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domenica 29 novembre 2015

Rinascere. Tre storie.

Gaspare Mutolo, 
Il volo della colomba
In continuità con il post Problemi maledetti. Male e riscatto. presentiamo tre figure del pentimento e del riscatto tratte dalle pagine dostoevskijane, accompagnandole con le immagini delle opere di Gaspare Mutolo.

Gaspare Mutolo, 
Barca
Gaspare Mutolo, 
Bosco fiorito










RASKOLNIKOV. Ha lucidamente assassinato Alëna Ivanovna (avida e laida  usuraia) e subito dopo la mite ed innocente sorella Lizaveta Ivanovna, giunta in casa nel momento sbagliato. Raskòlnikov viene condannato al carcere ed alla settennale deportazione in Siberia. Non giunge subito al pentimento. Ha commesso intenzionalmente il  delitto nella convinzione che gli avrebbe rivelato e confermato  che lui non era  un uomo comune, “un pidocchio”, ma un superuomo, come tanti uomini di potere, “benefattori dell’umanità”  che, avendo avuto successo, "non sono stati mai fermati e perciò avevano ragione. In prigione si considera criminale solo in quanto non ha saputo sopportare il proprio delitto e si è indotto  ad autodenunciarsi. Pieno di tormenti e di sofferenza, è  ancora ben lungi dal rimorso di coscienza. Solo in ultimo emerge la consapevolezza del proprio fallimento, della propria   bassezza e miseria. E’ la dedizione di Sònja ad aprirgli  la via verso la progressiva coscienza del proprio male e il  pentimento redentore: “nella sua coscienza doveva elaborarsi qualcosa di assolutamente diverso”. 

venerdì 27 novembre 2015

"Problemi maledetti". Male e riscatto.

Gaspare Mutolo, Laguna
Abbiamo inserito in questo post le immagini delle opere di Gaspare Mutolo e alla fine si capirà il perché. Di lui dice Maria Falcone: “Gaspare Mutolo rientra tra quei pentiti che arrivarono alla collaborazione dopo una sofferta decisione, in un momento particolare della storia dell’Italia, e resta uno di quelli che ha creduto in questa scelta. Alla fine di questo suo percorso interiore ha incontrato anche l’arte e questo credo sia per lui un grande premio. Mi auguro che nella pittura possa trovare la pace spirituale”.


Gaspare Mutolo, 
La piovra sui rioni 
di Palermo
Che pena questo nostro tempo: contrassegnato da una parte dal disperato esodo di centinaia di migliaia di persone e da un terrorismo forsennato e disumano; dall’altra dal dilagare della corruzione e degli scandali, dallo stillicidio quotidiano di pravilegi di pochi, arroganza di troppi, egoismi fiscali corporativi regionali etnici e razzisti, dal  liberismo ad oltranza che maschera ipocrisie e giochi degli affari, da una politica svuotata e svilita.
Gaspare Mutolo, 
Vulcano
E noi - guardoni martoriati da ciò che ogni giorno i burattinai dei media decidono di far esistere e farci vedere, dimentichi della miriade di donne ed uomini che invece ogni giorno operano nella dimensione della solidarietà e comunione - rischiamo di perdere i nostri orizzonti di riferimento e la speranza di giustizia e di rigenerazione.
Gaspare Mutolo, 
Giudici
Sono andato a rileggere per l'ennesima volta alcune pagine di Dostoevskij, riguardanti indimenticabili figure del bene e del male: il principe Miskin (L’Idiota); Raskolnikov e Sònja (Delitto e Castigo); Aljòša DMitrij Ivan, lo stariez Zosima, il Visitatore misterioso (I Fratelli Karamazov)... Ne ho ricavato l’impressione di una distanza abissale del nostro tempo dai “problemi maledetti” di Dostoevskij e mi sono sentito defraudato dalla nostra sfiducia collettiva di una possibile redenzione, rigenerazione e conseguente espiazione - possibili strade aperte a tutti - che portano al miracolo del perdono. Qualcuno dirà che semplicemente è venuta meno la distinzione tra bene/male e giusto/ingiusto ed  in termini religiosi il senso del peccato. Sarà.

martedì 24 novembre 2015

Felicità e paradosso cristiano. Con Duy Huynh.

Collegato al tema di questo post si può leggere anche: 
SULLA FELICITA'. CON E. CORTI E DUY HUYNH.

Duy Huynh, 
Prova di fiducia.
La felicità è elemento determinante decisivo per il cristiano. La speranza nella lieta novella è dono di allegrezza di cuore: “Io vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi strapperà la vostra gioia” (Gv, 16, 22)”. Speranza nel paradosso del discorso della Montagna: è felice, “beato” (in greco “makarios”) chi secondo i canoni consueti sarebbe invece l’infelice, il povero, l’afflitto, il perseguitato, l’affamato.
Duy Huynh, 
Prova di fiducia, 
particolare
“Makarios” non è colui che è carico di virtù etiche o vive un benessere soggettivo. E’ colui che spera non in una salvezza intesa come consolazione o ricompensa rinviata, ma nella promessa di cieli e terre radicalmente nuove, da vivere anticipatamente nel presente rispecchiandosi nelle Beatitudini. S. Agostino indicava la strada in uti non frui”: formula oggi non a torto desueta, che tuttavia, se riportata  in chiave odierna, può mantenere il suo sapore nell’opzione per la “caritas” e nel rifiuto della “cupiditas”.
Duy Hyynh, 
Prova di fiducia.
Su questo dipinto di Duy Huynh, che gentilmente ci ha autorizzato a pubblicare l'immagine...Quest'opera di sapore surrealistico rappresenta in modo efficace l'atto della fiducia. Se noi fossimo totalmente sicuri (di noi stessi, degli altri, delle circostanze) non dovremmo avere fiducia perché sapremmo con certezza. Il gesto confidente si colloca quindi nell'orizzonte del dubbio. Nel dipinto l'incertezza è propria di tutta la scena: la scala è già segno di una condizione precaria, ma è soprattutto la posizione del protagonista a rivelare una situazione di squilibrio. La luce è fioca, appena una lampadina e quel che più conta il soggetto non vede dietro le proprie spalle. Il simbolo della fiducia è tutto racchiuso in quel "cadere" senza cadere che allude al rischio di chi si abbandona. La prova della fiducia (titolo dell'opera) consiste nel credere che, nonostante tutto, ci siano quelle mani che dietro di noi accolgono e proteggono.

venerdì 20 novembre 2015

Unity in diversity. Sulle tracce di La Pira oggi.


Firenze, Palazzo Vecchio, 
Forum dei sindaci 
(5-8 novembre 2015)
I media hanno pressoché ignorato l’evento “Unity in diversity” svoltosi il 5-8 novembre a Firenze che invece ci pare altamente significativo e pregno di speranze, soprattutto dopo gli ultimi tragici atti terroristici.

Firenze, 
Salone dei Cinquecento, 
Forum dei sindaci




Mi riferisco al meeting internazionale che per quattro giorni ha riunito a Firenze oltre 60 sindaci e personalità provenienti da tutto il mondo, comprese molte zone di guerra, per parlare di pace, dialogo e fratellanza tra i popoli: dalle municipalità della Palestina a quelle degli stati balcanici, da Kobane in Siria a Herat in Afghanistan, da Nazareth a Juba, da Kiev a Mogadiscio, da Baghdad a Tunisi…

sabato 14 novembre 2015

I fatti di Parigi e i valori della civiltà in cui crediamo.


Non nel mio nome
(immagine tratta dal post 
della pagina facebook 
di Repubblica del 9 gennaio 2015)
Il terrorismo ha ragioni politiche che vanno analizzate e che debbono trovare risposte adeguate.  
Nulla però giustifica i fatti sanguinosi di Parigi, la morte spettrale per le strade, la furia distruttrice che colpisce persone inermi. L’impulso immediato vorrebbe chiudere bloccare arrestare imprigionare trasformare le nostre città in stati di polizia. La reazione viscerale porterebbe a considerare tutti i musulmani pericolosi, tutti gli stranieri potenziali agenti di morte. Questa pancia è cavalcata da una certa propaganda politica alla ricerca di facili consensi. Ma seguire la pulsione istintiva significherebbe dar ragione a chi – dentro di noi e fuori di noi – lavora per nientificare i valori che dovrebbero connotare la civiltà in cui noi crediamo, rendendola diversa da ogni ottuso fondamentalismo.

giovedì 12 novembre 2015

Sulla felicità. Con E. Corti e Duy Huynh.

Grazie a Duy Huynh
Duy Huynh,
Blue moon 
expedition





A questa constatazione, già fatta ripetute volte  nel corso del pomeriggio, avvertì un nuovo senso di felicità. (Che non degnò di attenzione: la felicità gli sembrava ovvia, quasi dovuta. Ignorava che i momenti di felicità, non frequenti neppure negli anni giovanili,  li avrebbe in seguito sperimentati sempre più di rado nella vita)” (E. Corti, Il cavallo rosso, 1° vol., S. Paolo, 2008, p. 20).

Non credo che E. Corti esprima un’amara cruda verità, piuttosto un franco realismo che non esclude, anzi apre un orizzonte di speranza, che traspare in crescendo lungo il romanzo.
Duy Hyynh, Big heart botany
(Grande cuore floreale)
In questo siamo tutti d’accordo: “ci sembra ovvio, quasi dovuto” voler vivere ed essere felici. Ma come si fa? Il problema nasce dalle strade da seguire e dal significato e valore che ognuno di noi attribuisce a “felicità”. Forse si può azzardare che in noi tutti si possa rinvenire un minimo comun denominatore, seppure vago e nebuloso: nostalgia dell’Eden,  gioia di vivere una pienezza di vita serena, conviviale, agapica, ricca di sicurezze esterne ed interiori, appagata nei desideri affetti ed attese. Ma  tale comun denominatore è interpretato e perseguito secondo prospettive multiformi, in non pochi casi illusorie e perlopiù  tra loro contrastanti e contraddittorie.

domenica 8 novembre 2015

La figura di Simone Weil.


Simone Weil, 
La persona 
e il sacro.
Non potendo delineare in poche righe la complessa personalità di Simone Weil (1909-1943), mi limito ad indicare due direttrici:  (1) fu sempre dalla parte degli oppressi e degli “sventurati”; (2) la sua ricerca religiosa, intensa, mistica e profonda, l’avvicinò alla fede cattolica.
(1) In prima fila nelle lotte sindacali e politiche, sperimenta il duro lavoro nelle fabbriche e nei campi, partecipa alla guerra civile spagnola, intuisce la gravità del nazismo che intende combattere senza risparmiarsi e si lascia infine morire d’inedia per partecipare alle sofferenze degli ebrei.
Simone Weil, 
La questione 
operaia
Insegna filosofia tra il 1931-38 nei licei femminili di varie città francesi, disorientando alunne e cittadini per le sue iniziative. Dello stipendio spende per sé solo l’equivalente del sussidio ai disoccupati, per condividerne le ristrettezze di vita. In varie pubblicazioni denuncia anche lo stalinismo come forma di oppressione non dissimile dal fascismo. Ospita per qualche tempo a Parigi l’esule Trockij, con il quale si scontra verbalmente, lasciandolo interdetto: “appartiene forse all’esercito della salvezza”.

giovedì 5 novembre 2015

Emmanuel Mounier, il pensiero.


Emmanuel Mounier
La filosofia “personalista e comunitaria” di Mounier (1905-1950) non è un sistema speculativo né un movimento politico. E’ una filosofia (spesso guardata con supponenza  dagli accademici e vista con sospetto da certi ecclesiastici curiali), “provvisoria”, destinata ad essere superata nella misura in cui si realizzano le persone e la comunità.
Il Personalismo.
Anti-ideologica per vocazione, si oppone ad ogni  distorsione mistificatoria del pensiero in funzione di interessi particolari e intende smascherare il “disordine stabilito” ed ogni forma di potere  che minaccia la libertà delle persone. E’ “lotta per l’uomo”, “pensiero combattivo”, “progetto”, “engagement” (termine usato da Mounier molto prima di Sartre).