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venerdì 24 marzo 2017

La pazzia di Don Chisciotte e di San Francesco.

Sulla scorta del saggio di José Antonio Merino vengono presentati due modelli esistenziali affini, per certi versi, e opposti, per altri: Don Chisciotte e San Francesco, due pazzi di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai.
🖊 Post di Gian Maria Zavattaro.


José Antonio Merino, 
Don Chisciotte e San Francesco 
Due pazzi necessari
“Don Chisciotte non è una metafora né Francesco una fantasia, ma realtà vive e programmatiche, perché fanno pensare e invitano a decisioni radicali. […] Essi hanno incarnato modelli di esistenza che sono riusciti a convertirsi in tipi universali. Per questo sono generatori permanenti di umanità, cammino transitabile verso la realtà concreta, verso le cose e gli esseri immediati ed ineludibili. […] Questi due personaggi bisogna leggerli nella prospettiva dell’esemplarità e non della moralità” […].   La morale, se è ragionevole, non è male; il problema sta nel mercato dell’ipocrisia. Da questo male ci potranno certamente liberare Don Chisciotte e Francesco d’Assisi. Questi personaggi ci insegnano che le grandi questioni della vita si debbono affrontare con grande dignità. Altrimenti  è meglio evitarle” (Josè Antonio Merino, Don Chisciotte e san Francesco, due pazzi necessari, ed. Messaggero Padova, 2007, p. 22-23).


🔵 Del libro di Merino riporto alcuni spunti tanto interessanti quanto provocatori. Il resto - specifici riferimenti letterari filosofici teologici storici, dotte annotazioni e gustose citazioni, riferimenti alle pagine di Cervantes e alle fonti francescane, il tutto condito da un amabile campanilismo ispanico - lo lascio a chi intende direttamente cimentarsi con il suo saggio.
Jules David (1808-1892), 
Don Chisciotte e Sancio Panza, Illustrazione
Abbiamo più che mai bisogno oggi di guardare lontano, come sanno fare i “folli” ed i “giullari”: bisogno di trasmettere coraggio, tenerezza e gioia di vita, bisogno di superare paure e resistenze. Sfida “destinata all’ironia”.  Per Merino don Chisciotte e s. Francesco sono modelli di esistenza: il fascino di don Chisciotte - personaggio immaginario di Cervantes -  è nella ricerca incessante della libertà e della propria originale identità; la grandezza di Francesco, persona in carne ed ossa, è nell’incarnare non solo lo spirito delle beatitudini ma quanto di più attuale vi è oggi: “la libertà personale, la gioia profonda, il senso di fraternità, la solidarietà universale, l’amore per la natura, per le piante, per gli animali, la compassione sociale, la cortesia con tutti, l’acuto senso dei pericoli della prosperità, del possedere e del consumismo” (p.18). Non si tratta di evadere in un mondo immaginario, ma di abitare la quotidianità  cantando  la vita e la morte, la gioia e l’amore, rotolandosi nella neve, essendo signori dei sogni pazzi.

🔵 Don Chisciotte cavaliere generoso.
Jules David (1808-1892), 
L'avventura dei mulini a vento, Illustrazione
Alonso Quijano - narra Cervantes - si converte a 50 anni in Don Chisciotte  e da “cavaliere dalla triste figura” si trasforma ben presto in cavaliere gioioso che gode e ride delle trovate di Sancio e “considera perfino le stesse bastonate che riceve sulla schiena come il pedaggio che doveva pagare per le sue eroiche imprese” (p. 69). Pieno di fiducia, difensore dei bisognosi, l’hidalgo va  per il mondo a scoprire aberrazioni sociali che vuole correggere e raddrizzare. 
Ma un cavaliere errante senza dama “è come un passero senza becco”: Dulcinea non è un’aggiunta artificiale, “è la donna straordinaria che giustifica sacrifici audaci e rischiosi, ispira sentimenti profondi e pone l’amore nell’estasi della vertigine più temeraria” (p. 90): amore che non chiede nulla in cambio né pretende  di essere corrisposto (2). E non si può parlare di Don Chisciotte senza Sancio, emblema del realismo pragmatico come contrappeso al sognante idealismo del cavaliere errante, ma insieme anch'egli sognatore che si lascia contagiare dalle avventure fantastiche.  L’uno non si potrebbe comprendere senza l’altro: Don Chisciotte non sarebbe tale senza Sancio, perché in lui si rispecchia la sua coscienza. Sancio non incarna solo il ruvido realismo, cambia e si trasforma, sogna e sperimenta il governatorato dell’isola di Baratteria, ma è pronto e  sincero nel congedarsi  dal potere (3). Al ritorno dalle avventure ritorna povero, ma non è più lo stesso e, se Don Chisciotte - la salute rovinata e i giorni contati - nel momento della morte recupera la ragione, rinuncia alle proprie pazzie, fa testamento,  informa i suoi amici che ora è di nuovo Alonso Quijano il Buono, Sancio diventa l’autentico e irrimediabile pazzo,  perché è necessario continuare la pazzia chisciottesca (4).

🔵 Francesco novello pazzo.
Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235), 
Stimmate, particolare
Francesco sin da giovane vive allegro e nel lugubre carcere perugino esulta nel Signore, disprezza e irride le catene, si nutre di sogni di grandezza: ”Il Signore mi ha detto che questo egli voleva che io fossi nel mondo un “novello pazzo” (p. 31). Mette in moto il sogno, si mette in viaggio, incontra lebbrosi, ladri, il papa, luoghi solitari, la Terra santa, Chiara…, rompe con il padre che vive tranquillo la normalità dell’ordine costituito ed inizia  una nuova forma di esistenza basata sul vangelo, attenta principalmente ai semplici, i poveri, gli emarginati. “Tu sei dei nostri e tra pazzi ci intendiamo sempre” così Francesco al pazzo che gli stende la casula. Butta via i suoi vestiti e appare nudo di fronte al vescovo: è la pazzia, la negazione di ciò che per gli altri è razionale (5). All’inizio del suo cammino incontra il lebbroso e dopo il primo impulso di fuga, ritorna, lo abbraccia e bacia: l’incontro con l’escluso lo trasforma e in punto di morte ricorderà che “ciò che mi sembrava amaro, mi ha cambiato in dolcezza di animo e di corpo” (p. 45). Nel cammino nuovo di vita non può contenere la sua gioia e se ne va per i campi ed i monti cantando in lingua francese le lodi del Dio della gioia (5). Francesco non è neutrale né indifferente di fronte all’ingiustizia sociale, ma si concentra sulle situazioni concrete e sulle persone, specie quelle considerate irrecuperabili e delle quali non si ha nessuna fiducia.
Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235), 
Predica agli uccelli, particolare
Il Cantico di frate sole è la grande espressione gioiosa ed esultante dell’incontro fraterno con tutti gli elementi della natura:  canta il sole  la luna le stelle l’aria l’acqua il vento il fuoco la madre terra…
Il “ferocissimo lupo” che incontra (uno dei capitoli più belli dei Fioretti) è trasformato in “Frate lupo”: parabola e metafora della riconciliazione con tutti gli esseri, “del superamento di tutte le rivalità, della rinuncia alle proprie ingiustizie e assurde pretese” (p. 85), invito ad essere creatori di convivenza fraterna, avendo fiducia nell’altro nonostante le apparenze, attraverso la cordialità, l’amabilità, la speranza. Francesco e Chiara d’Assisi: la più grande storia d’amore del medioevo cristiano”. La loro relazione è fatta di candore, dove amore e tenerezza sono liberi da ogni sospetto di complicità erotica o morbosa (7). Due singolari modelli di esistenza: ”Francesco rappresenta la parola; Chiara il silenzio; Francesco vive l’azione; Chiara la contemplazione; Francesco si converte in messaggio di pace; Chiara in fermento di unità; Francesco è la trasparenza; Chiara la luce; Francesco evidenzia l’animus creativo; Chiara l’anima feconda; Francesco è il grande specialista di Dio; Chiara la testimone gioiosa de “l’unica cosa necessaria” (p. 100).
Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235), 
Guarigione di una bimba, particolare
E’ la morte a separare don Chisciotte e Francesco, che prendono direzioni diverse. Quando Francesco sente la morte vicina ritorna a S. Maria degli Angeli, ricorda vivamente Chiara, prega per lei, le chiede di non piangere per la sua morte, ha ancora il coraggio di mangiare alcuni pasticcini che Giacoma di Settesogli gli aveva preparato, contempla il suo passato, non si pente delle sue utopie, si preoccupa solo che si mantengano fedeli alle origini. ”Si’ benvenuta, sora morte” e fa cantare da fra Angelo e fra Leone il Cantico di frate Sole, aggiunge un'altra strofa (“Lodato si’, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po’ skappare”) e canta: canta il salmo 142 e invita a cantare  non solo i suoi frati ma tutte le creature (8). Pazzo del vangelo e dell’utopia delle beatitudini” chiede che lo pongano nudo sulla sorella terra per “lottare nudo con il nudo”. La vita gioiosa e libera gli permette  di trasformare, come narra il suo biografo Celano, “il pianto in giubilo, il lutto in festa”. E’ la sua ars vivendi, arte del vivere, ma anche la sua ars moriendi, arte del morire. Per chi è lontano dalla prospettiva della fede è difficile  comprendere, per quanto la morte sia per tutti un mistero insondabile ed una violenza inaccettabile, un problema-limite. Per Francesco è il transito alla grande promessa del regno ed è da lui “compresa a partire da chi non muore, da Dio, che è il superamento e la soluzione della morte stessa” (p. 142).
Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235),  
Miracoli degli storpi, particolare
Oggi, nell’ancipite pienezza della globalizzazione, don Chisciotte, immaginario cavaliere errante, e Francesco, in carne ed ossa, ci invitano ad essere pazzi ma non stupidi. Ci vuole l’audacia di Abramo per  uscire dal proprio paese natale, dalla terra delle certezze e della normalità, dal circolo chiuso del proprio mondo limitato per divenire - non importa l'età - homo viator, che dal sogno passa all’azione. Intraprendere il proprio cammino comporta incognite e sorprese, perché esso conduce a luoghi in cui nessuno transita, perché la propria vita si inventa camminando, perché ad ogni bivio si incontra una biforcazione: categoria mentale, cifra dell’incertezza e del mistero,  che in ogni caso  richiede impellenti improrogabili decisioni. Il senso della vita di ognuno è nel percorrere il proprio sentiero personale, intreccio di idealismo e realismo, costruendo relazioni e ponti che superino le distanze, ridendo di sé con ironia e senza malizia né rancore nei confronti degli altri, accettando con allegria il negativo dell’esistenza, accogliendo con umiltà la propria finitezza, rispondendo con pacifica fermezza ad ogni forma di violenza, vivendo con intensità la propria esistenza aperta a tutte le dimensioni senza rimanere succube di nessuna.
Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235),  
Miracoli degli zoppi, particolare
E' come se ad ognuno di noi Francesco dicesse: “Tu sei dei nostri e tra pazzi ci intendiamo sempre”. A condizione di non rinunciare all’utopia della fratellanza universale, della pace, della libertà, dell’allegria, della frugalità, dell’ecologia planetaria, della fede gioiosa. A condizione di passare “dalla fantasia alla realtà, dalla realtà al sogno, dal gioco alla penitenza, dal canto al silenzio, dalla solitudine alla compagnia,  dal mondo a Dio e dal Creatore a tutto il creato, sapendo  che tutto è gratuito e che solo una vita ricevuta come dono, non dominata da interessi,  si trasforma in canzone, in danza ed in vero gioco” (p. 75). E soprattutto a condizione di riconoscere che i migliori interpreti della pazzia sono le persone semplici perché “la semplicità è la metafisica del povero e la verità dell’innocente. 

🔵 Concludo con la chiosa di Merino agli  intensi versi di Machado:
Oltre al vivere e al sognare, 
ciò che maggiormente importa  è:
risvegliarsi.
Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235),  
Miracoli degli ossessi, particolare
A che cosa? Alla vita cosciente? Al senso comune? Alla vita ragionevole? Ad affidabili certezze? Al sospetto o al dubbio? Al realismo o all’utopia? Al tempo o all’eternità? All’aldiquà o all’aldilà? Se ognuno porta con sé il proprio sogno, ognuno deve saper anche trovare il proprio risveglio. Il problema è questo. Don Chisciotte si risveglia al realismo e al senso comune; Francesco si risveglia alla grande speranza, che non inganna. Sa che proviene da Dio e va a lui attraverso lui. Dio ci potrà sognare, ma i sogni divini fanno parte della realtà più vera. Per questo, il  sognare e il risvegliarsi nascono e trovano spiegazione là dove si originano” (pp. 142-3).

Bonaventura Berlinghieri, 
San Francesco e storie della sua vita (1235), 
160×123 cm, Chiesa di San Francesco, Pescia.
🔵 Note.
(1) Nel leggere le riflessioni di Merino qualcuno potrebbe sogghignare. Capisco: il libro, come ogni libro che si rispetti, è rivolto a tutti ed a nessuno: a nessuno di  coloro che amano crogiolarsi  nel girone di  questa liquida società che consuma il presente, privi di  dubbi ed inquietudini, senza alcun sentiero personale da percorrere; a tutti coloro che portano le stigmate delle loro fatiche e le cicatrici delle loro lotte per migliorare la vita di tutti nel loro inquieto quotidiano cammino.
(2) Il nostro amore è stato sempre platonico, e non è andato più là di semplici sguardi, e anche  quelli così di rado, che potrei giurare con sicurezza che in dodici anni da che l’amo più che la luce di quest’occhi destinati a spegnersi sotterra, non l’ho vista che poche volte e in queste poche volte potrà anche darsi che non si sia mai accorta ch’io la guardavo” (Cervantes I,25 -  citato a p. 92).
(3) ”Sono venuto senza un soldo e senza un soldo  me ne vo: tutto al contrario di come son soliti ad andarsene i governatori di altre isole” (cit. pp. 118-9).
(4) Chiama i suoi amici, il curato, il barbiere, il baccelliere Sansone Carrasco: “Signori, andiamo piano; acqua passata non macina più. Io fui pazzo ed ora son savio, fui don Chisciotte della Mancia e ora, come ho detto, sono Alonso Quijano, il Buono. Ed a Sancio: Perdonami, amico, d’averti dato occasione di parer pazzo quanto me, facendoti cadere nell’errore in cui son caduto io, e cioè che esistano e siano mai esistiti dei cavalieri erranti” (pp. 135-6, cit. Cervantes II, 74).
(5) Si domanda Merino: Chi è, ieri come oggi, il vero pazzo?  Chi fa le guerre, chi lascia morire di fame o annegare bambini innocenti, chi pratica le violenze quotidiane, la distruzione della natura, l’inquinamento, la droga, il consumismo compulsivo, lo sfruttamento degli immigrati…?
(6) Talora raccoglieva un legno da terra e, mentre lo teneva sul braccio sinistro, con la destra prendeva un archetto tenuto curvo da un filo e ve lo passava sopra accompagnandosi con movimenti adatti come fosse una viella e cantava in francese le lodi del Signore” (p.73).
(7) A seguito di maldicenze sulla loro mistica relazione, Francesco decide di allontanarsi. “Chiara, sconsolata e disperata, si sentì mancare non potendo congedarsi da Francesco. Aspettò alcuni momenti, e poi disse: “Padre, quando torneremo a vederci?”. “Quando tornerà l’estate e fioriranno le rose.”, rispose Francesco. E allora successe qualcosa di meraviglioso: era come se sui campi coperti di neve si fossero schiusi improvvisamente milioni di fiori multicolori. Superato  il primo momento di incertezza, Chiara si chinò, colse un mazzetto di rose e lo offrì a Francesco. E da allora Francesco e Chiara non si separarono mai” (da la Leggenda di s. Chiara, 8, FF 3172, cit. p.98).
(8) Fra Elia, Ministro Generale dell’Ordine è sconcertato, non riesce a conciliare la tragicità della morte con il canto e la gioia e di fronte al suo sconcerto così risponde Francesco: “Fratello, lasciami godere nel Signore e cantare le sue lodi in mezzo alle mie sofferenze, poiché, per dono dello Spirito Santo, io sono così unito al mio Signore che, per sua misericordia, io posso ben gioire dell’Altissimo”.

11 commenti:

  1. Non poteva esserci inizio di giornata migliore : lettura ricreativa, risanatrice ed esortativa. Gian Maria ci guida nei sentieri della Vita ( e della morte ) suggerendoci di guardare due esemplari umani : don Chisciotte e San Francesco.
    In entrambi spicca la stranezza, la "pazzia". Quando l'ordine " costituito" si è radicato, non c'è altra leva che la pazzia.
    E dalla pazzia la filosofia ha attinto continuamente: da Erasmo a Nietzsche.
    Poi, come sempre, le "pietre d'angolo" di ogni esistenza : l'amicizia, l'ideale-donna, lo scopo (il senso).

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    1. Bella sintesi la tua, caro Rosario e care a noi tutti le “pietre d’angolo di ogni esistenza” che punteggiano il cammino di ognuno di noi e segnano il percorso del risveglio quotidiano alla speranza. Grazie.

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    2. ...a proposito di "pietre d'angolo": pochissimi giorni fa ho seguito sul canale You Tune di "Darsi pace" la 12 su 36 "pietra angolare" del triennio di base dei gruppi organizzati da Marco Guzzi. Il motto dell'ultima pietra del primo anno del corsi base ha come motto "ricominciare". Assomiglia decisamente al risveglio. Mi piace che da parti diverse si arrivi a un climax comune. Buon segno!

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  2. Ghenos Peyrano24 marzo 2017 11:33

    Chisciotte, Francesco, il Pricipe Minskij di Dostoevskij sono, nella prospettiva di Simone Weil, "figura" di Cristo.

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    1. Ci è molto cara S. Weil ed amiamo molto Dostoevskij: a loro, a suo tempo, abbiamo dedicato un certo numero di post e ci ritorneremo quanto prima. Ma è proprio il principe Minskij, che ci ha affascinato. Grazie.

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  3. "I poeti, i folli e i bambini sono i 'Pastori dell'Essere': essi custodiscono cioè gelosamente la sorgente intima e feconda della vita umana" (Giovanni Salonia, in un suo saggio "Devo sapere subito se sono vivo", pag.55 - Giovanni Salonia, già frate cappuccino e luminare della Psicologia della Gestalt, è il nuovo vescovo ausiliare di Palermo).
    Grazie sempre per i vostri spunti: acqua fresca che disseta lo spirito.

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    1.  I poeti, i folli, i bambini: accolgo con piacere l’invito ad essere – compatibilmente e con la mia età…- poeta folle bambino. Grazie

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  4. Non conoscevo Bonaventura Berlinghieri, mi piace molto. Grazie.

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    1. Rossana Rolando26 marzo 2017 14:38

      Grazie caro Gianni per la tua attenzione alle immagini che sono il frutto di uno "studio" volto ad armonizzare contenuti ed iconografia. In questo caso l'accordo tra illustrazioni (Don Chisciotte) e raffigurazione pittorica (Berlinghieri) è stato particolarmente "meditato".

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  5. Maria Fausta Pansera25 marzo 2017 20:05

    Bello il " risveglio quotidiano alla speranza" anche, e soprattutto, quando la vita scaraventa via le "pietre d'angolo di ogni esistenza" .

    Alla ricerca di un equilibrio instabile ( della pazzia) di Francesco e Don Chisciotte, ad ogni risveglio
    Grazie, come sempre, per questi spunti di riflessione.

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    1. Rossana Rolando26 marzo 2017 15:01

      Grazie a te, cara Fausta, per il bellissimo commento. Francesco e Don Chisciotte (ma soprattutto Francesco) aprono vie di sogno e di gioia, in qualsiasi situazione esistenziale: credo sia questa la forza della loro “salutare” pazzia. Ciao, Rossana.

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