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Visualizzazione post con etichetta cantautori. Mostra tutti i post
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martedì 29 giugno 2021

La porta dello spavento supremo.

Post di Rosario Grillo
Immagini di Carlo Brenna (qui il sito instagram).

Carlo Brenna, Alla porta del cielo

Mi servo del titolo di una canzone di F. Battiato, cantautore scomparso di recente: è chiaro che indica il transito della morte. Il testo, cofirmato da Franco BATTIATO e da Manlio Sgalambro, nella chiusura recita: “il nulla emanava la pietra grigia/ e attorno campi di zafferano/ Passavano donne bellissime/ in seta altère” su un accordo musicale melodico e mistico. (1)
Sgalambro, in quel torno di tempo, era un divertito cantante-recitatore nei concerti di Battiato, anche se filosofo dichiaratamente nichilista, ispirato dal pessimismo di Schopenhauer. 
La filosofia di Schopenhauer, pervasa dell’irrazionalismo del Wille, nella morte indica il momento forte di liberazione umana, soglia che introduce al Nirvana. Una condizione rivestita della negazione della Voluntas, quindi Noluntas, comune alla tradizione orientale e propedeutica alla calma quietista. 
La liberazione, al dunque, non si raggiunge per la via fenomenica, subordinata al principium individuationis, ma per la via metafisica dove regna l’universalità cosmica: l’unità stretta di tutti gli esseri viventi, inrigenerazione. Di là: verità, di qua: illusioni.

sabato 1 maggio 2021

Szymborska, poesia filosofica.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle opere di Guido Scarabottolo (qui il sito instagram). *
 
La poesia -/ma cos’è mai la poesia?/ Più d’una risposta incerta è stata già data in proposito./ Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo/ come all’àncora d’un corrimano (Wisława Szymborska, Ad alcuni piace la poesia).
 
Guido Scarabottolo
Che cosa mi attrae nella poesia di Wisława Szymborska? Della poetessa polacca la casa editrice Adelphi ha pubblicato l’intera produzione poetica, con il bel titolo, tratto da un suo componimento, “La gioia di scrivere”.¹ 
Si tratta di un’opera ormai “consacrata”, sia dall’alto, con il premio Nobel per la Letteratura, a lei attribuito nel 1996, sia dal basso, con l’enorme successo di pubblico riscontrato negli ultimi anni, tanto da essere citata su riviste di larga diffusione, sui social e persino nelle canzoni d’autore. Quindi, si potrebbe pensare, ciò che attrae me, ha attratto molti altri, perché questo è il potere universalizzante della parola liricamente ispirata.
 
Eppure…
Ciascuno di noi sa bene che la poesia ha un lato oggettivo, per il quale nessuno si sognerebbe di dire che Virgilio o Dante o Ungaretti non sono poeti, e un lato soggettivo, per cui si sente di amare particolarmente un poeta, perché lo si avverte più intimo e affine e lo si frequenta ritornando spesso sui suoi versi, gustandone l’espressione, rimuginandola, facendola propria. 
Può essere per lo stile, per le tematiche, per i rimandi… e chissà per che altro ancora.

martedì 22 ottobre 2019

Dalla canzone d'autore alla sociologia.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere dell'artista portoghese - tra architettura e illustrazione - Ana Aragão, con gentile autorizzazione (qui il sito). 

Ana Aragão, 
Strutture instabili
«Cambiare è per chiunque un’operazione faticosa e difficile, ma è anche un’attività necessaria per vivere ed evolversi. Ogni gruppo sociale, così come ogni individuo, ha bisogno di una certa stabilità e continuità, così come ha bisogno di innovazione e conflitto. Sia la stabilità che l’innovazione, comun - que, non si presentano mai allo stato puro, ma sempre secondo certe mesco - lanze di elementi opposti che si collocano in un punto variabile all’interno di un campo di tensione» (S. Tabboni, Lo straniero e l’altro, Liguori, Napoli 2006).

«L’incontro rav - vicinato (postcoloniale) con le diverse culture ci ha reso accorti sia delle ferite inferte dalla colonizzazione sia delle conseguenze disastrose della decolonizza - zione»: ci siamo resi conto che una “dialettica spaventosa” può sortire da una «riflessività fuori controllo» (Habermas),

“Abbiamo tolto la 'd' a Dio ed è diventato Io”: così si è espresso in un’intervista il cantante Dario Brunori.
Con la sua aria ironica, ha colpito nel segno, dando conto dell’onnipotenza posticcia che oggi circola nella società, causata prevalentemente dal successo della tecnica.
Lo stesso cantante ha raggiunto la fama con un album nel quale canta la paura, briglia di ciascuno di noi come di tutta la società, provocazione di un comportamento sconsiderato e disumano. (1)

sabato 8 settembre 2018

Siamo tutti nomadi. Cantautori del viaggio.

Post di Gian Maria Zavattaro
Video con canzoni d'autore.

Condivisione del cibo, 
nell'immagine tratta dal video di Ivano Fossati, 
"Mio fratello che guardi il mondo" (sotto inserito).
“Ci rendiamo conto che non abbiamo politici in grado di affrontare l’immane fatica di pensare un mondo “altro”. Ma saremmo fuori dalla civiltà e dalla stessa fede, se stabilissimo che è “naturale” far pagare agli “ultimi” la nostra voglia di vivere e la smodata presunzione di essere “superiori” ai comuni mortali. L’Occidente è ad un bivio. O smette di dirsi umano e cristiano […], oppure “condivide” ciò che è ed ha: cultura, tradizione umanistica, diritti umani, fino a questa terra che è di Dio, e dunque di tutti, questo pane che la terra ancora ci dona. Nessuno pensa che sia cosa da poco, ovvia e di immediata attuazione. Non è follia, è l’unica saggezza possibile”(F. Scalia  SJ, in Adista n. 17, 09.05.2015).

Siamo tutti nomadi. Siamo tutti di passaggio, in viaggio, in movimento, in continua trasformazione. Il nostro  è un pianeta nomade ed ognuno di noi è contrassegnato dalla sua  “identità nomadica”: ognuna  diversa, divergente, spesso opposta rispetto alle altre ….

martedì 24 luglio 2018

Canzoni d'autore.

Post di Rosario Grillo. 
Leonard Cohen
In estate prevalgono compilation evasive, hit famose che invitano a frequentare le spiagge e le discoteche di mare per scatenare la frenesia.
L’Italia però vanta una bella ed importante canzone d’autore. Con essa voglio affrontare - sono le canzoni stesse a suggerirmelo - il campo tematico della problematicità esistenziale nel momento presente, fatto di aggiunte difficoltà economiche, di assenza di prospettive, di vita grama urbana e suburbana, di un certo grigiore.
Il mio giudizio è che dietro di esse, non curate, si nascondano livore, rabbia e disgregazione sociale.
🌟Comincio da Battiato e da una canzone uscita nell’album “apriti sesamo”.
È in grado di incorniciare la pulsione, insistente e vuota, dell’avere, a discapito di quella dell’essere.

sabato 27 maggio 2017

Ivano Fossati, la speranza di vita che porti con te.

Post di Rossana Rolando 
Fotografie di alcuni album di Ivano Fossati, all'interno della sua ricca produzione, svoltasi tra il 1971 e il 2011 (per il sito del musicista cliccare qui).

Ivano Fossati, 
Fotografia dal sito di Repubblica
Nei testi musicali di Ivano Fossati c’è una poetica del quotidiano che celebra la vita nella sua godibilità e nel suo interno valore. L’atto del vivere – pur nella finitezza di ogni esperienza umana – ha una sua bellezza, una sua luminosità, una profondità degna di essere amata.
Copertina dell'Album  (1993)
in cui è contenuta La pioggia di marzo
Emblematica a questo proposito è La pioggia di marzo - splendida rivisitazione del testo brasiliano di Tom Jobim da parte di Ivano Fossati (per il confronto tra i due brani vedi qui) - in cui gli aspetti dell’esistenza sono intrecciati e fusi in un unico flusso vitale, fatto di sentimenti e situazioni (“è quando tu voli rimbalzo dell'eco/ è stare da soli”), impastato di sogni (“margherita di campo è la riva lontana… è la nave che parte”) e di reminiscenze infantili (“è la fata Morgana”… è Madamadorè”), attratto dall’ignoto (“è mistero profondo… è il fondo del pozzo”), arricchito dalla semplicità dell’esperienza umana (“è…goccia che stilla un incanto un incontro è l’ombra di un gesto, è qualcosa che brilla… è legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa di vino il viavai della strada”), nutrito di poesia e cultura (“è la luna e il falò”, di pavesiana memoria), ammirato dalla magnificenza della natura (“è voglia di primavera è la pioggia che scende… è una rondine al nord la cicogna e la gru, un torrente una fonte…”) consapevole del limite (“è il sonno e la morte…”) e del dolore (è… una piccola pena… burrasca passeggera”),  teso verso il futuro (“è progetto di casa”)…

venerdì 31 marzo 2017

Enzo De Giorgi tra mito e musica.

Post di Rossana Rolando.
Tutte le immagini raffigurano opere di Enzo De Giorgi (qui il sito), l'artista a cui è dedicato l'articolo.

Enzo De Giorgi, 
Il filo di Arianna
Il mito - nel senso greco del racconto che racchiude significati profondi, già filosofici nella sostanza ancorché fantastici nella forma  - è il nucleo semantico più adatto ad esprimere le tessiture di sogno che Enzo De Giorgi mette in scena nei suoi dipinti. Le figure aeree, sottili, flessuose, leggere, volanti, sottratte alla legge di gravità, allungate nel vento... riportano alle origini del pensiero e si caricano di valori simbolici: il filo di Arianna rimanda alla metafora esistenziale del labirinto; Apollo e Dafne si fanno icone dell’eros, nel tormentato binomio di attrazione e turbamento, desiderio e fuga; Narciso ed Eco raccontano l’opposizione tra l’amore di sé, nelle sue molteplici interpretazioni, e la pura, generosa, totale dedizione all’altro; il vaso di Pandora evoca il mistero del male; Icaro ricorda, con il suo immenso volo, l’aspirazione alle mete più alte...

venerdì 17 marzo 2017

Fabrizio De André, La cattiva strada, "esegesi".

🖊 Post di Rossana Rolando.

🎸 La cattiva strada. 

(brano e musica di Fabrizio De André e Francesco De Gregori, Album Volume 8, 1975). 

Per leggere il testo cliccare qui.

Fabrizio De André, Concerto (1980)
Nell’“esegesi” che intendo suggerire la cattiva strada non è un’espressione ironica, è proprio una strada cattiva, anzi “captiva”, nel senso latino del termine: una sequenza di “prigioni” in cui sono simbolicamente raccolte tutte le schiavitù che attanagliano l’umanità sofferente.
Il personaggio misterioso (il soggetto di tutti gli incontri) è colui che la percorre fino in fondo. La “cattiva” strada è divenuta la sua strada, quella in cui ha scelto di  rendersi visibile.
Non rimprovera e non fa prediche, compie invece gesti che stupiscono e provocano un sicuro effetto, tanto che tutti lo seguono affascinati, come se fossero risvegliati ad una nuova vita:
🔵 al militare che non ha ancora sparato e lo farà in obbedienza ai comandi (innocente perché inconsapevole o autoassoltosi nell'obbedienza al dovere) getta in faccia uno sputo (e gli ricorda che questo è niente in confronto all'orrore della guerra);

domenica 11 agosto 2013

Addio


“Nell’anno ’99 di nostra vita /  io, Francesco Guccini, eterno studente, / perché la materia di studio sarebbe infinita / e soprattutto perché so di non sapere niente, /  io, chierico vagante, bandito di strada, / io, non artista, solo piccolo baccelliere, / perché, per colpa d’altri, vada come vada, / a volte mi vergogno di fare il mio mestiere, /  io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, / riflettori e paillettes delle televisioni, / alle urla scomposte di politicanti professionisti, / a quelle vostre glorie vuote da coglioni…

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale / alle diete per mantenersi in forma smagliante / a chi parla sempre di un futuro trionfale / e ad ogni impresa di questo secolo trionfante, / alle magie di moda delle religioni orientali / che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero, / ai  personaggi cicaleggianti dei talk-show / che squittiscono ad ogni ora un nuovo “vero” / alle futilità pettegole  sui calciatori miliardari /  alle loro modelle senza  umanità, / alle sempiterne belle in gara sui calendari, / a chi dimentica o ignora l’umiltà… 

Io, figlio di una casalinga e di un impiegato, /cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna, / che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia, / io, tirato su a castagne e ad erba spagna, / io, sempre un momento fa campagnolo inurbato, / due soldi d’elementari ed uno di università, / ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato, / dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà…

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro un dito,/  a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia / o sceglie a caso per i tiramenti del momento / curando però sempre di riempirsi la  pancia / e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati, / ai ceroni ed ai  parrucchini per signore, /alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati, /  al mondo fatto di ruffiani e di puttane ad ore, / a chi si dichiara di sinistra e democratico / però è amico di tutti perché non si sa mai, / e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico, / ed è anche fondamentalista per evitare guai  a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni / fatto di nebbia, pieno da sembrare, / ricolmo di nani, ballerine e canzoni, di lotterie, / l’unica fede in cui sperare… 

Nell’anno ’99 di nostra vita, / io, giullare da niente, ma indignato, / anch’io qui canto con parola sfinita, / con un ruggito che diventa belato, / ma a te dedico queste parole da poco / che sottendono solo un vizio antico / sperando però che tu non le prenda come un gioco, / tu, ipocrita uditore, mio simile… / mio amico…”

(FRANCESCO GUCCINI, Addio)