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mercoledì 26 febbraio 2014

Chi custodirà i custodi?

       Quis custodiet ipsos custodes? 
 (Chi custodirà i custodi stessi?)
Giovenale, VI Satira. 
Alle prossime elezioni ...
  
... vogliamo interessarci ...

Le prossime scadenze elettorali  ad Albenga  ed in Europa ci ricordano che la “politica” è FUNZIONE COMUNE A TUTTI e non può non interessare tutti, perché essa condiziona (promuove o soffoca) tutta la vita delle persone e delle organizzazioni nel loro quotidiano impegno sociale, assistenziale, professionale. 
... per non essere come pecore ...
Ben consapevoli, mia moglie ed io,  della nostra insignificante valenza politica di cittadini, non vogliamo tuttavia cadere nel tranello delle etichette e degli slogan,  non vogliamo essere lo strumento o la truppa cammellata di nessuno.
.. e rischiare di finire come pecore ...  
(immagine di Armando Milani)
Siamo e vogliamo essere  cittadini, in sintonia con tante altre donne ed uomini perfettamente liberi che, al di là delle diversità di parte e di fede, innanzitutto si prefiggono di conoscere e praticare tutta la verità niente altro che la verità, desiderosi di accordarsi su una visione della società il cui fondamento siano la persona e la solidarietà sociale; uomini e donne disposte a dialogare tra loro senza ipocrisie e senza cedimenti, accomunati dal disgusto del compromesso e della viltà intellettuale; donne ed uomini liberi che credono nel valore della legalità e della cittadinanza e vogliono promuovere la gioia di creare e produrre per la collettività, senza vantaggi personali; donne ed uomini che non si possono ingannare o sedurre con due  paroline e tre promesse in croce. 
... non vogliamo lasciarci manipolare ...
Ai candidati che pensano  di fare gli interessi di lobbies nascoste, di categorie privilegiate, di speculatori incalliti, chiediamo di cercarsi un’altra città e comunque ci ripromettiamo di rompere loro per bene le scatole  e di gridare  ai quattro venti, in ogni modo legale possibile, lo scandalo delle loro elezioni.
... non vogliamo tacere ...
 Il governo della città in particolare è cosa troppo importante per limitarci ad una delega in bianco  della nostra fiducia e dei nostri diritti di cittadini, senza richiedere precise garanzie e senza scrutare sino in fondo il volto e le promesse dei candidati.

... vogliamo sorvegliare ...

Mentre assistiamo già da tempo a manovre sotterranee di accalappiamento preventivo di consensi e di voti, val la pena, per quanto ci compete, essere subito  chiari, molto chiari. 
Noi ed i nostri amici riteniamo che ci siano  punti irrinunciabili sui quali i prossimi candidati dovranno o dovrebbero accuratamente riflettere, in un momento in cui  sono  intollerabili la grettezza, il tornaconto personale,  l’indifferenza. Quali sono questi (per noi) irrinunciabili punti? Lo dichiareremo, ma solo dopo aver verificato dai programmi dei candidati se anche per loro  lo sono. Allora potremo responsabilmente rispondere alle domande: Chi votare? Perché votare?  Che cosa votare?
... vogliamo vigilare ...


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lunedì 24 febbraio 2014

Una buona forchetta... e un sorriso.

Dicono che ogni favola abbia una sua “morale”,
esplicita od implicita.
 Quella esplicita? Non la conosco.
Quella implicita? Se c’è,  chi legge la ricavi.
Gian Maria viaggiava ... 
Honoré Daumier, Vagone di terza classe.
Gian Maria viaggiava, lato finestrino,  sull’intercity Roma Termini - Albenga. Viaggio lungo, troppo lungo per resistere a digiuno. Previdente, consapevole del suo robusto appetito e della sua considerevole mole, aveva acquistato al buffet della stazione Termini un  cestino da viaggio “mega–standard”: due lattine di coca-cola, due panini di prosciutto, due sacchetti mignon di patatine, due buoni-caffè  prepagati da presentare al carrello itinerante.
... consapevole del suo robusto appetito ... 
Annibale Carracci, Il Mangiafagioli.
... aveva acquistato il necessario 
per un buon pranzo ...

... dalla "a" alla "zeta" ...
Era giornata smorta di traffico e scarso era il via vai dei passeggeri sul treno. Lo scompartimento  era tutto per lui e per un altro passeggero: una distinta signora, seduta davanti, non più giovanissima, anch’ella di un certo spessore corporeo.  “Una buona forchetta!”,  pensò Gian Maria.
... davanti a lui una distinta signora ... 
certo una buona forchetta...
A Civitavecchia gli venne sete, aprì il cestino sistemato sul tavolino retrattile e prese una  lattina di coca-cola. Era nell’atto di strappare la linguetta quando la “signora”, senza proferire alcunché,  prese l’altra lattina. Sconcertato ed indignato, di fronte alla tranquilla sicumera della “signora” e soprattutto  in considerazione della sua non tenera età, si limitò ad una eloquente smorfia, senza dire nulla. Ma tra sé commentò: “Altro che distinta! Se solo non fosse una donna anziana e sciupata, e se solo io non fossi una persona  per bene, so io che cosa le direi …”.
... gli venne sete e 
tirò fuori una bevanda ...
Poi, inesorabile,  la fame si mise a borbottare. Allungò la mano, prese un panino e subito la donna accanto a lui, senza  un minimo cenno, abbrancò l’altro, sbocconcellandolo impunemente. Rimase di stucco. Con i nervi a fior di pelle, si trattenne da gesti inconsulti - lui, ragazzo per bene -,  si alzò, uscì in corridoio per calmarsi ed eventualmente rivolgere le proprie  rimostranze al controllore di turno. Lo cercò per tutto il treno. Manco l’ombra. Rientrò, deciso a dire la sua. Orrore! La “signora” stava tranquillamente sgranocchiando le “sue“ patatine.
...la signora, come un pappagallo, 
ripeteva i suoi gesti, 
si serviva del suo cibo ...

L’istinto di sopravvivenza ebbe la meglio e si precipitò a requisire almeno l’altro pacchetto, prima che fosse troppo tardi. Finirono nello stesso tempo e Gian Maria pensò: “Ora voglio proprio vedere cosa mi dirà quella faccia di tolla!”.  Nulla. La “signora” tirò fuori dalla borsa il suo giornale e si mise a leggere, come se niente fosse.
... terminato di mangiare, 
la signora si mise a leggere ... 
come se niente fosse ...
Dopo Pisa passò il carrello delle bevande e del caffè. Rapida la donna prese dal cestino i due buoni-caffè, ritirò i bicchieri e  ne offrì uno a Gian Maria, che se lo trovò in mano, caldo al punto giusto, proprio come piaceva a lui... “Questo è troppo! Ha passato il segno!”, e non volendo fare scenate, da gran  signore che sapeva di essere, trangugiò il caffè, comunicò  il suo disgusto con uno sprezzante glaciale saluto,  prese le sue  cose, il  borsone e la valigia,  e – “al diavolo il posto prenotato!” – cercò un altro scompartimento libero.
... Gian Maria cercò un altro 
scompartimento libero ... 
Davide Papalini, Inaugurazione 
della tratta ferrovia 
tra Principe e Sanpierdarena.

Ancora pieno di rabbia, alla fermata di La Spezia vide la donna scendere dal treno. Si sentì liberato dall’incubo di un insopportabile, mai prima d’allora sperimentato, sopruso. Ritornò al posto prenotato e si  sentì un po’ meglio. Stava sistemando i suoi bagagli in alto, quando improvvisamente si accorse che il “suo” cestino da viaggio era lì, intonso, dentro il borsone che si era aperto.
... si accorse che il suo cestino da viaggio 
era ancora lì...

Fulmini e saette! Brividi di vergogna! E subitamente capì che il suo  cestino era senza ombra di dubbio esattamente identico a quello della signora, da cui,  arrabbiato, aveva senza ritegno attinto. Quella signora, che tanto l’aveva disgustato, seduta davanti a lui, aveva diviso tutto, così, semplicemente, senza alcun commento, imbarazzo o tentennamento.
Lei sì “Signora”.  Al  contrario di lui.

... tutto era ancora intatto ...

C’è una morale? Forse sì, forse no.  Chi lo sa! Ad ognuno di noi trovarla…


Le immagini senza il riferimento dell'autore riproducono opere di Georg Flegel, pittore tedesco vissuto tra il 1566 e il 1638.
Il racconto è frutto di una nostra elaborazione.
 

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sabato 22 febbraio 2014

Volontariato e giovani. Una sfida e una scommessa.



Il volontariato è come un tesoro nascosto... 
Rembrant, La parabola del tesoro nascosto.


Il volontariato ad Albenga è un mondo tanto silenzioso quanto indispensabile, una realtà tanto sommersa quanto splendida, una preziosa risorsa la cui profonda valenza culturale è il dono gratuito, senza reciprocità: non si dona per ricevere, semmai si  dona perché anche altri  donino.                                                           
La logica del dono ... 
Giacomo Conti, 
La parabola del buon Samaritano.

Il linguaggio del dono appartiene di diritto ad Albenga: modello critico ed alternativo a quello del mercato, è il modo di comunicare di tante persone  che dedicano parte del proprio tempo, delle proprie competenze e risorse personali per intervenire sulla realtà territoriale. Testimoni concreti della solidarietà tra generazioni, partecipano della  vita della comunità cittadina, pienamente  consapevoli che anche la nostra città presenta estese zone d’ombra, sacche di povertà e di esclusione sociale che spesso non si vedono ma che non possono essere ignorate. 
Il seme della solidarietà... 
J.F.Millet, Il seminatore.
E’ un pullulare di associazioni cattoliche, gruppi parrocchiali, cenacoli laici, uomini e donne senza barriere o pregiudizi ideologici. Non li cito uno per uno né li elenco,  perché sarebbe lungo elencare e molto facile tralasciarne un buon numero, ma soprattutto perché questa ricerca spetta ad ognuno di noi. Solo rammento che le scuole ingaune non sono seconde a nessuno in una forma permanente di mobilitazione che va dal servizio svolto da studenti durante l’anno in vari ambienti sociali alle scadenze fisse della raccolta alimentare, alle adozioni a distanza di moltissime classi, al servizio di trasporto ed assistenza dei malati a Lourdes, al  mutuo insegnamento…  
... perché sia vinta la povertà ...
Simone Martini, San Martino.
Il volontariato non può e non vuole ovviamente sostituire i servizi pubblici, semmai esserne supporto ed integrazione. Reclama però, e forse esige, dal/la prossimo/a sindaco/a una chiara formulazione ed un’inequivoca incentivazione sul territorio  di politiche di contrasto alla povertà. 








E’ una forma di adozione nel significato etimologico di “optare ad", desiderare, scegliere, proiettarsi sull'altro oltre se stessi: segno di solidarietà, annuncio di accoglienza  delle persone più indifese.


Non è aiutare "una tantum" qualcuno in difficoltà, ma è virtù della durata che si costruisce poco alla volta, una mentalità, una disposizione   ad ospitare l'altro nel proprio orizzonte personale.  




E’ cultura, frutto di educazione  radicata ed introiettata  sui banchi di scuola, capace di consentire nei tempi lunghi scelte personali di solidarietà, espressione coerente e naturale della cittadinanza attiva, intesa come responsabilità verso l'altro. 

Il contributo del volontariato ...
J.F.Millet, Andando al lavoro.
 

 


“L’interesse per la marginalità deve giungere alla stroncatura serrata dei processi di emarginazione: lo stile della denuncia non deve essergli estraneo. Il volontariato è chiamato a schierarsi.  Non può rimanere neutrale. Non deve essere pacificato. Pacifico, sì, nonviolento. Deve saper cogliere il significato conflittuale della povertà. Non gli è consentito di starsene buono in un angolo…” 


 

"Io non credo che il volontariato vada inteso come assistenzialismo inerte.  E’ generatore di coscienza critica, è fattore di cambiamento della realtà …” 


È una forma di permanente mobilitazione a favore dei diritti, contro la disattenzione, la distrazione, l'indifferenza, il pensare ad altro che è la negazione del pensare agli altri.
... nella direzione della solidarietà 
e della condivisione...
Giacomo Ceruti, Natura morta con le noci.

Le due citazioni tra virgolette sono tratte da  Don TONINO BELLO, Alfabeto della vita, ed. Paoline, Mi, 2010.      



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giovedì 20 febbraio 2014

Al candidato sindaco. Provocazione.

Caro elettore ingauno, alla vigilia delle  elezioni  amministrative, quale augurio rivolgere 
a tutti noi cittadini?
E che cosa augurare   al/la  prossimo/a Sindaco/a?
  Il medesimo augurio,
con la differenza e la speranza
di trovare il/la Sindaco/a  in prima fila……


















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