Sulle tracce della figura - pensiero e azione - di Simone Weil.
Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Pia Valentinis, in Guia Risari, Il taccuino di Simone Weil (qui il sito).
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Pia Valentinis, Simone Weil |
Si
viene addirittura tentati di dire che lei stessa preparò le occasioni per rendere ostica l’impresa.
Simone
Weil scrisse molto, ma scartò per principio la sistematicità.
Soprattutto
è vietato scindere il suo pensiero dalla vita vissuta.
Solo
questa “trama“ contiene la chiave ermeneutica della sua opera, che infatti ha
un titolo che spicca su tutti: i “Quaderni”, dimostrazione effettuale del
pensiero-azione.
Penetrando
nel suo stile, nel suo carattere, balza in primo piano l’istanza della
autenticità, quasi sconfinante in una ipertrofia dell’io.
Proprio
lei che osteggiò il primato del soggetto
e si spese per l’affermazione dell’impersonale.
Colta
questa piega, se ne evince la risicata consonanza con lo spirito del nostro
presente, così tentato dall’individualismo.
Presente
in tutti i cimenti significativi (e simbolici) della sua epoca, alla fine
consunta dalla sua stessa sete di verità.
Non
si lasciò iscrivere a nessuna confessione: pur essendo nel solco del
palpitante, cristianesimo primitivo,
mai volle compiere il passo, per poter condividere la sorte della diaspora ebraica.
Resta
indelebile la cifra del sacro che
coltivò e confermò nel segno della “verità, del bene e della bellezza”, dando
corso nell’ultimo periodo, dagli anni ‘30 al ‘43 (anno della morte), ad una
polemica con il “personalismo“, motivata non da stilemi astratti, da lei aborriti,
ma dalla severità della sua ricerca di Dio.
In
questa prospettiva prescrisse: Attenzione.
La
stessa, ma moltiplicata per l’infinito, che aveva insegnato alle sue allieve,
nodo della tensione intellettuale ed emotiva che immette al “pensare”.
Se
si riesce ad intendere l’opzione, è questa la scelta di fondo: scartare il
rituale oggettivante del sapere, di
ciò che si chiude al dialogo, e discernere il palpitante in fieri del pensare.
Per
la stessa ragione combatté i partiti (1) e i sindacati, addirittura la
democrazia, confinando qui il suo pensiero con la stessa radice dell’anatema
nietzscheano.
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Pia Valentinis, Simone Weil e l'hitlerismo |
Indefessa
nel rifiuto della “forza”: quella
stessa che aveva stigmatizzato nel poema di Omero (Iliade), la stessa che stava
dietro al programma di “dominio del mondo” di Hitler (2), ancora quella che
stazionava nelle stanze del totalitarismo stalinista.
Fortemente
segnata dal tragico delle tragedie
greche e dei puri cantori del vero (Shakespeare, Racine) la Parola che si fonde con il Bene, il
Bello e si distingue dal linguaggio codificato.
Analogamente
cade sotto la sua “mannaia” il diritto,
che mai può adeguarsi alla Giustizia del Divino.
“E
inimmaginabile San Francesco d’Assisi che parla di diritto” (3).
Chiudo
cercando di rendere il quid misticheggiante
dell’Amore, come lo intese Simone Weil. Fluente dal desiderio, elemento
insospettabile a prima vista, ma che bisogna leggere come “vena di infinito”,
del tutto separato da motivazioni soggettive o personali (4)
“Solo
l’operazione soprannaturale della grazia fa sì che un’anima passi attraverso il
proprio annientamento fino al luogo ove si accede a quel genere di attenzione
che è la sola a permettere di essere attenti alla verità e alla sventura. È la
medesima per i due oggetti. È un’attenzione intensa, pura, senza movente,
gratuita, generosa. E questa attenzione è amore” (5)
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Pia Valentinis, Simone Weil operaia |
Note.
1.Manifesto per la soppressione dei partiti
politici, Castelvecchio.
2.Le origini dello hitlerismo.
3.La persona e il sacro, p.31
4.Resta
lo stigma weiliano sulla Persona concepita come maschera.
5.La persona e il sacro, p.45.
Un grande grazie a te, Rossana, che hai accompagnato il post con una essenziale, ma calzante serie di raffigurazioni e altrettanto grande per voi due che avete accolto il post di un personaggio “ sempre scomodo”, ma che ci interroga sempre.
RispondiEliminaDovremmo misurarela miseria del nostro tempo dal deserto di queste figure!
Caro Rosario, anche noi siamo convinti che Simone Weil sia una figura affascinante e sempre attuale. Tanto che tre anni fa avevamo presentato un profilo molto descrittivo sulla vita:
Eliminaqui l'articolo
Il tuo post si pone su un piano più teoretico(con te siamo sempre in sintonia di gusti e interessi). Un abbraccio.
C'è da riflettere. Grazie.
RispondiEliminaGrazie Mario, lettore fedele e attento
EliminaGrazie, Rosario. Il tuo denso ed efficace saggio su S. Weil avverte che oggi più che mai abbiamo fame di autenticità nella stretta attinenza di pensiero-azione, abbiamo sete di verità, abbiamo bisogno di essere ebrei cattolici comunisti operai pescatori esuli e rifugiati…, ed insieme mistici e combattenti nella scelta intransigente di campo…. A questo proposito lasciami citare - suggello ed emblema di quanto hai scritto - i tre”contatti” di S. Weil con il cattolicesimo, nel segno della scelta degli oppressi e degli “sventurati”, della bellezza, del dolore e dell’amore: i pescatori portoghesi (“il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi, gli schiavi non possono non aderirvi, e io con loro”); Assisi e la spiritualità di Francesco (“per la prima volta nella mia vita qualcosa più forte di me mi ha obbligata a mettermi in ginocchio”); Solesmes (“una gioia pura e perfetta nell’inaudita bellezza del canto e delle parole”), dove “il Cristo stesso è disceso e mi ha presa” e, tramite la visione del giovane inglese cattolico che si comunica, impara a memoria la poesia “Amore, mi diede il benvenuto…” di George Herbert.
RispondiEliminaNessun dubbio di stare in sintonia con voi Siamo sulle cime con Etty Hillesum, con Edith Stein....
RispondiEliminaSimone Weil guida indispensabile per la sua cultura e per la formazione di docenti universitari....
RispondiEliminaCerto... chi ha " sete di verità " non può lasciarsi iscrivere a nessuna confessione..affinché la mente umana sia piena di pensieri...pensieri che debbono scorrere come .." vena d' infinito " .
E tutto ha un costo....! Simone Weil ha un' ampia formazione culturale non solo per aver studiato... ma anche perché ha conosciuto la scuola del lavoro....
Grazie a voi ho sottolineato l' importanza della persona e del " come " si può dare alla vita un sano valore....grazie...