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Visualizzazione post con etichetta Kierkegaard. Mostra tutti i post
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martedì 19 marzo 2024

La seduzione e l'etico.

Post di Rossana Rolando.

Félix Vallotton, Gabrielle inginocchiata, 1905
Esiste una seduzione buona?
La domanda può, forse, lasciare stupiti, ma – a ben vedere – non troppo. Conosciamo tutti le maglie in cui spesso irretisce il potere seduttivo, nella vasta gamma delle sue espressioni, dalla più frivola alla più maligna.
Cosa nasconde, infatti, la volontà di se-ducere, condurre con sé, attrarre?
Già a partire dal “cosa nasconde”, si comprende come la seduzione, di cui sto parlando, non sia semplicemente il frutto di una dote naturale – sia essa l’avvenenza fisica o il fascino che sprigiona da una qualche personale qualità - ma sia invece il risultato di un’astuta regia, di un calcolo ben ponderato.
 
Prendo in considerazione qualche esempio.
Spesso – pensiamo ai social – la seduzione cela interessi più o meno mascherati. Chi promuove la propria immagine - nei tempi, nei modi e nei contenuti dell’esposizione - lo può fare per suscitare nei seguaci (followers) ben precisi sentimenti di fiducia e ammirazione, tali da indurre a comprare i prodotti efficacemente pubblicizzati. La seduzione, in questo senso, non è mai innocente, suppone sempre un uso dell’altrui ingenuità a servizio dei propri scopi. L’attrazione artificiosamente costruita è funzionale ad un vantaggio, non è disinteressata, benché – per essere credibile – debba e voglia apparire tale.
Nella stessa logica strumentale, nel corso del Novecento, dal momento in cui sono entrati in scena i mezzi di comunicazione di massa, la politica ha largamente utilizzato mezzi seduttivi, nell’uso del linguaggio, dei simboli, delle immagini, al fine di ricavare consenso politico ed elettorale.

giovedì 17 agosto 2023

Dei colori.

Post di Rosario Grillo.

Kandinsky, Sul bianco II, 1923
Kandinsky: «Il bianco, che è spesso considerato un non-colore (…) ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto. È un silenzio che non è morto, ma è ricco di potenzialità».

 
È condivisibile l’ipotesi di P. Sloterdijk, che fa del grigio la coloritura della modernità? La sua “ suggestione”, argomentata (1) e documentata, addirittura sull’arco della storia, suscita in me dei dubbi, e, nello stesso tempo, mi catapulta nella complessa questione dei colori. 
Tuttavia, a fugar certe obiezioni, corre obbligo citare prima la zona grigia descritta da Primo Levi: “dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. Possiede una struttura incredibilmente complicata, e alberga in sé quanto basta per confondere il nostro potere di giudicare” (2). La precisazione del celebre “deportato” torinese condensa la sua specifica scienza, la chimica, con la fine espressione letteraria; essa descrive l’immensa area dei non schierati, dei conformisti, dei collaborazionisti del Potere che opprime. Con essa esterno la mia diffidenza della politica del “giusto mezzo”, teorizzata da F. Guizot nel 1848 e transitata nel “centrismo” dei nostri tempi (con tutte le sue sfumature).
Tema multidisciplinare, la dottrina dei colori, con implicazione di fisica, logica, psicologia, biologia, filosofia, storia dell’arte.

martedì 5 luglio 2022

I bambini ci educano.

Post di Rosario Grillo.
 
Sowerby e Emmerson, Frutto proibito
Qualcuno disse che “invecchiando si ridiventa bambini”. Di certo, lo stato di dipendenza accomuna le due età. Ma qui voglio considerare un lato creativo dell’essere-bambino, emerso in tante occasioni recenti nelle mie letture. Può trovare degno apprezzamento da un essere-senile.
Indizio di saggezza: la proba saggezza che i classici sapevano riconoscere.
 
- Wittgenstein, maestro delle elementari.
L’esperienza della docenza nelle scuole elementari è la sorpresa che colpisce gli studiosi del pensiero di Wittgenstein. Spigoloso il contrasto tra le formulazioni delle enunciazioni logiche del Tractatus e l’improvviso abbandono del cenacolo di Trinity College di Cambridge.
Se la prima ragione si trova nella partecipazione al conflitto mondiale dal quale ricavò lo stato di prigionia scontato a Cassino, la più recondita possiamo ricondurla ad uno “stupore” che lo spinse a dedicarsi all’insegnamento elementare.
Un libriccino, Ina e Ludwig (1), ricostruisce in forma romanzata la possibile fonte dello stupore provato dal filosofo viennese, che non fece ritorno al gruppo di Cambridge e scelse invece di dedicarsi all’insegnamento.
Il contatto cercato ed avuto con l’età infantile ebbe la stessa qualità di un rapporto “mistico”. (2)

lunedì 27 dicembre 2021

Potenzialità del "resto".

Post di Rosario Grillo
Immagini delle illustrazioni di Gustave Doré, pittore e incisore francese (1832-1883).
 
“Quando si comincia, c’è già un’antecedenza assoluta “ (Nancy).
 
Gustave Doré, Colomba inviata dall'arca, 1866
Nella Bibbia viene richiamata frequentemente la parola “il resto”. Fenomeno già notato, studiato ed analizzato. Un teologo di fama, Walter Vogels, ne ha fatto l’oggetto della sua recente opera (1), nella quale allarga il raggio fino ad estendere l’analogia alla Chiesa-minoranza nel tempo presente.
Senza dubbio, “il resto” identifica una minoranza e forse sarebbe meglio rappresentabile come “una ridotta” militare. Di volta in volta: dopo il diluvio, dopo la cattività babilonese, eccetera, la palma dell’elezione divina al popolo d’Israele, colpito nella protervia e nell’idolatria, ridotto nel numero e temprato dalla sciagura.
C’è subito da evidenziare che si è compiuta una selezione e i “salvati” hanno purezza d’animo e spirito per ri-cominciare. C’è quindi di mezzo: il cominciamento (biblicamente: all’inizio, l’in principio).
Un punto fermo è però che l’Inizio trascende, è incomparabile con “ciò che viene iniziato”. Una libertà incondizionata è ragione di ineffabilità della volontà di “dare inizio”. Ma, visto che si tratta di ri-cominciare, abbiamo di fronte qualcosa che è già cominciato e che (stand by, ingrippamento, aberrazione?) si è bloccato e deve ri-cominciare.
Nella vicissitudine ha perso quantità, o numero, e si ritrova: resto. Per questa ragione, il resto non è un residuo; piuttosto è una milizia scelta. La consapevolezza dell’elezione imprime, perciò, al nucleo “resto” ardore di testimonianza.

martedì 29 giugno 2021

La porta dello spavento supremo.

Post di Rosario Grillo
Immagini di Carlo Brenna (qui il sito instagram).

Carlo Brenna, Alla porta del cielo

Mi servo del titolo di una canzone di F. Battiato, cantautore scomparso di recente: è chiaro che indica il transito della morte. Il testo, cofirmato da Franco BATTIATO e da Manlio Sgalambro, nella chiusura recita: “il nulla emanava la pietra grigia/ e attorno campi di zafferano/ Passavano donne bellissime/ in seta altère” su un accordo musicale melodico e mistico. (1)
Sgalambro, in quel torno di tempo, era un divertito cantante-recitatore nei concerti di Battiato, anche se filosofo dichiaratamente nichilista, ispirato dal pessimismo di Schopenhauer. 
La filosofia di Schopenhauer, pervasa dell’irrazionalismo del Wille, nella morte indica il momento forte di liberazione umana, soglia che introduce al Nirvana. Una condizione rivestita della negazione della Voluntas, quindi Noluntas, comune alla tradizione orientale e propedeutica alla calma quietista. 
La liberazione, al dunque, non si raggiunge per la via fenomenica, subordinata al principium individuationis, ma per la via metafisica dove regna l’universalità cosmica: l’unità stretta di tutti gli esseri viventi, inrigenerazione. Di là: verità, di qua: illusioni.

domenica 9 maggio 2021

Memorie. Diari.

Post di Rosario Grillo
Immagini di Carl Vilhelm Holsøe (1863-1935).

Carl Vilhelm Holsøe, Aspettando alla finestra

Una domanda che mi inquieta: quale differenza divide una biografia, registrata diaristicamente, da una consegnata con lo strumento delle “memorie”? È necessaria una risposta più analitica che quella fissata nella troppo consapevole raccolta delle vicende esemplari tradotta in memorie predestinate a captare l’attenzione del lettore.

Il criterio guida non può che essere il riconoscimento del preponderante fattore soggettivo onnipresente nella gestazione dell’opera diaristica. Ne discende che dai “diari” sortisce una autentica autobiografia, mentre, nella forma memoriale, pesa in misura massiccia la messa in ordine o in funzione o letteralmente la pianificazione, nemica della immediatezza.

Si danno i casi di “memorie” rappresentate come “confessioni” ed il caso di Rousseau.

In questa dimensione sono precostituiti i “passaggi destinali”: per Rousseau, la colpa (episodio del pettine rotto). Comparata, essa, ad una specie di peccato originale che allontana dall’Eden (lo stato di natura, luogo del buon selvaggio: paradigma della filosofia roussoiana).

Altra specie nelle Confessioni di Sant’Agostino: itinerario di una ricerca della verità che si conclude con l’illuminazione divina. Una pietra miliare: l’opera di Sant’Agostino! Perché, per primo, rende protagonista il soggetto, condividendone tormento errori e trionfo.

mercoledì 22 aprile 2020

Oltre il 2020.

Post di Rosario Grillo.
Immagini di Andrea Ucini (qui il sito)

Modi per vincere il tuo Covid 19 
(The Waschington Post)
“Contro il tramonto dell’Occidente non sta la civiltà risorta, ma l’Utopia, che muta e interrogativa è racchiusa nell’immagine della civiltà che tramonta (Th. W. Adorno). 





Il tutto diparte dal momento “articolare che il mondo, investito dal coronavirus, sta vivendo.
C’è, in questo momento, dolore, certamente; e c’è volontà - inibita o repressa nel tempo ordinario - di andare in aiuto dell’altro.
Nel tempo della paura e dell’angoscia non emergono solo le tensioni fraterne e solidali.
Ivo Lizzola scrive “Nell’emergenza sembrano cavarsela meglio gli indifferenti, ci dicono gli antropologi e gli psicologi delle crisi. La stessa Zambrano in L’agonia dell’Europa, annota che “ogni disastro consente alla gente di manifestarsi nella sua cruda realtà: è strumento di rivelazione”. Rivela anche la forza del risentimento, della separazione dall’altro. Eppure da lì si svela anche come l’uomo (e lei parla proprio dell’uomo europeo) sia una creatura a cui non basta nascere una sola volta: può, anzi “ha bisogno di essere riconcepito” la speranza è “il suo fondo ultimo”, la nuova nascita.”
Andrea Ucini, Porte chiuse cuori aperti 
(Express)
«Dobbiamo ancora pensare, sentire l’esperienza che la vita sta disegnando dentro di noi, tra noi, del nostro tempo. Fare attenzione, dobbiamo fare attenzione: “l’educazione all’attenzione è la cosa più importante” scriveva Simone Weil; e ancora “che cos’è la cultura? Educazione all’attenzione. Anzitutto attenzione allo sventurato.
Ci sono esperienze che possono essere risvegli. Esperienze limite, immaginali e di scelta, di intuizione conoscitiva e di conversione, e durano un passaggio. Per aprire un nuovo inizio quel passaggio deve diventare una soglia, che introduca a un nuovo viaggio, sorretti dalla speranza in una “ulteriorità”, in un nuovo inizio”» (Intervista a Ivo Lizzola, dal blog AlzogliOcchiversoilCielo).

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venerdì 3 aprile 2020

Il mistero e la fede, Kierkegaard.

Post di Rosario Grillo

Luplau Janssen, 
Ritratto di Søren Kierkegaard
Scrivevo in Fede-mistero che il mistero si accompagna alla fede, offrendo conferma con lo scritto di Rudolph Otto (Il sacro).
Sul mistero, si è soffermato il 19/03/20 il Sommo Pontefice, riconoscendolo proprietà di San Giuseppe. Per mezzo suo, seppe svolgere il paradossale compito di educatore di Gesù, Dio-uomo (1).
Pascal, grande tempra di credente, da una parte lesse il mistero nell’uomo, proteso tra infinito e nulla, dall’altra ricondusse la fede al cristocentrismo: la fede passa esclusivamente attraverso Gesù (2).
Con queste premesse ci avviciniamo al percorso di fede di Kierkegaard, il quale, pur essendo riconosciuto come un testimone della fede in Cristo, fu anche un grande maneggiatore della parola come arte del discorso (3).
Fermo restando il centro del nostro interesse, la fede, si esce dalla difficoltà se ci si rifà ai maestri del pensatore danese, rovistando nella trama della sua biografia, della sua formazione intellettuale, del suo apprendistato di fede, ineluttabilmente filtrato dal ruolo del padre (4).

sabato 28 marzo 2020

Paura e angoscia in Kierkegaard. La filosofia illumina il presente.

Post di Rossana Rolando. 

“Chi ha imparato a sentire l’angoscia nel  modo giusto,
ha imparato la cosa più alta”¹.

Søren Kierkegaard, 
The Royal Library, Denmark
Galimberti, Recalcati e altri importanti analisti hanno interpretato la crisi coronavirus che stiamo vivendo utilizzando la distinzione tra paura e angoscia. La paura - dicono - non è adatta ad esprimere lo stato d’animo che noi proviamo oggi, perché essa è sempre generata da un pericolo ben preciso: si ha paura di un incendio, di un animale feroce, di un incidente. Più evocativa è l’angoscia che si genera di fronte ad un nemico invisibile, sconosciuto, non localizzabile: e il contagio da coronavirus ha una tentacolarità che sfugge ad ogni individuazione, ad ogni preciso “dove”, “quando”, “che cosa” può essere origine della malefica infezione.
La distinzione, posta in questi termini, è ripresa dal filosofo danese Søren Kierkegaard (1813-1855) che ha connotato la differenza tra paura, di fronte al determinato, e angoscia davanti al nulla di determinato:
“Il concetto dell’angoscia è completamente diverso da quello della paura e da simili concetti che si riferiscono a qualcosa di determinato, mentre invece l’angoscia è la realtà della libertà come possibilità per la possibilità”².

lunedì 30 dicembre 2019

Il secondo Io. Una storia di Capodanno.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle illustrazioni dell'artista coreano Jungho Lee (qui il sito), con gentile autorizzazione.

Jungho Lee, La stanza del Pensiero, 2015
La strada che volevi prendere
La lettera che volevi scrivere
L’uomo che volevi salvare
Il posto che volevi occupare
La donna che volevi seguire
La parola che volevi sentire
La porta che volevi aprire
L’abito che volevi indossare
La domanda che volevi porre
La camera d’albergo che volevi avere
Il libro che volevi leggere
L’occasione che volevi cogliere¹

Jungho Lee, Conoscenza di sé
Dodici immagini di un viaggio nel vecchio anno che ben rappresentano diramazioni non scelte del proprio esistere, possibilità non attraversate, mondi non esplorati: la strada che non hai intrapreso, la lettera che non hai scritto, l'uomo che non hai salvato, il posto che non hai occupato, la persona che non hai seguito, la parola che non hai sentito, la porta che hai lasciato chiusa, il vestito che non hai indossato, la domanda che non hai posto, la camera d'albergo che non hai avuto, il libro che non hai letto, l’occasione che hai perduto…
Per dodici volte avresti voluto, ma un impedimento è intervenuto e ha reso impossibile il compimento di quella volontà. Il viaggio nel passato può avere il sapore di un imperfetto mai realizzato: quello che "volevi" fare e non hai fatto.

E’ la situazione descritta in un racconto di Walter Benjamin, dal titolo Il secondo Io. Una storia di Capodanno su cui riflettere².

domenica 22 settembre 2019

Risvolti del nichilismo.

Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti di Edward Burne-Jones, pittore inglese preraffaelita, vissuto tra il 1833 e il 1898.

Edward Burne-Jones, 
Hero, sacerdotessa di Afrodite, 
dea della bellezza e dell'amore
Sento attrazione per il misticismo ma confesso di non aver facilità a sintonizzarmi con un’esperienza mistica. È la triste conferma della pochezza della mia fede!
Nell’ordinario - Kierkegaard avrebbe detto: nel generale - s’intende esperienza, solo ed esclusivamente come sequenza di fenomeni. Invece qui, esperienza chiama in causa il sentimento della vita.
Il percorso che i mistici ci propongono in exemplum è la scarnificazione fino alla radice, all’inizio: al Nulla. Nichilismo, in questo caso, è prendere le mosse dal Nulla, aver con-fidenza con il Nulla (1). Arturo Paoli, figura esemplare di Cristiano, sinteticamente ma con fulminea lucidità, descrivendo il suo cammino di conversione, ne parla attingendo alle parole di un filosofo, B. Welte: “non si deve dimenticare che fare l’esperienza del nulla è diverso dal non fare nessuna esperienza. Chi fa l’esperienza del nulla fa veramente un’esperienza, incontra cioè qualcosa che lo colpisce, lo sconvolge e lo trasforma. Ed è appunto per questa ragione che gli uomini cercano di sottrarsi a tale esperienza” (2).

giovedì 16 maggio 2019

Sull'inferno. Da Scoto Eriùgena a Borges.

Post di Rosario Grillo.
Immagini dei disegni per la Divina Commedia di Sandro Botticelli.

Sandro Botticelli, 
La voragine infernale
Io che sono l’E’, il Fu e il Sarà/ accondiscendo ancora al linguaggio/ che è tempo successivo e simbolo./ Chi giuoca con un bimbo giuoca con ciò che è/ prossimo e misterioso;/
io volli giocare con i Miei figli./ Stetti fra loro con stupore e tenerezza./ Per opera di un incantesimo/ nacqui stranamente da un ventre./ Vissi stregato, prigioniero di un corpo/e di un’umile anima./Conobbi la memoria,/ moneta che non è mai la medesima./ Il timore conobbi e la speranza,/ questi due volti del dubbio futuro./ Ed appresi la veglia, il sonno, i sogni,/ l’ignoranza, la carne,/ i tardi labirinti della mente,/ l’amicizia degli uomini,/ la misteriosa devozione dei cani./ Fui amato, compreso, esaltato e sospeso a una croce./ (J.L.Borges, Giovanni I,14)

J.L.Borges ha girato molto attorno ai temi teologici tanto da meritarsi la definizione di “teologo ateo da parte di Leonardo Sciascia. Il cardinale Ravasi è andato anche più in là, riconoscendogli una “fede implicita. (1)

giovedì 4 aprile 2019

Quaresima. Tempo di attesa.

Post di Rosario Grillo
Immagini del San Giovanni Battista nel deserto, del pittore olandese Geertgen tot Sint Jans (1460-1490).

Geertgen tot Sint Jans, 
San Giovanni Battista nel deserto, 
particolare
Una Chiesa in cammino.
Mi attrae, molto, il modo di comunicare di Papa Francesco: così semplice e diretto!
Nemmeno nei documenti ufficiali, e tra essi metto le encicliche, troviamo una argomentazione professorale, cattedratica... già questo lo distingue dalla forma ricercata, in gran parte teologale, del linguaggio, scritto e parlato, dei pontefici di prima, ancor di più dei pontefici di tempo fa.
È un controsenso: egli proviene dal mondo dei Gesuiti, che, come ordine, è riconosciuto amante della messa in scena (teatralità della Controriforma), fautore della tecnica intellettuale...fino all’estremo della “casistica.
Lo ritrovo invece vicino al modello tracciato da E. Mounier: “Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina ma nasca dalla carne(1). La conferma nella Chiesa di Bergoglio, da lui descritta come “ospedale da campo.