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giovedì 19 ottobre 2017

Balducci e l'ateismo letterario.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Copertina del libro 
"Io e don Milani", ed.  San Paolo
A 25 anni dal dies natalis  di padre Ernesto Balducci (1922-1992) mi pare doveroso rendergli  un umile riconoscente omaggio. Non l’ho conosciuto personalmente, non sono certo un profondo conoscitore della sua opera e del  suo pensiero, ma  per me  molti della mia generazione negli anni postconciliari  è stato  uno dei riferimenti non marginali nel cammino di fedeltà al Vaticano II, nell’esercitare la mia professione  prima di insegnante di storia e filosofia (1) e poi di preside, nel dialogo con le culture contemporanee e con i non credenti, in particolare allora con i marxisti, nel quotidiano impegno sociale e nelle scelte,  decisive, di stare con e dalla  parte degli umiliati ed oppressi.  Fu in  prima fila nel diffondere la nuova ventata del Concilio, forte della speranza, senza nascondere amarezze per il tardivo rinnovamento religioso; fu  prete e scolopo  scomodo (non meno degli amici  don Milani padre Turoldo, G. La Pira…), osteggiato dagli ambienti curiali retrivi e dal loro seguito ultraconservatore; fu  allontanato dalla diocesi di Firenze, processato e condannato per apologia di reato per aver difeso l’obiezione di coscienza (con  denuncia al S. Uffizio); fu il fondatore della  rivista Testimonianze, l’animatore dei convegni  "Se vuoi la pace prepara la pace" .

sabato 14 ottobre 2017

Non chiudete quella porta.

🖋 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagine di un dipinto di Antonio Casali.

Antonio Casali, 
"Non chiudete quella porta", 
particolare
Sono parecchi anni ormai che la prima rete della tv pubblica ha nel suo palinsesto la trasmissione di Bruno Vespa: porta a porta.
L’Invadenza di Vespa ha provocato l’affiancamento di argomenti leggeri (diete, serate omaggio ad artisti, abbondante dose di cronaca giudiziaria su casi spinosi, dal delitto di Cogne all’omicidio di Sara per fare esempi) a normali dibattiti e/o approfondimenti di temi politici.
Non so se intenzionale o meno, ma il senso profondo, in maniera eclatante rispecchiato dalla denominazione della trasmissione, è stato l’accompagnamento verso la trasformazione della politica italiana.
Essa difatti si è via via andata spostando da arte di governo della cosa pubblica, dentro un orizzonte dialettico di cura dell’interesse generale, a strumento di soddisfazione di specifiche  rivendicazioni settoriali, attraverso una camera di compensazione dell’amministratore di turno ovvero il miglior offerente.

giovedì 12 ottobre 2017

Diagonale, segreto simbolo.

🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Piet Mondrian e di Theo van Doesburg.

Piet Mondrian, 
Composizione A, 1920
Quanti guai possono venire da una semplice diagonale!

Si narra che Ippaso da Metaponto venne condannato a morire in mare poiché svelò, fuori dal circolo dei pitagorici, la scandalosa dottrina “dei numeri irrazionali e dell'incommensurabilità” (I presocratici, Laterza Bari 1983, 18, 4). La rappresentazione del mondo come armonia, misurabilità e quindi razionalità venne messa in discussione da un singolare rapporto, espresso dalla incommensurabilità tra le grandezze della diagonale e del lato di un quadrato. Tale scoperta non poteva essere accettata dalla Scuola di Pitagora, tutta fondata sulla convinzione che la forma dovesse prevalere sul caos, l’ordine sul disordine, il finito sul non finito.

sabato 7 ottobre 2017

Edmond Jabès, pensiero nomade.

🖊Post di Rosario Grillo.

Edmond Jabès, 
Il libro dell'ospitalità
Edmond Jabès porta con sé il peso dell'origine.
Ebreo, in una famiglia radicata nella borghesia cairota, sente il lievito della sperimentazione delle avanguardie francesi (surrealismo e strutturalismo) all'atto dell'esilio in Francia.
Il chiodo, conficcato, rimane.
E lo spinge ad imbastire una fusione - lavoro di alambicco! - dalla quale fuoriesce una scrittura scabra, di scatto, fulminante quanto essenziale nella partitura.
Possiamo dire che Jabès rispecchia nelle “corde” più intime della sua scrittura lo iato, il diaframma, tra il Libro e il lettore, tra il Creatore e le creature, tra là Torah e i suoi interpreti.
In questa misura è un campione dell'ermeneutica.
Così la lettura della sua opera risulta nello stesso tempo appagante e sfuggente. Lascia l'amaro di un quid incomprensibile.
Direi che ciò è voluto: per un sottile ed enigmatico gioco, dove lo spazio pesa, dove il vuoto crea, dove il nero diviene entro la cornice dell’e-statico bianco.
Al suo interno: la dimensione, direi la funzione, del deserto, evocato da Jabès: purificare e rivelare.
“Luogo davvero di ogni presenza - diceva - è il deserto”.
Né passato né futuro
Dove sono
Il passato mi ha sottratto l'avvenire
Il nomade disse: tu sei nella tua memoria, la quale non è affatto legata
passato, come si potrebbe credere, ma è attaccata al presente
Al presente ch’essa crea.
Non ricordo nulla - gli risposi - Dunque non esisto
Tu esisti nel Nulla, disse allora il nomade.”
(Libro dell’ospitalità, pp. 102/103).
Pensiero nomade, il suo.

martedì 3 ottobre 2017

San Francesco di Nietzsche e di Giotto.

🖊Post di Rossana Rolando
🎨Immagine de La predica agli uccelli di Giotto.

Giotto di Bondone, La predica agli uccelli 
(tra il 1297 e il 1299), particolare
In un frammento postumo di Nietzsche troviamo questa penetrante immagine: “Francesco d’Assisi: innamorato, popolare, poeta, lotta contro l’aristocrazia e la gerarchia delle anime, a favore degli infimi (Frammenti postumi, 9 [19], Adelphi, Milano 1990, p. 9). E, molte pagine dopo, lo stesso Nietzsche pone Francesco - così “come Gesù di Nazareth”- tra “i grandi erotici dell'ideale, i santi della sensualità trasfigurata e incompresa che impersonano i “tipici apostoli dell'«amore»” (Frammenti postumi, 10 [51], cit., p. 129).
Nietzsche,  il veemente accusatore del cristianesimo - così come si è storicamente configurato - usa le parole più acute e toccanti per restituire la vera icona del santo di Assisi e del suo Modello.
Proprio questa immagine di Francesco caratterizza il ciclo degli affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi: è il santo narrato dalla religiosità popolare, attraverso le storie dei miracoli, è il “giullare di Dio”, tutto animato dal desiderio di danzare e cantare la vita, è il poeta che innalza la sua lode al cielo in una fratellanza spirituale con tutta la creazione.
Questa tesi viene espressa mirabilmente da Massimo Cacciari nel suo breve saggio su San Francesco in Dante e Giotto, sottotitolo di Doppio ritratto.

sabato 30 settembre 2017

Il kit dell'esistenza.

🖋Post di Rosario Grillo 
🎨Immagini delle illustrazioni di Valériane Leblond (qui il sito).
 
Valériane Leblond, 
La fine di un bel giorno

“Un lavoro distrae, una famiglia armonizza, una casa rassicura, il nulla distrugge...”
Compendio di vita normale!
Norma Follina  è l’autrice di queste righe, utilizzate per descrivere il trascorrere delle giornate di una persona che è entrata nel tunnel di una crisi che va inavvertitamente scivolando in un cammino di annientamento.
Esaminiamo i fattori che vi compaiono.

Valériane Leblond, 
Attività
🌟LAVORO.
Strano effetto che gli si attribuisce: distrae.
Non si intende una distrazione da “divertissement”, ma una specie di leggera nuvola di sollievo.
Di solito, al lavoro è correlata la sensazione di pesantezza, di fatica, anche di intollerante peso.
Qui invece è leggerezza, quasi una carezza, certo un sollievo.
Mi sovviene in proposito l’utopia di un lavoro (quasi artigianale) nei cosiddetti falansteri, concepiti per fini di socialismo, da Fourier.
Ed accosto allora la funzione di rasserenamento che idealmente i giovani precari di oggi possono allegare al lavoro, quando c’è, al lavoro desiderato.
Vengo spinto ad aggiornare il mio concetto di lavoro. Io gli ho sempre riconosciuto una relazione strettissima, inscindibile, con l’essenza tipica dell’uomo. Connotato della sua abilità nel fare: ad inventare, creare nell’ordine naturale nel pieno rispetto del mandato biblico.

sabato 23 settembre 2017

Ancora le scarpe di Van Gogh.

🖊Post di Rossana Rolando 
🎨Immagini dei dipinti di Vincent Van Gogh.

Un paio di scarpe, 1886, 
Van Gogh Museum, Amsterdam
Un paio di scarpe, dipinte durante il soggiorno parigino, nella seconda metà del 1886, un anno prima dell’inizio di quel processo morboso (fine del 1887, inizio 1888 circa) che porterà Van Gogh alla morte (il suicidio è del luglio 1890, a 37 anni): sono scarpe logore, slacciate, sospese in uno spazio che non ha forma, semplice presenza che ci interroga e ci commuove. Su queste scarpe molto si è scritto, a partire dal saggio heideggeriano sull’origine dell’opera d’arte, risalente al 1935, per passare attraverso Schapiro, Lacan, Derrida, fino alla pubblicazione in Italia del libro Le scarpe di Van Gogh (Marcos y Marcos, 2013), contenente saggi di diversi autorevoli autori.
In questo ideale confronto le posizioni di Heidegger e Lacan si contrappongono senza escludersi. 

domenica 17 settembre 2017

Novità "pianeta scuola".

🖋Post di Rosario Grillo 
🎨Immagini delle illustrazioni di Alessandro Gottardo, conosciuto con lo pseudonimo di Shout (qui il sito).
 
Alessandro Gottardo (Shout), 
Richiamare l'attenzione
Da qualche giorno si rincorrono notizie relative al nostro “pianeta scuola”.
Dopo l’annuncio dell’inizio della procedura per ridurre il numero degli anni di scuola superiore, c’è un nuovo intervento del ministro sull’innalzamento dell’obbligo scolastico.
Sostanzioso, inoltre, il ruolo che verrebbe assegnato alla scuola nel progetto di legge che prevede un riordino (?) degli interventi sull’immigrazione, in ispecie rivolto ai figli di seconda generazione.
Sarebbe troppo pretendere un po’ di linearità e coerenza?
Come spesso avviene – non solo nel campo degli indirizzi di istruzione pubblica - si sente odore di estemporaneità, di improvvisazione e …ancor peggio: di captatio benevolentiae in vista delle prossime elezioni.
Quante volte la scuola italiana è  caduta vittima di questi “giochetti”?  Lasciti non proprio benefici, nel corso del tempo, si sono sedimentati lasciando scorie tossiche, ingorghi inibitivi della fluidità del sistema.

mercoledì 13 settembre 2017

Michel Foucault, Parresia.

Compendio a cura di Rossana Rolando 
Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Foucault, Discorso e verità 
nella Grecia antica
Il testo uscito in italiano nel 1996 riporta le lezioni tenute da Foucault nel 1983 presso l’Università di Berkeley ed è diviso in quattro parti. Qui ricostruisco i contenuti della prima sezione, dedicata al “significato ed evoluzione della parola parresia”
1. Origine della parola: la parola compare per la prima volta nella letteratura greca in Euripide (484-407 a. C.) per poi essere utilizzata dal V secolo a. C. al V secolo d. C. rispettivamente nel mondo greco e nei testi patristici cristiani (molte volte in Giovanni Crisostomo).
In italiano il termine “parresia” significa “parlare chiaro”, dire la verità e colui che si esercita in essa viene chiamato da Foucault parresiasta.
2. Etimologia: parresiazestai significa “dire tutto”, da pan (tutto) e rhema (ciò che viene detto). La parresia implica quindi l’espressione chiara di ciò che si pensa, senza orpelli retorici, in modo diretto e schietto, in una identificazione totale tra ciò che viene detto e colui che dice.