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mercoledì 18 settembre 2013

Arte rubata: Albenga e dintorni.




Saccheggiare l’Italia, il suo patrimonio e la sua memoria,  sembra da sempre uno sport facilissimo. A tutt’oggi sono più di un  milione le opere d’arte rubate  e mai trovate, a partire dall’implacabile saccheggiatore che fu Napoleone; poi i nazisti (durante la seconda guerra mondiale  sterminato è stato il patrimonio disperso in Italia: Tintoretto, Raffaello, Botticelli, Canaletto, Mantegna, Parmigianino…); le consistenti croniche spogliazioni  dovute alle dinastie di tombaroli sparse per ogni angolo d’Italia; i loro mandanti (mercanti,antiquari, collezionisti, miliardari, speculatori,  persino musei famosi ed aste internazionali, tutti accomunati da una  medesima patologia criminale senza scrupoli). E  infine  si continua a rubare, alla spicciolata, soprattutto nelle chiese, negli oratori, nei piccoli musei, nelle case private: opere trafugate attraverso  canali misteriosi,  che svaniscono  nel nulla. Dove?A chi? Su questa immensa  razzia si può leggere il libro di Fabio Isman “I Predatori dell’arte perduta”.  





Le forze dell’ordine  a ciò predisposte  non hanno mezzi, fanno  ciò che possono e qualche volta riescono persino a fare miracoli, ma è una  lotta   impari. A tutt’oggi non esiste una legge che commini sanzioni vere, assicuri convenienti  mezzi e poteri investigativi a chi ha il compito di difendere il nostro patrimonio  e la nostra memoria.  


Albenga, centro storico.


E Albenga e il suo territorio? Ripropongo al riguardo, a solo titolo esemplificativo, alcuni  stralci di notizie di cronaca degli  ultimi tempi. Aprile 2012. Si chiudono le indagini preliminari circa il ritrovamento di dodici opere d’arte, per un valore di 2,5 milioni di euro, nascoste in un container all’interno di un cantiere edile d’Albenga: il Mao Tse-Tung di Andy Warhol, nature morte di Giorgio Morandi, opere di F. Leger, V. Ghiringhelli, Balthus e due dipinti etnici del XIX secolo. 

Luglio 2013. Undici persone, appassionate di immersioni subacquee,  indagate ad Alassio/Albenga per furto di reperti archeologici,  in particolare 31 anfore romane trafugate su navi adagiate sui fondali del Ponente ligure; ed inoltre  un gladio di centurione romano, uno scandaglio di profondità romano ed una varietà di piatti, vasi, cucchiai, chiodi …. Estate 2013. La diocesi di Albenga-Imperia esprime  preoccupazione  per i furti nelle chiese. Fra i tanti fedeli e visitatori vi sono anche ladri di oggetti sacri e di tutto ciò che può essere facilmente sottratto dalle chiese: messali, candelabri, croci, tovaglie, statuette, leggii, campanelli, lezionari, quadri, sculture, microfoni …   E avanti così …


Santuario di Rezzo (IM)


Al termine del suo articolo apparso sul  “Corriere della sera” del  2.8.13 Sergio Rizzo ricordava la memorabile “assoluzione decretata nel 2004 dal tribunale di Latina chiamato a processare un signore cui erano stati sequestrati 28 reperti archeologici, tra cui un set di strumenti chirurgici romani in perfetto stato di conservazione, con la singolare specificazione che ‘di anfore, piatti di terracotta, crateri e vasi, manufatti di vario genere, sono pieni i nostri mari e la nostra penisola’. Abbiamo così tanta roba … Un’anfora in più o in meno, che volete che sia?”

Mi sovviene un “signore “ di Imperia, ma quanti sono i “signori” di Albenga e dintorni ?  Che valga anche  qui ad Albenga “un’anfora in più o in meno, che volete che sia?”


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