Le riflessioni di Padre Turoldo sulle parabole della misericordia.
Post di Rosario Grillo. ![]() |
Davide Maria Turoldo, Il pastore innamorato |
Il
titolo recita: Il pastore innamorato, dove l’aggettivo si salda perfettamente
al sostantivo, qualificandone l’essenza.
Pastore
di anime, ma non solo… Perché l’intento è di dimostrare la relazione tra cielo
e terra e di leggere la verità dell’incarnazione.
Per
questo si comincia dalla parabola del “figliol prodigo” dopo aver evidenziato
il valore del silenzio racchiudendolo nel deus absconditus, comprovandolo con
il lungo silenzio del Bambin Gesù durante la sua crescita, finché non ebbe
inizio la sua vita pubblica.
Da
quel momento Gesù parla, (insegna) attraverso la Parola, messa prevalentemente
in Parabola, e attraverso gli atti
di carità.
Chiosa
padre Turoldo: “è proprio della parabola essere una allegoria di cose vere, un
racconto simbolico. E anzi, proprio della parabola è il raffigurare una storia
che non finisce mai, una storia che rimane sempre contemporanea” (p. 78).
Viene
rielaborata così una dottrina che ebbe rilievo in Platone, quando il filosofo
greco affrontò il problema del “come scrivere” l’universale, il Bene, e si
servì del mito. Nello stesso tempo si dà una versione dei nodi problematici:
l’attendibilità dei Vangeli scritti dagli evangelisti; composizione del
conflitto tra l’eterno e la storia contingente.
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Il buon pastore, Mausoleo di Galla Placidia, mosaico V secolo, Ravenna |
Il
pastore conosce uno per uno gli agnelli del suo gregge e naturalmente - regola d’amore - va alla ricerca della pecorella
smarrita. Così nella parabola il Padre attende in ansia il ritorno del figliol
prodigo e vistolo arrivare, gli va incontro a braccia aperte tra l’invidia del
fratello maggiore e la sorpresa dei servitori.
È
la messa a punto dell’identikit del cristianesimo: non siamo noi ad amare Dio,
è Dio che ama gli uomini, uno per uno.
“Per Dio non esiste la massa, la quantità, per Dio esistiamo uno ad uno,
ed è l’uno che conta infinitamente” (p.62).
Ecco
l’inconfondibile istanza del cristianesimo, che nello stesso tempo in cui
costruisce l’unità dei fedeli, comunità, custodisce la “perla” della
singolarità (2).
La
cifra di questo universo non è l’interesse e il diritto di proprietà, è invece
l’amore come dono.
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Il buon pastore, Mausoleo di Galla Placidia, mosaico V secolo, Ravenna, particolare |
Nessuna
comprensione per la figura dell’epulone! Cala la disapprovazione per il
maneggio dei beni e si richiama la radice economica del bene comune, mentre si
rinvia al filo ininterrotto che va dei padri della Chiesa alla più recente
dottrina sociale della Chiesa.
Il
primato dell’amore contraddistingue ed agita il cammino della fede, che, come dice
San Paolo, è dovizie di opere di carità.
Padre
Turoldo insiste, esigente, a circoscrivere la societas degli uomini pii
deducendone la statura dell’umanità.
“L’umanità
non è un fatto avvenuto una volta per sempre, è un evento, un farsi sempre
umanità; un realizzarsi sempre: un continuo rivelare Dio al mondo” (p. 107).
A
questa stregua si affronta la domanda cruciale: chi è il mio prossimo, guidati
dal comandamento principe: “Amate Dio come io vi ho amato”; “Sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra”.
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Il buon pastore, mosaico IV secolo, Aquileia |
La
figura del levita rappresenta il sistema, cristallizzato su leggi di principio,
frenato da equilibri di potere, appesantito da modalità pedanti e perbeniste.
Turoldo frusta questa società codificata, alzando il livello oltre l’hic et
nunc, prefigurando così le finzioni delle autorità civili odierne davanti ai
poveri dell’immigrazione, preoccupate del decoro sociale.
Il
buon samaritano è fuori di tale circuito: è mosso da pietà, si china sul
malcapitato, presta le sue cure, lo conduce alla pensione per la cura delle
ferite, si espone finanziariamente.
Gesù
immette nella parabola così lo scardinamento di regole consunte, di una morale
“vuota e cieca”, offre il destro alle autorità del sinedrio di accusarlo, vista
la diversità del levita, abituale nemico di Israele.
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Il buon pastore, dall'abito singolare, mosaico, Aquileia, fotografia di Gianluca Baronchelli |
Note.
1.Il libro è una
raccolta di diversi brevi articoli che egli pubblicò tra il 1987 e il 1989.
2.Si potrebbe
dire individualità, se la parola non fosse consunta dopo l'appropriazione da
parte del liberalismo borghese.
Da leggere.
RispondiEliminaComplimenti graditi! 🎈🍀
Elimina🤣👏👏👏
RispondiEliminaPer te Mario 🍀🍸🤗
EliminaMi pare il tuo post, caro Rosario, bello e buono (“kalòs”) come il Pastore innamorato e misericordioso che descrivi tramite p. Turoldo. Solo praticando il senso delle parabole che riproponi nel tuo commento, a cominciare da ognuno di noi, solo dando ascolto al grido dei tanti Lazzaro di oggi (“uno per uno”), solo guardando con intelligenza (intus-legere) la parabola del buon samaritano e del figliol prodigo, si può avere il coraggio di denunciare in noi stessi e nei nostri sinedri l’ipocrisia di “regole consunte” e il conformismo dominato dalla preoccupazione “del decoro sociale”, esporsi nel vivere quotidiano alla pratica dell’ospitalità e così avvicinarsi a comprendere “la verità dell’incarnazione”.
RispondiEliminaHo un intenso ricordo di padre Turoldo. In lui vedevo la tempra combattente del friulano. In lui la fede vissuta era provocazione continua per svelare le ipocrisie, per esigere Verità e Testimonianza.
EliminaMi è piaciuto poggiare queste caratteristiche su una paziente esegesi, tessuta di varie parabole e confermante la purezza dell’Amore che “ muove da Dio” e che è la vera Speranza, la Salvezza. Grazie ! 🙏🎻
Grato del riconoscimento!😊
RispondiEliminaGrazie per quest'intenso riferimento. Buona settimana.
RispondiEliminaGRAZIE. VERO, MEGLIO -SINGOLARITà-
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