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sabato 14 dicembre 2019

Declino della NATO.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Fuad Aziz (dalla pagina facebook, per gentile concessione).

Fuad Aziz
Non è tanto che si è concluso il viaggio in estremo oriente del Papa (1) e scarso seguito ha lasciato il suo discorso pronunciato nelle tragiche località di Hiroshima e Nagasaki. Eppure le sue parole sono state vibranti (2) sostenute sulla convinzione che “dovremmo aver cura della nostra casa comune”.
Come d’abitudine è bastato affibbiare l’appellativo: “profetiche”, alle sue parole, per annullarne l’impatto. Non eranoflatus vocis”, anzi si agganciavano ad un concetto alto di pace.
“La costruzione della pace nella verità e nella giustizia significa riconoscere che molto spesso sussistono differenze, anche spiccate, nel sapere, nella virtù, nelle capacità inventive, nel possesso di beni materiali (da Pacem in terris),” però ciò non potrà mai giustificare l’intento di imporre agli altri i propri interessi particolari”.

domenica 8 dicembre 2019

Verità e bellezza. L'ideale di una duplice salvazione.

Post di Rossana Rolando.
Immagini delle opere di Jean-Baptiste-Siméon Chardin.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
I contrassegni dell'arte
La conclusione dell’Ode sopra un’urna greca di John Keats concilia il mondo della conoscenza (la verità) con la sfera estetica (la bellezza), nella convinzione che l’arte sia in grado di introdurre nel mondo vero, al di là dell’immediato e del contingente. La verità, sottratta allo sguardo superficiale, si rivela nell’opera d’arte, uscendo dal suo nascondimento:
“«Bellezza è Verità»,
«Verità è Bellezza». Questo a voi,
sopra la terra, di sapere è dato:
questo, non altro, a voi, sopra la terra,
è bastante sapere.”
Lo stesso legame si ritrova nella celebre poesia di Emily Dickinson, laddove bellezza e verità costituiscono i due lati della stessa realtà (“loro sono una cosa sola”), due volti dell’unico ideale per cui val la pena vivere e morire (“Morii per la bellezza – ma non m’ero ancora abituata alla mia tomba quando un altro, morto per la verità – fu adagiato nel sepolcro vicino”).
La suggestione dei versi lascia intatti molti interrogativi.

giovedì 5 dicembre 2019

5 dicembre, giornata mondiale del volontariato.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Sono uno Scout,
adoro viaggiare, amo la strada,
mi piace sentirmi una persona nel mondo
in grado di camminare
e mettersi a disposizione degli altri
(Gianpaolo Longhi, vincitore 
del premio volontario internazionale 2019).

Immagine di pubblico dominio, 
tratta dall'archivio dell'Ente federale 
per la gestione delle emergenze
Il volontariato è un mondo tanto silenzioso quanto indispensabile, una realtà tanto sommersa quanto splendida, una preziosa risorsa la cui profonda valenza culturale è il dono gratuito, senza reciprocità: non si dona per ricevere, semmai si  dona perché anche altri  donino.
Il linguaggio del dono si riferisce ad un modello critico ed alternativo rispetto al mercato, è il modo di comunicare di tante persone  che dedicano parte del proprio tempo, delle proprie competenze e risorse personali per intervenire sulla realtà territoriale. Testimoni concreti della solidarietà tra generazioni, partecipano della  vita della comunità cittadina, pienamente consapevoli che ogni luogo presenta estese zone d’ombra, sacche di povertà e di esclusione sociale che spesso non si vedono ma che non possono essere ignorate.

martedì 3 dicembre 2019

Domande sull’etica civile.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle sagaci vignette di Mauro Biani, noto illustratore di numerose testate italiane (qui il sito instagram), con gentile autorizzazione.

Mauro Biani, 2019
Riprendo da un’angolatura diversa e complementare il tema morale sviluppato con passione dall’amico Rosario nell’ultimo suo post (qui). Lo faccio senza pretese, come uno che sa di essere “debole in filosofia, ma non nell’amore per essa” e che non ama respirare l’aria irridente di coloro per i quali l’etica civile è obsoleto residuato e inciampo ai propri affari.
Forse è opportuno capire subito di che cosa stiamo parlando. Provo a partire dall’etimologia: “etica” dal gr. ἔθος ethos, lat. mos=abitudine, costume, consuetudine, pratica di vita, usanza. Ma anche “etica”  dal gr. ἦθος (con la e lunga,eta): norma, regola di vita, convinzione-comportamento pratico delle persone nella società, insieme di valori implicanti decisioni valide per sempre, a prescindere da qualunque conseguenza. A quest’ultimo significato intendo fare riferimento. L’aggettivo “civile” - termine introdotto da M. Vidal, “teologo di frontiera” - denota, tramite la connessione e l’apporto di elementi fondanti le buone pratiche ovunque presenti, un possibile paradigma morale fondato sul convivio delle differenze, come dovrebbe essere per la stessa vita democratica.
Nel disincanto delle ideologie, nella frammentazione degli egoismi e nella diaspora dei valori è possibile oggi un’etica civile e - suo corollario - del servizio sociale? E’possibile insieme costruire e riconoscere un minimo morale condivisibile e condiviso in cui coniugare diverse istanze morali e attraverso cui salvaguardare la convivenza civile in una società democratica e  pluralista?

giovedì 28 novembre 2019

In difesa della morale.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Eleni Debo (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Eleni Debo, 
Coscienza sociale
Nella società è cresciuto in modo abnorme il peso della tecnica. Dico meglio: il prestigio rosicchiato dalla tecnica. Da lì discende il suo predominio.
Nella tecnica si nasconde l’idea di sostituire con principi di efficienza e risoluzione le norme morali, con le quali la comunità umana ha sempre regolato  i rapporti intersoggettivi.
Non andrò ad esplorare gli ambiti della cibernetica, che, teorizzandolo, ha descritto lo stile di una società degli uomini, svuotata di Humanitas ed  imbottita di automatismi (la società dei robot).
Da convinto assertore della Humanitas, mi accingo ad esplorare piuttosto l’interno della morale. Cercherò di destreggiarmi tra morale laica e quella cristiana, consapevole della loro vicinanza finché l’orizzonte è il mondo finito.
Un autore di riferimento è sicuramente Aristotele. La sua dottrina consente di legare il biologico (sede passionale) con il razionale (livello dianoetico): l’anima sensitiva è sede del desiderio.

sabato 23 novembre 2019

Spiritualità e politica, Luciano Manicardi.

Post di Rossana Rolando.

... non è nella profondità che si annega,
è nella superficialità”. 

Luciano Manicardi, Spiritualità e politica,
(immagine di copertina: 
Nicolas de Staël, Antibes, la torre)

Leggendo il saggio “Spiritualità e politica” di Luciano Manicardi¹, priore della Comunità monastica di Bose, si rimane colpiti dalla grazia di un linguaggio fresco, avvolti in un discorso che si sviluppa armonico, tra rimandi filosofici e letterari accuratamente scelti, preziosi e necessari. Non è solo una soddisfazione estetica, di gusto culturale, è soprattutto una  questione etica: l’impressione è quella di entrare in una casa - un modo di intendere l’umano -  in cui sarebbe bello abitare.

Appunto, “sarebbe bello”: un condizionale che accompagna tutta la lettura e pone in bilico sul filo di un crinale.
Da una parte si può pensare che – quello descritto nelle brevi e appassionate 80 pagine – sia il volto impossibile della politica, un sogno irrealizzabile, un ideale troppo alto. Dall’altra parte si può avvertire il fascino di una visione di uomo e di comunità che dovrebbe poter orientare inediti percorsi e aprire nuovi orizzonti: “L’immaginazione pensa e dà forma, almeno mentale, a ciò che non c’è ancora. Il ‘non ancora’ è proprio dell’immaginazione”².

sabato 16 novembre 2019

Crisi persistente, non solo politica.

Post di Gian Maria Zavattaro
Disegni del noto illustratore Doriano Solinas, per gentile autorizzazione.

Doriano Solinas, 
Crisi
Una signora milanese di 89 anni, deportata nei lager come milioni di ebrei d’Europa e scampata, insieme a pochi, allo sterminio, deve girare scortata da due carabinieri perché subissata di insulti e minacce online. Succede in Italia il sette di novembre dell’anno 2019. La notizia non consente di drammatizzare né di minimizzare. Ha una sua definitiva e terrificante eloquenza”.
(Michele Serra, Repubblica del 8.11.19) 

“τα μεγάλα πάντα επισφαλή…
Tutte le grandi imprese comportano dei rischi e, come vuole il proverbio, le cose belle sono davvero difficili”.
(Platone, Repubblica,  VI, 497 D) 

✴️ Crisi: parola enigmatica, conturbante e per questo abusata. Indubbiamente è “tempo di privazione” e di confuse incertezze che non risparmia nessuno, soprattutto i tanti - molti - che non l’avvertono, non ne hanno coscienza, non odono e non vedono, perché incoscienza avarizia sordità cecità sono l’espressione più terribile della crisi.

martedì 12 novembre 2019

Il sacramento del linguaggio, Agamben.

Post di Rosario Grillo

✱ PREFAZIONE.
Giorgio Agamben, 
Il sacramento del linguaggio
Voglio esternare il mio stupore, tutto pieno delle sensazioni intrinseche, davanti ad un testo che, sulle prime sembrava respingermi per la sua ostentata cadenza filologica... e che poi è diventato una rivelazione pagina dopo pagina, con connessa esplicazione di molti “arcani”.
In definitiva prezioso wunderkammer in miniatura.

✱ LINGUAGGIO E GIURAMENTO.
Con una complessa argomentazione “sulla punta di fioretto” Agamben mette a punto il senso che va riconosciuto alla “componente religiosa” del giuramento.
La ricchezza dei rimandi (alle radici indoeuropee, alla civiltà greca da Omero al periodo ellenistico, al diritto romano innestato nella celebrazione dell’imperatore, pontifex maximus, a studi etnografici) non oscura la centralità della tesi principale: la natura religiosa del giuramento è di tipo formale, è inscritta non nella rivelazione divina ma nell’inerenza tra il divino e la parola, sigillo del giuramento. A tal punto da autorizzare l’affermazione: il giuramento è Dio.
Si comprende del tutto se si traduce con l’idea del  pieno. Al contrario, la bestemmia è il vuoto. Ecco perché di essa si parla come di nominazione di Dio: frustra, vana, inconsistente, vuota.

venerdì 8 novembre 2019

Remo Bodei, piccolo testamento.

 Post di Rossana Rolando

Remo Bodei
E' morto ieri, 7 novembre 2019, Remo Bodei, filosofo di grande statura intellettuale e morale, professore di storia della filosofia e di estetica presso la Scuola Normale di Pisa, docente in altri atenei europei e americani.

Lo ricordiamo con profonda gratitudine per il suo impegno culturale e per la sua opera di alta divulgazione, generosamente offerta attraverso tanti canali (libri, interviste, conferenze), accessibili anche attraverso il web.

Vogliamo salutarlo citando alcune sue affermazioni, tratte dal testo “La vita delle cose”, sorta di testamento spirituale, segno di un instancabile amore per la vita bella, vissuta bene:

Cogli la vita nel suo culmine, godi delle cose nel tempo opportuno, senti la pienezza della tua esistenza nel mondo, prima che declini e che ti sfugga. Il memento mori non viene in ciò dimenticato, ma, come ha scritto Thomas Merton, ci sono due modi opposti di far fronte alla caducità: “la vita sfugge dalle nostre mani, ma può sfuggire come sabbia o come semente”.