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lunedì 30 settembre 2013

Il rispetto della dignità dell'uomo.





Van Gogh - I mangiatori di patate. 
Il rispetto della dignità dell'uomo
non dipende dal grado sociale.

“Il rispetto della dignità umana significa la  disposizione incondizionata a considerare e difendere ogni essere umano, come una realtà di cui non si può disporre.

Il rispetto si oppone quindi a tutte quelle maniere  che abbandonano l’uomo alla “impudicizia”: fargli violenza, servirsene senza riguardi o logorarlo, degradarlo a puro mezzo per il conseguimento di fini oggettivi (in base a calcoli economici, sociali o politici).
Van Gogh, Chi percuote.
Il rispetto della dignità dell'uomo
 è incondizionato, nonostante le colpe.


Il rispetto si oppone anche a ogni teoria scientifica che ammette di poter misurare e pianificare l’uomo secondo criteri interamente razionali.

Van Gogh, Autoritratto.
Il rispetto della dignità dell'uomo
dipende solo dal nudo volto dell'uomo.

Del resto, senza rispetto non è possibile alcun criterio assiologico vincolante”.

Bernhard Stoeckle

domenica 29 settembre 2013

La realtà della vita non è la sensazione.


Per chi lo desideri rimandiamo alla pagina (link laterale) di approfondimento biografico: "Settanta anni fa moriva Simone Weil".

Provare tutto ... il mito della velocità.
Mario Guido dal Monte, Il motociclista, 1927.

“La tua lettera mi ha costernata. Se insisti a porti  come obiettivo principale della tua adolescenza il conoscere tutte le possibili sensazioni – anche se alla tua età, come stato d’animo passeggero, ciò può essere un obiettivo normale – non farai molta strada.

Ti preferivo quando volevi prendere contatto con la vita reale.


 Non fermarsi alla superficie della realtà. Escher, Profondità, 1955.



Forse credi che sia la stessa cosa; in realtà, è esattamente il contrario. C’è gente che vive solo di sensazioni e per le sensazioni. In realtà, la vita l’inganna.  E siccome confusamente lo sentono, cadono  in una tristezza profonda dove non resta loro altra risorsa che quella di stordirsi e ancora stordirsi. 




Vivere di sensazioni ...
Pippo Rizzo, Donna che fuma, 1920.

La realtà della vita non è infatti la sensazione: è l’attività, e intendo dire l’attività del pensiero e dell’azione.”

(Simone  Weil,  1909–1943, filosofa, mistica e scrittrice francese)

sabato 28 settembre 2013

Favola sulla vita.




Caravaggio, Testa-di-medusa, particolare.
Immagine di vita o di morte?

Se lo vuoi vivo, è vivo: così è del nostro vivere, del nostro relazionarci con gli altri, dell’amicizia, dell’amore e di ogni nostro  più umano e degno  sentimento. Sono tutti nelle nostre mani.  Certo i limiti del tempo e dello spazio in cui viviamo, gli eventi e le vicende del mondo  non possono non condizionarci, ma l’essenziale è solo nostro e dipende da noi.





Van Gogh, Due mani.
Tutto è nelle nostre mani ...


C’era una volta, sulla piazza di Atene, un sapiente che rispondeva alle più disparate domande.

Un giorno, tra i curiosi che stavano ad ascoltare, si mescolò un pastore sceso dai monti con l’intenzione di svergognare in pubblico il “contastorie”.

Il pastore, preso in pugno un uccellino, lo nascose e, presentandosi al saggio, disse: “In questo pugno tengo un uccellino: sai dirmi se è vivo o morto?”. 

Se avesse risposto: “E’ vivo”, egli avrebbe leggermente stretto il pugno e il povero uccellino sarebbe morto.




Van Gogh, Vecchio che soffre.


Se invece avesse detto:”E’ morto”, avrebbe aperto il pugno e l’uccellino avrebbe preso il volo.




René Magritte, La grande famiglia.
La fecondità della vita


 

Ma il sapiente, dopo un attimo di riflessione, tra l’ansiosa attesa di tutti, rispose:

” L’uccellino che tieni in mano è come tu lo vuoi: se lo vuoi vivo è vivo, se lo vuoi morto è morto”.

(G. Barra)

venerdì 27 settembre 2013

Parlamento e libertà ieri e oggi.




Camillo Benso di Cavour

 

 
Cavour  nel 1860 dichiarava senza mezzi termini  che non si lasciava “intimidire dalla violenza dei partiti”, perché “figlio della libertà”. Non so come oggi reagirebbero, in un mondo  dove si dice tutto ed il contrario di tutto e  si vive tranquillamente la convertibilità degli opposti,  coloro che ormai sono assuefatti a considerare una consistente parte del Parlamento proprietà privata di un burattinaio, che  sballotta e mette o dimette-toglie a piacimento sul palcoscenico della politica il coacervo delle sue marionette, tutte ovviamente  programmate ad inneggiare a quella “libertà” che Cavour avrebbe definito  servitù. E sfido chiunque a tacciare Cavour come “comunista”.


Da parte mia, non ho alcuna fiducia nella dittatura e soprattutto nelle dittature civili. Io credo che con un parlamento si possano fare parecchie cose che sarebbero impossibili per un potere assoluto. Un’esperienza di tredici anni m’ha convinto che un ministero onesto ed energico, che non abbia nulla da temere dalle rivelazioni della tribuna e non si lasci intimidire dalla violenza dei partiti, ha tutto da guadagnare dalle lotte parlamentari. Io non mi sono mai sentito debole se non quando le camere erano chiuse. D’altra parte non potrei tradire la mia origine, rinnegare i principi di tutta la mia vita. Sono figlio della libertà: è ad essa che  debbo tutto quel che sono.  Se bisognasse mettere un velo sulla sua statua, non sarei io a farlo. Se si dovesse riuscire a persuadere gli italiani che hanno bisogno di un dittatore, essi sceglierebbero Garibaldi e non me. Ed avrebbero ragione.  La via parlamentare è più lunga, ma è più sicura.”

 (Camillo Benso di Cavour, da lettera del 29 dicembre 1860,  in  Denis Mack Smith, Il Risorgimento italiano, Bari, Laterza).





Remigio Schmitzer, 1939


 

giovedì 26 settembre 2013

Osservate più spesso le stelle ...





... riempire il tempo di un contenuto sostanziale ...

“La vita vola via come un sogno, e non si fa in tempo a fare niente in quell’attimo che è la vita. Perciò bisogna apprendere l’arte del vivere, la più difficile e la più importante delle arti: quella di riempire ogni ora di un contenuto sostanziale, pensando che quell’ora non tornerà mai più”. (p.397)

Apparire anziché essere.


“Tu non puoi capire cosa prova un padre che desidera che i suoi figli siano  non solo irreprensibili, ma rappresentino come l’immagine stessa del valore. Non per  gli altri, ma per se stessi bisogna essere così, e non importa cosa gli altri penseranno di voi: essere, e non apparire. Avere una disposizione d’animo chiara e trasparente, una percezione del mondo integrale e portare avanti un’idea disinteressata: vivere così da poter dire nella vecchiaia di avere preso il meglio della vita, di aver fatto proprie le cose più nobili e più belle del mondo e di non aver macchiato la coscienza con le sozzure di cui si sporca la gente e che, una volta esaurita la passione, lasciano un profondo disprezzo. Ti mando un grosso bacio, mia cara.” (p.400-401)

luci nella notte

 

“E’ da tanto che voglio scrivere: osservate più spesso le stelle.  Quando avrete un peso nell’animo, guardate  le stelle o l’azzurro del cielo.  Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.” (p.418)

Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi, Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 2006.

è V. Pagine: Florenskiy: lo scienziato, il filosofo, il teologo vittima del gulag.

 

 



mercoledì 25 settembre 2013

Guardare è vedere?



qualcosa si muove?





Immagine di una spirale ...
 o sono cerchi?





Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino,

anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

 

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

(E. Montale, Xenia II, in L’opera in versi, Einaudi, Torino 1980)

 







Non riuscire a vedere ...


“Ecco il segreto. E’ molto semplice:

non si vede bene che con il cuore.

L’essenziale è invisibile agli occhi”

“L’essenziale è invisibile agli occhi”,

ripetè il piccolo principe per ricordarselo…

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità.

Ma tu non la devi dimenticare.

Tu diventi responsabile per sempre di

quello che  hai addomesticato”.

 
(Antoine de Saint-Exupery, Il Piccolo Principe)

martedì 24 settembre 2013

Una buona digestione.



… affinché conosca nella vita un po’ di gioia

e possa farne parte agli altri.

 
... qualcosa da digerire ...

 

“Dammi  o Signore una buona digestione

ed anche qualcosa da digerire.
 

Troppo?!
 
Dammi la salute del corpo

col buon umore necessario per mantenerla.

Dammi o Signore un’anima santa che faccia tesoro

di quello che è buono e puro,

affinché non si spaventi del peccato,

ma trovi alla sua presenza la via

per rimettere le cose a posto.
 

Purezza
 
Dammi un’anima santa che non conosca la noia,

i  brontolamenti, i sospiri e  i lamenti

e non permettere che io mi crucci eccessivamente

per quella cosa troppo evidente che si chiama “io”.
 

... un pò di gioia ...


Dammi o Signore il senso del ridicolo.

Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo,

affinché conosca nella vita un po’ di gioia

e possa farne parte agli altri.”

 

Tommaso Moro

lunedì 23 settembre 2013

Solo un gioco di parole?



Finestra aperta
su un mondo migliore.



Il mondo starebbe meglio

se la gente cercasse di essere migliore,

e la gente sarebbe migliore

se smettesse di cercare di stare meglio.

Perché quando ciascuno cerca

di star meglio

nessuno sta meglio.

Ma quando ciascuno cerca di diventare migliore

tutti  stanno meglio.

Ciascuno sarebbe più ricco

se nessuno cercasse di diventare più ricco

e nessuno sarebbe povero

se ciascuno cercasse di essere il più povero.

Vernante, Pinocchio semina monete.
E ciascuno sarebbe quel  che dovrebbe essere

se ciascuno cercasse di essere

come vorrebbe che fossero gli altri”.

Rispecchiamenti

Peter Maurin,  Un caso per l’utopia (Il lavoratore Cattolico)

domenica 22 settembre 2013

Intervista a Luciano Berio.



L'utopia come lampada dello spirito.



La città ideale

40 anni fa, nel 1973,  “Le seguenti domande sono state poste a una serie di esponenti della cultura internazionale:

I)                crede che abbia ancora senso scrivere utopie nell’accezione classica del termine, e cioè come proposta di una società futura, possibile o desiderabile?

II)            la forza di un’utopia deve essere positiva (elementi per una modificazione) o negativa ( rifiuto paradossale del già esistente)?

III)        tra le grandi utopie del passato, ce n’è una che le pare ancora attuale?

IV)             Vuole tracciare in poche righe un Suo progetto di città ideale?”           
             

[Luciano Berio] “Suppongo che E. Bloch abbia esaurito l’argomento utopia  - in profondità – per i prossimi trent’anni. Io posso solo dire che le utopie  (I) si scrivono e si esprimono in ogni caso, anche quando non ne siamo consapevoli, anche adesso… Il nostro modo di pensare di raffigurarci le cose e la storia è sempre un po’ utopico. Non saprei dire se un’utopia (II) possa essere negativa o positiva e sia preferibile una  all’altra.

utopia come lampada dello spirito
Preferisco pensare che l’utopia sia una delle tante lampade dello spirito dove negativo e positivo si alternano uno nell’altro. Tra le utopie famose del passato (III) ce n’è una che m’attrae e – come ogni utopia che si rispetti – è diventata in parte attuale: quella  di F. Bacone.

Il fuoco simbolo di movimento:
"l'utopia come processo e non come forma"

 
Io  non ho un progetto  (IV) ma tantissimi. Col mestiere che faccio vivo, infatti, di utopia. Ogni musica cos’altro è  se non una proposta utopica di linguaggio? Una città ideale? Quella che si può vivere come processo e non come forma; quella che ci può abitare senza il ricatto del denaro e dell’inferno”.
Luciano Berio, in Almanacco Bompiani 1974 (cap. L’utopia oggi), MI, 1973, pag. 197 e 259.  

 

sabato 21 settembre 2013

Senza poesia e musica agonizzeremo di fatica


 
L'artista dis-vela, toglie il velo 



Secondo me il poeta

 non è uno che merita di essere ammirato

perché crea.

 E’ uno che merita di essere ringraziato

perché libera.

Lui non crea niente.

Fa nascere ciò che altri ha concepito.

Esonera dal travaglio del parto.





Il pittore mette a nudo ...
Mette a nudo creature che non gli appartengono.

Un po’ come il musicista.

Neppure lui crea.

Non è un inventore di melodie.

E’ uno scopritore, semmai. Scopre,

nell’intreccio vagante dei suoni arcani dell’universo,

un filone prezioso, e lo arrotola intorno a un pentagramma.

Ma quella musica c’era già.

La inseguivi da tempo anche tu:

solo che non riuscivi mai ad afferrarne il bandolo.

Meno male che è arrivato lui: ti ha liberato da un peso.

Grazie, perciò,  ai poeti e ai musicisti.

Senza di loro agonizzeremo di fatica.





Il musicista s-copre ...
(TONINO BELLO, Alfabeto della vita, ed. Paoline, 2010, p.121)

venerdì 20 settembre 2013

Che cosa possiamo sperare dal LICEO ARTISTICO DI ALBENGA


Sergio Michilini, Girotondo

 Da sempre l’arte   è  segno profondo  e richiamo di civiltà:  dalla preistoria ad oggi i manufatti artistici documentano e testimoniano i livelli ed i gradi raggiunti dall’uomo, la sua capacità di umanizzare la  terra, di leggere interpretare immaginare il mondo,  di elevarsi alla trascendenza. Da  sempre è espressione di capacità creativa, sulle tracce e sulle orme del Dio biblico che forgia l’uomo dal fango della terra infondendovi il Suo Spirito  (Genesi 2,7).

L’arte appartiene innanzitutto alla comunità, in una  prospettiva che non si esaurisce nell’agire localmente, ma si apre a  pensare  globalmente.



Albenga, centro storico
Ciò significa che il Liceo Artistico di Albenga è chiamato a porsi a servizio prima di tutto della comunità locale ingauna,  assolvendo  la sua funzione educativa  senza presunzione,  con l’umiltà di chi  esercita  l’arte della maieutica, ben sapendo  che   la validità dell’azione educativa della scuola e la  qualità di vita dei cittadini sono in stretto rapporto. Interlocutori privilegiati non possono non essere le pubbliche istituzioni (le amministrazioni  locali, i  vari uffici della sovrintendenza regionale, le scuole, l’università), le associazioni, gli operatori artistici e culturali, gli  uffici turistici e  quanti si sentono responsabili delle bellezze del mondo.

Il Liceo Artistico si rivolge, come suo oggetto, al bello, strettamente connesso al vero ed al bene che si richiamano reciprocamente, come già nell’ideale connessione ellenica di  “kalòskaiagathòs” e che rinviano all’inquieto interrogativo posto in bocca da Dostoevskij ne “l’Idiota” ad un suo personaggio: “la bellezza salverà il mondo?”



saper cogliere la bellezza
Non è un interrogativo da poco: come è possibile inondare il mondo cittadino di bellezza, ospitalità reciproca,  libertà  e  gioia della creatività?
Sono convinti amministratori e cittadini che,  se la città  viene sensibilizzata attraverso l’arte ed il libero gioco della  creatività,  se  la città si accorge che  è  possibile una cultura della bellezza e dell’accoglienza,  tutti  vivremo  meglio? Perché questa è la parola dell’arte nella comunità,  fatta di curiosità intellettuale e di stupore; parola  del bello, ma insieme  parola della  speranza, della pace, della convivialità.

Il Liceo Artistico si carica così di un forte valore simbolico e di un compito specifico di promozione culturale: quello di  invitare  tutti ad  essere  “responsabili delle bellezze del mondo“; quello di  educare  alla capacità di leggere interpretare la realtà non solo in termini produttivi e strettamente  economici, ma anche disinteressati ed  “inutili”; quello di richiamare tutti i cittadini liberi del territorio  a riscoprire l’arcano della  meraviglia. 



Albenga, centro storico

Mi piace immaginare così il liceo artistico:
- innanzitutto fedele alla memoria storica di Albenga: al senso della costruzione della città nel tempo, dell’arredo e dell’architettura come scena fissa delle vicende dell’uomo, carica di sentimenti di generazioni, di elementi collettivi e privati;  al peso di una realtà che muta da un’epoca all’altra ed alla rilevanza di una realtà permanente che riesce a sottrarsi all’azione del tempo; al Battistero, alle chiese, al centro storico, alle frazioni, alle case, abitazioni, vicoli, giardini, stazione ecc. come  opere rappresentative di una società e di una cultura,  non storia dei morti ma dei viventi.
- vivo e vivace (nel fare lezione, leggere, osservare, discutere, produrre) non solo nel chiuso di un’aula o di un laboratorio,  ma  nella “strada”, in cui  si rende visibile come soggetto culturale nella sua duplice veste di luogo dell’utile e dell’inutile.
- immerso nella città,  impegnato in  nuovi rapporti  con il territorio, capace  di  misurarsi con i luoghi del vivere individuale e collettivo, teatri del quotidiano fatto di laboriosità  e  di circolarità delle relazioni  umane, osservatorio di tutti i modi e gli aspetti del vivere cittadino  (ambiente fisico compreso) dove l’uso della fotografia,del pennello, dell’audio o video… raggiunge la realtà nella sua datità.
- interattivo con progetti in rete e pronto a dare ospitalità alle iniziative e manifestazioni  delle altre scuole o di altre agenzie formative e culturali.
- infine, concretamente, disponibile adabbellire la città” con iniziative ed azioni  permanenti,estemporanee, ricorrenti. (Penso a  laboratori  decorazione e pittura, grafica e riprese filmiche, nel centro storico o nel lungo mare, purchéaperti al pubblico; a lezioni itineranti su temi rivolti esplicitamente alla cittadinanza); a seminari, cenacoli, tavole rotonde, conferenze, audizioni, esposizioni e mostre, concerti musicali, murales…



il re gli chiese il disegno d'un granchio ...
Tempo dieci anni e  la città di Albenga potrebbe essere pervasa dalla “leggerezza” del Liceo Artistico:  metafora  che  ITALO CALVINO, autore a noi Liguri molto caro,  ci ha trasmesso con poche magistrali pennellate  nelle suelezioni  americane”, sei proposte per il prossimo millennio” (1985).
E’ una storia cinese. Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno.
Il re gli chiese il disegno d’un granchio.  Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di 5 anni di tempo e d’una villa con 12 servitori. Dopo 5 anni il disegno non era ancora cominciato.  “Ho bisogno di altri 5 anni” disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò.
Allo scadere dei 10  anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.”