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domenica 21 ottobre 2018

Oltre il dire.

In dialogo con Giovanni Scarafile, professore di Etica e deontologia della comunicazione presso Università del Salento.
Post di Rosario Grillo.
Immagini di alcune opere di Paul Cézanne (1839-1906).

Paul Cézanne, Ritratto di Gustave Geffroy 
(letterato francese, 1855-1926)
Giovanni Scarafile ha posto attenzione ad una “zona oscura della comunicazione, partendo dal commento di un’intervista a Paul Auster, incentrata sulla ignoranza autore/lettore di un romanzo.
Il contenuto della romanzo è pretesto, perché l’indagine è sul limite del linguaggio. Allora: il linguaggio non è trasparente? Ha “zone oscure”?
Scarafile utilizza il termine indisponibilità, battendo sul tasto della dotazione strumentale.
La comunicazione, in proposito, dispone del linguaggio. Dobbiamo inferire un limite  intrinseco al linguaggio.
Ma così veniamo turbati sul fondamento ontologico (Parmenide) e teologico (Giovanni, 1).
Il primo riconduce il linguaggio (la parola) all’essere; il secondo riconosce il titolo di fondamento alla Parola: “in principio era il Verbo”.
Andiamo ora a riempire la Parola. Ne deriva il linguaggio con il suo frutto: il sapere. Osservando bene, ne discende la cultura: un sistema composito e  normativo di conoscenze, sia teoriche che pratiche.
Alla lettera, l’intervista citata rinvia al “pensiero di Peter Aaron, uno dei personaggi del Leviathan, secondo cui i libri nascono dall’ignoranza e se essi continuano a vivere dopo che sono stati scritti è solo per il fatto che non possono essere compresi (2).
Paul Cézanne, 
Il ponte di Maincy
Scarafile sonda i due gradi di ignoranza: in partenza ed in arrivo, occupandosi della natura della comunicazione ed esplorandone l’aspetto etico, basato sulla qualità relazionale.
Se andiamo però, nel verso della domanda sulla natura dell’ignoranza nel cammino del sapere, ci vengono incontro gli esempi: dell’ironia socratica, desunta dal “sapere di non sapere” e della dotta ignoranza di Niccolò Cusano fondata sulla analogicità dell’intelligere umano.
Potrà  essere d’aiuto menzionare anche l’esempio dello scetticismo, con la precisazione che la skepsis equivale ad indagine: è quindi consapevole della irraggiungibilità della meta. Con questa impronta nacque avendo finalità indubbiamente etiche.
Voglio percorrere la via della teologia negativa, dottrina legata alla non predicabilità di Dio, per avere esemplificazione dei limiti imputati alla conoscenza umana (3).
La filosofia moderna con il suo padre fondatore, Renato Cartesio, aggravò poi il dualismo tra soggetto (pensante) ed oggetto (macchina-corpo) (4).
Paul Cézanne, 
Acquedotto
Nel primo ‘900 la Fenomenologia di Husserl, forte dello sviluppo delle scienze, ha riconsiderato la natura della coscienza con lo scopo di superare il dualismo (5).
Erede della tradizione fenomenologica e, nello stesso tempo, attento ai motivi dello strutturalismo, fu Merleau-Ponty, che insistette sulla tematica coscienza/corpo.
Dentro il registro della cosalità della  coscienza  e della significanza delle cose, Merleau-Ponty costruisce problematicamente il binario su cui corre il linguaggio, forte delle sue virtù ed attento alla sua deficienza. (6)
Di notevole suggestione nella dottrina di Merleau-Ponty e pertinente alla nostra indagine, la dottrina del silenzio.
Il silenzio  è “il grumo” della indeterminatezza (detta in altri  modi: ineffabilità, incomunicabilità, inconoscibilità) di quel quid al quale attinge ogni coscienza per dare seguito alla sua attività di significazione, scrupolosamente fedele sia alla sua singolarità sia alla comunità relazionale.
In questa cifra si condensa l’esuberanza dell’Essere, zona silenzio, alimentatrice di una discorsività continua nel linguaggio.
Merleau-Ponty considera di conseguenza una gerarchia delle arti, tra cui spicca il primato della pittura. Le arti sono d’ausilio alla condizione esistenziale dell’uomo, “essere gettato nel mondo(7).
Paul Cézanne, 
Il monte Sainte-Victoire
Tra esse, la pittura ha la capacità espressiva di “presentare” il “non-ancora essere che viene ad espressione. 
Merleau-Ponty sostiene infatti che in questo modo la pittura si sintonizza con la creazione continua, o meglio, è medium tra “l'invisibile” e “il visibile.
Spinto da questo bisogno, Merleau-Ponty vide in Cezanne il pittore che si pose con stupore davanti al “magma” della spontanea natura, senza turbare il suo modo di presentarsi nel dipinto. “Per quel pittore, una sola emozione è possibile, il sentimento di estraneità, e un solo lirismo, quello dell’esistenza, sempre ricominciata” (8).
Concludo con una considerazione personale, per evidenziare la mia meraviglia nel notare concordanze di varie provenienze, metafisiche e non, spirituali e logiche, che si fermano davanti alla stessa soglia: quella del silenzio e/o quella della cosa in sé.

Note.
1. Giovanni Scarafile, Comunicazione ed indisponibilità, podcast Il ramo del mandorlo.
2. Citato in Scarafile.
3. La dottrina di Cusano ha più di qualche aggancio con la teologia negativa. Il misticismo, in ispecie, ha privilegiato altra via per giungere a Dio: niente riflessione, vittima della scissione. soggetto/oggetto e predilezione dell’intuizione per via interiore, sublimazione della coscienza.
4. Sorvolo sugli addentellati della filosofia rinascimentale, tra pansensismo, pampsichismo e panteismo, che offrono spunti per andare dalla natura naturata alla natura naturans.
5. Metterei in evidenza il contributo dato dal dibattito sviluppato dalle “filosofie della vita”.
6. Notevole influenza su di lui esercitò Fernand de Saussure, del quale vanno ricordate le distinzioni: langue- parole, significato-significante-segno.
7. Heidegger e Sartre, autori dell’esistenzialismo, influenzarono il pensiero di Merleau-Ponty.

6 commenti:

  1. Risposte
    1. Sempre curioso, Mario! Sempre affezionato lettore! Sempre amico! Grazie 😊

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  2. Nella Crosiglia21 ottobre 2018 11:55

    Molto interessante e vero.

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  3. Grazie Rosario per questo post che, a partire dal linguaggio, giunge a tessere un elogio del silenzio. In particolare, ho trovato molto interessante il riferimento al Cézanne di Merleau-Ponty e all'idea della pittura come creazione e non semplice riproduzione (presentazione e non rappresentazione). In effetti, la grandezza dell'artista si misura sulla capacità di portare alla luce ciò che rimane nascosto - pur essendo lì, sotto i nostri occhi - e di rendere "nuovo" quello che appare scontato. In questo senso, l'intreccio tra filosofia e arte mi pare molto stretto.

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    Risposte
    1. Grazie a te Rossana del bel commento. Il podcast di Giovanni mi ha subito colpito ed ho dato il via ad una piccola ricerca. Merleau-Ponty non rientrava nelle mie sfere di lettura, anche se negli anni sessanta circolava molto il suo pensiero. Credo, dopo una prima lettura, ne rappresentasse termine di confronto molto importante e punto di riferimento in un “circolo intellettuale francese” molto fecondo.
      Il tema filosofia-arte nel Novecento è molto frequentato e di grande importanza. 🌹

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