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martedì 23 gennaio 2018

Il ritorno di Lorenzo, Primo Levi.

Il racconto di Lorenzo, nel capitolo dodicesimo di "Se questo è un uomo" e nello scritto posteriore ("Il ritorno di Lorenzo") commuove e invita ancora oggi a ripensare il nostro essere uomini.
Post di Rossana Rolando
Riproduzioni dei disegni tratti dal libro fumetto, dedicato a Primo Levi, Una stella tranquilla di Pietro Scarnera (qui il sito). Didascalie iconografiche liberamente attribuite in base all'interpretazione delle vignette e alle letture relative all'opera dell'illustratore.

Pietro Scarnera,  
Una stella tranquilla, Primo Levi scrittore
Il ritorno di Lorenzo è uno scritto contenuto nella raccolta Lilít (1981), elaborato molto tempo dopo l’incontro con Lorenzo, nel campo di Auschwitz, quando ormai egli è morto da numerosi anni. Ricostruisce l'immagine di un rapporto decisivo, nella storia del deportato e dell’uomo Primo Levi.

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

Durante il lavoro nel lager il futuro scrittore torinese viene attirato dall’accento piemontese di un operaio, un muratore (scoprirà poi proveniente da Fossano) che si rivolge ad un suo compagno.
“Ho incontrato Lorenzo nel giugno del 1944, dopo un bombardamento che aveva sconvolto il grande cantiere in cui entrambi lavoravamo. Lorenzo non era un prigioniero come noi, anzi non era un prigioniero affatto. Ufficialmente, faceva parte dei lavoratori civili volontari di cui la Germania nazista pullulava…”¹ .

Pietro Scarnera, Una stella tranquilla
Primo Levi e i sommersi
Lorenzo parla poco, ma capisce. Da quel primo incontro, ogni giorno, per sei mesi, porta una gavetta piena di zuppa, accompagnata qualche volta da una fetta di pane - sottratte alla penuria comune anche ai civili  - a Primo Levi, che la divide con il suo amico Alberto. Entrambi sono stupiti dei rischi assunti da Lorenzo, con poche esternazioni, senza incertezze e senza voler in cambio nulla: la Gestapo punisce i civili, per il reato di comunicazione con i detenuti, riducendoli allo stato di internati, non per sempre, ma per un tempo abbastanza lungo. Quel che si teme è la diffusione di notizie sullo stato del Lager.
E lo stupore è tanto più plausibile “nell’ambiente violento ed abbietto di Auschwitz”: aiutare gli altri “per puro altruismo”², senza alcuna ricompensa, risulta totalmente estraneo ed incomprensibile, appartiene ad una logica che il campo di sterminio non conosce e che fa di tutto per soffocare e spegnere.
E’ grazie a Lorenzo che Primo Levi può comunicare con la sua famiglia inviando una cartolina e ricevendone notizie. E’ Lorenzo che gli regala una maglia rattoppata.

Pietro Scarnera, Una stella tranquilla
Il sogno collettivo di mangiare
L’ultimo giorno, in cui lo vede, la zuppa è un po’ sporca di terra: Lorenzo se ne scusa, ma non dice che l’ha voluta portare ad ogni costo, nonostante una bomba, caduta vicino a lui, gli abbia rotto un timpano. Primo Levi lo scoprirà un anno dopo, in Italia, insieme ad un'altra rivelazione inaspettata.
Lorenzo “… non era un credente, non sapeva molto del Vangelo,  ma mi raccontò allora una cosa che ad Auschwitz non avevo sospettato. Laggiù non aveva aiutato soltanto me. Aveva altri protetti, italiani e non, ma gli era sembrato giusto non dirmelo: si è al mondo per fare del bene, non per vantarsene”³.

Pietro Scarnera, Una stella tranquilla
Il male dei reduci
Il resoconto s’intitola Il ritorno di Lorenzo, perché narra il lungo viaggio a piedi, da parte di Lorenzo, per raggiungere Fossano, durato più di quattro mesi. Quando Primo Levi lo cerca (una volta tornato anch'egli in Italia) ritrova un uomo “stanco mortalmente, di una stanchezza senza ritorno…”. Morirà del male dei reduci, “lui che non era un reduce”. 
La figura di Lorenzo viene descritta come quella di un “un salvatore venuto dal cielo”. E’ un linguaggio che i lettori di Primo Levi ben conoscono: la metafora “religiosa” della salvezza è andata a costituire anche il titolo di un suo libro I sommersi e i salvati. Ma in che modo si può essere “salvati” all’interno del mondo concentrazionario? Primo Levi, come sempre, lo sa dire con l’asciuttezza del chimico, senza la minima sbavatura retorica, condensandolo nel capitolo XII di Se questo è un uomo.

Pietro Scarnera, Una stella tranquilla
Primo Levi e gli incubi del sopravvissuto
Lorenzo non lo ha semplicemente salvato dalla fame - che pure nel lager si trasforma ogni notte nel sogno collettivo e “spietato” di mangiare, senza mai poter saziare il proprio desiderio - , ma soprattutto dalla negazione, dalla disumanità, dalla perdizione di ogni traccia umana:
“Per quanto di senso può avere il voler precisare le cause, per cui proprio la mia vita, fra migliaia di altre equivalenti, ha potuto reggere alla prova, io credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all’odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilità di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi.
I personaggi di queste pagine non sono uomini. La loro umanità è sepolta o essi stessi l’hanno sepolta sotto l’offesa subita o inflitta altrui. Le SS malvagie e stolide,  i Kapos, i politici, i criminali, i prominenti grandi e piccoli, fino agli Häftlinge [prigionieri] indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati da una unitaria desolazione interna.
Ma Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di negazione. Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo”.

Pietro Scarnera, Una stella tranquilla
Memoria

Note:
1. Primo Levi, Il racconto di Lorenzo, nella raccolta Lilít, in Opere, vol. II, Einaudi, Torino 1997, p. 59.
2. Ibidem, p. 63.
3. Ibidem, p. 66.
4. Ibidem, p. 66.
5. Ibidem, p. 63.
6. Primo Levi, Se questo è un uomo, in Opere, vol. I, Einaudi, Torino 1997, p. 55.
7. Ibidem, pp. 117-118.
Link:
Biografia di Lorenzo Perrone
Video con intervista allo storico Alberto Cavaglion
Due postille su Primo Levi (Alberto Cavaglion), Doppiozero
Intervista a Pietro Scarnera sul suo "La stella tranquilla" dedicato a Primo Levi
Sito di Pietro Scarnera

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18 commenti:

  1. Sei insuperabile Rossana! Un modo: discreto, umano, partecipe e sensibile di commemorare. Grazie 🙏

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    1. Grazie davvero, caro Rosario, sono felice che tu abbia gradito. Primo Levi (ricordo che la tua scuola è a lui dedicata) è una miniera di umanità... maturata nei luoghi più bui del dolore.

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  2. Francesco Borghese23 gennaio 2018 09:43

    Bellissimo!

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    1. Grazie di cuore per il gradito apprezzamento. Buona giornata.

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  3. Francesca Rita d'Angelo23 gennaio 2018 11:20

    ...grazie...!!...veramente meraviglioso...

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    1. Bello poter condividere questo racconto "luminoso" che si sviluppa nella tenebra del Lager. Buona giornata.

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  4. Lorenzo e Primo Levi: loro sì sono stati uomini. Questa pagina di Primo Levi, il ricordo di Lorenzo dovrebbero essere scolpiti nel nostro cuore. Per sempre, come monito superiore di umanità vera. Grazie, Rossana.

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    1. Sì, Primo Levi merita di essere letto e riletto: un grande classico. Soprattutto ha la capacità di saper evocare ciò che è buono, integro, puro... senza alcun accento predicatorio o retorico. Per questo, credo, lo sentiamo così profondamente vero. Un caro saluto.

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    1. Grazie a lei per aver lasciato il suo gradito commento. Buona giornata.

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  6. Laura D’Aurizio27 gennaio 2018 08:50

    "più si fa buio intorno a noi e più dobbiamo aprire il cuore alla luce che viene dall'alto"

    pensiero 42 - Edith Stein, Pensieri, Il passero solitario, Roma 1991-

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  7. Rossana Rolando27 gennaio 2018 09:43

    Grazie Laura, bellissima la citazione di Edith Stein. E' proprio questo il messaggio del racconto di Lorenzo, da parte di Primo Levi: la luce che filtra nel buio. Buona giornata e un abbraccio, Rossana.

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  8. Domenico Delbarba27 gennaio 2018 10:04

    ... può ritornare, purtroppo l'indifferenza dei nostri giorni è la stessa dei giorni che precedettero quei giorni...

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    1. Infatti è già tornato con l'orrore della condizione degli immigrati.

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    2. Pur nella diversità è la stessa radice dell'in-differenza.

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  9. In-differenza: incapacità di cogliere la differenza e il diverso e quindi di prendersi cura e provare interesse per l'altro da noi (Guido Dotti, monaco di Bose, ora, nella trasmissione di Gabriella Caramore).

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  10. "Vicino all'uscita, a destra, al sesto palo che ha una spaccatura in mezzo, ai piedi di un albero."
    Queste istruzionilasciate dall'autore resero possibile il recupero di tre bottiglie sigillate, sepolte in un punto del campo di concentramento francese di Vittel.
    Contenevano Dos Lid (Il canto). Il canto del popolo yiddish messo a morte.
    (dall'introduzione di Erri de Luca)
    Da "Dos Lid" rtporto i versi iniziali del paragrafo 9:

    9. Ai cieli
    E cominciò così, subito nel principio. Cieli, dite
    perchè? Per cosa?
    Perchè ci tocca di essere oltraggiati sopra la gran-
    de terra?
    Sta come a occhi chiusi la terra sordomuta, ma voi
    cieli avete visto bene.
    Siete stati a guardare dalle altezze, da lassù, e non
    vi siete rivoltati.
    [....]

    Itzak Katzenelson - Canto del popolo yiddish messo a morte
    (trad. e curatele di Erri de Luca)
    Ed. Mondadori

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    1. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro27 gennaio 2018 20:14

      Grazie Gianni. Questo tuo commento è davvero toccante: "... ma voi
      cieli avete visto bene.
      Siete stati a guardare dalle altezze, da lassù, e non
      vi siete rivoltati".
      E', nello stesso tempo, espressione di disperazione e speranza: i cieli ci sono, anche se - incomprensibilmente per noi - non si sono rivoltati.
      E' vera anche la domanda che ribalta la prospettiva: non "dov'era Dio?", piuttosto "dov'era l'uomo?"... ma l'interrogazione al cielo rimane in tutta la sua drammatica pregnanza. Grazie ancora. Un abbraccio.

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