Far pratica di utopia.
Post di Gian Maria ZavattaroImmagini delle illustrazioni di Carlo Stanga (qui il sito instagram).
L'importante è imparare a sperare.
(Ernst Bloch, Il principio speranza).
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Carlo Stanga, Volare in libertà |
Così è per la parola “utopia”,
coniata come si sa da T. Moro nel 1516. All’origine c’è la Repubblica di
Platone: “uno stato che esiste solo a parole, perché non credo che esista in
nessun luogo della terra. Non ha alcuna importanza che questo stato esista oggi
o in futuro, in qualche luogo, perché l’uomo di cui parliamo svolgerà la sua
attività politica solo in questo e in nessun altro”. Utopia (a-topos,
ou-topos, eu-topos): essere che non c’è, realtà che non è in alcun dove, terra
promessa che non sarà mai posseduta, luogo impossibile chiamato a dar senso e
ad animare il mondo.
L’utopia è per l’esistenza della
società, dice Ricoeur, ciò che l'invenzione è per la conoscenza scientifica:
progetto immaginario di un altro tipo di società, ricerca di un modo
alternativo di pensare ed essere, capacità di trascendere il presente ed
anticipare il futuro. Non è fantasia erratica, fiume senz’acqua,
eccentrica schizofrenia, ma promessa di una verità nuova ”anticipata e
pregustata in fantasia”.
E’ denuncia ed annuncio: denuncia che
ogni sistema può essere messo in discussione; annuncio che il futuro è campo
per modi alternativi di vivere. L’utopia “porta nei suoi lineamenti segnati
il tempo e il luogo reali della sua nascita; basta rovesciarla per avere il
contorno della realtà di cui è negazione; è l’immagine rovesciata di una realtà
di fatto. L’utopia che sola merita questo nome è un irreale, sì, ma un irreale
che nasce dalla realtà per il fatto stesso di negarla e ritorna alla
realtà perché è forza che trasforma la realtà per renderla simile a sé”(A.
Tilgher in Tempo nostro, a cura di Salvatorelli, Bardi, Roma, 1946,
pp.8-13).
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Carlo Stanga, Città futura |
Molti filosofi, non ultimo Popper, si
sono scagliati contro le tare profonde e le contraddizioni di molte utopie
storiche, delle quali giustamente condannano il pensiero statico ed
inevitabilmente totalitario, la rigidità del perfezionismo e la meticolosità
dove nulla è lasciato al caso, l’intolleranza del dogmatismo e del
totalitarismo, la preoccupazione patologica del controllo dei giovani e del
monopolio dell’educazione.
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Carlo Stanga, Finestra |
In realtà oggi ciò che va di moda è
la sua antitesi, l’anti-utopia, che non si aspetta nulla, che vive
giorno per giorno la vita segnata dall’assenza di ogni progetto, che si perde nel
presente liquido e nella frenesia delle vite di corsa, dove non c’è spazio per
la resistenza tragica o per le scelte di Francesco d’Assisi.
Quanti oggi desiderano davvero un
futuro in cui sperare di assumere su di sé il proprio destino e non semplicemente
uscire al più presto dalla crisi, riempire il frigo, divertirsi a tutto spiano
nel mondo reale e virtuale?
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Carlo Stanga, Tempo estivo |
Ad ognuno di noi il compito e
l’impegno di continuare, senza tracotanza, a far pratica di utopia,
sempre provvisoria, e riscoprire possibilità che ancora ignoriamo.
P.S. Come credente so bene che in ogni caso il discorso
rimane monco e non posso nascondermi l’“impotenza dell’utopia”: nessuna
speranza terrena può rappresentare il traguardo definitivo perché ogni
risultato viene superato nel momento stesso in cui è raggiunto, perché il male
che ogni giorno si espande con insolenza oltre ogni immaginazione (luoghi
di sterminio, torture, sofferenze indicibili delle continue guerre, atti di
violenza che sembrano moltiplicarsi, sistemi diversi di sfruttamento, fallimenti
di ogni genere) è una sfida alla speranza, tanto più quando il male viene da
noi stessi.
Soprattutto so bene che l’utopia inevitabilmente si scontra con
l’ultima sfida, lo scacco della morte ineludibile per ognuno di noi. Per
Jaspers la morte, rivelando l’intimo nucleo dell’essere umano come aspirazione
insopprimibile a vivere, è la situazione-limite per la speranza: o ci
chiude inevitabilmente nei limiti della nostra esistenza mondana o ci
apre fiduciosamente alla speranza di un futuro trascendente. E’ possibile una
speranza che dia significato anche là dove sembra regnare il non senso e l’assurdo,
che inglobi nella sua prospettiva le speranze terrene che mirano alla
trasformazione del mondo, ma insieme vada oltre la loro presunzione
perché in esse non trova la salvezza che attende? Per il cristiano sì:
speranza che spera, che prende in carico le nostre aspettative, le nostre
utopie, i nostri insuccessi e li oltrepassa, li porta più lontano,
al di qua ma anche al di là della morte. E’ la speranza in Dio morto e
Risorto, risposta alla Sua chiamata ed alla Sua promessa di salvezza. Ma questo è un discorso che meriterebbe ben altri
approfondimenti.
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Carlo Stanga, Papa Francesco |
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Magistrale definizione e delineazione del principio,della sostanza e dei complementi della utopia. Tu dici : “ corporea “ e non liquida, “impalpabile ed eterea “ e non ridotta ad essere utile . Alimento di una speranza inesauribile ed amica di una Speranza che trascende.
RispondiEliminaSe ne scoprisse il bisogno nell’arte politica!!! Grazie
Quanto avremmo oggi bisogno di utopia, quel sogno ad occhi aperti che non si accontenta del "cattivo presente" e "non permette che si faccia i rinunciatari" (come dice ancora Ernst Bloch in apertura al suo "Il principio speranza").
RispondiEliminaContinuerò a far pratica di utopia......mi tiene viva, nonostante tutto ...
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