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domenica 17 settembre 2017

Novità "pianeta scuola".

🖋Post di Rosario Grillo 
🎨Immagini delle illustrazioni di Alessandro Gottardo, conosciuto con lo pseudonimo di Shout (qui il sito).
 
Alessandro Gottardo (Shout), 
Richiamare l'attenzione
Da qualche giorno si rincorrono notizie relative al nostro “pianeta scuola”.
Dopo l’annuncio dell’inizio della procedura per ridurre il numero degli anni di scuola superiore, c’è un nuovo intervento del ministro sull’innalzamento dell’obbligo scolastico.
Sostanzioso, inoltre, il ruolo che verrebbe assegnato alla scuola nel progetto di legge che prevede un riordino (?) degli interventi sull’immigrazione, in ispecie rivolto ai figli di seconda generazione.
Sarebbe troppo pretendere un po’ di linearità e coerenza?
Come spesso avviene – non solo nel campo degli indirizzi di istruzione pubblica - si sente odore di estemporaneità, di improvvisazione e …ancor peggio: di captatio benevolentiae in vista delle prossime elezioni.
Quante volte la scuola italiana è  caduta vittima di questi “giochetti”?  Lasciti non proprio benefici, nel corso del tempo, si sono sedimentati lasciando scorie tossiche, ingorghi inibitivi della fluidità del sistema.

mercoledì 13 settembre 2017

Michel Foucault, Parresia.

Compendio a cura di Rossana Rolando 
Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Foucault, Discorso e verità 
nella Grecia antica
Il testo uscito in italiano nel 1996 riporta le lezioni tenute da Foucault nel 1983 presso l’Università di Berkeley ed è diviso in quattro parti. Qui ricostruisco i contenuti della prima sezione, dedicata al “significato ed evoluzione della parola parresia”
1. Origine della parola: la parola compare per la prima volta nella letteratura greca in Euripide (484-407 a. C.) per poi essere utilizzata dal V secolo a. C. al V secolo d. C. rispettivamente nel mondo greco e nei testi patristici cristiani (molte volte in Giovanni Crisostomo).
In italiano il termine “parresia” significa “parlare chiaro”, dire la verità e colui che si esercita in essa viene chiamato da Foucault parresiasta.
2. Etimologia: parresiazestai significa “dire tutto”, da pan (tutto) e rhema (ciò che viene detto). La parresia implica quindi l’espressione chiara di ciò che si pensa, senza orpelli retorici, in modo diretto e schietto, in una identificazione totale tra ciò che viene detto e colui che dice.

sabato 9 settembre 2017

Anch'io voglio bene al papa.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini tratte dall'opera di Guido di Graziano, Dossale di San Pietro. 

Primo Mazzolari, 
Anch'io voglio bne al papa
Don Primo Mazzolari (1890-1959) -  sacerdote, partigiano e scrittore -  è stato un coraggioso testimone del Cattolicesimo italiano prima del Concilio Vaticano II, di cui ha anticipato molte istanze legate  soprattutto alla “Chiesa dei poveri” e al “dialogo con i lontani”. Recentemente papa Francesco ha voluto recarsi a pregare presso il suo sepolcro a Bozzolo e poi da don Milani a Barbiana, entrambi sempre schierati dalla parte dei poveri, degli ultimi e degli oppressi. Ebbene proprio in queste ultime settimane da parte di certi giornali e certi siti  è stata sferrata una campagna senza precedenti volta a delegittimare il papa. Allora ho sentito il bisogno di  rileggere in questi giorni “Anch’io voglio bene al papa” di don Mazzolari (nella 3° ed. del ’78, Centro editoriale Dehoniano di Bologna; la prima è del ‘42, ed.Vittorio Gatti), scoprire  la sua fedeltà e devozione non solo al papa del suo tempo (per lui Pio XII, per noi Francesco) ma “al papa di ogni tempo” (1), in quanto successore di Pietro e come Pietro pietra e cuore. Lettura volutamente selettiva.

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

mercoledì 6 settembre 2017

La biblioteca di Benjamin.

🖊 Post di Rossana Rolando
🎨 Disegni e dipinti sul tema della biblioteca.

ogni passione confina con il caos” 
(W. Benjamin)
 
Charlotte Bosanquet, 
La libreria (disegno, 1840)
“Nel 1931 un trasloco costrinse Benjamin ad affrontare la mole sterminata dei volumi accumulati nel corso degli anni”: così si legge nella quarta di copertina di La mia biblioteca (Elliot, Roma 2016). Nel breve lasso di tempo intercorso tra mezzogiorno e mezzanotte, in mezzo alle casse impolverate di libri, matura l’ispirazione di questo piccolo e gustoso testo. Il primo saggio (sono, infatti, tre brevi articoli) è dedicato al collezionismo, preso in considerazione nella sua generalità (potendo interessare qualsiasi oggetto) in modo arguto e spiritoso, come è nello stile del filosofo. La mia attenzione si è concentrata sull’oggetto collezionato e quindi sulla bibliofilia dell’autore: sono i libri (e non il collezionismo) ad aver guidato la mia lettura.
Vorrei soffermarmi brevemente su tre aspetti.
1. I libri hanno un destino. “…caso e destino, che al mio sguardo colorano il passato, sono al tempo stesso presenti in modo evidente nel consueto garbuglio di questi libri” (p. 20).

domenica 3 settembre 2017

Umanesimo ed ecclesiologia.

Post di Rosario Grillo
Immagini di alcuni dipinti de La lavanda dei piedi tra '400 e '500.

Beato Angelico, 
Lavanda dei piedi, 1450
Una delle cime del sentimento umanista si trova, senza ombra di dubbio, nella orazione “pro dignitate hominis” di Pico della Mirandola. Vi si celebra il libero arbitrio, segno distintivo dell'uomo.
La funzione irenica, che essa doveva avere, dice da sola lo scopo autentico di Pico. Eppure gli provocò inimicizie e sospetti!
Da lungo tempo è stato evidenziato il “tipico” umano. Riandando alla figura di Ulisse, ne avremmo la conferma.
Non solo. L’enunciato cristiano segnava la sua novità, distinguendosi dalle religioni pagane, ed anche da quelle monoteiste come l’ebraismo e l’islamismo, in quanto valorizzazione convinta del libero arbitrio (1).
Oggi si riesce a conciliare, senza alcuna difficoltà, la Grazia con la libertà umana. Ha preso quota infatti una teologia “Cristocentrica” che ha dissipato ogni dubbio, nel momento stesso in cui ha chiarito le implicazioni della natura umana, assunta, per incarnazione, da Gesù Cristo.

martedì 29 agosto 2017

La bottega di mia madre.

🖊Post di Rosario Grillo

George Sommer (1834-1914), 
Bottega di Palermo
Mi​ ​è​ ​consentito​ ​almeno​ ​una​ ​volta​ ​ schierarmi​ ​tra​ ​i​ ​“​​laudator​ temporis​ ​acti​”? Oggi​ spezzo​ ​una ​ ​lancia​ ​in​ ​favore​ ​dei​ ​negozietti sotto​ casa,​ ​assediati​ ​dai​ ​ mega​ ​Store​ ​ed infine​ ​scomparsi. Bisogna​ dire​ che​ ​il​ ​cambiamento​ ​ha​ ​già​ ​manifestato​ ​i ​ ​suoi​ ​limiti,​ raggiungendo​​​ uno​ ​stato​ ​di cortocircuito.​ ​Si​ ​sta ​ ​andando​ ​verso​ ​il​ negozio​ ​di​ qualità,​ ​specializzato​ ​e ​ ​specifico, possibilmente​ capolinea​ ​della​ vendita​ ​a​ ​km​ ​zero​ ​e, ​ ​comunque,​ ​in​ ​grado​ ​di​​ intercettare l'innovazione​ ​agro​​economica ​e​ ​quella​ ​gastronomica. Sarà​ ​in ​ ​grado​ di​ riprodurre​ ​quel​ ​microcosmo​ ​di​ ​relazioni​ ​umane​ ​​che​ era​ ​un​ negozietto​ ​degli anni​ ​'50​ ​'60​? La​ ​premessa,​ ​più​ ​o​ ​ meno,​ introduce​ un​ ​affresco​ ​che​ ​voglio​ dedicare​ ​a​ ​mia ​ ​madre. Lei​ ​gestiva​ un​ negozio ​ ​di​ ​alimentari​ ​nel​ ​centro​ ​di​ Castroreale,​ ​il​ ​paesino​ ​di​ collina, ​ ​dove​ ​sono nato.
La​ ​parabola​ ​di​ ​Castroreale​ ​ha ​ ​seguito​ ​il​ ​decorso​ ​dei​ ​centri​ ​montani,​ medio-montani, (su​ ​cui ho​ ​ scritto​ ​un​ ​post​ ​all'occasione​ ​del​ terremoto​ ​dell'Italia ​ ​centrale). Da​ ​paese​ ​pulsante,​ ​ popolato,​ ​ricco​ ​di​ una​ ​vita​ ​economica,​ semplice​ ​ma​ ​molto ​ ​ben​ ​articolata,  è​ ​passato​ ad ​ ​essere​ ​spopolato,​ ​con​ pochissimi​ ​servizi,​ ​però​ ​ricco​ ​di ​ ​storia​ ​e​ monumenti. La​ ​sua​ ​ricchezza:​ ​gli​ spettacolari ​ ​prospetti​ ​panoramici​ sulle​ ​isole​ ​Eolie, incastonate​ ​nel​ ​Mar Tirreno,​ ​e​ ​sui​ ​campi​ agricoli​ ​con​ ​difficoltà​ ​ed​ ​abilità​ ​ coltivati​ ​dai​ ​cittadini​ ​residenti,​ fedeli​ ​al borgo​ ​natio.

venerdì 25 agosto 2017

Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna.

🖋Compendio a cura di Rossana Rolando del libro di Lyotard, La condizione postmoderna (l’edizione di riferimento è quella della Feltrinelli, Milano 2008).

Lyotard, 
La condizione postmoderna
Originariamente il testo è un Rapporto sul sapere nelle società più sviluppate, scritto su richiesta del governo del Quebec e poi pubblicato in Francia nel 1979. Ha la forma di un saggio suddiviso in 14 paragrafi. 
Nel presente riassunto viene mantenuta tale numerazione, con l'inserimento dei titoli di Lyotard tra parentesi. In viola sono aggiunte alcune considerazioni che riportano all'attualità.

1. Il sapere nelle società avanzate (Il campo: il sapere nelle società informatizzate).
All’inizio del primo paragrafo, il termine “postmoderno” viene delineato cronologicamente e spazialmente come periodo corrispondente alla seconda metà del Novecento nell’ambito delle società occidentali più sviluppate (verrà chiarito successivamente il  suo significato “filosofico”).
Il problema fondamentale che si pone è quello relativo allo statuto del sapere nell’età postmoderna, quando la specializzazione delle informazioni e le banche dati sono così complesse da far nascere l’interrogativo: “chi saprà?”, chi avrà accesso ai dati informatizzati? Un gruppo ristretto di persone? Lo stato? Tutti?
[Domanda di grande interesse oggi, nell’età della finanza senza volto o nell’era di internet e dei social network, strumenti che fanno sentire tutti controllati, senza poter controllare].

mercoledì 23 agosto 2017

Post-verità e postmoderno.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle illustrazioni di Beppe Giacobbe (qui il sito).

Beppe Giacobbe
Il dibattito odierno sulle “post-verità” o verità non provate, apparenti, tali soltanto perché credute (dette anche fake news), affonda le sue radici in un contesto complesso, definibile come “postmoderno”, in quanto legato alle società occidentali informatizzate. Da una parte, infatti, tutti possono accedere alle informazioni tramite quella banca dati che è internet e possono quindi formarsi una propria opinione relativamente a ciascun problema, dall’altra parte, in assenza di precise competenze, necessarie per decodificare dati specialistici, tutti sono facilmente tratti in inganno e portati a credere come vere  quelle notizie o nozioni che tali non sono.
Il rischio dell’affabulazione si accresce nel momento in cui viene meno la verticalità di un sapere affidato ad autorità culturali socialmente riconosciute e si diffonde l’idea di un’orizzontalità delle opinioni, supportata dalla convinzione relativistica  (per la quale non c’è una verità, ma ciascuno ha la sua verità), che porta a legittimare qualsiasi posizione (tutti possono dire e giudicare tutto).

sabato 19 agosto 2017

Solitudine e aiuto.

🖊 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagini delle opere di Edvard Munch (pittore norvegese vissuto tra il 1863 e il 1944).

Edvard Munch, Notte a Saint Cloud
“La solitudine è una regressione. L’ultimo, infelice luogo in cui nascondersi” (Fulvio Ervas, Invisibili, p. 53)
Fulvio Ervas è uno scrittore di storie romanzate: storie vive, dove il confine tra la realtà e l’immaginazione è labile. Perché l’ingrediente che vi predomina è la speranza.
Così l’espressione di partenza non resta confinata sul piano di definizione più o meno scontata e/o per larga parte astratta. Fa parte, invece, di una storia che ha scritto per il volume collettaneo, Invisibili, dove ha descritto la metamorfosi connessa al cambiamento di contesto socio economico di un certo Alvise.
Risolto con la stella polare della Speranza.

lunedì 14 agosto 2017

Umanesimo francescano ed ecologia.

✎ Post di Gian Maria Zavattaro (a partire dal testo di José Antonio Merino, Francesco d’Assisi e l’ecologia, Edizioni Messaggero Padova, 2010). 
📷Fotografie di Rossana Rolando.

Harry Marinsky, 
Francesco predica agli uccelli, particolare
(presso Santuario di Rivotorto, Assisi)
L'umanesimo francescano non propone soluzioni tecniche né politiche, che competono ai rispettivi responsabili, propone invece una coscienza valoriale, improntata alla solidarietà e fraternità cosmica, alla custodia responsabile del creato. Francesco non elaborò mai una teoria sul mondo naturale, ma “visse l'armonia cosmica in modo talmente particolare che poté ispirare una teoria e una visione originale dell'uomo, inteso come cittadino responsabile delle cose e degli esseri della natura”(1): un modo nuovo di abitare, di essere, di relazionarsi e di vivere. La sua visione del mondo si basa sulla più profonda fede cristiana, per la quale sente, vive e celebra la presenza del Dio della creazione. Il suo ineffabile amore cosmico per tutte le creature di Dio, animate e non, è così grande che le personifica con gli appellativi di fratello e sorella che non esprimono solo una verità cristiana ma anche una dimensione psicologica: incredibile sorprendente delicata relazione affettivo-cosmica dove tutto costituisce una grandiosa e bella sinfonia” e le singole creature sono “capaci di riconoscere il suo affetto verso di esse e di presentirne l'amore”(2).

domenica 13 agosto 2017

J. M. Bergoglio e la scelta del nome Francesco.

🖊Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Immagini delle illustrazioni di Francesca Assirelli (per gentile autorizzazione dell'autrice che le ha già pubblicate nel libro scritto da Anna Peiretti, Storia di papa Francesco, Il Pozzo di Giacobbe, Torino 2013)

Papa Francesco e la pace
"Laudato si', mi' Signore, cantava san Francesco d'Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. [...]Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. 
Bergoglio, ancora cardinale, 
si reca a Roma per il Conclave
Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l'esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia ed autenticità. E' il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell'ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un'attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l'impegno nella società e la pace interiore” (Enc. Laudato si', 1 e 10, sottolineatura mia).

Viene eletto papa il giorno 13 marzo 2013 
e assume il nome di Francesco
Con la bolla Inter sanctos Giovanni Paolo II nel 1979 proclamava S. Francesco patrono dell'ecologia e degli ecologisti. Così motivava la sua decisione nel messaggio del 1° gennaio 1990, giorno di celebrazione della pace:  
San Francesco d'Assisi offre ai cristiani l'esempio di un rispetto autentico e pieno per l'integrità della creazione. Amico dei poveri, amato dalle creature di Dio, invitò tutti – animali, piante, forze naturali, compresi frate sole e sora luna – a onorare e lodare il Signore. Il povero d'Assisi ci testimonia che, stando in pace con Dio, possiamo dedicarci meglio a costruire la pace con tutta la creazione, che è inseparabile dalla pace tra i popoli” (1).

giovedì 10 agosto 2017

Laudatio di H. Arendt a K. Jaspers.

🖋 Post di Rosario Grillo
🎨 Per un'immagine artistica di Hannah Arendt, particolarmente significativa, rimandiamo a  questa pagina (non avendo potuto contattare Gloria Argelés, che ne è l'autrice, ed essere così autorizzati alla pubblicazione su questo blog).


Tetradramma ateniese 
del V° secolo a. C, 
con la civetta di Minerva, simbolo della filosofia
La potenza di uno scrigno sta nella capacità di racchiudere tesori in poco spazio.
Una qualità che ho ritrovato nell'opera Verità e Umanità, da me già recensita nella parte relativa al contributo di Jaspers (qui il link).
Una ricca messe di motivi mi sollecita a scriverne ancora, in particolare riferendo i temi contenuti nella Laudatio di Hannah Arendt.
Lo spessore è confermato dalla virtù intrinseca della “reductio ad unum: il motivo conduttore, qualificante ed eternamente valido: Humanitas.
La Arendt insiste su un concetto: portare a chiarezza.
In questa “intentio riconosce la pregnanza della filosofia di Jaspers. Direi di più: della sua filosofia dell'esistenza.
Libro contenente i due discorsi 
(di Arendt e Jaspers)
A Jaspers quindi riconosce la patente di continuatore autentico di Kant, laddove di quest’ultimo è proprio il magistero universale (non contingentemente legato ad un frangente storico culturale) della Aufklarung.
In questo registro viene evidenziata la comunanza  di filosofo e politico: entrambi votati a mettere in pubblico la propria persona (persona: cifra dell'esistenza).
Con la differenza che il politico ha un raggio circoscritto, mentre il filosofo agisce su un orizzonte autenticamente universale.
Tale proprietà, attribuita a Jaspers, è comprovata da episodi concreti, storici, del suo filosofare.
“Ciò che sempre resiste alla chiarezza, che nella sua luce non si dissolve in nebbia, appartiene alla humanitas, e assumere la responsabilità per ogni pensiero nei confronti dell'umanità significa vivere in questa chiarezza e in essa mettere alla prova se stessi e tutto ciò che si pensa” (p. 64).
Sfiora il panegirico l’intervento dell’allieva/amica di Jaspers.

domenica 6 agosto 2017

Il segreto di Barbiana.

🖉 Post e fotografie (solo degli esterni, perché non sia violata l’intimità del luogo) di Rossana Rolando.

La tomba di don Milani presso Barbiana
☆ Il momento più significativo ed emozionante della nostra vacanza estiva è stato, senza dubbio, l’incontro con Barbiana.
Nel piccolo cimitero dove si trova la tomba di don Lorenzo Milani, della Eda e di sua madre (le donne che lo hanno accompagnato nella sua avventura di prete), sostiamo in silenzio, mio marito ed io, profondamente commossi, ognuno con la sua preghiera nel cuore.
La strada e il sentiero per Barbiana
E’ un piccolo cimitero, simile a quelli di montagna, povero, come è stata povera la vita di don Lorenzo, dopo la sua conversione.                  ☆ Scopriamo che nel pomeriggio c’è una visita guidata. Pensiamo valga la pena dedicare tutto il giorno a questo luogo. Una casa, una chiesa, un piazzale, un cipresso, un pergolato, una “piscina” vuota, fatta di cemento, sul lato la scritta “I care”: Barbiana è tutta qui. E’ rimasta come era tra il 1956 e il 1967 (gli anni di apertura della scuola).

giovedì 3 agosto 2017

Migrazioni e lungimiranza.

Post di Gian Maria Zavattaro (a partire dal libro "Libertà di migrare", seconda parte. La prima parte qui).
Immagini delle opere di Stefano Bosis (qui il sito). Per una presentazione dell'artista cliccare qui.

Stefano Bosis, 
Schengen 2000/51 
(serie Migranti)
“Di migrazioni forzate da altri umani sono piene le fosse, arcaiche e moderne, della storia e della geografia. Grondano sangue, meritano quasi sempre esecrazione. Comunque ogni comunità antropica e ogni luogo antropizzato hanno conosciuto anche migrazioni più libere. Tutte fanno parte della nostra evoluzione, con effetti di meticciato universale. Più o meno liberi o forzati, miliardi di umani migreranno anche in futuro. Quale politica internazionale è necessaria per pianificare e gestire bene, come chiedono le Nazioni Unite, l'imponente fenomeno migratorio che abbiamo dinanzi? Affinché le migrazioni del futuro possano essere davvero ordinate, sicure, regolari e responsabili, servono un pensiero politico che studi e contrasti stereotipi o pregiudizi ed un'azione politica in grado di prendere decisioni oggi i cui effetti (probabili, non sicuri) potranno essere apprezzati dalle generazioni a venire. Proprio come per il riscaldamento climatico. Non è certo con la facile rincorsa al consenso di breve periodo né con le emozioni estemporanee che si potrà affrontare una realtà umana che sta evolvendo da due milioni di anni. La virtù necessaria in questa impresa è anche una delle più scarse al momento: la lungimiranza. Verso il passato e verso il futuro” (V. Calzolaio – T. Pievani, Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così, Einaudi, To, 2016, p. 130).


💥 E' bene premettere che il migrare dei nostri progenitori fa parte del patrimonio genetico e culturale di ognuno di noi.


Stefano Bosis, 
Appena arrivati 
(serie Migranti)
Migrazione e libertà. Migrare indica una partenza; il suo contrario è restare. Il significato originario è nella radice latina mig: dare in cambio, scambiare, cambiare, cambiare luogo, spostarsi, riferita “sia allo scambio dei doni ospitali che trasformano lo straniero in ospite sia al cambio di luogo”. Il greco eleutheros ed il latino liber indicavano gli appartenenti a pieno titolo ad una comunità: era il Noi (“liberi” cioè non schiavi). diverso dagli Altri (stranieri forzati a migrare, catturati e poi resi schiavi) (1).

lunedì 31 luglio 2017

Incendi e 'Alberi' di Prévert.

🖊Post di Rossana Rolando
🎨Immagini degli alberi di Piet Mondrian (1872-1944).

Piet Mondrian, 
Paesaggio
L’estate 2017, come e più di altre stagioni estive, è segnata dalla follia incendiaria. L’aria nera, satura di fumo irrespirabile, il suolo incenerito e isterilito, il terrore degli animali in fuga… sono i frutti di una volontà nichilistica anonima e vile. Chi ama la nostra terra e la sua stupenda bellezza rimane attonito di fronte alla ferocia della mano assassina.
Meglio di altri Jacques Prévert, poeta francese vissuto tra il 1900 e il 1977, ha saputo dar voce alla natura e soprattutto agli alberi, cui ha dedicato un’intera raccolta, con una sensibilità moderna, capace di anticipare problematiche che si riveleranno attuali dopo di lui (Alberi, edizione Guanda, Parma 1999).
Piet Mondrian, 
Albero
Il dolore che provoca il fuoco distruttore con la sua atroce desertificazione di boschi, pinete, foreste è espresso potentemente nei suoi versi:
Un vento folle che viene dal mare/urla canta sibila e ride/Un grande cane rosso/folle anche lui/gli corre dietro leccando i muri/L’azzurro del cielo è spazzato via/dal vento nero dell’incendio.

venerdì 28 luglio 2017

K. Jaspers, H. Arendt, Verità e umanità.

🖋 Post di Rosario Grillo

Il libro.
🔶Un libro  di poche pagine e con la vocazione ad essere vademecum.
Non nell’accezione di passepartout enciclopedico alle 1000 e più questioni che si profilano durante i giorni.
Nella funzione, invece, di Viatico.
Di memento opportuno delle nostre radici civiche fondamentali, osservate le quali, risultano orientati i nostri passi ad un benefico consorzio umano.
“Quando i contrasti tra i partiti trascinano da legami di solidarietà ad un processo auto distruttivo, lo Stato libero diventa una quinta che un domani può essere rovesciata assieme a tutti i suoi politici e i suoi partiti. La democrazia, esclusivamente formale, genera il totalitarismo, cosicché a ragione Hitler poté dire trionfante: 'l’ho battuta con la sua stessa follia' ” (p. 39).
🔶Un premio.  L'occasione del discorso di Jaspers coincide con il “premio per la pace” assegnatogli nel 1958 dai Librai tedeschi.
Ne parla in tono kantiano sul filo di “Per la pace perpetua”.
Sia in quanto continuatore dello spirito critico-razionale di Kant, sia per accettazione dell'etichetta repubblicana.
“Kant disse che soltanto gli Stati dotati di ‘forma di governo repubblicana’ possono stipulare la pace” (pp. 37-38).
Dove il governo repubblicano non rispecchia una specifica formula costituzionale. Vuole significare piuttosto la condivisione comune, la partecipazione democratica.

lunedì 24 luglio 2017

Libertà di muoversi e di migrare.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle opere di Stefano Bosis (per una presentazione dell'artista cliccare qui)
♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦
Libertà di migrare
“Nel villaggio mondiale esiste oggi libertà giuridica di migrazione per tutti. Non tutti lo sanno, molti non sempre lo ricordano, quasi mai chi lo sa lo dice. La dichiarazione universale dei diritti umani del dicembre 1948 contempla il diritto alla libertà di movimento e di migrazione. Il primo comma dell'art.13 dichiara che “ogni individuo” ha il diritto di muoversi e risiedere “entro i confini di ogni Stato” (una libertà individuale e collettiva di migrazione interna al singolo Stato nazionale). All'art. 29 si aggiunge che eventuali limitazioni devono essere stabilite dalla legge per rispettare eventuali diritti e libertà di altri. Il secondo comma dell'art. 13 dichiara che “ogni individuo” può liberamente lasciare il proprio paese e ritornarvi, lasciare “qualsiasi paese” e ritornare nel “proprio” (una libertà individuale e collettiva di migrazione esterna e generale, come andata, come ritorno, come andata senza ritorno, come andata con ritorno). Libertà di partire, diritto di restare. Diritti umani in patria, libertà di migrare altrove. Una migrazione forzata è di norma arbitraria e vietata, transitoriamente ammissibile solo in casi eccezionali, in sostanza quando non c'è alternativa alla necessità immediata di spostare qualcuno. L'articolo successivo contempla il diritto di asilo”. (Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così” di V. Calzolaio e T. Pievani, Einaudi, To, 2016, p. 96-97).
♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦
Una coppia di amici biellesi due mesi fa ci ha fatto dono di un libro. L'ho letto e mi pare ora naturale presentarlo sul nostro blog, in una soggettiva selezione di riflessioni, in segno di gratitudine a chi lo ha scritto ed a chi ce l'ha donato. Si tratta di “Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così” di V. Calzolaio e T. Pievani (Einaudi, To, 2016).
🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹
Stefano Bosis, 
Il primo migrante
La tesi. 
Siamo migranti da sempre pur con modalità diverse, dapprima con spostamenti forzati, poi sempre più per scelte più o meno pianificate. Non ha alcun senso interpretare i flussi migratori contemporanei come se fossero evento eccezionale, emergenza del momento. L'evoluzione insegna il contrario: il fenomeno migratorio umano è strutturale e costitutivo della nostra identità di specie. Migrare è sempre stato fattore evolutivo cruciale, fondamentale strategia di adattamento praticata soprattutto negli ultimi 2 milioni di anni con l'espansione dell'homo sapiens dall'Africa in tutti i continenti. “Gli esseri umani sono evoluti anche grazie alle migrazioni: questa è una delle ragioni per cui occorre garantire la libertà di migrare, soprattutto nel momento in cui i cambiamenti climatici, oltre che le emergenze politiche sociali ed economiche, provocano flussi forzati. Il che significa pure, ovviamente, che va tutelato il diritto di restare nel proprio paese” (1). Come ieri, anche oggi vige il permanente intreccio tra migrazioni e contesto ambientale, climatico, politico, economico. Soprattutto l'impronta antropica globale è oggi allarmante. “Nel 2030 la certezza di essere rifugiati climatici o la probabilità di diventare tali riguarderà almeno 250 milioni di donne ed uomini, nello scenario migliore. Ciò conferma come sia indilazionabile riconoscere lo status di climate refugees, con politiche appropriate di prevenzione e assistenza, mitigazione e adattamento” (2).

domenica 23 luglio 2017

Stefano Bosis, Dipingere i migranti.

Post di Rossana Rolando
Immagini di Stefano Bosis (qui il sito).

 Stefano Bosis, 
Viaggio a Lampedusa
Due prossimi post saranno dedicati al tema della migrazione, a partire dal libro Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così, di V. Calzolaio e T. Pievani, ed. Einaudi.


Stefano Bosis, 
Il portatore di sogni
Inseriremo in essi le immagini dei dipinti di Stefano Bosis, artista italiano che ha dedicato anni di elaborazione al tema dei migranti ed ha esposto i suoi lavori in Germania, a Berlino (qui il link della pagina facebook GalerieJuliaDorsh), con ampi riconoscimenti. A lui dedichiamo – con il solo riferimento al tema del migrare - una breve presentazione.

venerdì 21 luglio 2017

Genova di Montale, Corso Dogali.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

Corso Dogali.

Se frugo addietro fino a corso Dogali
non vedo che il Carubba con l’organino
a manovella
e il cieco che vendeva il bollettino
del lotto. Gesti e strida erano pari.
Tutti e due storpi ispidi rognosi
come i cani bastardi dei gitani
e tutti e due famosi nella strada,
perfetti nell’anchilosi e nei suoni.
La perfezione: quella che se dico
Carubba è il cielo che non ho mai toccato.

Corso Dogali, 
Genova
Il titolo del componimento, contenuto nella raccolta Diario del '71,  si riferisce alla strada di Genova in cui si trova la casa natale del poeta. Salendo con l’ascensore di Castelletto si percorre corso Carbonara e quindi si imbocca corso Dogali per trovare, al numero cinque, un bel palazzo con una scalinata e un portone rivestito di marmo bianco, con l’iscrizione a lato.
La via, tutta in salita come molte altre strade di Genova, è legata a due personaggi (famosi nella strada) che il poeta Montale ritrova, “frugando” addietro: il Carubba che suona un piccolo organo a manovella e il cieco che vende i tagliandi per giocare al lotto.  Al gesto dell’uno corrisponde l’urlo dell’altro.

lunedì 17 luglio 2017

Il filo racconta il mare nostro.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle opere del pittore francese Gustave Courbet (1819-1877). 

Nei miei ricordi degli anni di insegnamento è  presente l’'interesse per il Mediterraneo mostrato da esponenti della scuola di Lundt (Svezia ) con la quale esisteva uno scambio culturale.
Nelle contrade del Nord Europa era facile fino a poco tempo fa ritrovare tale interesse, unito alla cognizione dell'importanza che questo mare ha rivestito nella storia.

Gustave Courbet, Il mare a Palavas
Trovo subito conferma nella lunga tradizione dei viaggi in Italia che si concludevano dopo l'attraversamento dell'intera penisola, giunti in Sicilia, isola circondata da e costituita di Mediterraneo.
Al Mediterraneo, doverosamente ho già prestato attenzione, facendo perno sul contributo che Fernand Braudel ha voluto dare allo studio della civiltà mediterranea. Braudel, eminente storico della scuola delle Annales, ha confezionato su misura la caratura storica di questo mare: espressione dell'incrocio dei dati materiali, di quelli culturali, di quelli iconografici.
Prodotto simbolo della "lunga durata".
Allora mi domando: nella temperie della crisi, del disorientamento attuale, conserva una sua funzione il Mediterraneo? Irradia cultura, raccoglie e trasforma popoli e civiltà, è “fucina di simbiosi”?

Gustave Courbet, Baia con scogliera
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