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Visualizzazione post con etichetta Dietrich Bonhoeffer. Mostra tutti i post
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mercoledì 4 giugno 2025

Tutto inizia per caso?

Post di Rossana Rolando
 
John Melhuish Strudwick, Un filo d'oro, 1885
Il caso
In un aneddoto della scuola scettica si racconta di un pittore greco, Apelle, che si ostina nel voler disegnare la schiuma alla bocca di un cavallo senza riuscirci. Alla fine, stanco e irato, per il suo fallimento, lancia la spugna intrisa di acqua e colori contro la tela e, così, casualmente, proprio quando ha rinunciato alla sua impresa, ottiene quello che cercava. Il caso ha fatto ciò che egli non ha saputo fare, sostituendosi alla sua inutile caparbietà.
L’espressione “per caso” (forte, in latino; τυχαίως, in greco) ha molteplici significati: nel racconto, appena citato, essa indica un accadimento fortuito, che capita senza essere previsto o programmato.
 
Caso o destino?
La filosofa Agnes Heller, vissuta lungo il corso del Novecento e oltre (1929-2019), ha dedicato al tema un suo libro autobiografico dal titolo Il valore del caso, vedendo nella coincidenza degli eventi ovvero nel caso, tutta la serie delle circostanze che non dipendono dalla libera scelta, siano esse favorevoli all’incremento della vita, o siano esse, al contrario, portatici di rovina.
Quello che noi siamo, il nostro carattere – come dice Eraclito – è il frutto di tante componenti innate, ma anche di elementi imprevedibili che, dall’esterno, contribuiscono a plasmare in un modo anziché in un altro le nostre inclinazioni. L’elenco delle condizioni non volute direttamente, ma trovate e vissute, è lunghissimo.

domenica 7 aprile 2024

9 aprile, morte di Bonhoeffer.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Dietrich Bonhoeffer
"Ci eravamo - scrive Bonhoeffer - molto semplicemente posta la questione: che cosa vogliamo fare nella vita? Lui disse: vorrei diventare santo (e ritengo lo sia diventato); la cosa mi fece allora grande impressione. Tuttavia replicai, dicendo pressapoco: io vorrei imparare a credere. Più tardi ho capito e non ho finito di capirlo e di impararlo, che soltanto nel pieno essere-di-questo-mondo della vita si impara a credere" (Resistenza e resa).
Il 9 aprile 1945 - era il lunedì dopo la Domenica in Albis – all’età di 39 anni moriva sul patibolo, impiccato dai nazisti, il teologo protestante DIETRICH BONHOEFFER. “Questa è la fine – per me è l’inizio della vita” furono le ultime parole, mentre gli aguzzini lo strappavano ai compagni di prigionia. 
Chi conosce anche poco, come me, del suo pensiero e della sua azione sa bene quanto le sue intuizioni abbiano influito sul rinnovamento della teologia protestante e cattolica e quanto esse siano  ancora vive. Un tema vorrei qui ricordare: la constatazione dell’avvento di un “tempo totalmente irreligioso”.

lunedì 27 dicembre 2021

Potenzialità del "resto".

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Gustave Doré, pittore e incisore francese (1832-1883).
 
“Quando si comincia, c’è già un’antecedenza assoluta “ (Nancy).
 
Gustave Doré, Colomba inviata dall'arca, 1866
Nella Bibbia viene richiamata frequentemente la parola “il resto”. Fenomeno già notato, studiato ed analizzato. Un teologo di fama, Walter Vogels, ne ha fatto l’oggetto della sua recente opera (1), nella quale allarga il raggio fino ad estendere l’analogia alla Chiesa-minoranza nel tempo presente.
Senza dubbio, “il resto” identifica una minoranza e forse sarebbe meglio rappresentabile come “una ridotta” militare. Di volta in volta: dopo il diluvio, dopo la cattività babilonese, eccetera, la palma dell’elezione divina al popolo d’Israele, colpito nella protervia e nell’idolatria, ridotto nel numero e temprato dalla sciagura.
C’è subito da evidenziare che si è compiuta una selezione e i “salvati” hanno purezza d’animo e spirito per ri-cominciare. C’è quindi di mezzo: il cominciamento (biblicamente: all’inizio, l’in principio).
Un punto fermo è però che l’Inizio trascende, è incomparabile con “ciò che viene iniziato”. Una libertà incondizionata è ragione di ineffabilità della volontà di “dare inizio”. Ma, visto che si tratta di ri-cominciare, abbiamo di fronte qualcosa che è già cominciato e che (stand by, ingrippamento, aberrazione?) si è bloccato e deve ri-cominciare.
Nella vicissitudine ha perso quantità, o numero, e si ritrova: resto. Per questa ragione, il resto non è un residuo; piuttosto è una milizia scelta. La consapevolezza dell’elezione imprime, perciò, al nucleo “resto” ardore di testimonianza.

venerdì 9 luglio 2021

Stupidità.

Post di Rossana Rolando.
 
Pieter Bruegel il Vecchio, Due scimmie incatenate, 1562
❋ L'essenza della stupidità.
Conosciamo la parola “stupido” fin da quando siamo bambini, nella veste del rimprovero (non fare lo stupido) o dell’insulto, anche semplicemente tra coetanei (sei proprio stupido). La portiamo poi nella vita adulta, riconoscendola in noi stessi (ho fatto, detto una stupidaggine) e negli altri (comportarsi in modo stupido).
L’etimologia non rimanda direttamente all’insieme di sentimenti sgradevoli che la parola suscita: essa riconduce alla stessa radice di stupore e stupido indica, infatti, attonito, sbalordito, reso inetto dalla meraviglia. Ma il termine si è caricato di un retaggio negativo che lo associa ad una deficienza del pensare e/o del sentire e/o dell’agire.
Ma che cos’è realmente la stupidità? Bonhoeffer la identifica - in una sua pagina di Resistenza e resa, dedicata al tema, - nella “mancanza di indipendenza” interiore, nell’assenza di pensiero autonomo, sostituito da slogan e luoghi comuni. Aggiunge che solo conoscendone l’essenza si può spuntarla con essa.¹ 
Eppure delimitarne i confini e la natura risulta impresa piuttosto difficile.
Non è il nome di una precisa malattia, studiata con esattezza eziologica e sintomatologica: la stupidità appartiene, infatti, al mondo della “normalità”, non risparmia nessuno, si rileva in situazioni molteplici, dipende molto spesso dal contesto, si accentua in determinate condizioni, per esempio nel panico.
 

sabato 3 aprile 2021

Difficile Resurrezione.

Post di Rossana Rolando.

Andrea Mantegna, Resurrezione di Cristo, 1492 ca, Accademia Carrara, Bergamo
La recente scoperta (2018) di una sicura attribuzione ad Andrea Mantegna (1431-1506) della piccola tavola (48,5×37,5 cm), dipinta a tempera, raffigurante la Resurrezione di Cristo, mi pare già un buon motivo per dedicare un post a quest’opera, in prossimità della Pasqua.¹ Il dipinto, rimasto per cento anni nel deposito dell’Accademia Carrara di Bergamo come semplice copia del celebre pittore della Camera degli sposi, è stato “ritrovato” grazie agli indizi di incompletezza che lo hanno ricondotto alla pittura dello stesso Andrea Mantegna, Discesa di Cristo al Limbo, di cui va a costituire, in un perfetto incastro, la parte superiore.

Ma vi è un altro motivo, più intimo, che mi spinge a partire da un dipinto e dall’intensità spirituale – direbbe Hegel – che l’opera d’arte, pur percepita attraverso i sensi, è in grado di veicolare, ed è questo: la difficoltà di parlare oggi della Resurrezione.

venerdì 2 agosto 2019

Ieri “Fu la cristianità”. Oggi il tempo della metanoia spirituale.

 Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini dei dipinti di Edvard Munch (1863-1944)

Edvard Munch, 
Golgotha
“Non possiamo essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel mondo, etsi Deus non daretur”. Si pone allora “il problema che non mi lascia tranquillo: quello di sapere cosa sia veramente per noi oggi il Cristianesimo o anche chi sia Cristo” (Dietrich Bonhoeffer).

Sulla via del crepuscolo della vita, nella mia inquieta esperienza di fede, mi sforzo di capire l’identità di questo tempo di satura secolarizzazione, cogliere la mentalità delle generazioni più giovani, penetrare nelle loro attese e speranze, vivere le ansie teocentriche e gli aneliti autentici dei cristiani di oggi, essere compagno di strada in qualche modo di chi soffre, nel coraggio e nello sforzo di “sapere cosa sia veramente per noi oggi il Cristianesimo o anche chi sia Cristo”. 
Dal punto di vista politico - relativamente alla situazione italiana - questo tentativo di capire si trova di fronte  all'interrogativo di tanti: come si concilia la fede di un cristiano con le posizioni di una destra sovranista, populista, xenofoba e quant'altro?

domenica 28 gennaio 2018

Silenzio e Parola.

Post di Rosario Grillo
Immagini Giovanni Segantini (esponente di spicco del divisionismo italiano (pittore della montagna e del silenzio), 1858-1899).

Giovanni Segantini, 
Ave Maria a trasbordo (particolare)

Facciamo silenzio
prima di ascoltare la Parola,
perché i nostri pensieri
sono già rivolti verso la Parola.
Facciamo silenzio
dopo l'ascolto della Parola,
perché questa ci parla ancora,
vive e dimora in noi.
Facciamo silenzio
la mattina presto,
perché Dio deve avere la prima Parola,
e facciamo silenzio
prima di coricarci,
perché l'ultima Parola
appartiene a Dio.
Facciamo silenzio
solo per amore della Parola.
(Dietrich Bonhoeffer)

Giovanni Segantini, 
Mezzogiorno sulle Alpi
Nelle aule scolastiche, tempo fa, il maestro intimava alla classe chiassosa il silenzio con questo ritornello: silenzio perfetto, a chi parla uno schiaffetto!
Comincio con il tono scherzoso per toccare un tema nevralgico, che attraversa tutto il corso del pensiero, se individuiamo nel mistico la figura che da sempre ha coltivato il silenzio.
Comunque il tema raggiunge il suo culmine dalla fine dell’Ottocento al Novecento, interessando filosofia, letteratura, arte e cinema.

domenica 29 marzo 2015

L'amore per la vita: prospettive in Dostoevskij e Bonhoeffer.



“Amici cari, non abbiate paura della vita,
com’è bella la vita,
 quando si fa qualcosa di bello e di giusto!”
 (Aljòsa: in F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, 1981, pag. 131)

In questi giorni della nostra vita... 
(Gustave Doré, Paradiso)
... giorni di lutto...
(Gustave Doré, Inferno)
In questi giorni luttuosi, di profonda notte quaresimale, morti insensate e stragi di innocenti sembrano dominare i media ed accrescere le nostre angosce: giorni di com-passione per tanti sofferenti vicini e lontani da noi, con i loro volti, nomi, storie, affetti, emozioni, progetti spezzati, che non conosceremo mai, ma che sappiamo non dissimili dai nostri…
...spesso dominati dal caos ...

E così mia moglie ed io abbiamo insieme ripreso letture che ci sono care, meditando sul valore della vita, sulla nostra inquieta fede (ne faremo solo un breve cenno in coda) ma soprattutto rivedendo con accorata tenerezza, molto laicamente, alcune figure illuminanti di Dostoievskij, che ci parlano dell’amore per la vita anche nelle sventure, della venerazione per le bellezze della terra, anche se “colpiti da tutti i più orribili disinganni umani”.

... schiacciati dai pesi dell'esistenza ...
L’amore per la vita (la mia, la tua,  quella di tutti gli uomini e donne, di tutti gli esseri viventi, vegetali ed animali) resiste alla disperazione anche in un mondo che pare “un caos disordinato, maledetto e diabolico”.


... si può ancora parlare 
di amore per la vita?...
E’ l’amore viscerale per la vita di Ivan, per il quale non c’è al mondo disperazione capace di vincere in lui la sua “furiosa e forse indiscreta brama di vivere”, che si esprime nell’amare “certe persone, che qualche volta, credimi, non sai nemmeno perché le ami”, nell’aver care “certe imprese umane,  nelle quali forse già da tempo hai cessato di credere, ma che veneri tuttavia per una vecchia abitudine del  cuore", nell’intenerirsi di fronte alle “foglioline che si schiudono a primavera, il cielo azzurro, ecco quello che amo!” (cfr. F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, libro quinto, cap. III,  ed. Garzanti, 1981, pag. 245).

... di un amore viscerale per la vita ...
L’amore per la vita è venerazione della terra, “sete di libertà, di spazio, d’immensità”: la volta celeste, piena di placide stelle scintillanti, la Via Lattea, una notte fresca e calma, il cielo di zaffiro, i magnifici fiori autunnali delle aiuole attorno a casa, l’attesa del mattino, il silenzio-mistero della terra che pare  fondersi e congiungersi con quello del cielo... E’ l’anima  piena di estasi di Aljòša che è in piedi e guarda, e a un tratto, come falciato, si prosterna ad abbracciare la terra e non si dà ragione del suo desiderio irresistibile di baciarla e, piangendo, giura che la amerà in eterno (cfr F. Dostoevskij, I Fratelli Karamazov, ed. Garzanti,1981, libro settimo, cap. IV, pag. 386).

...di un amore per la terra ...
L’amore per la vita è la forza del principe Myskin di essere comunque felice, nonostante i guai e le disgrazie. Nella gioia di un giorno sereno, pieno di sole - il cielo limpidamente azzurro e l’orizzonte luminoso – Myskin sa che non è possibile passare accanto a un albero senza sentirsi felici di vederlo né parlare con una persona  senza essere felice di volerle bene! Per quanto non sappia esprimere bene i suoi sentimenti, è intimamente convinto che sono tante le cose belle che vediamo ad ogni piè sospinto, al punto  che anche l’uomo più abbietto le riconosce. “Guardate un bambino, guardate l’alba divina, guardate come cresce un fuscello,  guardate negli  occhi che vi guardano a loro volta e vi vogliono bene…” (cfr. F. Dostoevskij, L’idiota, ed. Garzanti 1982, parte quarta, cap. VII, pag. 700). 

... di amore per le persone ...
Insieme infine abbiamo riletto un passo della lettera (30 giugno 1944) di Bonhoeffer che, nel carcere nazista, fino all’ultimo fedele a Dio ed alla terra, canta il suo inno alla vita  in tutte le sue manifestazioni, filtrate attraverso il sole mediterraneo.
...un inno alla vita ...
«E però, sai, vorrei poterlo [il sole] percepire ancora una volta in tutta la sua forza, quando ti arde sulla pelle e a poco a poco infiamma tutto il corpo, sicché sai di nuovo che l’uomo è un essere corporeo; vorrei farmi stancare da lui anziché dai libri e dalle idee, vorrei che risvegliasse la mia esistenza animale, non quella animalità che sminuisce l’esser uomo, ma quella che lo libera dall’ammuffimento e dall’inautenticità di un’esistenza solo spirituale, e rende l’uomo più puro e più felice. Il sole vorrei insomma non solo vederlo e gustarne qualche briciola, ma sperimentarlo corporalmente. L’entusiasmo romantico per il sole, che si inebria solo di albe e tramonti, non conosce affatto il sole come forza, come realtà, ma solo come immagine. Non si può assolutamente capire perché il sole fosse adorato come Dio…”. (cfr. D. Bonhoeffer, Resistenza e resa, ed. Paoline, 1988, pag. 415).

...in questi nostri giorni
(Gustave Doré, Purgatorio)
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sabato 11 ottobre 2014

“Promettere” oggi: è ancora possibile?



Promettere costa poco, si dice, se poi non si mantiene l'impegno.
E non farlo? Costa ancor meno, praticamente niente,
      basta girarsi dall'altra parte.
Una promessa è un impegno,
è il mettersi ancora in corsa,
è il non sedersi su quel che si è fatto.
Dà nuove responsabilità,
obbliga a cercare, a trovare nuove energie.
(Gino Strada)

Delle false promesse...
La promessa non ha nulla da spartire  ovviamente con la chiacchiera mielata dell'imbonitore di turno o l'incantamento del politicante da strapazzo.
Promessa: da “pro-mittere”, mettere davanti a, mandare innanzi, lasciar crescere, assicurare, garantire, sperare, annunziare, presagire, sottoporre allo sguardo di …

Delle vere promesse ...
La nostra esistenza  è costellata di promesse date e ricevute, senza le quali la nostra vita sarebbe un cammino insipido, perso nell'attimo fuggente e privo di  trepidazioni. Sono il sale della vita, ci aprono ai bagliori dell’attesa ed alla luce della speranza, ci dischiudono orizzonti impensati.

martedì 8 aprile 2014

Omaggio a Dietrich Bonhoeffer.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Omaggio ...

... alla grande figura 
di Dietrich Bonhoeffer.
Il 9 aprile 1945 - era il lunedì dopo la Domenica in Albis – all’età di 39 anni moriva sul patibolo, impiccato dai nazisti, il teologo protestante DIETRICH BONHOEFFER. “Questa è la fine – per me è l’inizio della vita” furono le ultime parole, mentre gli aguzzini lo strappavano ai compagni di prigionia.   
Campo di concentramento di Flossembürg.

Flossembürg, lapide in memoria 
di Bonhoeffer.
Chi conosce anche poco, come me, del suo pensiero e della sua azione sa bene quanto le sue intuizioni abbiano influito sul rinnovamento della teologia protestante e cattolica e quanto esse siano  ancora vive. Un tema vorrei qui ricordare: la constatazione dell’avvento di un “tempo totalmente irreligioso”.