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giovedì 31 dicembre 2015

Buon anno con Florenskij e Vermeer. Le cose fatte bene.

Jan Vermeer, 
La merlettaia.
Amati figlioletti miei, il mio cuore si strugge per voi. […] Eccovi una cosa che non posso non scrivere: abituatevi, educate voi stessi a fare tutto ciò che fate perfettamente, con cura e precisione; che il vostro agire non abbia niente di impreciso, non fate niente senza provarvi gusto, in modo grossolano. Ricordatevi che nell’approssimazione si può perdere tutta la vita, mentre al contrario, nel compiere con precisione e al ritmo giusto anche le cose di secondaria importanza, si possono scoprire molti aspetti che in seguito potranno essere per voi fonte profondissima di un nuovo atto creativo […]. 
Jan Vermeer, 
La merlettaia, particolare
E ancora. Chi agisce con approssimazione, si abitua anche a parlare con approssimazione, e il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa indeterminatezza anche il pensiero. Cari figlioletti miei, non permettete a voi stessi di pensare in maniera grossolana. Il pensiero è un dono di Dio ed esige che si abbia cura di sé. Essere precisi e chiari nei propri pensieri è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero (Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi, Mondadori, Milano 2011, pp. 417-18).

Jan Vermeer, 
La merlettaia, particolare
L’augurio a ciascuno per il nuovo anno che deve venire, si intreccia con questo monito di Pavel A. Florenskij e con la significativa immagine de La merlettaia di Jan Vermeer. Avere il gusto delle cose fatte bene: questo vogliamo augurare ai nostri giorni futuri. Non importa il ruolo sociale che ricopriamo o l’entità dell’impresa a cui mettiamo mano – svolgere una professione, piantare un fiore, scrivere una lettera, raccontare una fiaba, cucinare un pietanza… - qualsiasi azione sia fatta “in maniera perfetta”.

domenica 27 dicembre 2015

Noi e la strage degli innocenti, con Grazia Le Mura.

Dalla pagina facebook 
di Grazia Le Mura, 
Missionaria in Burkina Faso
(foto ripresa 
da Silvestro Montanaro)
La strage degli innocenti ogni giorno pare espandersi con insolenza oltre ogni immaginazione. Ogni giorno i media ci offrono lo “spettacolo” di questa progressione: sterminio di civili inermi, bimbi falciati nelle acque del Mediterraneo, volti della desolazione, continue guerre ed atti di violenza, ingiusta fame, inique malattie, inutili sofferenze... Una sfida alla speranza, tanto più quando il male sembra trionfare anche in coloro che dovrebbero contrastarlo,  tanto più se  viene da noi stessi…
Dalla pagina facebook 
di Grazia Le Mura, 
Missionaria in Burkina Faso
Che cosa possono fare persone irrilevanti come me e tanti miei amici? Quali speranze possiamo coltivare, noi che contiamo ben poco, per un mondo liberato da questi scandali quotidiani? 
“Quando piangeremo con coloro che piangono perché è morto un bimbo che poteva  non morire, perché un uomo mutilato poteva non esserlo, perché un uomo ha passato in carcere venti anni che avrebbe potuto non passare, allora forse, sapremo sperare” *.

giovedì 24 dicembre 2015

I nostri auguri di Natale.

Marino Di Fazio
Presepe.
Domani per i credenti cristiani sarà Natale, mentre tutti sono immersi nel caos di nenie, luminarie, consumi che oggi raggiungono l’acme. Come ogni anno ed ancor più quest’anno, il Natale chiama tutti e nessuno. 
Tutti: credenti che sperano in una rinascita propria e di ciascuno, per i quali la verità segreta del Natale è la comunione di gratuità tra gli uomini, anticipazione e annuncio di  possibili cieli e terre nuove; non credenti che pensano che ci si debba spendere per gli altri; coloro che hanno fame di giustizia e di pace; coloro che non lo conoscono o non possono celebrarlo perché vittime di innumerevoli violenze: giovani disoccupati, periferie del mondo in rivolta, uomini e donne trattati come schiavi e schiave, fuggitivi che continuano a morire nel Mediterraneo, bambini sfruttati, affamati ed assetati d’amore; donne ed uomini “invisibili”, che non riusciamo né a vedere né a guardare.
Marino Di Fazio
Albero di Natale.
Nessuno: carnefici  degli altri e di se stessi che si perdono nei deliri delle loro atrocità; corrotti e corruttori, scoperti e nascosti; ciechi e sordi  che si stordiscono nello spreco del  consumo e nell’ipocrisia di giorni dove ognuno indossa la sua maschera carnevalesca per recitare insensati auguri con ritualità compulsiva, tutti genuflessi all’altare del consumismo e del mercato.

A tutti, 
credenti e non credenti, visibili ed invisibili, 
BUON NATALE, 
pieno di gioia corale  e di sane  inquietudini …

Il video presenta il testo e il canto del Magnificat interpretato splendidamente da Mina, sullo sfondo di immagini della tradizione pittorica (si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video).



Papa Francesco dice...Natale è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri, cercando di fare umilmente il proprio dovere.


martedì 22 dicembre 2015

La narrazione e il significato del presepe, con Gennaro Vallifuoco.

Riscoprire il presepe. Presentiamo l'immagine del dipinto La cantata dei pastori  di Gennaro Vallifuoco, artista che altre volte abbiamo citato e la cui attività seguiamo con sentita amicizia.

Gennaro Vallifuoco, La cantata dei pastori.
Come sempre non c’è nulla di scontato nelle opere di Gennaro Vallifuoco e un’immagine consueta come la Natività - all’interno della cultura religiosa cristiana - diventa, nelle sue mani e nei suoi sottesi intendimenti, qualcosa di nuovo che ci stupisce e ci interroga. Gli elementi della religiosità popolare ci sono tutti, sono lì davanti ai nostri occhi, riconoscibili e familiari: Maria, Giuseppe, il bambino, l’asino, il bue, la mangiatoia, la stella, gli angeli che allietano il cielo… Emergono però altri soggetti che non osserviamo abitualmente nelle icone della Natività. Ci chiediamo, quindi: perché spicca in primo piano la raffigurazione dell’Inferno, con Satana che precipita in acque plumbee e infuocate, o del Purgatorio, con le due persone che pregano tra le fiamme? Chi sono gli strani personaggi posti intorno alla Sacra Famiglia e le due figurine sullo sfondo?

domenica 20 dicembre 2015

Il Messia e il Natale. L’Angelus Novus di Walter Benjamin.

Post a cura di Rossana Rolando.
Klee, 
Angelus Novus
“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui nel cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta” (Walter Benjamin, Saggi e frammenti, Einaudi, Torino 1962, p. 80).

Paul Klee, Angelus Militans
L’angelo volge lo sguardo al passato e il passato è la storia. Essa è stata ed è destinata ad essere un cumulo di macerie che salgono verso il cielo. Irreparabilmente: i morti non possono rivivere, l’infranto non si può ricomporre. Una catena – quella del tempo e degli eventi ricapitolati dall’angelo in una sola grande catastrofe – che non può spezzarsi. Eppure un varco c’è: è la tempesta che irrompe nel tempo e segna l’entrata del nuovo. Viene da un futuro che non è ancora, tempo metastorico redento. L’angelo è il simbolo del novum che si fa presente, è lo spiraglio dell’eterno che si apre nel tempo, unico vero progresso. E così “ogni istante è la piccola porta da cui può entrare il Messia”. Questo è il Natale.

venerdì 18 dicembre 2015

L' attesa, con Tommaso D'Incalci. Riflessione di un inquieto laico credente.

(L'attesa nella nostra vita)
 Tommaso D'Incalci, 
Inedito 2, 2010
La nostra vita è costellata di attese di ogni tipo: quotidiane (metrò e treno, famiglia scuola lavoro…); legate al presente ed al futuro (primo appuntamento, esami, colloqui di lavoro, feste, ferie, estate…); determinanti per la vita (amore, figli,  amici, incontri, diagnosi mediche, il tramonto della vita…). Attese le più eterogenee: assurde, inutili, temute, aride come il deserto dei tartari, frivole, gioiose, trepidanti, provvidenziali, festanti, salutari... Ognuna scandita dallo scorrere del tempo ora lento ora veloce a seconda dell’intensità delle aspettative, impregnate di mille sentimenti e contraddittorie emozioni: delusione disillusione fallimento disperazione perdizione - rassegnazione sconforto disincanto rinuncia - riscatto coraggio pazienza resistenza speranza libertà e l’amore più forte d'ogni cosa.
(L'attesa di una mano dall'Alto)
 Tommaso D'Incalci, 
L'Ave Maria spiegata da Ermes Ronchi, 
Ed. San Paolo Milano 2012,7
E c’è un’attesa, unica, per me decisiva, per la quale “il credente attende: cioè non viene collocato nel pieno meriggio della vita, bensì all’alba di un nuovo giorno, quando la notte e il giorno, ciò che passa e ciò che viene, lottano l’uno contro l’altro”*.
In questo tempo di Natale speranza e gioia  sono le virtù dell’attesa, ogni anno duplice, nella tensione verso il Natale (fra qualche giorno) e la Parousia (in un al di là di ogni scorrere dei tempi). Speranza contro disperazione, gioia contro "tristitia" (acedia!): attesa della promessa che chiama in causa tutto ciò che impedisce la Sua venuta e che richiede l’impegno della storia.

martedì 15 dicembre 2015

Briciole di filosofia. Sul concetto di persona, con Ottorino Stefanini.

Secondo Mounier...
Ottorino Stefanini, 
Cappelli di OttO,
Singolare collettivo, 
2013



«Ogni persona ha un significato tale da non poter essere sostituita nel posto che essa occupa nell'universo delle persone. Tale è la maestosa grandezza della persona che le conferisce la dignità di un universo; e tuttavia [tale è anche] la sua piccolezza, in quanto ogni persona è equivalente in questa dignità, e le persone sono più numerose delle stelle » (Il Personalismo, AVE, Roma 1964, p. 81).

Ottorino Stefanini, Human, Kites Men B
2011 (Uomini aquiloni)
La categoria della persona.
Mounier, pur rifiutando lo “spirito di sistema”, si è impegnato a fondare teoricamente la categoria della persona con tratti spesso sorprendenti e suggestivi, senza mai pretendere una rigorosa definizione. Se infatti la persona è storia in movimento, dinamica e non statica, non può essere compresa né compressa in una definizione esaustiva: essa emerge, sporge, non è inglobabile.
La relazione è strutturalmente costitutiva dell’essere della persona. 
La comunicazione è al centro dell’universo personale. Dire persona è dire relazione strutturalmente costitutiva del suo essere: è l’io che nasce dal confronto con il tu, dall’incontro con l’altro; è apertura, uscita da sé,  in un cammino di lenta, progressiva e graduale costruzione.

venerdì 11 dicembre 2015

Briciole di filosofia, con Ottorino Stefanini. I limiti della tolleranza.

Post a cura di Rossana Rolando.
Ottorino Stefanini, Alla ricerca di Franz Kafka,
Lost Memory 3
(Memoria perduta)
Locke. Il tema della tolleranza e dei suoi limiti, con riferimento alla convivenza tra le religioni, trova il suo grande teorizzatore in Locke. 
L’argomentazione a favore della tolleranza poggia su due pilastri: 1. La convinzione che la religione sia una scelta individuale che appartiene alla sfera delle decisioni interiori e che non può essere imposta con la forza;
2. La concezione dello stato laico che non ha finalità religiose ma deve poter garantire il libero esercizio dei diversi culti.
Il limite della tolleranza è posto da Locke nella sua stessa salvaguardia: non può essere tollerato chi mette a repentaglio la sopravvivenza della comunità che garantisce la tolleranza [1].
Ottorino Stefanini, 
Labirinto mentale,
Figura in bianco e nero, 2015
Voltaire sposta la riflessione sulle ragioni interiori della tolleranza che devono affondare le loro radici nella consapevolezza della comune fragilità umana. Siamo un impasto di debolezze ed errori: quindi nessuno può ritenere di possedere una verità assoluta da imporre agli altri (come accade nel fanatismo intollerante) e tutti dobbiamo perdonarci a vicenda e tollerare le nostre sciocchezze [2].
Popper. Erede di questa duplice linea di pensieri è il filosofo novecentesco Popper, che allarga il tema della tolleranza alle diverse dottrine e idee, anche di carattere politico.

lunedì 7 dicembre 2015

Martin Buber e il principio della responsabilità.

Martin Buber, 
Il principio 
dialogico
Martin Buber nasce a Vienna nel 1879. Affidato ai nonni nel 1882, si trasferisce in Ucraina, dove compie i primi studi, entrando  in contatto con le comunità chassidiche. Nel 1896 è  a Vienna, poi a Lipsia, Berlino, Basilea e Zurigo, dove nel 1904 consegue il dottorato in filosofia con una tesi su J. Bohme e Nicola Cusano. Si sposa. Si avvicina al movimento sionista.  Nel 1923 pubblica “L’io e il tu” ed inizia ad  insegnare presso l’Università di Francoforte. Lavora con Franz Rosenzweig sulla traduzione in tedesco della Bibbia ebraica che, dopo la morte dell’amico, continuerà e terminerà nel 1961. Nel 1927 visita Gerusalemme, ritorna in Europa, prendendo le distanze dal sionismo. Resiste al nazismo fino al 1938, quando si trasferisce ad insegnare sociologia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Si impegna nel dialogo tra ebrei ed arabi, collabora con numerose riviste (tra cui Esprit), pubblica in particolare “Mosè”, “Il principio dialogico”, “Il problema dell’uomo”, “L’eclissi di Dio”. Muore a Gerusalemme nel 1965.

venerdì 4 dicembre 2015

Nikolaj Berdjaev, il grande pensatore russo del primo Novecento.

Nikolaj Bardjaev
(1874-1948).
BREVI CENNI BIOGRAFICI. A causa delle sue posizioni inizialmente marxiste fu sottoposto alla deportazione da parte del regime zarista. Poi, riabbracciato con tutto il cuore e la mente il cristianesimo ortodosso, dopo l’avvento del regime bolscevico subì il bando di tutti i suoi libri nei paesi del blocco sovietico ed egli stesso nel 1922, insieme con altri 159 intellettuali, fu costretto all’esilio ed imbarcato a Riga su una nave (“la nave filosofica”, così battezzata con amara ironia). Si stabilì prima a Berlino e poi a Parigi dove fondò la rivista Put (la via), pubblicò le sue opere, conobbe Mounier e collaborò alla rivista Esprit.

Nikolaj Berdjaev, 
La concezione 
di Dostoevskij
La lettura di Dostoevskij. L’uomo, Dio, libertà, persona, verità, bene, male, perdizione, redenzione, amore, speranza, disperazione, espiazione, la rinascita: in una parola l’enigma della vita. Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, qual è il nostro destino? Sono i “problemi maledetti” di Dostoevskij  sui quali si accanisce la sua inquieta penna: nessun altro scrittore se ne è occupato con altrettanto tormento e profondità. E’ proprio la lettura di Dostoevskij ad essere decisiva per la formazione intellettuale e spirituale di Nikolaj Berdjaev (1874-1948), forse il più significativo filosofo russo del primo Novecento, la cui ispirazione esistenzialista e personalista cristiana è ancor oggi pressoché ignorata dai manuali filosofici.

domenica 29 novembre 2015

Rinascere. Tre storie.

Gaspare Mutolo, 
Il volo della colomba
In continuità con il post Problemi maledetti. Male e riscatto. presentiamo tre figure del pentimento e del riscatto tratte dalle pagine dostoevskijane, accompagnandole con le immagini delle opere di Gaspare Mutolo.

Gaspare Mutolo, 
Barca
Gaspare Mutolo, 
Bosco fiorito










RASKOLNIKOV. Ha lucidamente assassinato Alëna Ivanovna (avida e laida  usuraia) e subito dopo la mite ed innocente sorella Lizaveta Ivanovna, giunta in casa nel momento sbagliato. Raskòlnikov viene condannato al carcere ed alla settennale deportazione in Siberia. Non giunge subito al pentimento. Ha commesso intenzionalmente il  delitto nella convinzione che gli avrebbe rivelato e confermato  che lui non era  un uomo comune, “un pidocchio”, ma un superuomo, come tanti uomini di potere, “benefattori dell’umanità”  che, avendo avuto successo, "non sono stati mai fermati e perciò avevano ragione. In prigione si considera criminale solo in quanto non ha saputo sopportare il proprio delitto e si è indotto  ad autodenunciarsi. Pieno di tormenti e di sofferenza, è  ancora ben lungi dal rimorso di coscienza. Solo in ultimo emerge la consapevolezza del proprio fallimento, della propria   bassezza e miseria. E’ la dedizione di Sònja ad aprirgli  la via verso la progressiva coscienza del proprio male e il  pentimento redentore: “nella sua coscienza doveva elaborarsi qualcosa di assolutamente diverso”. 

venerdì 27 novembre 2015

"Problemi maledetti". Male e riscatto.

Gaspare Mutolo, Laguna
Abbiamo inserito in questo post le immagini delle opere di Gaspare Mutolo e alla fine si capirà il perché. Di lui dice Maria Falcone: “Gaspare Mutolo rientra tra quei pentiti che arrivarono alla collaborazione dopo una sofferta decisione, in un momento particolare della storia dell’Italia, e resta uno di quelli che ha creduto in questa scelta. Alla fine di questo suo percorso interiore ha incontrato anche l’arte e questo credo sia per lui un grande premio. Mi auguro che nella pittura possa trovare la pace spirituale”.


Gaspare Mutolo, 
La piovra sui rioni 
di Palermo
Che pena questo nostro tempo: contrassegnato da una parte dal disperato esodo di centinaia di migliaia di persone e da un terrorismo forsennato e disumano; dall’altra dal dilagare della corruzione e degli scandali, dallo stillicidio quotidiano di pravilegi di pochi, arroganza di troppi, egoismi fiscali corporativi regionali etnici e razzisti, dal  liberismo ad oltranza che maschera ipocrisie e giochi degli affari, da una politica svuotata e svilita.
Gaspare Mutolo, 
Vulcano
E noi - guardoni martoriati da ciò che ogni giorno i burattinai dei media decidono di far esistere e farci vedere, dimentichi della miriade di donne ed uomini che invece ogni giorno operano nella dimensione della solidarietà e comunione - rischiamo di perdere i nostri orizzonti di riferimento e la speranza di giustizia e di rigenerazione.
Gaspare Mutolo, 
Giudici
Sono andato a rileggere per l'ennesima volta alcune pagine di Dostoevskij, riguardanti indimenticabili figure del bene e del male: il principe Miskin (L’Idiota); Raskolnikov e Sònja (Delitto e Castigo); Aljòša DMitrij Ivan, lo stariez Zosima, il Visitatore misterioso (I Fratelli Karamazov)... Ne ho ricavato l’impressione di una distanza abissale del nostro tempo dai “problemi maledetti” di Dostoevskij e mi sono sentito defraudato dalla nostra sfiducia collettiva di una possibile redenzione, rigenerazione e conseguente espiazione - possibili strade aperte a tutti - che portano al miracolo del perdono. Qualcuno dirà che semplicemente è venuta meno la distinzione tra bene/male e giusto/ingiusto ed  in termini religiosi il senso del peccato. Sarà.