Poesia di Tommaso D'Incalci
Commento di Gian Maria Zavattaro
L'ORMA
DEL GIORNO
C'è
silenzio nelle stanze vuote del mattino
I
corpi nodosi dei miei fratelli notturni sono adunati,
con
occhi sazi di latte lunare
Hanno
vene intrecciate
che
arrampicano in costellazioni di cenere
“Dove
sei stato?”
Ho
camminato su notti di vele strappate,
come
ferite che accolgono il canto di uccelli del mattino
Una
spina d'oro tesse parole che ricuciono il velo della stanza
L'abito
nuovo colma di luce l'orma del giorno
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Vi ricordate la metafora di I. Calvino sulla “leggerezza” dell'arte? Anche la poesia, come tutta la vera arte, possiede questa strana anomala bellezza che sfida il lettore a riconoscersi
e rispecchiarsi nei suoi versi. A una condizione: guardare se
stessi e l’altro con empatia.
Perché? La poesia è un’attività
pubblica ed insieme molto intima e personale, disvelamento irripetibile
di una storia, di un volto, un gesto, un sorriso, un pianto …. La
poesia, come la pittura, non si pone solo in rapporto diretto
con la personalità dell’artista ma - ci rammenta Adorno - essenzialmente
“con ciò che è a lui ineguale, con qualcosa che resiste”.