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martedì 21 gennaio 2020

L'angelo di Auschwitz, Mala Zimetbaum.

Post di Rossana Rolando. 

Illustrazione di Paola Momenté
Mala è una giovane donna ebrea di origine polacca.
Vive ad Anversa, in Belgio, dove la famiglia è emigrata, in cerca di un luogo sicuro.
E’ una ragazza colta, fiera, dotata di una naturale eleganza.
Ha imparato, col tempo, ad assestare i sogni sulla misura del quotidiano. Riesce a spremere, dal guscio duro del reale, stille sottili di felicità. Per questo è sempre sorridente.
Nel 1933 ha 15 anni. Buio fitto sta investendo l’Europa. Anche in Belgio si diffonde il morbo antisemita.
Viene fatta prigioniera nel 1942, dai nazisti occupanti, e finisce ad Auschwitz-Birkenau.
Blocco 11, matricola 19880.
Conosce il tedesco, il russo, il francese, un po’ di inglese, il fiammingo, il polacco e l’yiddish. Perciò viene utilizzata come interprete e portaordini.  Questo le permette di muoversi con una certa libertà. Dispone di cibo, di acqua, dei beni di prima necessità, quel tanto che basta per sottrarsi all’inedia “sub-umana” dei corpi sfiniti. Un privilegio che non corrompe il suo animo, non sbiadisce la sua umanità nella complicità informe della zona grigia in cui si confondono vittima e carnefice.

lunedì 13 gennaio 2020

Quaestio veritatis: valutazione e violenza.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Vignette di Rattigan (qui il sito), con gentile autorizzazione.

Rattigan, 
 Valutazione scuola 
(ironico riferimento al bonus premiale)
Premessa.  Credo che tutti possiamo essere d’accordo sul principio che il tempo-spazio scuola, se vuole produrre cultura ed umanità, non debba essere mortificante ma liberante e che lo studio, pur esigendo fatica e rigore, non debba essere angosciante. Credo inoltre che tutti possiamo assentire che ciò è possibile solo sulla base dell’impegno quotidiano di ogni singolo docente, purché deontologicamente competente e gratificato da un dignitoso riconoscimento economico e sociale.
I trascorsi ultimi mesi - nell’andirivieni di almeno tre improvvisati ministri all’Istruzione scelti con l’ottica della spartizione partitica dei cymbalis bene sonantibus e non certo nella logica della comprovata riconosciuta capacità - hanno comunque riproposto in primo piano “il problema scuola”, ovvero la consapevolezza delle mille emergenze omissioni contraddizioni che affliggono il delicato determinante compito educativo degli insegnanti. Non intendo entrare nel merito della querelle politica. Preferisco limitarmi - non a caso in questo mese dedicato agli scrutini intermedi - a sottolineare un aspetto della competenza richiesta ai docenti che da solo meriterebbe l’ammirazione tangibile di chi pretende di governare e legiferare.

martedì 7 gennaio 2020

I corpi, le piazze, la rete.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle vignette di Mauro Biani (con gentile autorizzazione).

“Nei linguaggi naturali tutte le voci del mondo chiedono la parola”
(Il bibliotecario di Leibniz).

Mauro Biani, 2019
Dei corpi, la politica moderna si è occupata seguendo la logica della biopolitica, ovvero togliendo gli ideali ed incrementando l’azione oggettiva ed oggettivante, per ridurre l’uomo a “nuda vita”.
L’analisi di Giorgio Agamben smossa dagli studi di Foucault, ha spostato l’inizio della biopolitica sull’intero corso della storia moderna, guardandolo come incubatore inconsapevole del potere assoluto di vita e di morte che nella gestione del potere totalitario è sottrazione di vita privata.
L’attenzione posta sul corpo sacer fa da battistrada, mentre diventa emblematico l’habeas corpus del 1215 in quanto, pur contemplando le libertà (particolari) concesse, le colloca su l’elemento corpo (nomen omen).
Più avanti, ma con il concorso della democrazia, che predica l’uguaglianza dei diritti introducendo il concetto di massa sociale (insieme di corpi), si estrinseca una politica concentrata a vigilare su tutto l’arco dell’esistenza del cittadino, dalla vita alla morte, fino a regolamentare ogni battito di vita di questi corpi. Compressi (o spostati nel retrobottega): individualità, sentimenti, differenze. (1)
La mia umile taglia non mi autorizza a sbilanciarmi nella valutazione se il “tempo di esercizio” della dottrina biopolitica sia di già esaurito.
Di certo, restringendo la visuale alla nostra ottica nazionale, abbiamo di recente osservato un passo falso del sovranismo nazionalista, che aveva messo in opera la capacità di manipolazione collegata alla biopolitica. Un sovranismo che ha pigiato i tasti funzionali alla sollecitazione del populismo: con la propaganda della paura, con lo sbandieramento della minaccia occupazionale e addirittura culturale.

lunedì 30 dicembre 2019

Il secondo Io. Una storia di Capodanno.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni dell'artista coreano Jungho Lee (qui il sito), con gentile autorizzazione.

Jungho Lee, La stanza del Pensiero, 2015
La strada che volevi prendere
La lettera che volevi scrivere
L’uomo che volevi salvare
Il posto che volevi occupare
La donna che volevi seguire
La parola che volevi sentire
La porta che volevi aprire
L’abito che volevi indossare
La domanda che volevi porre
La camera d’albergo che volevi avere
Il libro che volevi leggere
L’occasione che volevi cogliere¹

Jungho Lee, Conoscenza di sé
Dodici immagini di un viaggio nel vecchio anno che ben rappresentano diramazioni non scelte del proprio esistere, possibilità non attraversate, mondi non esplorati: la strada che non hai intrapreso, la lettera che non hai scritto, l'uomo che non hai salvato, il posto che non hai occupato, la persona che non hai seguito, la parola che non hai sentito, la porta che hai lasciato chiusa, il vestito che non hai indossato, la domanda che non hai posto, la camera d'albergo che non hai avuto, il libro che non hai letto, l’occasione che hai perduto…
Per dodici volte avresti voluto, ma un impedimento è intervenuto e ha reso impossibile il compimento di quella volontà. Il viaggio nel passato può avere il sapore di un imperfetto mai realizzato: quello che "volevi" fare e non hai fatto.

E’ la situazione descritta in un racconto di Walter Benjamin, dal titolo Il secondo Io. Una storia di Capodanno su cui riflettere².

giovedì 26 dicembre 2019

Presepe.

Post di Rosario Grillo.

Martina Peluso
Tu, l'al di là di tutto: come è possibile lodarTi?
Come potrà inneggiarti la parola? Nessuna parola, infatti, può esprimerti. Come ti contemplerà l'intelletto? Nessun intelletto, infatti, può percepirti. Tu solo sei ineffabile, poiché le parole a Te devono l'origine. Tu solo sei inconoscibile, poiché i pensieri a Te devono l'origine. Tutto canta Te, sia ciò che ha voce sia ciò che non l'ha. Tutto rende a Te onore, sia ciò che ha intelletto sia ciò che non l'ha.
Comuni sono i desideri di tutti gli esseri, comuni i gemiti che completamente circondano Te. Te supplica, con pietosa preghiera, il tutto. A Te si dirige un inno silente: lo pronunciano tutti gli esseri che intellettualmente contemplano ciò che Tu hai creato.
È solo per Te che tutto permane. È solo per Te che tutto cammina nell'universale moto. Di ogni cosa Tu sei compimento: Uno, Tutto, Nessuno, anche se non sei né unico né tutti. A Te è ogni nome: come chiamare Te, il solo che non si può nominare? Qual intelletto, figlio del cielo, penetrerà i veli che si stendono sopra le nubi?
Sii benigno, Tu, l'al di là di tutto: come possibile lodarti? (Gregorio Nazianzeno).

“La Vita infatti si manifestò (1,Gv.1,2).

Martina Peluso
Scrivere del presepe è pleonastico... è certamente ripetitivo quando, di recente, ne ha parlato il Santo Padre, dopo averlo celebrato nel luogo del primo presepe a Greccio, voluto da Francesco d’Assisi nel 1223.
Il Papa si è soffermato, anche, a lasciare una Lettera apostolica (Admirabile signum del 1 dic. 2019) per confermare l’evento e suggerire le sue considerazioni.
L’istinto contrario lancia il dubbio che l’iniziativa e l’insistenza siano a rimorchio della difesa che provocatori interessati e “tradizionalisti”, ancorati al passato e al dettato meramente dogmatico, da un po’ di anni, nella conflittualità della politica smarrita e delle “correnti agitate” che abitano la Curia, hanno intavolato sulla necessità del presepe.

lunedì 23 dicembre 2019

S. Natale 2019. I nostri auguri.

Martina Peluso, 
Natività
Natale è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri, cercando di fare umilmente il proprio dovere”
(papa Francesco).

Come ogni anno vogliamo evitare il rituale compulsivo di auguri seriali. Preferiamo provare a far nostro l’invito di Papa Francesco di vegliare nella notte, sperare in un mondo migliore, prendersi cura degli altri e cercare di fare umilmente il proprio dovere. Allora volentieri, a ognuno di noi e di voi,
auguriamo un Natale pieno di gioia
ed un Nuovo Anno  ricco di  bene, dove ...
1.  vegliare nella notte, vivere lo stupore per il mistero dell’Incarnazione, di  Dio che si fa uomo grazie alla libera scelta di una giovane ebrea, Maria madre di Dio; percepire la Sua presenza e riconoscerLo nei migranti e nelle persone più fragili, deboli, ferite, escluse, abbandonate. Perché sono loro a rivelarci le situazione del mondo ed a tenerci vigili nella notte della povertà, della distruttività disumana, delle guerre, delle violenze verbali sui social media, delle  violazioni dei diritti umani, dei disastri ambientali, dei  pochi che accumulano potere e denaro a danno dei molti.

giovedì 19 dicembre 2019

Il desiderio di scrivere.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni di Beppe Giacobbe, con gentile autorizzazione (tratte dalla pagina facebook).

Beppe Giacobbe, 
copertina del libro 
di Gian Luigi Beccaria, Il pozzo e l'ago
Ho recentemente acquistato due libri, entrambi appena usciti: il primo è una raccolta di poesie di Emily Dickinson, La mia lettera al mondo, magistralmente tradotte da Andrea Sirotti; il secondo è un saggio di Gian Luigi Beccaria, Il pozzo e l’ago, dedicato al mestiere di scrivere¹. Ad essi farò riferimento in questo post, anche direttamente, nella scelta di citazioni particolarmente suggestive.

Questa è la mia lettera al mondo
che non ha mai scritto a me
(Emily Dickinson)². 

Sono stata attratta, in ambedue i libri, dal tema della scrittura, caro anche alla filosofia contemporanea, per la centralità che ad essa ha voluto conferire il filosofo Jacques Derrida, giocando sullo scarto che la scrittura presuppone rispetto alla relazione interpersonale: “Si scrive per comunicare qualcosa a degli assenti”³; perché gli assenti sono presenti... i morti vivono (absentes adsunt... mortui vivunt). La scrittura non soltanto si costruisce intorno a un vuoto (l’assenza del destinatario), ma prefigura anche l’assenza di chi scrive. Come afferma Pennac: L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale.

sabato 14 dicembre 2019

Declino della NATO.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Fuad Aziz (dalla pagina facebook, per gentile concessione).

Fuad Aziz
Non è tanto che si è concluso il viaggio in estremo oriente del Papa (1) e scarso seguito ha lasciato il suo discorso pronunciato nelle tragiche località di Hiroshima e Nagasaki. Eppure le sue parole sono state vibranti (2) sostenute sulla convinzione che “dovremmo aver cura della nostra casa comune”.
Come d’abitudine è bastato affibbiare l’appellativo: “profetiche”, alle sue parole, per annullarne l’impatto. Non eranoflatus vocis”, anzi si agganciavano ad un concetto alto di pace.
“La costruzione della pace nella verità e nella giustizia significa riconoscere che molto spesso sussistono differenze, anche spiccate, nel sapere, nella virtù, nelle capacità inventive, nel possesso di beni materiali (da Pacem in terris),” però ciò non potrà mai giustificare l’intento di imporre agli altri i propri interessi particolari”.

domenica 8 dicembre 2019

Verità e bellezza. L'ideale di una duplice salvazione.

Post di Rossana Rolando.
Immagini delle opere di Jean-Baptiste-Siméon Chardin.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
I contrassegni dell'arte
La conclusione dell’Ode sopra un’urna greca di John Keats concilia il mondo della conoscenza (la verità) con la sfera estetica (la bellezza), nella convinzione che l’arte sia in grado di introdurre nel mondo vero, al di là dell’immediato e del contingente. La verità, sottratta allo sguardo superficiale, si rivela nell’opera d’arte, uscendo dal suo nascondimento:
“«Bellezza è Verità»,
«Verità è Bellezza». Questo a voi,
sopra la terra, di sapere è dato:
questo, non altro, a voi, sopra la terra,
è bastante sapere.”
Lo stesso legame si ritrova nella celebre poesia di Emily Dickinson, laddove bellezza e verità costituiscono i due lati della stessa realtà (“loro sono una cosa sola”), due volti dell’unico ideale per cui val la pena vivere e morire (“Morii per la bellezza – ma non m’ero ancora abituata alla mia tomba quando un altro, morto per la verità – fu adagiato nel sepolcro vicino”).
La suggestione dei versi lascia intatti molti interrogativi.