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sabato 27 maggio 2017

Ivano Fossati, la speranza di vita che porti con te.

Post di Rossana Rolando 
Fotografie di alcuni album di Ivano Fossati, all'interno della sua ricca produzione, svoltasi tra il 1971 e il 2011 (per il sito del musicista cliccare qui).

Ivano Fossati, 
Fotografia dal sito di Repubblica
Nei testi musicali di Ivano Fossati c’è una poetica del quotidiano che celebra la vita nella sua godibilità e nel suo interno valore. L’atto del vivere – pur nella finitezza di ogni esperienza umana – ha una sua bellezza, una sua luminosità, una profondità degna di essere amata.
Copertina dell'Album  (1993)
in cui è contenuta La pioggia di marzo
Emblematica a questo proposito è La pioggia di marzo - splendida rivisitazione del testo brasiliano di Tom Jobim da parte di Ivano Fossati (per il confronto tra i due brani vedi qui) - in cui gli aspetti dell’esistenza sono intrecciati e fusi in un unico flusso vitale, fatto di sentimenti e situazioni (“è quando tu voli rimbalzo dell'eco/ è stare da soli”), impastato di sogni (“margherita di campo è la riva lontana… è la nave che parte”) e di reminiscenze infantili (“è la fata Morgana”… è Madamadorè”), attratto dall’ignoto (“è mistero profondo… è il fondo del pozzo”), arricchito dalla semplicità dell’esperienza umana (“è…goccia che stilla un incanto un incontro è l’ombra di un gesto, è qualcosa che brilla… è legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa di vino il viavai della strada”), nutrito di poesia e cultura (“è la luna e il falò”, di pavesiana memoria), ammirato dalla magnificenza della natura (“è voglia di primavera è la pioggia che scende… è una rondine al nord la cicogna e la gru, un torrente una fonte…”) consapevole del limite (“è il sonno e la morte…”) e del dolore (è… una piccola pena… burrasca passeggera”),  teso verso il futuro (“è progetto di casa”)…

martedì 23 maggio 2017

La "dotta ignoranza".

Post di Rosario Grillo
Figure di Tobia Ravà (qui il sito), artista italiano nato nel 1959, allievo di Umberto Eco e di Flavio Caroli, che ringraziamo per averci autorizzato a pubblicare le immagini di alcune opere. I suoi interessi in campo matematico e religioso - legati alla ghematria - ci hanno indotto ad associarlo” alle ricerche del filosofo tedesco Niccolò Cusano (1401-1464) cui è dedicato questo post. 

Tobia Ravà, Cronologos
Vengo risvegliato dal mio “sonno” (o è divertissement?) da un semplice articolo di oggi di G. Bosetti sulla figura di Niccolò Cusano.
L'occasione dell'intervento di Bosetti è l'inizio della pubblicazione dell' “opera omnia” di Cusano, con carattere più sistematico e critico e con la comodità della traduzione in italiano visto che scriveva in latino.
Il latino dell’epoca umanistica in cui Cusano si colloca biograficamente.
La statura però dei suoi studi non si lascia restringere alla semplice epoca. A questa stregua lo tratta Bosetti, con questo profilo io lo ricordo (per questo ho parlato di “risveglio”).

Tobia Ravà, Foresta degli elementi
Bosetti, teorico del liberalismo, “sfronda” il personaggio per rilevarne la propensione alla relativizzazione dei punti di vista, finanche delle fedi religiose.

sabato 20 maggio 2017

Il filo della soggettività, Ida Budetta.

 🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Mercante di fili
per tessere trame corrotte, particolare
L’enigmaticità di cui si caricano le opere di Ida Budetta si raccoglie tutta nel contrasto tra la precisione del frammento, realisticamente rappresentato - come nella più classica, “olandese”, delle tradizioni - e l’imperscrutabilità dell’insieme, data dall’accostamento improbabile delle cose, non conforme alla comune esperienza, o dalla deformazione delle dimensioni e delle tinte, che rende gli stessi oggetti provocatoriamente strani, inducendo chi guarda ad interrogarsi dechiricamente sul significato della composizione. Un identico spaesamento scaturisce dall’effetto surrealistico di alcuni tratti pittorici che prestano alle cose una valenza psichica: dentro i colori e le figure si nascondono strati segreti della mente. Gli stessi titoli dei dipinti ci riportano a dimensioni del profondo e all’ambiguità sotterranea dell’umano.

martedì 16 maggio 2017

Incontro con la cittadella di Loppiano.

🖊Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Fotografie di Rossana Rolando.

Vetrate del Santuario 
Maria Theotokos, Loppiano
Dal 9 al 13 maggio si è svolta a Castel Gandolfo la 59° settimana ecumenica dei FOCOLARI “camminando insieme. Cristo e noi sulla via verso l’unità” con la partecipazione di più di 700 cristiani di 70 chiese e comunità ecclesiali. Giorni di riflessione e spiritualità, di comunione e “dialogo della vita”, di “ecumenismo di popolo” a 50 anni dal primo incontro tra Chiara Lubich e Athenagoras I°. Notizia importante di un evento speciale, che però solo 30 giorni fa avrebbe sicuramente destato la nostra, mia e di mia moglie, ammirazione ma non particolare attenzione.
Ci sono incontri imprevisti ed inaspettati che il caso o, forse, la Provvidenza assegna ad ognuno di noi, quando meno ce lo aspettiamo, liberi di accoglierli od ignorarli, di viverli solo a livello di stadio estetico oppure con intensità tale da ricavarne nuove consapevolezze, respirare nuovi orizzonti, rendere grazie e benedire.
Vetrate del Santuario 
Maria Theotokos, Loppiano
A noi è capitato il pomeriggio del Sabato Santo 2017. Eravamo in quel di Firenze, per partecipare alla veglia pasquale presso la fraternità di Gerusalemme alla Badia Fiorentina. C’era tempo. Decidiamo di recarci sino al monastero benedettino di Vallombrosa, dove incontriamo il giovane e dinamico abate, ci fermiamo a pregare con lui ed i cinque monaci all’ora sesta. Ripartiamo. Sappiamo che non lontano - nei pressi di Incisa, località Loppiano - esiste una moderna chiesa, dalle vetrate bellissime, osannate su internet. La strada è interrotta a causa del taglio di alberi. Chiediamo a destra ed a manca: nessuno degli interpellati pare conoscerne l’esistenza (nemo propheta in patria...). Poi riusciamo a trovare una via alternativa e ci arriviamo. Non c'è nessuno. Entriamo in chiesa. Vetrate magnifiche, colori che ti parlano al cuore e alla mente, un'architettura moderna – nulla a che vedere con le tante chiese somiglianti a capannoni in disuso – centrata coralmente sulla croce e sul tabernacolo verso cui tendono la preghiera, i canti, la meditazione comunitaria e personale: si è immersi nel respiro della trascendenza e nello stupore della bellezza. Usciamo fuori: in cima alla collina tra il verde di prati e parcheggi apparentemente deserti non c’è anima viva, solo una signora che in quel frangente sopraggiunge e pare più perplessa e spaesata di noi.

venerdì 12 maggio 2017

Riso e sorriso.

🖋 Post di Rosario Grillo
🎨 Rappresentazioni delle opere di Ida Budetta (qui il sito), pittrice dallo stile personalissimo, non etichettabile, difficile eppure immediatamente suggestivo. Alla sua arte dedicheremo un prossimo post. Intanto la ringraziamo per averci accordato il permesso di pubblicare le sue immagini.

Ida Budetta, 
Angelo bifronte
Riso e sorriso si debbono distinguere?
Alcune volte creiamo inconsapevolmente ambiguità inesistenti.
Molto semplicemente si potrebbe dire che: se distinzione “ha da essere”, consiste in un aspetto esteriore e formale.
Esposto alla caricatura e alla sguaiataggine il primo, contenuto, elegante e signorile il secondo.
Sopra tutto il riso è incorso nella disputa filosofico-teologica relativa alla sua convenienza nell'abito del perfetto e “compunto” uomo di fede.
E’ d’uopo citare  Il nome della rosa di Umberto Eco, costruito sulla paura della “irrazionalità” del riso, ipoteticamente sostenuta da Aristotele nel secondo libro della Poetica, a noi non pervenuto.
L’abate del monastero difende il “segreto” per impedire la presenza del demonio (il riso).
A questa satanizzazione del riso, altri hanno contrapposto la sua capacità satirica, decostruttiva e critica (Nietzsche, Bataille).
Sulla strada della contrapposizione, si rischia, però, la chiusura in un recinto pseudo-dialettico, sterile ed inconcludente.
La natura umana, nel concerto della Natura, contiene il tragico e il comico.

sabato 6 maggio 2017

Genova di Giorgio Caproni.

🖋 Post di Rossana Rolando
🎨 Immagini di Marino di Fazio (qui il sito)
📹 Video presentazione della poesia Litania, nell'interpretazione musicale di Marco Paolini.


Marino Di Fazio, 
Il vecchio porto di Genova
Genova si affaccia spesso nelle poesie di Giorgio Caproni - lui, nato a Livorno nel 1912 e morto a Roma nel 1990 -, un vero e proprio atto d’amore verso la città ligure in cui è vissuto  tra il 1922 e il 1938 e che ha eletto a luogo dell’anima: è il posto in cui si è formato e che lo ha formato, in cui ha scritto le sue prime poesie e si è innamorato (La mia città dagli amori in salita,/ Genova mia di mare tutta scale).
Caproni non è un poeta “locale”, nel senso limitativo di un semplice cantore di particolari luoghi geografici, ma un autore dalla forte carica esistenziale che trasfigura determinati paesaggi e ne fa il teatro di esperienze profonde, di situazioni esistenziali universali.

lunedì 1 maggio 2017

La paura in noi.


🖋 Post di Rosario Grillo (complementare a questo articolo:  Lo straniero)
🎨 Tutte le immagini riproducono fotografie di Lewis Hine (1874-1940) sociologo statunitense considerato il padre del fotogiornalismo, per l'uso sapiente e toccante della fotografia come denuncia sociale, con particolare riferimento alle condizioni dell'infanzia sfruttata, nei primi decenni del Novecento, e alle situazioni degli immigrati, degli emarginati e dei più deboli. Per osservare altre immagini dello stesso autore cliccare qui.


Lewis Hine, La piccola Giulia 
abbraccia bimbo sulle scale di casa, 1911
Tutti i bambini provano paura.
La prova per dominarla è uno stadio importante dell'evoluzione di ognuno di noi.
Parlando con l'angolo visuale della mia infanzia, debbo confessare di aver sofferto molto la psicosi della paura: alcune volte indotta da “bravate” di gente adulta, altre volte intrinseca alla timidezza del mio carattere.
Mutando forme, inoltre, la paura contrassegna momenti critici, occasioni decisive di scelte esistenziali: accompagna sempre, insomma, l’uomo.
Un'incubatrice, di notevole importanza, di paure incontrollabili è la società: in quello stadio che sta tra l'immaginario e il reale. Veicolo speciale ne è diventata la società di massa, dove la coscienza critica è sopraffatta da istanze pilotate ad arte, o da sentimenti del tutto irrazionali.

giovedì 27 aprile 2017

Risveglio. Inediti di Tommaso D'Incalci.

🎨Poesia e disegno inediti di Tommaso D'Incalci
🖋Commento di Gian Maria Zavattaro 
 
Tommaso D'Incalci, 
Risveglio, particolare

RISVEGLIO
Con voce di merlo la luna intona una nuova melodia
Serbala per il resto del giorno
la canteremo insieme
prima di ogni volo notturno

  PAGINE D'ORO
L'oro del cielo riflette ogni pagina del libro
E la voce di un piano canta una dolce ninna nanna
che guarisce ogni ferita
Per te che mi hai visto
da sempre
io
esisto
 
Tommaso D'Incalci, 
Risveglio, particolare
Due leggiadre poesie, due microcosmi distinti. Allora perché unire insieme queste due diverse perle canterine?  Perché sono due stiletti che affondano per farti insieme affiorare ciò che non pensi di possedere o che hai rimosso:  lo  sguardo e l’ascolto, condizioni per le quali  ognuno di noi sa di  esistere  per tutti coloro che vedono e sentono.

domenica 23 aprile 2017

Lo straniero.

Post di Rosario Grillo.
Tutte le immagini (ad eccezione della prima) riproducono fotografie artistiche di Dorothea Lange (1895-1965), documentarista statunitense dalla grande sensibilità sociale, attestata dai suoi intensi scatti, di cui il primo in particolare - “Madre migrante” - è divenuto emblema del fenomeno migratorio oltre che prototipo iconico nella storia della fotografia.

Umberto Curi, 
Straniero, 2010
Umberto Curi è membro di una felice compagnia di filosofi italiani (con Massimo Cacciari e Remo Bodei), che hanno contribuito a tenere sveglio il panorama culturale italiano, arricchendolo di lavori indigeni ed internazionali.
Specifiche, nel cuore della nascita del pensiero occidentale, le sue credenziali. Dinamico il suo bagaglio culturale, che si è allargato a  filosofi moderni e contemporanei.
Personalità estroversa la sua, e soprattutto propensa al lavoro di equipe (anche quando l'opera porta in cima la sua unica firma).
Presente nel dibattito culturale: a tal punto che in quest'opera di cui vi parlo (Straniero, Raffaello Cortina editore) ha il coraggio di prendere posizione contro il pensare comune, ostile al fenomeno degli immigrati.

mercoledì 19 aprile 2017

Primo Soldi, Pier Giorgio Frassati.

🖊 La figura di Pier Giorgio Frassati ci è molto cara e lo attestano, tra l'altro, i post che gli abbiamo anche recentemente dedicato, di cui riportiamo i link, seguiti da una piccola descrizione.

Viene ricostruita, secondo una personale selezione dei dati, la vita di Pier Giorgio Frassati. Le foto sono di Giancarlo Ticozzi e illustrano luoghi del biellese intrecciati con la biografia di P.G. Frassati. 

In un libricino su Pier Giorgio Frassati del 1926 - che riteniamo ben poco noto - Don Cojazzi è il testimone di intense, accorate, emozioni a pochi mesi dalla morte inaspettata del giovane.

Utilizzando fonti salesiane, abbiamo ricostruito in questo articolo l'avventura straordinaria di don  Antonio Cojazzi in relazione al suo incontro con Pier Giorgio Frassati.

sabato 15 aprile 2017

Auguri Pasqua 2017.

Firenze, 15 aprile 2017
Fotografie di Rossana Rolando.

Vetrata della cappella 
Suore Francescane di Firenze
Solo Tu non devi nulla a nessuno. Nelle tue mani passa il giorno, nelle tue mani passa la notte. Tu sei mio padre, Tu sei mia madre” (Preghiera africana).

“Bisogna salvarsi insieme; bisogna arrivare insieme dal buon Dio, bisogna presentarsi insieme;  non bisogna arrivare a trovare  il buon Dio  gli uni senza gli altri. Dovremo tornare tutti insieme nella casa del padre. Bisogna anche pensare un poco agli altri; bisogna lavorare un poco gli uni per gli altri. Che si direbbe se arrivassimo, se tornassimo gli uni senza gli altri?”(Ch. Péguy, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco, AVE, Roma, 1066, pag. 35: parla Alvietta, la piccola amica di Giovanna).

Pieve di Cellole, 
Comunità di Bose
Auguri di Buona Pasqua a tutti, da parte di Gian Maria, Rossana e Rosario.
- A tutti coloro che ogni giorno si sforzano di rinascere a nuova vita, con l’augurio sincero di una festa domenicale che sia riposo autentico dalle fatiche feriali, ri-scoperta di sé e della propria identità, ri-creazione e gioia  fatta di affetti familiari, di reciproca ospitalità, di incontri privilegiati  di  condivisione e  convivialità, di tutte le  modalità “belle” del nostro essere al mondo.
Vetrata della cappella 
Suore Francescane di Firenze
- Ai credenti cristiani che,  in questi giorni, celebrano il Mistero più alto e più profondo della loro fede e  credono in Gesù Cristo, figlio di Dio Padre, nella Sua passione e morte, nella resurrezione, nella Pentecoste.  A tutti auguriamo l’esperienza di un incontro, di una scoperta personale  del Dio vivente, camminando  insieme al suo fianco, come sulla strada di Emmaus dove Dio si rivela il Dio fedele che mantiene le sue promesse.
- A tutti i credenti di ogni fede che ogni giorno amano e sperano.
- Ai nostri fratelli Ebrei che l’11 aprile hanno celebrato  la Pasqua (Pesach, la cui festività si prolunga sino al 18 aprile),  l'uscita del popolo ebraico dal deserto sotto la guida di Mosé e la liberazione dal regime di schiavitù in Egitto.

Pieve di Cellole, 
Comunità di Bose.

Dal canale YouTube di AlzogliOcchi (qui il sito).
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mercoledì 12 aprile 2017

Getsemani di Pèguy.

🖊 Post di Gian Maria Zavattaro
🎨 All'interno della vastissima produzione artistica relativa al tema del Getsemani, le immagini scelte riproducono diacronicamente (dal XV al XIX secolo) opere di autori diversi.
Masaccio, Cristo nel Giardino del Getsemani, 
particolare (1424-1425)
“Il testo che presentiamo  è uno dei più belli di Pèguy. E’ anche  uno dei capolavori della letteratura cristiana sotto il profilo teologico e mistico. Se lo si colloca nel periodo storico in cui fu scritto, agli inizi del ventesimo secolo, esso appare in forte dissonanza con la spiritualità idealista d’allora, troppo disincantata per riconoscere in Gesù un Dio che assume la condizione umana con tutte le sue debolezze, all’infuori del peccato. Esso, al contrario, nella convinzione che il Verbo ha preso una carne in tutto simile  alla nostra, preannuncia la nostra epoca” (J. Bastaire in Ch. Pèguy, GETSEMANI, Presentazione, Castelvecchi, Roma, 2016, p. 5).

Stefano di Giovanni (detto il Sassetta), 
Agonia nell'orto, 1437-44
Guidato dalla mirabile presentazione di J. Bastaire (1), ho letto e riletto Getsemani di Pèguy, a me caro insieme a Mounier sin dalla prima giovinezza: pagine intense, intrise di assillante drammaticità, stile suo personalissimo quando vuole scuotere il lettore (“ragazzo mio, amico mio”) e focalizzare concetti-chiave. Il testo, poco conosciuto, tratto dal Dialogo della storia e dell’anima carnale, è uscito in libreria solo nel 1955 con il titolo Clio. La stesura - ci informa Bastaire - verosimilmente avvenne nella Settimana Santa del 1910 (il 27 marzo era Pasqua), in un periodo per Pèguy di sofferenza e scoramento. Soffre di intime frustrazioni: per il degrado della “mistica politica” dopo l'affaire Dreyfus, sentendosi isolato in una società sempre più basata sul denaro; per il fallimento dei Cahiers de la Quinzaine,  da lui fondati dieci  anni prima; per una grave malattia che non gli risparmia tentazioni suicide.
Andrea Mantegna, 
Orazione nell'orto, 1455
Con tutta la sua passione ha aderito alla fede cattolica, ma è afflitto dal rifiuto della moglie – nonostante l’intervento dell’amico Maritain - al matrimonio religioso ed al battesimo dei figli. Il tutto complicato dalla passione per una giovane collaboratrice dei Cahiers: amore che lo tormenta fino a quando, ai piedi della Vergine di Chartres, “accetta la grazia della sofferenza e solitudine”, rimane formalmente fedele ma lucidamente cosciente del suo “adulterio del cuore”. Insomma tutto concorre  alla “sensazione dell’incurabile nulla” che Cristo prende su di sé fino in fondo nel Getsemani, fino a trasformarlo in vittoria pasquale. L’ardente meditazione di Pèguy su Gesù, Dio fatto uomo, che teme la morte, è tutta centrata su Mt. XXVI, 36-47 e XXVII,46-50. (2)

domenica 9 aprile 2017

Pasqua di Primo Levi.

🖊 Post di Rossana Rolando.
🎨 Immagini di miniature dell'armeno Toros Roslin, risalenti al XIII secolo.

Ditemi: in cosa differisce
Questa sera dalle altre sere?
In cosa, ditemi, differisce
Questa pasqua dalle altre pasque?

Toros Roslin, Il passaggio del Mar Rosso, 
1266, particolare
I primi versi della poesia Pasqua contenuta nella raccolta Ad ora incerta (in Opere, vol. II, Einaudi, Torino 1988, p. 564)  si soffermano sulla differenza. La sera di pasqua è - nella tradizione ebraica - unica. Nessun’altra celebrazione ha la portata di questa memoria che affonda le sue radici nell’evento fondativo del popolo ebraico: essa ricorda la prima liberazione e, nello stesso tempo, prefigura l’ultima e definitiva redenzione.
Il testo di Primo Levi salda questo particolare significato - legato all’ebraismo - con un messaggio universale rivolto ad ogni uomo, nel momento in cui la pasqua si fa, per ciascuno, giorno “delle differenze”, come dirà poco dopo.

martedì 4 aprile 2017

Senilità.

🖊 Post di Rosario Grillo
🎨 Le immagini riproducono opere di Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1478 - Venezia 1510).

Giorgione, Vecchia, 1506, particolare 
(sul cartiglio è scritto Col tempo)
Dentro la stratificazione della società presente, in gran parte discendente dall’imperativo capitalista, non trovano posto gli anziani e la morte.
Il capitalismo, intrecciato a doppio nodo, con il consumismo, invoglia ad una giovinezza senza fine: così raffigura la vita piena di lustro, di svaghi e di meraviglie.
Dentro “la vetrina” sono esposti: crociere, turismo nei paesi esotici, machismo e divismo, fisico atletico, saune e wellness.
Ecco perché le persone anziane, che non tengono il ritmo (e il corpo atletico), vengono “rimosse”, nascoste dentro case  di riposo (o affidate ai badanti). Lì, o nei reparti geriatrici degli ospedali, ormai avviene il decesso.
Il corpo del morto passa direttamente dall’obitorio alla cassa funebre e risulta cessata, in buona parte, l’abitudine alla veglia del corpo defunto.
(Leggevo, qualche giorno fa, i consigli proposti per agevolare il primo incontro dei bambini con la morte dei cari ed osservavo che il caso non si dà,  visto che si mette grande attenzione  per evitare l’incontro).

venerdì 31 marzo 2017

Enzo De Giorgi tra mito e musica.

Post di Rossana Rolando.
Tutte le immagini raffigurano opere di Enzo De Giorgi (qui il sito), l'artista a cui è dedicato l'articolo.

Enzo De Giorgi, 
Il filo di Arianna
Il mito - nel senso greco del racconto che racchiude significati profondi, già filosofici nella sostanza ancorché fantastici nella forma  - è il nucleo semantico più adatto ad esprimere le tessiture di sogno che Enzo De Giorgi mette in scena nei suoi dipinti. Le figure aeree, sottili, flessuose, leggere, volanti, sottratte alla legge di gravità, allungate nel vento... riportano alle origini del pensiero e si caricano di valori simbolici: il filo di Arianna rimanda alla metafora esistenziale del labirinto; Apollo e Dafne si fanno icone dell’eros, nel tormentato binomio di attrazione e turbamento, desiderio e fuga; Narciso ed Eco raccontano l’opposizione tra l’amore di sé, nelle sue molteplici interpretazioni, e la pura, generosa, totale dedizione all’altro; il vaso di Pandora evoca il mistero del male; Icaro ricorda, con il suo immenso volo, l’aspirazione alle mete più alte...

venerdì 24 marzo 2017

La pazzia di Don Chisciotte e di San Francesco.

🖊 Post di Gian Maria Zavattaro.


José Antonio Merino, 
Don Chisciotte e San Francesco 
Due pazzi necessari
“Don Chisciotte non è una metafora né Francesco una fantasia, ma realtà vive e programmatiche, perché fanno pensare e invitano a decisioni radicali. […] Essi hanno incarnato modelli di esistenza che sono riusciti a convertirsi in tipi universali. Per questo sono generatori permanenti di umanità, cammino transitabile verso la realtà concreta, verso le cose e gli esseri immediati ed ineludibili. […] Questi due personaggi bisogna leggerli nella prospettiva dell’esemplarità e non della moralità” […].   La morale, se è ragionevole, non è male; il problema sta nel mercato dell’ipocrisia. Da questo male ci potranno certamente liberare Don Chisciotte e Francesco d’Assisi. Questi personaggi ci insegnano che le grandi questioni della vita si debbono affrontare con grande dignità. Altrimenti  è meglio evitarle” (Josè Antonio Merino, Don Chisciotte e san Francesco, due pazzi necessari, ed. Messaggero Padova, 2007, p. 22-23).


🔵 Del libro di Merino riporto alcuni spunti tanto interessanti quanto provocatori. Il resto - specifici riferimenti letterari filosofici teologici storici, dotte annotazioni e gustose citazioni, riferimenti alle pagine di Cervantes e alle fonti francescane, il tutto condito da un amabile campanilismo ispanico - lo lascio a chi intende direttamente cimentarsi con il suo saggio.
Jules David (1808-1892), 
Don Chisciotte e Sancio Panza, Illustrazione
Abbiamo più che mai bisogno oggi di guardare lontano, come sanno fare i “folli” ed i “giullari”: bisogno di trasmettere coraggio, tenerezza e gioia di vita, bisogno di superare paure e resistenze. Sfida “destinata all’ironia”.  Per Merino don Chisciotte e s. Francesco sono modelli di esistenza: il fascino di don Chisciotte - personaggio immaginario di Cervantes -  è nella ricerca incessante della libertà e della propria originale identità; la grandezza di Francesco, persona in carne ed ossa, è nell’incarnare non solo lo spirito delle beatitudini ma quanto di più attuale vi è oggi: “la libertà personale, la gioia profonda, il senso di fraternità, la solidarietà universale, l’amore per la natura, per le piante, per gli animali, la compassione sociale, la cortesia con tutti, l’acuto senso dei pericoli della prosperità, del possedere e del consumismo” (p.18). Non si tratta di evadere in un mondo immaginario, ma di abitare la quotidianità  cantando  la vita e la morte, la gioia e l’amore, rotolandosi nella neve, essendo signori dei sogni pazzi.

martedì 21 marzo 2017

“Capitalismo come religione”.

🖋 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagini delle opere di Marinus van Reymerswaele, pittore olandese vissuto tra il 1490 e il 1546.


Marinus van Reymerswael, 
I cambiavalute, particolare
La storia del capitalismo è una lunga marcia trionfale? La sua dottrina esprime sicurezza sulla capacità di superare ogni crisi che lo aggredisce, classificandola nell’ordine della ciclicità, a dispetto della straordinaria lunghezza di qualcuna (come l’attuale).
Qualche cantore ha addirittura messo a disposizione lo strumento dell’analisi storica per conclamare la sua  “invincibilità”: così dopo la caduta del comunismo nel 1989, decretando “la fine della storia” (Samuel Huntingthon).
Fastidiosa (o repellente) la sicumera con cui gli “addetti ai lavori” del capitalismo finanziario, che ne rappresenta uno stadio evoluto e sofisticato, rigettano come astrusi e aleatori, comunque non pragmatici, i criteri di valutazione e di comparazione dei fatti economici eterogenei al loro sistema di algoritmi.
La globalizzazione, in questo contesto, rischia di essere letta esclusivamente “a una dimensione”, univocamente padroneggiata dalla logica del dominio capitalista.
Il fulcro del capitale è sempre stato nella mobilità della ricchezza, come per tempo individuò Aristotele configurando la “crematistica” (e diffidandone). Gli economisti della scuola classica e Marx, nell’epoca del capitalismo moderno, lo dettagliarono con razionalità, indicandone leggi, comportamenti economici, limiti sociali e contraddizioni.
Marinus van Reymerswael,
I cambiavalute, particolare
Necessità implicita del capitalismo è la sua continua evoluzione: segno specifico, la moneta, radicalmente mutata dall’epoca del “valore intrinseco” all’epoca del “valore nominale”; giunta, quindi, attualmente ad un livello di sofisticazione elevatissimo, che la rende “ostaggio” dei tecnici della finanza.
“Nel mondo circolano oltre 700 trilioni di dollari (in valore nominale) di derivati, di cui soltanto il dieci per cento, e forse meno, passa attraverso le borse. Il resto è scambiato tra privati….

venerdì 17 marzo 2017

Fabrizio De André, La cattiva strada, "esegesi".

🖊 Post di Rossana Rolando.

🎸 La cattiva strada. 

(brano e musica di Fabrizio De André e Francesco De Gregori, Album Volume 8, 1975). 

Per leggere il testo cliccare qui.

Fabrizio De André, Concerto (1980)
Nell’esegesi che intendo suggerire la cattiva strada non è un’espressione ironica, è proprio una strada cattiva, anzi “captiva”, nel senso latino del termine: una sequenza di prigioni” in cui sono simbolicamente raccolte tutte le schiavitù che attanagliano l’umanità sofferente.
Il personaggio misterioso (il soggetto di tutti gli incontri) è colui che la percorre fino in fondo. La “cattiva” strada è divenuta la sua strada, quella in cui ha scelto di  rendersi visibile.
Non rimprovera e non fa prediche, compie invece gesti che stupiscono e provocano un sicuro effetto, tanto che tutti lo seguono affascinati, come se fossero risvegliati ad una nuova vita:
🔵 al militare che non ha ancora sparato e lo farà in obbedienza ai comandi (innocente perché inconsapevole o autoassoltosi nell'obbedienza al dovere) getta in faccia uno sputo (e gli ricorda che questo è niente in confronto all'orrore della guerra);

martedì 14 marzo 2017

Moderazione estremista.

🖊  Post di Gian Maria Zavattaro. 
🎨 Tutte le immagini riproducono dipinti del pittore tedesco Georg Scholz (1890-1945), esponente della Nuova oggettività realista (con altre rilevanti personalità artistiche, tra le quali Otto Dix e George Grosz), durante la Repubblica di Weimar. Nel periodo nazista, la corrosività del suo linguaggio pittorico - capace di denunciare le disparità socio economiche e di raccontare le storture  di un capitalismo cinico - gli procurò l'estromissione dal proprio lavoro di insegnante la confisca delle opere, etichettate nei termini di “arte degenerata”.

Georg Scholz, 
Portatori di giornali (1921)
“Il pudore è il sentimento che la persona ha di non essere pienamente esaudita dalle proprie espressioni e di essere insidiata nel suo essere da chi scambierebbe la sua esistenza manifesta per la sua esistenza totale. Il pudore fisico non significa che il mio corpo sia impuro, ma che io sono infinitamente più del mio corpo guardato o colto da altri. Il pudore dei sentimenti, che ciascuno di essi mi limita e mi falsa. L’uno e l’altro che io non posso essere in balia né della natura né degli altri. Non mi confonde il fatto di essere questa nudità o di rappresentare questo personaggio, ma il fatto che sembri che io non sia nient’altro che questo. Il contrario del pudore è la volgarità, l’accettare di essere solo ciò che offre l’apparenza immediata, di esibirsi sotto lo sguardo pubblico. Noi dovremo liberarci subito dai falsi pudori e dal senso morboso dell’interiorità” (E. Mounier, Il personalismo, Ave, Roma, 2004, pp. 75-76).

🔵  La mia posizione nella polis. 
Georg Scholz, 
Città tedesca di notte 
(1923)
Nella polis ho incontrato ogni sorta di persone: moderati, estremisti, radicali, presunti rivoluzionari, populisti, cinici, opportunisti, indifferenti e anche tante donne ed uomini pieni di vera autentica passione.
Non mi è chiaro dove  io  mi possa e debba situare. So forse quali categorie aborrire (opportunismo, indifferenza), quali rifuggire (cinismo, estremismo manicheo), mentre nei cosiddetti moderati (di destra, sinistra, centro e altrove) scorgo troppe ambiguità. Forse, senza presunzione, mi piacerebbe optare con passione per un nuovo modo di intendere la “moderazione”: che sia estrema, appassionata, radicale, magari con una vena di sano populismo.
Ciò di cui sono convinto è che abbracciare una bandiera piuttosto che un’altra significa  orientare e segnare indelebilmente le relazioni (interpersonali, familiari, sociali), le scelte ed azioni politiche, il vivere il  mondo di oggi, quello fisico e quello virtuale.