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venerdì 3 febbraio 2017

L'eco del domani, inedito di Tommaso D'Incalci.

Poesia dal forte sapore esistenziale accompagnata da alcune suggestioni interpretative.
🎨 Poesia e disegno inediti di Tommaso D'Incalci
🖊 Commento di Gian Maria Zavattaro

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L'ECO DEL DOMANI

Tommaso D'Incalci,
L'eco del domani,
particolare
Ho scritto una lettera di soli suoni
ti arriverà quando il mio nome
non sarà più pronunciato da nessuno
Un bagaglio leggero
i momenti che non ho vissuto
Da lontano mi segue la notte
con passi quieti di sposa orientale
Si china per baciarmi
vorrebbe dissolversi con me
nella polvere dell'ultimo respiro
“Non andare”
Ho un posto assegnato tra molecole di idrogeno e ossigeno
Mi rivedrai al sorgere di ogni nuova stella
Eco di un nome nuovo


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Come sarà il  domani “quando il mio nome non sarà più pronunciato da nessuno”? C’è speranza che possa rinascere nella eco di un nome nuovo”? E “i momenti che non ho vissuto” sono oggi per me il mesto rimpianto di “un bagaglio leggero” o trama pesante di un cupio dissolvi? Può essere il presente anelito premonitore di nuove stelle e nuovi nomi, nuove terre e nuovi cieli?
In questa ermetica poesia,  insieme con la  certezza della caducità della vita e del suo svanire “nella polvere dell’ultimo respiro”, persiste la  pacata e lucida consapevolezza  che si perderà il ricordo di ognuno di noi: prima o poi il nostro nome potrà non essere mai più pronunciato da nessuno.
Tommaso D'Incalci, 
L'eco del domani, 
particolare
Eppure non si respira il disperante rammarico di chi  non si rassegna alla mercé di un destino ineluttabile, all’incolmabile derelizione del dissolversi. Certo: qui la notte mortale non è la francescana sorella morte; è piuttosto  “sposa orientale”, che ti segue ad un passo da te, quietamente in attesa, china a baciarti nella fusione dell’ultimo respiro: pulvis es et in pulverem reverteris. Ed indecifrabile è il “Non andare”: grido, supplica, comando, monito  rivolti a chi  se non a te? 
Eppure - a ben vedere - l’eco del domani, per quanto  segnato dall’istante che fugge, racchiude non dismesse speranze a riveder le stelle, quasi un inno alla vita che in sé contiene sempre la promessa del futuro. 
Forse l’oggi mi riserva una lettera-testamento di soli suoni, ma mi impone anche il gioioso tormento delle sue silenti domande: devi scegliere se e dove andare, con chi stare, cosa fare della vita. Un oggi che allude o prelude ad un risveglio, ad un futuro che ricrei  ad ogni corpo la sua forma ed identità e gli assegni nuovi nomi, perché ci si riconosca nei reciproci sguardi e la luce stellare trionfi su ogni vaporosa ed obnubilante rimozione.
Mi pare anzi quasi la premessa di una  preghiera: che tutti possano aspirare ad un mondo terracqueo tra molecole di idrogeno ed ossigeno”; che ognuno di noi - insieme, non da soli -  sia chiamato a rianimare nuove terre e nuovi cieli: terre dove ognuno avrà un nuovo nome, cieli dove ci rivedremo al sorgere di ogni nuova stella”.

Tommaso D'Incalci, 
L'eco del domani

12 commenti:

  1. Bellissima e commovente.
    Tommaso D'Incalci trasmette sensibilità e purezza di un Anima pura e libera.Si percepisce la ricerca della Verità profonda.Grazie.Barbara Ioni

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    1. Condividiamo appieno il suo giudizio. Aggiungerei il luminoso pudore di un artista polivalente.

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  2. Questi tempi sono difficili. Quanta sofferenza, fatica, dolore...eppure la Paura presente in tutti noi, ci anestetizza, inibisce il nostro cervello e i nostri sensi.
    Voglio continuare a cercare, ascoltare. voglio continuare a sperare...voglio vivere intensamente la mia vita e lasciare un segno attraverso l'amore appassionato che provo per le persone che vivono con me, attraverso l' amore sincero e disinteressato per l'Essere Umano.
    Voglio poter continuare a vedere le stelle...e vederle anche con le persone che fisicamente non sono più qui, ma continuano ad essere presenti nella mia vita

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    1. Cara Patrizia, una lettura che facciamo volentieri anche nostra, nella quale tutti vorremmo si riconoscessero. Grazie.

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  3. Preziose lirica e riflessione esegetica a seguire. Grazie.

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    1. Gent.le mari da solcare, condivido la preziosità della lirica e, quanto all’esegesi, la ringazio per la sua generosa benevolenza.

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  4. La poesia, con i disegni, si leva in un tempo d'attesa, dilemmatico si', ma intimamente fiducioso. L'atmosfera suggerita mi sembra lucrezia a, comunque toccata dalla cosmologia greca.
    Il commento di Gian Maria, superbo nella sua compostezza ( intendo superbia come segno di perfezione), invita alla Speranza.

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    1. Correggo lucrezia in lucreziana

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    2. Caro Rosario, riporto un’affermazione di Benedetto XVI, che a suo tempo mi aveva molto colpito: “Speranza di fatto è una parola centrale della fede biblica al punto che in diversi passi le parole “fede” e “speranza” sembrano intercambiabili”- Ciao.

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  5. Monica Ambrosi4 febbraio 2017 13:37

    Tutto molto bello. Grazie!

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  6. Toccante eco. La nostra voce che ci richiama a esserci sempre, comunque il cammino ci conduca. Incantevole Grazie

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