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domenica 17 febbraio 2019

I requisiti del buon lettore.

Post di Rossana Rolando
Immagini del pittore Georg Friedrich Kersting (pittore tedesco vissuto tra il 1785 e il 1847).

Come saremmo colti se conoscessimo bene soltanto cinque o sei libri 
(Gustave Flaubert).

Georg Friedrich Kersting, 
Uomo che legge
alla luce della lampada
Ci sono libri che possiamo ritenere decisivi per diversi e personalissimi motivi: perché hanno influenzato la nostra visione del mondo e l’orientamento delle nostre scelte, perché hanno determinato una svolta nel nostro percorso esistenziale, perché hanno accompagnato stabilmente la nostra vita.
Tra i grandi libri dell’immaginaria biblioteca di ciascuno si possono ritrovare alcuni capolavori letterari. Essi debbono avere, secondo Vladimir Nabokov, un posto del tutto speciale, ben riconoscibile rispetto a qualsiasi altro genere di lettura: sono libri, infatti, che non si leggono con il cervello o con il cuore, ma con la spina dorsale, per il brivido che sanno comunicare¹. Certo questo brivido non è esclusivo dominio della lettura, ma per chi ama leggere esso è il segno rivelatore di un’orbita da seguire – direbbe Montale – di un oltre.

giovedì 14 febbraio 2019

Élite e masse.

Post di Rosario Grillo.
Illustrazioni di Angelo Ruta (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Angelo Ruta, Ambizione
Nella baraonda di una situazione politico-sociale caratterizzata da divisioni insanabili, alimentate anche ad arte per prendere “il vento in poppa” della protesta arrabbiata, del rancore, della paura e, al limite, della perdita di speranza, si sta discutendo di crisi delle élite.
Per certi aspetti, può essere considerato un diversivo...
Per meglio focalizzare il “punctum quaestionis” occorre allora andare alla crisi della democrazia, che ne rappresenta il processo “ab origine”.
Per non tediare nell’insistenza sui concetti fondanti della democrazia, dico che è un artificio umano: perfettibile ed anche deperibile. Si, proprio così! La democrazia richiede manutenzione.
La manutenzione, che i più intendono però, è quella tecnica: degli ingranaggi, dei poteri e dei contro poteri che la costituiscono. Ma c’è una manutenzione necessaria, il più delle volte trascurata: quella spirituale. (1)

giovedì 7 febbraio 2019

L'urlo dell'oppresso. Lettera immaginaria.

 Post di Gian Maria Zavattaro.

Sebastião Salgado, Africa
📩 Mi chiamo Seif Sadat Modou Kingsley Hamed Himed…, fate voi…
Sono nigeriano ivoriano senegalese togolese sudanese…, fate  voi….
Non sono un numero, non do spettacolo.

Sapete che cosa vuol dire guerra?
A voi devo ricordare che cosa è la guerra? Chiedete ai vostri nonni: le due guerre mondiali vi hanno causato più di 2 milioni di morti, senza parlare dei feriti, degli invalidi, delle vedove e degli orfani minorenni.
A voi devo ricordare che cosa significhino brutalità violenza atrocità torture massacri macelli bombardamenti deliri di morte tradimenti pianti a non finire di vedove e di orfani, disperazione, privazione di ogni bene ed affetto, di ogni diritto? E  fame sete miseria desolazione.
Pensate che la mia fuga dalla guerra  potesse avere alternative?

giovedì 31 gennaio 2019

Uomo natura spirito in Werner Sombart.

Post di Rosario Grillo

La fama di Max Weber ne ha oscurato l’importanza, ma la considerazione obiettiva della sua dottrina, credo, richiede la sua rilettura: parlo di Werner Sombart.
Autore di studi che afferiscono il campo delle scienze sociali, mobili per capacità intrinseca di andare dal marxismo allo storicismo critico. (1)
In comune con Weber è il riconoscimento dello “spirito” nell’area del comportamento economico. (2)
Ciò avviene in forza dell’importanza ch’egli, assieme a M. Weber, riconosce ai moventi etico-politici del fare economico e dell’organizzazione sociale.
Bisogna ricordare, per questo, che la dottrina di Marx, a lungo andare, si incrostò sempre più di determinismo, come testimonia il decorso della storia del socialismo tra fine ‘800 ed inizio del ‘900. (3)

giovedì 24 gennaio 2019

Giorno della memoria. Sto qui, sto a guardare e non faccio niente.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini dei dipinti di Charlotte Salomon, pittrice tedesca, di origini ebraica, morta ad Auschwitz il 10 ottobre 1943, a soli 26 anni (nel video riportato alla fine del post la sua storia). 

Charlotte Salomon, 
dal ciclo pittorico: Vita? O teatro?
“Sto qui, sto a guardare e non faccio niente. Mi ficco le mani più a fondo nelle tasche e so che si dovrebbe gridare, afferrare qualche cosa, fare qualche cosa ma non faccio niente. Non mi resta che chiedere perdono, per me e per tutti gli  altri che erano lì, di ciò che è imperdonabile: abbiamo assistito, mio Dio, a come sei stato preso a calci”.
(Christa Weiss, in AA.VV.,
Speranza per oggi e per domani, Assisi, 1970, p.28)

Il 27 gennaio, giornata della memoria, avremo modo di leggere od ascoltare testimonianze terribili e travolgenti sull’Olocausto,  pronunciare o scrivere noi stessi sincere autentiche appassionate dichiarazioni e propositi di intenti. Come tutti gli anni.
Per 26 anni ho fatto il preside e per altrettanti anni, nelle scuole che dirigevo, testardamente ho sempre cercato di far vivere ai miei studenti  “la giornata della memoria”, costruita da loro, spronati da ben altro che la  legge del 2000, il cui rischio è risolvere in un retorico rituale il “dovere della memoria”. In questo aveva ragione il provocatorio  pamphlet  di Elena Loewenthal “Contro il giorno della memoria”, che circolava cinque anni fa nelle librerie.  Sono però decisamente convinto che nel corso degli anni sia gli studenti  che hanno  partecipato in tutta Italia a questa  giornata sia le migliaia che  hanno avuto come “premio” l’occasione di visitare i lager,  non dimenticheranno.

domenica 20 gennaio 2019

Scuola di politica, nel tempo della vita pubblica in disfacimento.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini di Carlo Stanga, illustratore (qui il sito), per gentile autorizzazione.

Carlo Stanga, 
Visione globale
Ho letto su  La Repubblica del 16 gennaio scorso l’articolo di Goffredo De Marchis, dal titolo: "Caro deputato, ecco cosa puoi dire". Il kit 5S per indottrinare i parlamentari; che così inizia: “Dimenticato su un divano di Montecitorio un plico di 6 pagine: "Spunti comunicativi per la settimana 12-18 gennaio". Prontuario di linea e dichiarazioni su tutti i temi caldi. Con i consigli sulle stoccate alla Lega” (vedere qui). Al lettore ogni commento. Di seguito il mio, che si limita a prendere spunto dal caso  riportato  per proporre alcune riflessioni.

Definire la politica. Restaurare la città e la vita pubblica in disfacimento significa innanzitutto rifare i cittadini e i piccoli gruppi: compito squisitamente politico.  La "politica" - come democrazia, libertà, uguaglianza, giustizia - è parola che ha ricevuto tantissime definizioni spesso contrastanti. Definire la politica non è asettica disputa teorica: se la definisco è per cercare di capire che relazione c’è tra lei e me.
Forse in senso stretto la politica è la capacità di una persona, specializzata nel campo delle responsabilità e delle decisioni, di operare con successo secondo le regole della conquista del potere, della formazione del consenso e della soluzione dei conflitti. Il panorama odierno è da questo punto di vista per nulla confortante.

sabato 12 gennaio 2019

Doppiezza e unità dell'essere umano.

Post di Rosario Grillo

Italo Calvino, 
Il visconte dimezzato
È rimasta impressa nella mia mente: la dottrina della doppia verità.
Nel seno del Rinascimento, quando si scongela “il cristallo dell’ipse dixit, che aveva aggrumato attorno all’aristotelismo scolastico una serie di non possumus, di veti alla libera indagine della ragione, si usa come “schermo” per avviare l’indagine naturalistica. Il culmine si raggiunge con la discussione sulla immortalità dell’anima. (1)
In essa l’aristotelismo rinascimentale suggerisce ipotesi suggestive come quella in cui l’anima, corpo naturale, “profuma d’eternità(2).
I neoplatonici si arrangiavano con la distinzione tra anima addita ed anima super-addita (vedi pampsichismo).
In ogni caso, la dottrina della doppia verità fu strumento per ripararsi dalle inchieste della Inquisizione. Per questo motivo si passò alla distinzione tra verità di ragione e verità di fede.
La questione, che sembra super specialistica, destinata agli ostinati cultori della filosofia teoretica, nella realtà è molto prossima a vicende esistenziali e alla pratica sociale.

domenica 6 gennaio 2019

Gli accumulatori del Tempo.

Post di Rossana Rolando 
Immagini dei dipinti di Giuliano Giuggioli (qui la pagina facebook). Il pittore è in mostra ad Albenga fino al 13 gennaio 2019, presso Palazzo Oddo: un ringraziamento particolare a Francesca Bogliolo e ad Alessandro Colonna che ci hanno permesso di conoscere l'artista.

Giuliano Giuggioli, 
Inarrestabile
Tra i vissuti più luminosi che un/una insegnante può sentire e trasmettere agli allievi vi è l’esperienza del tempo inteso come intensità e durata: non semplice susseguirsi di istanti uguali e indifferenti l’uno rispetto all’altro, ma tempo significativo in cui si decide qualcosa di sé. Quando questo accade, discente e docente si trovano avvolti nella stessa emozione, tutti dentro ciò che si sta dicendo - una poesia, un pensiero filosofico, un percorso storico, un testo da tradurre e fin’anche una dimostrazione matematica - senza dissociazione interiore, in unione profonda con la “cosa” da cui proviene la ‘necessità’ dell’ascolto. Non è un’esperienza scolastica quotidiana - fatta piuttosto di chiaroscuri -  è invece evento che si compie grazie a una serie di circostanze positive, soggettive ed oggettive,  che permette di realizzare quella magia dell’ora di lezione, evocata da Massimo Recalcati¹ .

mercoledì 2 gennaio 2019

Sprazzi di vita e spirito. E. Balducci e G. La Pira.

Post di Rosario Grillo.

Giorgio La Pira 
ed Ernesto Balducci
A che serve un bilancio in pareggio se non è in pareggio la vita?
“Bisogna entrare in politica con due soldi e uscirne con uno solo.”

Sarebbe grave richiamare il passato per ricevere un effetto consolatorio.
È una tentazione, però, fortissima e difficilissima da combattere, quando si ritorna su figure come quelle di Ernesto Balducci e di Giorgio La Pira.
Si intrecciano i loro destini negli anni travagliati dei Cinquanta in una Firenze che allungava il passo, come gran parte dell’Italia in preparazione del “miracolo economico.
Provenienze diverse: toscano l’uno, di origini siciliane l’altro, ma accomunati dalla stessa curiosità per il profondo: sociale, culturale, spirituale e politico.
Nel ‘51 La Pira si trovò eletto sindaco di Firenze e nel ‘52 i due diedero vita alla feconda esperienza de Il Cenacolo, embrione del futuro “Testimonianze”, rivista che fu un tutt’uno con il lavoro culturale e teologico di padre Balducci.