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lunedì 30 dicembre 2019

Il secondo Io. Una storia di Capodanno.

Viaggio nel vecchio anno, nei territori dell'Io nascosto.
Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni dell'artista coreano Jungho Lee (qui il sito), con gentile autorizzazione.

Jungho Lee, La stanza del Pensiero, 2015
La strada che volevi prendere
La lettera che volevi scrivere
L’uomo che volevi salvare
Il posto che volevi occupare
La donna che volevi seguire
La parola che volevi sentire
La porta che volevi aprire
L’abito che volevi indossare
La domanda che volevi porre
La camera d’albergo che volevi avere
Il libro che volevi leggere
L’occasione che volevi cogliere¹

Jungho Lee, Conoscenza di sé
Dodici immagini di un viaggio nel vecchio anno che ben rappresentano diramazioni non scelte del proprio esistere, possibilità non attraversate, mondi non esplorati: la strada che non hai intrapreso, la lettera che non hai scritto, l'uomo che non hai salvato, il posto che non hai occupato, la persona che non hai seguito, la parola che non hai sentito, la porta che hai lasciato chiusa, il vestito che non hai indossato, la domanda che non hai posto, la camera d'albergo che non hai avuto, il libro che non hai letto, l’occasione che hai perduto…
Per dodici volte avresti voluto, ma un impedimento è intervenuto e ha reso impossibile il compimento di quella volontà. Il viaggio nel passato può avere il sapore di un imperfetto mai realizzato: quello che "volevi" fare e non hai fatto.

E’ la situazione descritta in un racconto di Walter Benjamin, dal titolo Il secondo Io. Una storia di Capodanno su cui riflettere².

Jungho Lee, Libro sul tempo
Il protagonista  Krambacher è un piccolo impiegato, senza famiglia, senza legami, privo di una stabile dimora, che vive in camere ammobiliate e misere. Tutti i suoi programmi, per la notte di Capodanno, sono andati in fumo e così è rimasto solo, in compagnia di due bottiglie di punch, procurate con gli ultimi soldi.
Inizia alle nove la sua solitaria gozzoviglia finché – stanco di quelle mura squallide - decide di uscire verso le undici. Arriva in un locale equivoco in cui si offrono viaggi nel vecchio anno. Il proprietario lo fa accomodare su uno sgabello, davanti ad un binocolo, e gli spiega come può conoscere il suo “secondo Io”: le immagini che scorrono davanti ai suoi occhi rappresentano gli impulsi non seguiti, i desideri non realizzati, le spinte inibite e tenute a bada dal “primo Io”.
Quando suonano le campane del nuovo anno, tutte le immagini sono passate attraverso il prodigioso binocolo del tempo e Krambacher si risveglia dal suo viaggio immaginario.

Jungho Lee, Tempo
Il racconto si presta ad essere interpretato in diversi modi. Si può dire comunque che in tutti – in forme e tempi diversi – si presenti un “secondo Io” alla porta della vita. Il “primo Io” la tiene ben chiusa e non lascia entrare il “secondo Io”, se non raramente, in condizioni particolari, sotto il velo tormentoso della malinconia e del rimpianto.
Lo dice Borges, nella sua poesia Il rimorso:

Ho commesso il peggiore dei peccati
che possa commettere un uomo. Non sono stato
felice. Che i ghiacciai della dimenticanza
possano travolgermi e disperdermi senza pietà.
I miei mi generarono per il giuoco
azzardoso e stupendo della vita,
per la terra, per l'acqua, l’aria, il fuoco.
Li frodai. Non fui felice. Realizzata
non fu la loro giovane volontà. La mia mente
si applicò alle simmetriche ostinatezze
dell’arte, che intesse nullerie.
Ereditai valore. Non fui valoroso.
Non mi abbandona. Mi sta sempre allato
l’ombra d'essere stato un disgraziato.³

Jungho Lee, Assorbito
In entrambi i casi – tanto nel racconto di Benjamin, quanto nella poesia di Borges – l’intento è sapienziale (una storia su cui riflettere). Certo ogni decisione per qualcosa di determinato, come insegna Kierkegaard, implica la rinuncia consapevole e responsabile alla totalità del possibile. Ma la via scelta non può sacrificare il desiderio che anima ciascuno, la sua vocazione profonda, il suo dèmone (direbbe Hillman). Perciò l’invito di Benjamin e di Borges è quello di vivere il nuovo anno, in ogni suo istante, come un’opportunità unica, un tempo propizio (kairos), in cui provare ad essere felici.

Note.
1. Walter Benjamin, Racconti, Einaudi, Torino 2019, p. 63.
2. Il racconto risale al 1933 ed è contenuto nell'edizione italiana sopra citata, pp. 60-63.
3. Jorge Louis Borges, Il rimorso, contenuto in Tutte le opere, Mondadori, I Meridiani, Milano 1985, p. 987.

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10 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Bellissimo e poi Branduardi nel Duomo di Milano

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    Risposte
    1. Branduardi è davvero un grande artista.
      Questo pezzo è stupendo, nell'intreccio tra parole e musica. Cito alcuni passaggi:

      Tempo mio fratello, tempo mio nemico;
      spazio mio suono, spazio mia sconfitta;
      dal tuo venire e andare che utile viene alla vita?
      ...
      Chiedi l'ala al falco per veder meglio dal cielo,
      volare lontano, alzarti sulla fame e sulla sete.
      Ma sfuggirai alla trappola che in te nascondi?
      ...
      Non mettere all'asta i sogni,
      non affittare l'anima tua.
      ...
      Innalza il dolore sulle sconfitte e sui trionfi.
      Sopra di noi splende il cielo stellato
      che gira senza sosta.
      ...


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  3. Gli ingredienti ci sono - eccome ! - per descrivere il mondo del l’ ek-sistere. Tolta la patina angosciante, il “ secondo Io” custodisce la possibilità, margine che impedisce la cristallizzazione dell’esistenza. Per un verso conserva la ricchezza del libero arbitrio che Dio ci ha regalato ( Pico della Mirandola ).
    Il post delinea , quasi con un tocco di magia, certo con tono di grazia, la linea sottile di un umanesimo, che ci appartiene intimamente e che Benjamin, nella dimensione della tradizione culturale ebraica, e. Borges, nel clima di sogno che gli è congeniale, hanno saputo cogliere.
    Coerente con il tema ed estremamente suggestivo il testo iconico prescelto.
    Grazie, Rossana🌹🍀

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    1. Grazie caro Rosario, quello che hai scritto qui e su facebook coglie pienamente lo spirito del post che non vuole invitare ad un ripiegamento nostalgico (e angoscioso, come tu accenni) sul passato, su ciò che avremmo potuto essere e non siamo, ma piuttosto sul possibile che ci sta dinnanzi e che possiamo vivere come opportunità, come adesione al "desiderio" che ci anima. Un grande abbraccio.

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  4. Sergio De Carolis30 dicembre 2019 17:41

    Grazie sig.ra Rossana, non ho mai letto né ricevuto un modo così garbato, profondo e vero di comunicare gli auguri per il nuovo anno che verrà. Grazie...nel 2020 proverò ad "essere felice"!

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    1. Mi onora questa sua considerazione.
      Proveremo - anch'io come lei - ad "essere felici".
      Buon anno!

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  5. Molto interessante come sempre. Due piccole considerazioni:
    La poesia di Borges mi ha ricordato la vicenda di George Gray, ne "L'antologia di Spoon River", che paragona la propria vita ad una barca dalle vele ammainate che non è mai uscita dal porto.
    Ma bello l'invito finale del post a vivere ogni istante come tempo propizio, kairos!
    Grazie di cuore, cara Rossana, e auguri di Buon Anno a tutti voi!!!

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  6. Grazie Annamaria, per le tue osservazioni sempre arricchenti. Molto opportuno il collegamento con la vicenda di George Gray. La inserisco qui tramite video. Ti auguro un anno ricco di bellezza e di musica (che condividi generosamente nel tuo raffinato blog).Un caro abbraccio.
    [video]https://www.youtube.com/watch?v=1C12H9XlhMg[/video]

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    1. Grazie di cuore del video e del grande spessore umano e culturale del vostro blog!
      Auguri ancora e un abbraccio!

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