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mercoledì 29 giugno 2016

Il cielo nascosto.

E quando miro in cielo arder le stelle;
   dico fra me pensando:
    a che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
    infinito seren? Che vuol dir questa
solitudine immensa? Ed io che sono?
   (G. Leopardi, Canto di un pastore errante dell’Asia, vv. 84-89)

Adam Elsheimer, 
Fuga in Egitto 
(particolare)
Sabato 11 giugno, nel quadro dei festeggiamenti e dibattiti promossi da Rai3 in quel di Forlì, mi ha colpito una sequenza di notizie: l’inquinamento luminoso prodotto dalla luce artificiale nasconde le stelle ad un terzo dell’umanità; oltre il 60 per cento degli europei e l'80 per cento dei nordamericani non hanno più la possibilità di vedere la Via Lattea.
Il cielo stellato! Che cosa significa e rappresenta? Quale implorazione nasconde? Metafora? Semplice visione o privazione sensoriale?
Penso all’esprit de geometrie, all’esprit del finesse: ai loro diversi modi di interpretare e sentire le stelle e, tramite loro,  i propri tormenti e stati d'animo, le proprie speranze, certezze, inquietudini ed implorazioni...
Mi sovviene la mia infanzia:  lo studio a memoria del pianto di stelle” del Pascoli. E immancabilmente il canto di un pastore errante di Leopardi...
Penso a Maiakovskij: Ascoltate!/ Se accendono/le stelle -/ vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?/  Vuol dire che è indispensabile/ che ogni sera/ al di sopra dei tetti/ risplenda almeno una stella?!... (1).

sabato 25 giugno 2016

Gli odori mnemagoghi, con Chardin.


Chardin, 
Donna che prende il tè
(particolare)

Gli odori si stratificano in noi e il corpo ne porta il ricordo. Noi non rammentiamo perfettamente un odore – come nozione – ma il corpo ricorda le sensazioni di “soddisfazione” e di “benessere fisico” legate a certi odori. Questa è la tesi del filosofo Salvatore Natoli contenuta in una bella pagina di I nodi della vita, ed. La Scuola, Milano 2015 (pp. 91-107), e dedicata al come “diventare felici”. Egli definisce “felicità immemorabile” quella costellazione di percezioni gradevoli connesse allo star bene che trova nel corpo la sua traccia inconscia ed arriva alla mente in un secondo momento, quando ci capita per esempio di avvertire e di riconoscere, dopo molto tempo, determinate sensazioni olfattive che hanno per noi un qualche significato. Queste considerazioni portano Natoli ad affermare una priorità del “piacere di esistere”, “inscritto nelle nostre carni”, rispetto al dolore, secondo una linea di pensiero che trova le sue radici già nell’antica Grecia. La vita ha una sua bellezza e piacevolezza in se stessa, prima e al di qua di eventi straordinari. E il corpo lo sa.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, 
Donna che prende il tè
Il tema degli odori trova nella letteratura fascinose trattazioni (la madeleine intinta nel tè di Proust!). Qui vorrei ricordare un suggestivo racconto di Primo Levi: si intitola I mnemagoghi, fantastica parola per dire “suscitatori di memorie” (Primo Levi, Opere, I, Einaudi, Torino 1997, pp. 401-408).
Ecco il contenuto in breve.

mercoledì 22 giugno 2016

Non basta la protesta per cambiare. George Bellows.


George Bellows, 
Dempsey and Firpo, 1924
In molte città italiane le recenti elezioni amministrative hanno visto il pullulare di una ridda di liste civiche che qualcuno felicemente ha definito “democrazia tribale” protesa a difendere ad oltranza il proprio orticello di interessi, spettanze, diritti. Ad altri (ai “politici”?!) l’onere del bonum commune...
E così mi è venuto in mente il “borghese” tratteggiato da Mounier: non uno specifico essere sociale ma un “essere metafisico”, categoria dello spirito che  non risparmia nessuno di noi, nessun gruppo sociale, nessuna parte politica. Questo “essere metafisico” è il prodotto di un liquido materialismo che fa rimpiangere  la dignità del materialismo storico che non condivido, ma che aveva il merito di dare significato al mondo e speranza ai disperati.

domenica 19 giugno 2016

Proiezioni. Eco e Narciso.

J. W. Waterhouse, 
Eco e Narciso, 
particolare
Il dipinto che abbiamo scelto per questo post ben si adatta ai contenuti espressi. In esso si narra la vicenda di Narciso ed Eco. Il primo è un fanciullo bellissimo destinato a non poter amare che se stesso, la seconda è la ninfa ridotta ad essere semplice suono che ritorna. Narciso - dopo aver rifiutato Eco, innamorata perdutamente di lui - muore nell'inutile tentativo di abbracciare la propria immagine riflessa in una pozza d'acqua.
L'autore del dipinto è John William Waterhouse (1849-1917), pittore britannico etichettato come preraffaellita, che spesso riprende temi mitologici con tocco delicato e personale estro interpretativo e, in ogni caso, affianca la propria opera pittorica a testi letterari, considerando i due linguaggi - parola scritta e parola dipinta - complementari.

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J. W. Waterhouse, 
Eco e Narciso 
(particolare)
L’immagine proiettata
Una certa tradizione attribuisce a Buddha la storia di due cani che in momenti diversi entrarono nella stessa stanza. Uno ne uscì scodinzolando, l’altro ne uscì ringhiando. Una donna li vide e, incuriosita, entrò nella stanza per scoprire cosa rendesse uno felice e l’altro così infuriato. Con grande sorpresa scoprì che la stanza era piena di specchi. Il cane felice aveva trovato cento cani felici che lo guardavano, mentre il cane arrabbiato aveva visto solo cani arrabbiati che gli abbaiavano contro.
Quale può essere il significato originario della favola? Dipende dal nostro modo di specchiarci... Per  Buddha ciò che vediamo nel mondo intorno a noi è un riflesso di ciò che siamo: “Tutto ciò che siamo è un riflesso di quello che abbiamo pensato. La mente è tutto. Ciò che pensiamo diventiamo.”
Ma la metafora dello specchio può indicare molti ulteriori significati, alcuni positivi, altri negativi.

Narciso. 
Può evocare la fine tragica di Narciso: non uscire dallo specchio vuol dire non uscire da se stessi, vuol dire proiettare sull'altro noi stessi, senza entrare in comunicazione con l'altro; vuol dire ridurre l'altro a sé e finire per perdersi annegando in se stessi.

giovedì 16 giugno 2016

Massimo Cacciari e la Trinità di Andrej Rublëv.


Andrej Rublëv, 
Trinità o Ospitalità di Abramo

Il primo saggio di Massimo Cacciari, contenuto in Tre icone, Adelphi, Milano 2013 (libro già citato nei post Piero della Francesca, Resurrezione e Jan van Eyck, Il ritratto dei coniugi Arnolfini), è dedicato alla Trinità di Andrej Rublëv. Si tratta di uno scritto denso, con un’intensità di pensiero che travolge. Molti sono gli aspetti esaminati. Tutti però possono considerarsi modulazioni differenti di un’unica tesi di fondo. Provo a dirla sinteticamente. L’icona della Trinità esprime in maniera unica, nello sviluppo storico dell’arte, la Vita divina come pienezza di bene, di luce, di gioia, di pace, di amorosa relazione: una Vita che, dall’eternità e per l’eternità, supera in sé qualsiasi terrena lacerazione, sofferenza, separazione e contiene in sé - in forma ideale e sovrumana, sottratta ad ogni contingenza temporale - tutto ciò che di bello e di buono può manifestarsi  nella storia del mondo.

sabato 11 giugno 2016

Gianmaria Testa, Da questa parte del mare.


Gianmaria Testa, 
Da questa parte del mare
Da questa parte del mare di Gianmaria Testa è uscito per Einaudi nell’aprile 2016, poco dopo la morte del cantautore, avvenuta il 30 marzo. E’ un libro molto particolare, attraversato da tre correnti calde: la prima è quella autobiografica che si sviluppa secondo una sorta di flusso della coscienza, senza una successione cronologica univoca, come semplice riaffiorare dei ricordi apparentemente privi di un ordine. La seconda corrente calda è quella tematica dell’emigrazione, che ha impegnato il cantautore piemontese in un progetto preparatorio all’album Da questa parte del mare dell'ottobre 2006 (divenuto anche il titolo del libro). C’è infine la terza corrente calda, quella dei volti – il violinista, il venditore di tappeti, l’italocanadese, il questuante, Tino, lo scrittore… - che emergono dall’anonimato della storia, perché chiamati ad essere e a vivere nella memoria.

«Forse qualcuno domani dimenticherà
alla porta di casa il suo nome dimenticherà
perduto alla notte e perduto anche al giorno che arriva
perduto alla notte e al giorno che passa e consuma
perché un nome è perduto per sempre se nessuno lo chiama»
(p. 21)


lunedì 6 giugno 2016

Competizione e scuola. Illustrazioni di Davide Bonazzi.


Davide Bonazzi, 
Donne e politica
La scuola deve  promuovere la competizione?

Indubbiamente sì: è compito della scuola educare a com-petere, porre insieme domande, insieme ricercare la via delle risposte e soprattutto offrire ai giovani solide “competenze”.
Competizione è una parola terribilmente equivoca, dai molteplici e  contrastanti significati a seconda che la si usi nello sport (lotta, gara, sfida, agonismo), nei pubblici concorsi (dove pochi vincono e molti perdono), nei rapporti interpersonali e sociali (rivalità, sopraffazione), nell’economia di mercato (concorrenza, antagonismo), nella scuola (emulazione), nella cultura e nella professione (essere competenti…)… 
Davide Bonazzi, 
Iniquità
E’ che oggi il significato dominante è quello mediato dalla spirale del mercato, il cui motto si potrebbe tradurre così: “IO, programmato ad essere sempre vincitore! Ciò che conta è il mio successo, ben sapendo che per le ineluttabili  leggi di mercato mors tua vita mea!”.
Nella scuola la  com-petizione non può tradire il significato etimologico del latino cum-petere: tendere verso, insieme ricercare ed insieme  chiedere e domandare.  Non  è assolutamente riferibile al modello  mediato dal mercato e dalla cultura dominante (“cultura dello scarto”!), il quale non è affatto un’ineludibile legge naturale, ma un prodotto storico che, come è nato, così potrebbe morire. E nulla vieterebbe di trasformare il modello e la prassi attuale in un  mercato “equo e solidale”…

sabato 4 giugno 2016

Orientamento nella scuola. Jackson Pollock, Direzione e Alchimia.


Per integrazione scuola lavoro
si può vedere il post 
Alternanza scuola lavoro


Jackson Pollock, 
Direzione (particolare)
L’integrazione scuola-lavoro presuppone capacità e volontà di orientamento che non si risolvono  in incontri estemporanei o nella delega ad esperti né si esauriscono in tecniche diagnostiche.
Si sa che l’orientamento dovrebbe invece contrassegnare tutta la vita scolare: un processo che, a partire dalla prima età, è volto a formare progressivamente giovani né statici né passivi, ma “lottatori e conciliatori”, disponibili ad interagire con gli altri ed a gestire ogni nuova situazione, capaci di conquistare  la propria identità nella conoscenza di sé, della realtà locale e globale.