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martedì 20 agosto 2019

Prima la libertà, poi la sicurezza. L'ultimo messaggio di Àgnes Heller.

Post di Rossana Rolando
Fotografie tratte dalla pagina facebook di Francesco Comina, scrittore e amico di Àgnes Heller (con gentile autorizzazione).

Àgnes Heller e Francesco Comina
Ad un mese dalla morte di Àgnes Heller (19 luglio 2019) è stato reso noto il documento inedito da lei consegnato all’European Forum Alpbach e letto il 18 agosto, in quella stessa sede, con il titolo “Libertà e sicurezza” (qui il link). Lo scritto, elaborato dalla grande filosofa ungherese, trae forza non solo dalle argomentazioni che porta e dall’estrema attualità del messaggio, ma anche dalla sua coerenza con un’esperienza biografica che ha conosciuto  le pagine più buie del Novecento (dai ghetti antisemiti ai regimi comunisti dell’Est europeo) mantenendo intatto il coraggio di vivere e lottare per il libero pensiero, svincolato da ogni omologazione (per una breve ed efficace presentazione della vita si può leggere l'articolo di Cristiana Dobner su "Prospettiva Persona".).

sabato 17 agosto 2019

"Grande spazio" e competizione geopolitica. Dietro le quinte di un'indagine.

Post di Rosario Grillo
Vignette di Stefano Rolli

Vignetta di Stefano Rolli
Se non si è stati distratti dal divertissement estivo, si conoscono di sicuro i contorni della indagine moscovita sui “lati obliqui” della diplomazia leghista.
Lasciando liberi il lavoro della magistratura e della ipotizzata commissione d’inchiesta, a noi è demandato il compito di entrare nello scrigno dei reconditi disegni culturali (o semi culturali) agitati da quell’esponente russo, Aleksandr Dugin, protagonista assiduo degli incontri sia in Russia che in Italia. Si viene così a sapere (1) che l’intesa tra il suddetto Dugin e l’americano Steve Bannon, promoter della rivoluzione conservatrice e suprematista, è molto forte e può costituire il sottofondo di una vocazione sovversiva a carattere geopolitico.
È bene chiarire con cura i presupposti, che si devono far partire dalla dottrina di “grande spazio” enunciata da Karl Schmitt.

martedì 13 agosto 2019

Fermiamo il cinismo che avanza.

Post di Gian Maria Zavattaro
Vignette di Stefano Rolli (con gentile autorizzazione).

Vignetta di Stefano Rolli
Premessa. Il cinismo è entrato prepotentemente nella politica italiana: un modo di vivere (essere-pensare-agire) la relazione con gli altri nell’ottica strumentale del dominio.  E’ un comportamento che si può e si deve giudicare ed a mio avviso ripudiare alla luce dei principi costituzionali, lasciando ai singoli cittadini il giudizio sulle persone che oggi in Italia, anche in seguito alle ultimissime vicende politiche (probabile crisi di governo dagli esiti ancora imprevedibili), visibilmente lo stanno incarnando.

Il cinismo in politica non è che il sintomo e l’espressione del generale vuoto nella cultura e nella società: segno terribile della tragedia di un popolo ingannato e di una gioventù preda di false guide. "Tutto è permesso" è la sua  formula: nella ridda di maschere che indossa e cambia può dire tutto ed il contrario di tutto, non si riconosce sottoposto a nulla, tranquillamente  vive la convertibilità degli opposti, ogni atto viene giustificato perché mai contraddittorio rispetto al nulla.  
Chi è dunque il cinico? Un millantatore: vende i suoi calcoli di parte come bene comune; non crede nei consensi ottenuti attraverso la ragione, ma attraverso l'occulta manipolazione dei social media e del sondaggio teleguidato; alla ragione sostituisce la seduzione delle pulsioni pilotate,  alla verità intera l'inganno delle menzogne e delle mezze verità, la  brutalità impudente che irride l'avversario, la violenza verbale che allude-prelude a ben altre violenze (1) e persino la spudoratezza di esibire il rosario o l’invereconda invocazione alla Vergine Maria. Perché tutto fa brodo e tutto, comprese le persone, è strumentale ai propri interessi ed ambizioni. 
Vignetta di Stefano Rolli
Obiettivo: mettere le mani in modo permanente sul maggior numero di voti da sfruttare. Per questo va bene il sarcasmo come modalità relazionale, va bene il linguaggio lubrico (scurrile triviale volgare), va bene il continuo frastuono seduttivo in perenne campagna elettorale, va bene la martellante manipolazione dei “professionisti dell’inganno” per imporre i propri slogan ed oscurare i veri decisivi problemi del vivere sociale. Così addomestica il popolo e trasforma il governo democratico in “signoria politica” (dei “pieni poteri”!).
Attraverso il sarcasmo: modalità relazionale di noncuranza e  disprezzo degli “altri”, i nemici, verso cui si convogliano sentimenti irrazionali di astio rancoroso (l'U.E., l'opposizione...) e, nel caso dei migranti, si emanano drastiche radicali soluzioni, distorcendo con toni concitati la realtà e distogliendo l’attenzione dai veri problemi.   
Attraverso il frastuono delle parole e delle menzogne. Le uniche parole che conosce sono quelle che fanno rumore, contrabbandate come linguaggio che elimina le distanze tra la gente ed i nuovi governanti; linguaggio dai  meccanismi sapientemente dosati da seduttori e manipolatori di mestiere; linguaggio malioso, che incide sulle pulsioni profonde dell’irrazionale e dell’inconscio e conquista l’opinione pubblica più fragile; linguaggio del dire senza dire, nella odierna situazione di  grande incertezza; linguaggio che non solo distoglie dal guardare in faccia la realtà, ma fa in modo che  un linguaggio diverso sia rimosso per autocensura collettiva, respinto da un indotto riflesso condizionato.
Vignetta di Stefano Rolli
La menzogna diventa difficilmente smascherabile: la notizia falsa, ripetuta miriadi di volte nello stesso giorno, assume per ciò stesso veridicità nel continuo fluire di messaggi e immagini. La reiterazione martellante non solo conferisce veridicità a notizie, promesse e propositi ma li fa percepire come fatti realizzati. Non solo: anche la ripetizione enfatizzata di una notizia in sé vera (es. delitto reale compiuto  da  “un clandestino”) diventa falsa quando si trasforma in “tutti i clandestini  sono delinquenti”. E non importa la parallela notizia del delinquente “italiano”…
Menzogna è indurre a credere come esistente una realtà che non esiste; sondare gli umori della propria maggioranza, scegliere quanto risponde alle sue attese e spacciarlo come bene ed interesse  nazionale; trasformare  con retorica prosopopea iniziative di corto respiro o al limite della costituzionalità in successi clamorosi; stordire i creduli con promesse irrealizzabili; canalizzare rabbia e rancori sociali contro capri espiatori impossibilitati a difendersi (es. i “migranti”!). Sistema menzognero che fa leva su due fattori: accettazione sociale della menzogna politica assicurata da truppe cammellate compiacenti verso la menzogna amica; la complicità dei media: di qui il loro controllo e progressiva colonizzazione. Si aggiunga l’incorreggibilità della notizia falsa nell’attuale sistema dei media. 
Così si diffonde la percezione dell’insicurezza, si approva e si celebra “il decreto sicurezza bis” senza colpo ferire.   
Vignetta di Stefano Rolli
Ma la vera tragedia nazionale è l’affermarsi della “signoria politica”, il cui segno ben visibile sono: l'agonia-esautoramento fattuale del Parlamento, non più luogo dove si legifera, si progetta e si costruisce insieme la casa comune nella ricerca di nobili compromessi  che tengano conto di tutte le parti in causa, ma non-luogo, strumentalmente  attivo solo per il voto di fiducia (il che significa essere ostaggi nelle mani di chi deciderà dei candidati prossimi); lo stravolgimento della divisione dei poteri legislativo esecutivo  giudiziario a favore della volontà di chi comanda; l'oltraggio ed il disprezzo della Costituzione, dei “doveri inderogabili di solidarietà” e delle norme del diritto internazionale.
Tragedia emblematicamente espressa giorni fa dall’annuncio della fine del governo espletato in un comizietto preelettorale di parte, in spregio alla Costituzione e al Parlamento, unico luogo legittimato. Dietro le nuove probabili imminenti elezioni è ben visibile il disegno di un fatidico 2022, in cui sostituire all’ingombrante Presidente della Repubblica, il  gentiluomo Mattarella strenuo difensore della Costituzione, un'accomodante figura.
Dossetti  nel 1994  uscì dal suo silenzio monacale con un accorato appello ai cattolici in difesa della Costituzione, in quella che non esitò a chiamare la “notte” della politica italiana. Nel citare Is 21: 12, la sua proposta era ricostruire le coscienze "in tanto baccanale dell'esteriore" e riscoprire “l'uomo interiore”, che vive secondo le virtù cardinali della fortezza temperanza prudenza e giustizia e, per il credente, “l'uomo salvato e potentemente rafforzato dall'azione dello Spirito di Dio” (2).
Vignetta di Stefano Rolli
Non esistono scorciatoie per uscire dalla “notte” oggi ancor più profonda: “notte” della  perdita del senso della comunità, del dilagare della  cultura dello scarto, della corruzione dilagante, della metamorfosi del potere di governo in “signoria politica”.  Non c'è scampo. 
Occorre attendere l’alba non come  sforzo generoso  di pochi, ma in unione con tutte le persone di buona volontà, al di là delle appartenenze politiche, ognuno testimoniando nel quotidiano la realtà della comunità e fraternità, parole obsolete in questi giorni di privazione, praticando la scelta di accogliere ogni persona, qualunque sia la sua condizione.
Attendere l’alba nel ripudiare la violenza ed ogni forma di sopraffazione, nell’indignarci sino alla collera ben sapendo che l’amore, più forte dell’odio, va oltre la giustizia e sa  perdonare, dimenticare, ricominciare.
Attendere l’alba nel  continuare a credere e sperare in un mondo nuovo dove far regnare la vera pace che riconcilia ed unisce le persone, senza sottrarsi agli inevitabili conflitti, ma  lottando  con cuore puro e mani pulite, centrati sul bene degli altri, sulla sorte dei poveri e delle sterminate folle dì diseredati e migranti.
Attendere l’alba, per me credente, è ascoltare e diffondere  la voce profetica di papa Francesco, che troppo spesso si ha l’impressione che  non venga vissuta né intesa  come libera attenta e profetica voce del Vangelo da professi cristiani immersi nel silenzio o, peggio, nel rifiuto mortale.   

Vignetta di Stefano Rolli
Note
1. cfr. La violenza è vicina di Raniero La Valle in http://ranierolavalle.blogspot.com/2019/07/la-violenza-e-vicina.html . La conclusione che se ne deve trarre è che l’intera azione di governo, se sopravvivrà, è fondata sul falso conclamato di una fiducia che non c’è. Essa viene simulata solo ai fini del calcolo sulle tattiche più utili per la conservazione del potere. Naturalmente secondo le regole formali governo e democrazia possono funzionare lo stesso, quello però che dai vertici del sistema si diffonde e discende fino ai rami più bassi della società è il senso di una corruzione profonda per cui tutto è lecito e ogni cosa, ogni “difesa”, è legittima per il proprio tornaconto, nella vita privata non meno che in quella pubblica. In questo contesto assume valore fortemente simbolico l’abbandono, da parte del magistrato che ne era stato incaricato, dell’ufficio di Autoritá per la lotta alla corruzione: quel tempo in cui la si credeva possibile, egli dice, è passato, la cultura è cambiata, la corruzione è il nostro destino. Ma noi possiamo accettare questo? Attenzione, su questa strada la violenza è vicina”.
2. cfr. qui: “Mi gridano da Seir: Sentinella quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?  La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte; se volete domandare, domandate,  convertitevi, venite". (Indice: La sentinella interpellata,1 Nessun rimpianto per il giorno precedente, 3  - La notte va riconosciuta per notte, 7 - La notte delle comunità, 12  L’illusione dei rimedi facili e delle scorciatoie per uscire dalla notte, 18  - Convertitevi!, 25  - L’uomo interiore, 29 -  L’uomo nuovo e la Città dell’uomo, 33). Cfr. pure G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte? (Isaia 21, 1-12), Commemorazione di G. Lazzati nell’anniversario della morte, Milano 18/5/1994, ed. S. Lorenzo, RE 1994. Cfr. inoltre Saluto di don Giorgio Scatto, priore della comunità monastica di Marango di Caorle…….. qui

venerdì 9 agosto 2019

Cancellare per salvare. Emilio Isgrò.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Emilio Isgrò (per gentile autorizzazione). Qui il sito.

Emilio Isgrò, 
Libro cancellato, 1964
Emilio Isgrò e la parola. Afferma Pascal: “I nostri sensi non percepiscono nulla di ciò che è estremo: il troppo rumore ci assorda, la troppa luce ci abbaglia, troppa distanza e troppa prossimità impediscono la vista, troppa lunghezza e troppa brevità del discorso lo rendono oscuro...” (Pensieri, 72). La notazione riguarda ogni dimensione esistenziale e si applica in modo particolarmente efficace nell'ambito della comunicazione odierna. 
Il troppo non permette di riconoscere più nulla. Una marea di immagini produce assuefazione e incapacità di vedere.  Un profluvio di parole impedisce di leggere o ascoltare, rendendo vano il discorso.  Per salvare la comunicazione è necessario eliminare l’eccesso, scarnificare il linguaggio, come fanno i pittori e i poeti. La visione e la parola allora diventano nuovamente significative, parlano davvero, riemergono dall’abitudine dello sguardo e dal rumore di fondo. In questo orizzonte si pone il gesto artistico delle cancellature di Emilio Isgrò, artista siciliano di fama internazionale che ha fatto del linguaggio della cancellatura l’idea portante di tutta la sua produzione. In particolare la crisi del linguaggio verbale ha costituito il motivo ispiratore delle cancellature.

martedì 6 agosto 2019

L'arte della narrazione. Walter Benjamin.

Post di Rosario Grillo.


Walter Benjamin, Il Narratore, 
Einaudi, 2011.
La maestria - intendo l’arte di incantare - non è di tutti.
Fa specie riconoscerla in  W. Benjamin, autore il più delle volte ostico ed oscuro.
C’è necessità, prima di tutto, che sia intesa non come ricercata tecnica, ma come una dote naturale. Volendo ancora soffermarci sopra: è un tratto comune alla intellighenzia ebrea.
Benjamin, volle il caso, si muoveva tra la necessità di “scrivere per vivere” e l’intuizione di improvvisi bagliori: immagini e concetti gravidi di profonda verità.
Improntata nel 1936, un’operetta, Il narratore, nel pieno di una riflessione da cui scaturiranno le Tesi sulla filosofia della storia e i Passages.
L’opera è addirittura commissionata, e deve essere un saggio sul romanziere russo Leskov.

venerdì 2 agosto 2019

Ieri “Fu la cristianità”. Oggi il tempo della metanoia spirituale.

 Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini dei dipinti di Edvard Munch (1863-1944)

Edvard Munch, 
Golgotha
“Non possiamo essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel mondo, etsi Deus non daretur”. Si pone allora “il problema che non mi lascia tranquillo: quello di sapere cosa sia veramente per noi oggi il Cristianesimo o anche chi sia Cristo” (Dietrich Bonhoeffer).

Sulla via del crepuscolo della vita, nella mia inquieta esperienza di fede, mi sforzo di capire l’identità di questo tempo di satura secolarizzazione, cogliere la mentalità delle generazioni più giovani, penetrare nelle loro attese e speranze, vivere le ansie teocentriche e gli aneliti autentici dei cristiani di oggi, essere compagno di strada in qualche modo di chi soffre, nel coraggio e nello sforzo di “sapere cosa sia veramente per noi oggi il Cristianesimo o anche chi sia Cristo”. 
Dal punto di vista politico - relativamente alla situazione italiana - questo tentativo di capire si trova di fronte  all'interrogativo di tanti: come si concilia la fede di un cristiano con le posizioni di una destra sovranista, populista, xenofoba e quant'altro?

domenica 28 luglio 2019

Primo Levi con Repubblica. Non solo un fumetto.

Post di Rossana Rolando.

Repubblica, 26 luglio 2019
E’ uscito laltro ieri per Repubblica il “graphic novel” - sorta di “fumetto” - dedicato a Primo Levi, in occasione del centenario della sua nascita (31 luglio 1919). Il testo – già edito da BeccoGiallo nel 2017 -  è stilato con intima partecipazione da Matteo Mastragostino, scrittore e sceneggiatore lecchese, e le tavole grafiche sono affidate alla sapiente matita di Alessandro Ranghiasci, disegnatore romano.

La scelta di Repubblica è felice per diverse ragioni:

⭐ In primo luogo, perché il graphic novel si ambienta in una scuola elementare di Torino – la Rignon - frequentata da Levi nella sua infanzia e rivisitata nella finzione del racconto: egli ritorna lì, chiamato dalla maestra, per narrare la propria storia, in un periodo che precede di poco la sua morte (11 aprile 1987).
La scuola è il luogo privilegiato della memoria, della resistenza all’usura del tempo e alla banalizzazione del passato. Ad un bambino che in un primo momento paragona il lager alla scuola, in mezzo alle risatine  inconsapevoli dei compagni, Primo Levi rivolge un deciso, severo “No”. E rimette subito in chiaro le dimensioni e le distanze: da un’aula si entra e si esce; si hanno libri, vestiti, cibo; in un’aula si impara ad essere liberi, ad aprire la mente e il cuore: a questo servono le lezioni. Il lager è il luogo dei vestiti a righe che riducono tutti al numero impresso sul braccio, delle scarpe dure e spaiate, del freddo e della fame; soprattutto è lo spazio chiuso delle recinzioni - fisiche, mentali, spirituali - oltre le quali non vi è nulla.

giovedì 25 luglio 2019

Wittgenstein spiegato con Pulcinella.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Gennaro Vallifuoco (qui il link).

Gennaro Vallifuoco, illustrazione a 
"Le Guaratelle", di Roberto De Simone
Leggendo il libro di Tullio De Mauro, Guida all’uso delle parole, si incontra un capitolo intitolato Il filosofo e Pulcinella in cui si racconta il percorso di uno tra i più influenti pensatori del Novecento: il filosofo e matematico austriaco Ludwig Wittgenstein (1889-1951)¹. Tullio De Mauro sa parlarne con semplicità - nonostante la difficoltà delle teorie legate alla filosofia del linguaggio - da vero maestro, preoccupato di farsi capire, come dice subito, senza cedere a tentazioni accademiche di sapore  narcisistico.
Il filosofo viene presentato a partire dal suo Tractatus logico-philosophicus (1921), quindi dalla sua prima fondamentale opera sul funzionamento del linguaggio, quella in cui la lingua viene considerata alla stregua di un calcolo. In questa concezione le proposizioni sono simili ad operazioni aritmetiche dal momento che le parole sono paragonate ai numeri e gli altri simboli (le preposizioni, congiunzioni ecc.) sono assimilati ai segni che permettono il calcolo (+; -; =; ; ecc).  Tutti coloro che calcolano si intendono con certezza se conoscono i meccanismi delle operazioni e i numeri cui sono riconducibili tutte le possibili entità aritmetiche: “Forse uno può non avere mai visto il numero 386.789,43. Ma le regole di formazione delle cifre arabe ci consentono di capire al volo quanto vale questo numero perché tutti coloro che conoscono l’aritmetica possiedono un numero ben delimitato di cifre (quelle che vanno dallo 0 al 9) che tutti conoscono e usano allo stesso modo”.² Se il parallelismo è valido questo dovrebbe accadere anche nell’uso delle parole.

domenica 21 luglio 2019

Discorrendo del background culturale di Carlo Levi.

Post di Rosario Grillo.

Mont Subdury, Illustrazione raffigurante 
un lupo mannaro nel bosco, 1941
Nel retaggio delle mie paure infantili c’era posto per il lupo mannaro, figura classica di uomo mutato in lupo, al plenilunio.
La leggenda è molto diffusa nelle contrade dell’Italia meridionale, a partire dal Molise, ed ha il suo ascendente nella mitologia greca, dove si parla del castigo comminato da Zeus a causa del pasto, con carni di bambino, che gli era stato preparato da Licaone, re d’Arcadia. (1)
Dal Meridione arrivò all’orecchio e ad una “raccolta di tradizioni” di Carlo Levi, che, come noto, fu mandato dal fascismo al confino nella Lucania.
Non fu solo curiosità pseudosociologica la sua e, difatti, come acutamente analizzato da Giorgio Agamben (2), l’interesse del noto torinese fu mosso dalla sua propensione per la filosofia, la sociologia e la psicologia, discipline che egli aveva studiato a fondo. (3)
Da esse pensava, infatti, di ricavare maggior fama anziché dal romanzo Cristo si è fermato a Eboli, per il quale è più conosciuto.