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venerdì 30 dicembre 2016

Il Natale nero e noi.

🖊 Post di Gian Maria Zavattaro
🎨 Le immagini sono tratte (ad eccezione della prima) dalle pagine facebook dei nostri amici missionari in Kenya e in Burkina Faso.
 
Quando piangeremo con coloro che piangono perché è morto un bimbo
 che poteva  non morire, perché un uomo  mutilato poteva  non esserlo,
perché un uomo ha passato in carcere venti anni che avrebbe potuto non passare,
allora forse, sapremo sperare.” 
(M. Delbrêl, Noi delle strade, Gribaudi, 1995, p. 274).

Fuga dalla Siria 
(dalla pagina facebook di Antonio Manzo)
Natale non è per tutti o, meglio, è per tutti e per nessuno.
Per tutti, credenti e non credenti, che sperano in una  rinascita propria e di ciascuno e  che pensano  ci si debba spendere per gli altri.
Per nessuno dei carnefici che si perdono nei deliri delle loro atrocità; dei corrotti e corruttori; dei ciechi e sordi che si stordiscono nello spreco di auguri ipocriti sull’altare del consumismo e del mercato.
E c’è un “Natale nero”  per migliaia di persone: bambini - in Siria e in tante altre regioni del mondo - mutilati ed uccisi, spariti nel Mediterraneo, orfani, rapiti, torturati, violentati, venduti come schiavi, sfruttati per espianti di organi; donne profanate; anziani abbandonati, profughi senza patria: tutti stretti nella morsa della guerra, fame, abbandono, indifferenza. 
Il ”Natale nero 1917” di Erik Axel  Karlfeld  è il tragico paradigma di infiniti neri natali e dei nostri innumerevoli drammi odierni, senza angeli festanti né scampanii gioiosi o re magi guidati dalla stella, ma solo dolore e sventura.

martedì 27 dicembre 2016

Regalo di Natale. Primo Levi.

🖊 Post di Rossana Rolando.
🎨 Le immagini riproducono il dipinto di Claude Monet, La gazza (al termine del racconto di Primo Levi si capirà il collegamento con l'uccello che generalmente viene associato al ladrocinio: la gazza ladra).


Claude Monet, 
La gazza, particolare
L’ultimo Natale di guerra, il racconto autobiografico scritto da Primo Levi nel 1984, ricorda il 25 dicembre del 1944.
Le voci sull’andamento bellico hanno raggiunto anche il Lager: si sa ormai che si avvicina la fine della guerra. La convinzione che sia “l’ultimo Natale di guerra e di prigionia” - come effettivamente sarà - conferisce al vissuto la forza delle esperienze che si imprimono nella memoria all’atto del congedo: non un Natale tra gli altri, ma l’ultimo.
In questo brano (1), che è solo una parte dell’intera narrazione, sono riconoscibili i temi sviluppati da Primo Levi anche in altre opere (penso soprattutto a I sommersi e i salvati): l’istinto della sopravvivenza e il progressivo sfinimento, la condizione di Muselmänner, i sommersi, sottouomini deprivati di tutto, ormai incapaci di pensieri ed emozioni, la zona grigia di ambiguità che - in cambio di qualche misero vantaggio - porta i prigionieri a farsi complici dei nazisti e rende indistinto il confine tra le vittime e i carnefici.
Claude Monet, 
La gazza, particolare
Ma insieme vi ritroviamo i contrassegni del Natale. Senza alcuna ombra di retorica solidaristica, anzi nell’assoluto dominio di quella logica disumanizzante che, all’interno del Lager, divide dagli altri e spinge a salvare esclusivamente se stessi, i due protagonisti si trovano, loro malgrado, a dover “condividere” tra loro (per convenienza) e con altri (contro la propria volontà) un dono. Sembra che Primo Levi, con il suo stile asciutto, velatamente ironico, capace di levità nonostante la memoria del dolore,  abbia voluto introdurre una sorta di eterogenesi dei fini, facendo balenare nel luogo più lontano da Dio – nel buio della negazione e dell’assenza di Dio – il germe di una logica altra (del dono e della condivisione) che si realizza a dispetto di ogni azione intenzionale.


🔴🔴 Primo Levi, L'ultimo Natale di guerra 🔴🔴
  

Claude Monet, 
La gazza, particolare
...Fu un Natale memorabile per il mondo in guerra; memorabile anche per me, perché fu segnato da un miracolo. Ad Auschwitz, le varie categorie di prigionieri (politici, criminali comuni, asociali, omosessuali ecc…) potevano ricevere pacchi dono da casa, ma gli ebrei no […].
Eppure un pacco arrivò fino a me, mandato da mia sorella e da mia madre nascoste in Italia, attraverso una catena di amici […]. Il pacco conteneva cioccolato autarchico, biscotti e latte in polvere…

sabato 24 dicembre 2016

Auguri di Buon Natale.


Gaudenzio Ferrari, 
Natività, particolare
🖊 “…Afferma la verità con calma e chiarezza e ascolta gli altri: anche i noiosi e gli incolti hanno una storia da raccontare… Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta sempre come il sempreverde… Coltiva la forza dello spirito per difenderti nelle sciagure improvvise, ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine...

giovedì 22 dicembre 2016

La città sommersa. Racconto di Natale.


🖊 Racconto di Gian Maria Zavattaro
🎨 Le immagini riproducono opere del pittore di arte naif Marino Di Fazio (qui il sito) 
Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, 
ma né l'uno né l'altro bastano a tener su le loro mura. 
D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, 
ma la risposta che dà a una tua domanda
(Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino 1972, p. 50).

Marino Di Fazio, 
Angolo di città ligure
C’era una volta una città, Erebos,  in riva al mare, ad un tiro di schioppo dalle montagne - città triste, tenebrosa, ingannevole (nomen omen!) -, dove tutti, (uomini, donne, vecchi, bambini, gatti, cani e canarini) non facevano altro che lavorare e calcolare i loro guadagni alla faccia degli altri: stipendi, conti in banca, spese, interessi, affitti e profitti, probabilità pro e  contro, vantaggi e svantaggi. Non solo. Animati da una furia contagiosa, in parossismo collettivo passavano il tempo a calcolare tutto: larghezza, lunghezza, peso, distanze, cibi, bevande, cielo e terra, conoscenti, amici, stranieri, figli, scuola, lavoro, ferie e festività, serre, fiori, carciofi, asparagi, pomodori, trombette… Tutto.
Forse che la vita non è altro che un calcolo continuo? Così la gente trascorreva i suoi  oscuri giorni ad Erebos e per svagarsi, in file interminabili, rivisitava - perché c’è sempre da imparare! - la mostra permanente “calcolare è sognare, calcolare è vincere” e, ovunque ci si incontrava, gli sguardi non miravano le persone ma scarpe-vestiti-gioielli-cellulare e con fulmineo calcolo ognuno capiva quanto valeva chi aveva di fronte e.... beh, un'idea ve la siete  fatta, no?  
Marino Di Fazio, 
Temporale
Così si susseguivano i giorni, i mesi, gli anni:  i bimbi crescevano, gli adulti invecchiavano, i vecchi morivano. E tutti sfoggiavano un’ipocrita allegria, cioè erano infelici, ma era la prassi (dicesi procedura abituale, consuetudine, in greco “praxis”).
Poi un giorno - era l’antivigilia di Natale e tutti erano a calcolare regali come pesi e controregali come contrappesi - il sindaco della città (boh, è trascorso  troppo tempo e non ricordo il nome!) passando per via dei Mille, all’improvviso capì che c’era qualcosa che non andava: non erano mille nella spedizione di Garibaldi,  lo sapevano tutti, eppure si era continuato imperterriti a calcolarne mille e  i conti non tornavano. Possibile che nessuno ci avesse  fatto caso? Bisognava assolutamente provvedere. Convocò con procedura d’urgenza una seduta straordinaria del consiglio comunale e fu la fine.

martedì 20 dicembre 2016

La nascita.

🖊 Post di Rosario Grillo
🎨 Le immagini riproducono opere del pittore austriaco Gustav Klimt (1862-1918). 
📹  Il video - straordinario nel risultato - è frutto di un lungo lavoro in tieme-lapse del fotografo e regista montenegrino Daniel Csobot (qui il canale Vimeo).
 
Gustav Klimt, 
L'albero della vita, particolare
La notizia mi arrivò obliquamente il 20 dicembre. Mia madre era già deceduta all’alba di quel giorno.
Così, per me, l’Avvento incorpora l’“attesa” di un fatto doloroso, come per tutti è  la morte della propria madre.
Eppure l’Avvento è l’attesa di Gesù Bambino, è l’attesa della Nascita.
Singolare incrocio di attese in questo mio “incidente storico”! Una singolarità che, guardando con attenzione, esce di scena per cedere il posto alla necessità  del contatto, del “ contagio” tra la Morte e la Nascita.
Nel mio vissuto, conoscendo la visceralità del  legame di un figlio alla madre, è stata occasione di contrasto, di conflitto, e, a lungo andare, di stato di malinconia.
Nelle vicende del Cosmo è una lampante conferma dello status “dialettico del Creato.

venerdì 16 dicembre 2016

Ha ancora un senso l'utopia?

🖊 Post di Rosario Grillo
🎨 Tutte le immagini riproducono opere di Honoré Daumier (1808-1879), caricaturista e pittore che esprime, attraverso la maschera della deformazione satirica, il proprio impegno sociale di corrosiva ed efficace denuncia dell'esistente.

Honoré Daumier, 
I nottambuli
Pascal focalizzò lo “spasmo” capitale dell’uomo “canna pensante”: la scissione tra il finito e l’infinito.
La determinazione al “topos” si può pensare come cifra della sua “linea fenomenica”, della sua fisicità. Nella sfera della sua “natura pensante” si trova, invece, la dimensione infinita o “metafisica”.
Al di là del “Cristianesimo tragico”, che Pascal enuncia, caratterizzato dal “Deus absconditus”, vibrante di un’interrogazione continua sulla radice della umana condizione, si proietta una ricerca instancabile del topos ideale, di un eu-topos (luogo del bene o buon luogo) e da esso, di un ou-topos (di un non-luogo equivalente a luogo ideale).
Pascal partecipava così al processo culturale che prendeva abbrivio dall’Umanesimo italiano e si sviluppava nel seno della filosofia moderna. Laddove, attraverso le sollecitazioni di Tommaso Moro, Etienne de la Boetie, Tommaso Campanella, Francesco Bacone, il tema dell’utopia avrà un ruolo paradigmatico.
Diffusissima la venatura utopica fino al punto di rappresentare il tema per antonomasia di quella stagione culturale. Dalla religione alla filosofia, alla scienza, l’istanza della “riforma o renovatio” fa tutt’uno con il concetto di utopia.
[Qui condivido l’interpretazione di Massimo Cacciari, che combatte la riduzione a “metodo” assegnata da molti all’utopia e suggerisce la sua centralità e pregnanza].
Honoré Daumier, 
Nadar (pioniere nel campo 
della fotografia) 
in mongolfiera
Dall’utopia discende, dunque, la tensione progettuale del pensiero moderno nelle tappe della “pace filosofica e religiosa”, come in quella della rivoluzione scientifica e del tema del progresso, portato avanti dall’Illuminismo.
C’è modo così di constatare la relazione che si stringe tra la razionalità e il futuro.
Voglio aggiungere, per confermare l’incipit, che il topos andava prendendo la configurazione, ora di Eldorado, ora del “buon selvaggio”, sull’onda della conquista dei mari, delle terre, dei popoli... delle colonie.
È sempre il futuro a muovere l’interesse culturale dell’uomo moderno, reincarnazione di Prometeo o novello Ulisse, proteso a varcare le colonne d’Ercole.
Celebre l’immagine dantesca che  ritrae Ulisse nell’atto di trascinare i suoi compagni alla  scoperta dell’ignoto: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza” (Inferno, c. XXVI), figura nobile dell’umana progressione conoscitiva.
Ma ad opporsi ad essa, più che le remore di natura religiosa, fu il richiamo alla “verità effettuale” in un crescendo che da Machiavelli porta ai positivisti e a quello “strano spirito” che fu F. Nietzsche.

martedì 13 dicembre 2016

"La vie" e il misticismo di Chagall.

🖊 Post e fotografie di Rossana Rolando.
🎨 L'analisi dettagliata dell'opera La vie” - rispetto allo sviluppo interpretativo dell'articolo - è scritta in viola.

Marc Chagall ha affermato di sé: «Io sono un mistico, certo. Non è che vado in una chiesa o sinagoga particolare, ma prego. La mia preghiera è il mio lavoro. E poi  leggo Verlaine, la Bibbia. Credo nei profeti. Sono queste le regole della mia fede» (1). E Raïssa Maritain (1883-1960) - la moglie russa ed ebrea-cattolica di Jacques Maritain,  finissima intellettuale legatasi di amicizia nel periodo statunitense con il pittore russo, ebreo come lei e quindi perseguitato durante gli anni della furia nazista - così scrive nel saggio a lui dedicato: «Chagall si è sempre stupito che si potesse concepire un’arte senza misticismo» (2).

Marc Chagall, La vie
particolare
🎨
La vie, l’opera monumentale (296×406 cm) dipinta nel 1964, conservata dalla Fondation Aimé et Marguerite Maeght di Saint Paul de Vence ed esposta recentemente presso il Forte di Bard, ben si presta ad interpretare l'aspetto mistico della sua poetica. Essa va letta da destra a sinistra e dall’alto al basso secondo la scrittura ebraica. L’artista, in tutta la vasta narrazione simbolica del grande olio, è soggetto ed oggetto insieme, è colui che racconta e ad un tempo è raccontato. Lo dice subito la sua immagine sdoppiata e collocata sul lato destro, in basso: da una parte lo vediamo tra le braccia protettive della seconda moglie Vava, dall’altra parte lo troviamo raffigurato sul cavalletto, nella veste di un violinista da cui la testa si stacca e vola, come musica che armonicamente si sviluppa sulla tela. Più in là, posta tra Vitebsk a sinistra e Parigi sotto, le due città del sogno, divenute tali per nascita ed elezione, si affusola la figura dell’artista con la prima moglie Bella - prematuramente perduta e rimasta nella memoria eternamente sposa - con in braccio la figlioletta Ida.

venerdì 9 dicembre 2016

Referendum: e adesso?

🖊 Post di Gian Maria Zavattaro e Rossana Rolando.

🎨 Tutte le immagini sono relative a dipinti di Ludolf Bakhuizen, pittore olandese vissuto tra il 1631 e il 1708, specializzato in vedute di mare, con tempeste, naufragi e bufere: fenomeni naturali e insieme metafore di situazioni esistenziali, raffigurazioni realistiche e nello stesso tempo visioni allegoriche di fasi della vita e della storia.
 
Ludolf Bakhuizen,  
Pescherecci e vascelli costieri 
col maltempo
Molte persone che conosciamo ed apprezziamo per il loro gratuito impegno sociale politico e culturale hanno votato diversamente da noi al referendum, ognuno esercitando la responsabilità del suo essere libero. Tra loro anche molti cari amici, con i quali abbiamo condiviso e condividiamo  idee, valori, speranze, impegno sociale e cura degli altri.  
Con loro ancor più condividiamo sconcerto, amarezza ed apprensione per le tonalità emotive che hanno caratterizzato la campagna elettorale e soprattutto per la persistente becera esultanza  di alcuni venditori  di non  innocue parole per quanto vuote, spacciatori di panacee politiche, scippatori  di consensi viscerali.
Ludolf Bakhuizen, 
Il naufragio
Se  con alcuni amici non concordiamo sul fatto che l’Italia sia scampata da una riforma considerata pasticciata, se continuiamo a ritenere che si sia persa l’unica possibile realistica occasione, concordiamo che la riforma della seconda parte della Costituzione rimane un’esigenza reale. Soprattutto condividiamo la convinzione che  una sinistra divisa e lacerata al suo interno esce comunque perdente e  non può far  felice nessuno.

sabato 3 dicembre 2016

Sulla crisi della democrazia.

📝 Post di Rosario Grillo.
🎨 Le immagini di Hans Vredeman de Vries, pittore fiammingo vissuto tra il 1526 e il 1609, sono tutte relative a studi prospettici incisi su rame e stampati su carta, la cui modernissima complessità ci ricorda, in alcuni casi, le elaborazioni matematico figurative delle opere di M. C. Escher. Le abbiamo inserite in questo post per il legame ambivalente che sussiste tra prospettiva (la quale rimanda metaforicamente a pluriprospettivismo, pluralismo, molteplicità di punti di vista) e democrazia.
 
Hans Vredeman de Vries, 
Parte di una scala a chiocciola 
in prospettiva centrale
Di recente ho gustato un’intervista a Remo Bodei sui contenuti della sua ultima fatica. Non un ponderoso volume accademico ma un agile libretto che si sofferma su una parola chiave: limiti.
Ai limiti la nostra società è indifferente, anzi direi, di essi è insofferente.
Bodei conosce la differenza tra l’uomo greco, legato al limite del Cosmo (Ordine), e l’uomo moderno proiettato ad andare oltre i limiti imposti (dall’autorità, dalla Chiesa istituzione, dalla tradizione). Conosce anche la frattura culturale tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, racchiusa nel concetto della “morte di Dio”, conosce il nichilismo.
Ma il nichilismo è bifronte: può portare alla “nudità” più radicale, mutante in sterile quietismo, o in un vortice di esaltato libertarismo anarcoide.
Hans Vredeman de Vries, 
Arcata in prospettiva centrale
Mutando oggetto, è d’uopo soffermarsi sul nesso liberalismo-democrazia.
Per chiarezza, comunico l’intento del mio scrivere: andare un po' più in profondità nella disamina della crisi odierna della democrazia.
L’attuale  voga del Liberismo, prendendo forma dal reaganismo-tatcherismo e rinvigorendosi della “morte del Comunismo”, celebra indefinitamente la spinta al libero arbitrio e al “laissez faire”, non preoccupandosi di essere attento (e fedele) alla coscienza del limite, che era propria del Liberismo delle origini.
Solo ristabilendo questa dialettica, si può focalizzare il nesso tra liberalismo e democrazia. E svolgere, dalla loro reciprocità, il complemento necessario, integrativo, del Liberalismo che è la Democrazia, e il supporto necessario della Democrazia che è il Liberalismo.