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martedì 27 ottobre 2020

Scienza e covid.

La funzione sociale, oltre che intellettuale, della ricerca scientifica. Oggi, in particolare.
Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Marco Melgrati (qui il sito).

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Dico un’eresia se sostengo che nella incertezza di questo frangente storico caratterizzato dall’insidia del Covid 19 è messa sotto accusa la scienza? Sì, certo, prima di tutto la tecnica. A ragione, in quanto ha cullato la pretesa antropocentrica di soggiogare la natura. Ma, la scienza?!

Provate solo ad immaginare, in un baleno, il supporto che la conoscenza scientifica ha rappresentato nel cammino dell’uomo!

Eppure, alla scienza si imputa oggi, da un discreto numero di persone con voce blandamente ponderata, l’imprecisione, e con essa l’incapacità di dare risposta alla esigenza odierna di sicurezza. Comitato scientifico, sapere medico, che è - va ricordato - ramo della pianta scientifica, sono sul banco degli imputati, prescindendo dalla contraddizione in cui si cade, quando, figli del progresso scientifico, ci volgiamo contro un progenitore.

La risposta all’interrogativo richiede, così stando le cose, un esame sulle credenziali epistemologiche delle proposizioni scientifiche. La scienza si è conquistata con sacrifici il ruolo che riveste, liberandosi da compagnie improprie (occultismo, magia, superstizione) e da ingerenze indebite (dogmatismo spesso a sfondo teologico). Ha saputo anche uscire dalle “grinfie” dello scientismo: effetto della distorsione positivista.

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L’abito che è riuscita a confezionarsi nel corso del ‘900, prestandosi al profondo e doloroso dibattito iniziato da Mach e Poincaré, proseguito con il neopositivismo logico e il falsificazionismo di Popper, con la presenza dell’estroverso Feyerabend, è di tutto rispetto, anche perché adattato al rapporto con la fede, con la morale, con la libertà, con la dignità umana…

La configurazione, vista nella genericità, spiega poco; quindi si richiede l’argomentazione dettagliata imperniata sull’atto di accusa.

Quest’ultimo si esplicita come fondamentale incredulità nel potere previsionale della scienza.

Dentro la compagine prima ricordata, in maniera pertinente, H. Poincaré ha dedicato attenzione a tale risvolto, partendo dalla necessità di una presa di distanza dal carattere assiomatico della scienza. Egli, che pure era di formazione matematica, smentì la taratura apodittica della cognizione scientifica senza scendere, in alcun modo, al livello del relativismo.

Dopo aver debitamente messo in salvo l’oggettività della scienza, sulla scia di Mach che era arrivato addirittura a considerare, dentro il sensismo, lo scopo economizzatore delle proposizioni scientifiche (1), Poincaré dichiarò il fine pratico della scienza.

Il criterio dirimente assunto dal filosofo francese è la sistematicità dei dati empirici raccolti: da essi e per essi emerge la continuità, e, con essa, la probanza della scienza.

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Poincaré però non rifugge dagli accorgimenti a supporto della razionalità scientifica, e così non esita a servirsi della rete delle convenzioni.

Ad essa affianca il fine previsionale e il criterio dell’utilità, senza far scadere quest’ultimo nel vile piano dell’interesse soggettivo-opinabile.

“La scienza deve ordinare: la scienza si fa coi fatti, come una casa si fa con pietre; ma un cumulo di fatti è tanto poco una scienza, quanto un mucchio di pietre una casa. E, prima di tutto, lo scienziato deve prevedere”. (2)

Poincaré, da autentico scienziato, ha presente l’intelaiatura cumulativa della scienza, che di per sé richiede di proseguire di continuo. Si accinge quindi a dargli un criterio guida: “Mi si permetta di paragonare le scienze a una biblioteca che deve di continuo accrescersi; il bibliotecario dispone per le sue compere di crediti insufficienti: deve cercare di non farne dispendio. La fisica sperimentale è incaricata delle compere; essa sola può dunque arricchire la biblioteca. In quanto alla fisica matematica, il suo compito sarà quello di apparecchiare il catalogo. Se quest’ultimo è ben fatto, la biblioteca non sarà per questo più ricca; ma esso potrà aiutare il lettore a servirsi delle ricchezze” (3).

Nel contesto storico in cui il Nostro operava, era conosciuto e coltivato il linguaggio (Wittgenstein, Russell): conferma ne dava egli stesso, quando indicava nel linguaggio lo strumento perfomativo del fatto scientifico, materia bruta ineludibile della pratica scientifica: “Riassumendo, tutto ciò che lo scienziato crea in un fatto, è il linguaggio nel quale l’enuncia.”(4)

Con queste premesse Poincaré esprime la capacità della scienza di fare previsioni: “Che cosa è dunque una buona esperienza? È quella che ci fa conoscere qualcosa di più di un fatto isolato: è quella che ci permette di prevedere, cioè di generalizzare. E invero, senza generalizzazione, la previsione è impossibile”. (5)

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Eccoci arrivati alla conferma: la scienza ha questa dote; essa si sostiene non sulla improvvisazione ma sulla raccolta dei dati, mentre si tiene ben lontana da ogni movenza aruspicinale (augurale, propiziatoria) eterogenea al metodo scientifico.

Conclusione.

Si sarà compreso, vista la premessa, che non ho svolto la disamina semplicemente per un’impuntatura epistemologica. Vista la temperie culturale nella quale ci troviamo immersi, agitata da contrasti pseudo ideologici, in sostanza sollevati appositamente per annegare nel torbido l’onesta fatica umana a volgere la pagina del futuro e premiare piuttosto usurpatori e profittatori, mi è sembrato doveroso spezzare una lancia in favore della funzione sociale, oltre che intellettuale, della ricerca scientifica.

Oggi, nella tempesta sanitaria, nel groviglio di opinioni estemporanee, è bene metterlo in chiaro. 

Note.

(1) Mach, La meccanica nel suo sviluppo storico critico, Boringhieri.
(2) La scienza e l’ipotesi in Novecento filosico e scientifico volume 2, pagina 750, sottolineata da me.
(3) Come sopra p. 751.
(4) Come sopra p. 757.
(5) Come sopra p. 750.

4 commenti:

  1. Il fatto è che la gente continua ad avere una mentalità magica, per cui richiede alla scienza il " miracolo", l'immediata soluzione del problema senza ripercussioni sul sociale, senza perdite, senza sacrifici, senza considerare che la conoscenza avviene attraverso l'esperienza sul campo, la raccolta di dati, l'analisi dei dati, il confronto con le conoscenze già acquisite, la ricerca di soluzioni e la sperimentazione della loro validità. Un percorso lungo che non consente improvvisazioni- a cui purtroppo invece la nostra società sembra accreditare massima fiducia- ma duro lavoro e impegno di studio.

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    1. Lei mette il dito nella piaga : oggi, che ci consideriamo super razionali, in realtà ci lasciamo (molti di noi) imbrogliare dalla magia (è informata sul numero dei clienti di maghi e megere?!). La conoscenza richiede metodo ricerca e lento procedere...anche e soprattutto umiltà.

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  2. Caro Rosario, leggo e rileggo ed ammiro la tua lucida ed insieme appassionata analisi sulla scienza. Né difesa ad oltranza né apologia, né demonizzazione né esaltazione idolatrica, ma visione descrittiva, giudizio fenomenologico della ricerca scientifica e della sua evoluzione storica. Un riconoscimento sincero ed una messa in chiaro oggi indispensabile “in favore della funzione sociale, oltre che intellettuale, della ricerca scientifica”. E monito severo a chi oggi in mala fede cavalca “contrasti pseudo ideologici, in sostanza sollevati appositamente per annegare nel torbido l’onesta fatica umana a volgere la pagina del futuro e premiare piuttosto usurpatori e profittatori”. Monito anche a chi in buona fede cavalca questo sciacallaggio. Ricordo un tuo precedente post (su scienza e fede) in cui ricordavi giustamente che ogni lettore è limitato dalla sua “apertura mentale”: “In sé non mi pare per nulla una brutta cosa avere “aperture mentali” diverse, se ed in quanto si è disponibili ad un dialogo autentico”. Di questo abbiamo bisogno oggi più che mai. Grazie, caro amico.

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    1. Ti ringrazio del tuo generoso commento. Associato al vostro autorevole “ carro “ ( blog) combatto con voi la battaglia, insieme illuministica e morale , contro pregiudizi saccenteria e cattiva coscienza. La scienza è cresciuta combattendo i pregiudizi ( Bacone Popper). Mach e Poincare’ nel volgere di quel secolo, mentre facevano progredire la scienza, dicevano parole profetiche, purtroppo non ascoltate. Speriamo che non sia così anche stavolta! Un ringraziamento a Rossana per la sua felice scelta ed un abbraccio.

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