiglia15 novembre 2018 19:51

    Da imparare.

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  5. Stimolante, interessante, coinvolgente. Grazie anche per le speciali suggestioni sonore. Buona domenica.

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